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Legge 845/1978

untitled Legge 21 dicembre 1978, n. 845 (in Gazz. Uff., 30 dicembre, n. 362). Legge-quadro in materia di formazione professionale. Art. 1. (Finalità della formazione professionale). La Repubblica[...]

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Legge 21 dicembre 1978, n. 845

(in Gazz. Uff., 30 dicembre, n. 362).

Legge-quadro in materia di formazione professionale.

Art. 1. (Finalità della formazione professionale).

La Repubblica promuove la formazione e l’elevazione professionale in attuazione degli articoli 3, 4, 35 e 38 della
Costituzione, al fine di rendere effettivo il diritto al lavoro ed alla sua libera scelta e di favorire la crescita
della personalità dei lavoratori attraverso l’acquisizione di una cultura professionale.

La formazione professionale, strumento della politica attiva del lavoro, si svolge nel quadro degli obiettivi
della programmazione economica e tende a favorire l’occupazione, la produzione e l’evoluzione dell’organizzazione
del lavoro in armonia con il progresso scientifico e tecnologico.

Art. 2. (Oggetto della formazione professionale).

Le iniziative di formazione professionale costituiscono un servizio di interesse pubblico inteso ad assicurare
un sistema di interventi formativi finalizzati alla diffusione delle conoscenze teoriche e pratiche necessarie
per svolgere ruoli professionali e rivolti al primo inserimento, alla qualificazione, alla riqualificazione, alla
specializzazione, all’aggiornamento ed al perfezionamento dei lavoratori, in un quadro di formazione permanente.

Le iniziative di formazione professionale sono rivolte a tutti i cittadini che hanno assolto l’obbligo scolastico
o ne siano stati prosciolti, e possono concernere ciascun settore produttivo, sia che si tratti di lavoro subordinato,
di lavoro autonomo, di prestazioni professionali o di lavoro associato.

Alle iniziative di formazione professionale possono essere ammessi anche stranieri, ospiti per ragioni di lavoro
o di formazione, nell’ambito degli accordi internazionali e delle leggi vigenti.

L’esercizio delle attività di formazione professionale è libero.

Art. 3. (Poteri e funzioni delle regioni).

Le regioni esercitano, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, la potestà legislativa in materia di orientamento
e di formazione professionale in conformità ai seguenti princìpi:

a) rispettare la coerenza tra il sistema di formazione professionale, nelle sue articolazioni ai vari livelli,
e il sistema scolastico generale quale risulta dalle leggi della Repubblica;

b) assicurare la coerenza delle iniziative di formazione professionale con le prospettive dell’impiego nel quadro
degli obiettivi della programmazione economica nazionale, regionale e comprensoriale, in relazione a sistematiche
rilevazioni dell’evoluzione dell’occupazione e delle esigenze formative da effettuarsi in collaborazione con le
amministrazioni dello Stato e con il concorso delle forze sociali;

c) organizzare il sistema di formazione professionale sviluppando le iniziative pubbliche e rispettando la molteplicità
delle proposte formative;

d) assicurare la partecipazione alla programmazione dei piani regionali e comprensoriali di intervento da parte
dei rappresentanti degli enti locali, delle categorie sociali e degli altri enti interessati;

e) assicurare il controllo sociale della gestione delle attività formative attraverso la partecipazione
di rappresentanti degli enti locali, delle categorie sociali e degli altri enti interessati;

f) definire le modalità e i criteri di consultazione, ai fini della programmazione, con gli uffici periferici
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e del Ministero della pubblica istruzione;

g) garantire a tutti coloro che partecipano alla attività di formazione professionale l’esercizio dei
diritti democratici e sindacali e la partecipazione alla promozione di iniziative di sperimentazione formativa;

h) adeguare la propria normativa a quella internazionale e comunitaria ed attenersi alla normativa nazionale
in materia di contenuti tecnici e di obiettivi formativi e culturali delle iniziative, in modo particolare per
quanto riguarda le attività regolamentate per ragioni di sicurezza ed incolumità pubblica;

i) dare piena attuazione all’art. 1 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, disponendo misure atte ad impedire
qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso per quanto riguarda l’accesso ai diversi tipi di corso ed i
contenuti dei corsi stessi;

l) realizzare a favore degli allievi un sistema di servizi che garantisca il diritto alla formazione, rimuovendo
gli ostacoli di ordine economico e sociale che condizionano le possibilità di frequentare i corsi;

m) promuovere, avvalendosi delle strutture territoriali competenti, idonei interventi di assistenza psicopedagogica,
tecnica e sanitaria nei confronti degli allievi affetti da disturbi del comportamento o da menomazioni fisiche
o sensoriali, al fine di assicurarne il completo inserimento nell’attività formativa e favorirne l’integrazione
sociale;

n) prendere gli opportuni accordi con l’autorità scolastica competente per lo svolgimento coordinato
delle attività di orientamento scolastico e professionale, sentite le indicazioni programmatiche dei consigli
scolastici distrettuali.

Le regioni disciplinano la delega agli enti locali territoriali delle funzioni amministrative nelle materie
di cui alla presente legge.

Le regioni a statuto speciale e le provincie autonome di Trento e di Bolzano esercitano nelle materie di cui
alla presente legge le competenze ad esse spettanti ai sensi dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.

Art. 4. (Campi di intervento).

Le regioni, attenendosi alle finalità e ai princìpi di cui ai precedenti articoli, provvedono in
particolare a disciplinare con proprie leggi:

a) la programmazione, l’attuazione e il finanziamento delle attività di formazione professionale;

b) le modalità per il conseguimento degli obiettivi formativi relativi alle qualifiche, attenendosi ai
princìpi informatori della contrattazione collettiva e della normativa sul collocamento;

c) le attività di formazione professionale concernenti settori caratterizzati da specifici bisogni formativi
derivanti dalla stagionalità del ciclo produttivo o dalla natura familiare, associativa o cooperativistica
della gestione dell’impresa;

d) la qualificazione professionale degli invalidi e dei disabili, nonchè gli interventi necessari ad
assicurare loro il diritto alla formazione professionale;

e) le attività di formazione professionale presso gli istituti di prevenzione e di pena;

f) il riordinamento e la ristrutturazione delle istituzioni pubbliche operanti a livello regionale nonchè
il loro eventuale scioglimento o riaccorpamento;

g) l’esercizio delle funzioni già svolte dai consorzi per l’istruzione tecnica, soppressi dall’art. 39
del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, riconducendola nell’ambito della programmazione
regionale;

h) la formazione e l’aggiornamento del personale impiegato nelle attività di formazione professionale
nella regione, rispettando la presenza delle diverse proposte formative, purchè previste dalla programmazione
regionale, attraverso iniziative dirette o convenzioni con le università o altre istituzioni scientifiche
e di ricerca pubbliche o private e gli enti di formazione di cui all’art. 5.

Art. 5. (Organizzazione delle attività).

Le regioni, in conformità a quanto previsto dai programmi regionali di sviluppo, predispongono programmi
pluriennali e piani annuali di attuazione per le attività di formazione professionale.

L’attuazione dei programmi e dei piani così predisposti è realizzata:

a) direttamente nelle strutture pubbliche, che devono essere interamente utilizzate, anche operando, ove sia
necessario, il loro adeguamento strutturale e funzionale agli obiettivi del piano;

b) mediante convenzione, nelle strutture di enti che siano emanazione o delle organizzazioni democratiche e
nazionali dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi, degli imprenditori o di associazioni con finalità
formative e sociali, o di imprese e loro consorzi, o del movimento cooperativo.

Gli enti di cui alla lettera b) del comma precedente devono possedere, per essere ammessi al finanziamento,
i seguenti requisiti:

1) avere come fine la formazione professionale;

2) disporre di strutture, capacità organizzativa e attrezzature idonee;

3) non perseguire scopi di lucro;

4) garantire il controllo sociale delle attività;

5) applicare per il personale il contratto nazionale di lavoro di categoria;

6) rendere pubblico il bilancio annuale per ciascun centro di attività;

7) accettare il controllo della regione, che può effettuarsi anche mediante ispezioni, sul corretto utilizzo
dei finanziamenti erogati.

Le regioni possono altresì stipulare convenzioni con imprese o loro consorzi per la realizzazione di
corsi di formazione, aggiornamento, riqualificazione e riconversione, nel rispetto di quanto stabilito ai numeri
2) e 7) del comma precedente.

Le convenzioni di cui al presente articolo sono esenti da ogni tipo di imposta o tassa.

Fino all’entrata in vigore del nuovo ordinamento degli enti locali, le convenzioni di cui al presente articolo
sono stipulate dalle regioni.

Art. 6. (Strutture degli istituti professionali e degli istituti d’arte - Personale didattico).

La disponibilità delle strutture destinate agli istituti professionali e alle scuole ed istituti d’arte
che non siano utilizzabili o necessarie per la riforma della scuola secondaria superiore, è trasferita alla
regione nel cui territorio dette strutture sono ubicate, previa intesa tra il Ministero della pubblica istruzione,
la regione stessa e l’ente locale proprietario dell’immobile.

Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d’intesa con la regione e con il consenso degli interessati,
il personale degli istituti di cui al primo comma è trasferito nei ruoli della regione nella misura ritenuta
necessaria, tenuto conto in modo particolare dell’attinenza delle materie insegnate con la formazione professionale.

Art. 7. (Programmazione didattica).

Le regioni, nell’ambito della disciplina del settore prevista dall’art. 4, lettera b), stabiliscono gli indirizzi
della programmazione didattica delle attività di formazione professionale.

L’elaborazione e l’aggiornamento dei suddetti indirizzi devono avvenire in relazione a fasce di mansioni e di
funzioni professionali omogenee, rispettando la unitarietà metodologica tra contenuti tecnologici, scientifici
e culturali e la normativa di cui all’art. 18, primo comma, lettera a).

Nell’ambito degli indirizzi di cui sopra, la programmazione didattica dovrà conformarsi a criteri di
brevità ed essenzialità dei corsi e dei cicli formativi, anche attraverso una strutturazione modulare
e l’adozione di sistemi di alternanza tra esperienze formative ed esperienze di lavoro.

I programmi, che devono fondarsi sulla polivalenza, la continuità e l’organicità degli interventi
formativi, devono poter essere adattati alle esigenze locali ed assicurare il pieno rispetto della molteplicità
degli indirizzi educativi. Nella loro elaborazione, si dovrà altresì tener conto dei livelli scolastici
di partenza e della esperienza professionale degli allievi, nonchè dei risultati della sperimentazione formativa
già applicata.

Art. 8. (Tipologia delle attività).

Le regioni attuano di norma iniziative formative dirette:

a) alla qualificazione e specializzazione di coloro che abbiano assolto l’obbligo scolastico e non abbiano mai
svolto attività di lavoro;

b) all’acquisizione di specifiche competenze professionali per coloro che siano in possesso del diploma di scuola
secondaria superiore;

c) alla qualificazione di coloro che abbiano una preparazione culturale superiore a quella corrispondente alla
scuola dell’obbligo;

d) alla qualificazione di lavoratori coinvolti nei processi di riconversione;

e) alla qualificazione o specializzazione di lavoratori che abbiano avuto o abbiano esperienze di lavoro;

f) all’aggiornamento, alla riqualificazione e al perfezionamento dei lavoratori;

g) alla rieducazione professionale di lavoratori divenuti invalidi a causa di infortunio o malattia;

h) alla formazione di soggetti portatori di menomazioni fisiche o sensoriali che non risultino atti a frequentare
i corsi normali.

Le attività di formazione professionale sono articolate in uno o più cicli, e in ogni caso non
più di quattro, ciascuno di durata non superiore alle 600 ore. Ogni ciclo è rivolto ad un gruppo
di utenti definito per indirizzo professionale e per livello di conoscenze teorico-pratiche; non è ammessa
la percorrenza continua di più di 4 cicli non intercalata da idonee esperienze di lavoro, fatta eccezione
per gli allievi portatori di menomazioni fisiche, psichiche o sensoriali.

Le regioni non possono attuare o autorizzare le attività dirette al conseguimento di un titolo di studio
o diploma di istruzione secondaria superiore, universitaria o postuniversitaria.

L’orario ed il calendario delle attività formative sono determinati in modo da favorire la frequenza
da parte dei lavoratori occupati, con particolare riguardo per le lavoratrici.

Fino al momento dell’entrata in vigore della riforma sanitaria, sono confermate le disposizioni vigenti in materia
di formazione degli operatori sanitari.

Art. 9. (Personale addetto alla formazione professionale).

Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione di cui al successivo art. 17, stabilisce
con proprio decreto, entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, i requisiti necessari per l’ammissione
all’insegnamento nelle attività di formazione professionale.

Fino all’entrata in vigore delle leggi regionali di delega delle funzioni amministrative di cui all’art. 3,
secondo comma, il personale di ruolo al momento dell’entrata in vigore della presente legge addetto alle attività
di formazione professionale di cui all’art. 5, secondo comma, lettera a), è collocato in appositi ruoli
regionali.

Il trattamento economico e normativo è adottato nell’osservanza della presente legge sulla base di un
accordo sindacale nazionale stipulato tra le regioni, il Governo e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Le leggi di delega di cui al secondo comma detteranno norme per garantire la mobilità del personale stesso
nel territorio regionale.

Le regioni disciplinano con legge i casi e le modalità di incarico od assunzione a termine di docenti
richiesti per corsi particolari.

Ai docenti è garantita la libertà di insegnamento, lo sviluppo della professionalità attraverso
corsi di aggiornamento tecnico-didattico e culturale, la partecipazione all’attività delle istituzioni in
cui essi operano.

Nei casi in cui le regioni utilizzano, ai sensi dell’art. 5, secondo comma, lettera b), enti terzi per l’attuazione
di progetti di formazione, non può essere superato globalmente, per ciò che riguarda il personale,
il costo corrispondente agli equivalenti trattamenti economici e normativi dei dipendenti delle regioni addetti
ad analoghe attività.

Art. 10. (Raccordi con il sistema scolastico).

Per la realizzazione delle attività di formazione professionale le regioni possono utilizzare le sedi degli
istituti di istruzione secondaria superiore e le attrezzature di cui sono dotate, secondo le norme previste dall’art.
38 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

Le regioni, mediante apposite convenzioni, mettono a disposizione del sistema scolastico attrezzature e personale
idonei allo svolgimento di attività di lavoro e di formazione tecnologica nell’ambito della scuola dell’obbligo
e della scuola secondaria superiore

Le regioni si avvalgono dei consigli dei distretti scolastici per compiti di consultazione e di programmazione
in materia di orientamento e formazione professionale e per l’attuazione delle iniziative rientranti nelle funzioni
dei distretti stessi.

Ai fini dell’innovazione metodologico-didattica e della ricerca educativa, le regioni adottano provvedimenti
intesi a facilitare la cooperazione fra le iniziative di formazione professionale e le istituzioni di istruzione
secondaria e superiore.

Art. 11. (Rientri scolastici).

A coloro che abbiano conseguito una qualifica o mediante la frequenza di corsi o direttamente sul lavoro è
data facoltà di accesso alle diverse classi della scuola secondaria superiore secondo le modalità
previste dal relativo ordinamento.

A favore degli allievi che frequentano attività di formazione professionale, privi del titolo di assolvimento
dell’obbligo scolastico, le regioni adottano, con il consenso dei medesimi, misure atte a favorire la necessaria
integrazione con le attività didattiche che dovranno essere attuate a cura della competente autorità
scolastica, cui compete altresì il conferimento del titolo.

Art. 12. (Diritti degli allievi).

La frequenza di corsi di formazione professionale è equiparata a quella dei corsi scolastici ai fini dell’utilizzo
delle tariffe preferenziali relative ai mezzi di trasporto e ad ogni altro effetto di carattere previdenziale.

Art. 13. (Estensione delle agevolazioni previste per i lavoratori studenti).

La facoltà di differire il servizio militare di leva e le agevolazioni previste per i lavoratori studenti
dall’art. 10 della legge 20 maggio 1970, n. 300, sono estese a tutti coloro che frequentano i corsi di formazione
professionale di cui alla presente legge. Le disposizioni di cui sopra e quelle di cui all’articolo precedente
si applicano anche nelle regioni a statuto speciale e nelle provincie autonome di Trento e di Bolzano.

Art. 14. (Attestato di qualifica).

Al termine dei corsi di formazione professionale volti al conseguimento di una qualifica, gli allievi che vi abbiano
regolarmente partecipato sono ammessi alle prove finali per l’accertamento dell’idoneità conseguita. Tali
prove finali, che devono essere conformi a quanto previsto dall’art. 18, primo comma, lettera a), sono svolte di
fronte a commissioni esaminatrici, composte nei modi previsti dalle leggi regionali, delle quali dovranno comunque
far parte esperti designati dalle amministrazioni periferiche del Ministero della pubblica istruzione e del Ministero
del lavoro e della previdenza sociale, nonchè esperti designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori
e dei datori di lavoro.

Con il superamento delle prove finali gli allievi conseguono attestati, rilasciati dalle regioni, in base ai
quali gli uffici di collocamento assegnano le qualifiche valide ai fini dell’avviamento al lavoro e dell’inquadramento
aziendale.

Gli attestati di cui sopra costituiscono titolo per l’ammissione ai pubblici concorsi.

Art. 15. (Sistema formativo e impresa).

Le istituzioni di cui all’art. 5 operanti nella formazione professionale possono stipulare convenzioni con le imprese
per la effettuazione presso di esse di periodi di tirocinio pratico e di esperienza in particolari impianti e macchinari
o in specifici processi di produzione oppure per applicare sistemi di alternanza tra studio ed esperienza di lavoro.

Le regioni, nel regolare la materia, stabiliscono le modalità per la determinazione degli oneri a carico
delle istituzioni per le attività formative di cui al comma precedente e assicurano la completa copertura
degli allievi dai rischi di infortunio.

Le attività formative di cui al primo comma sono finalizzate all’apprendimento e non a scopi di produzione
aziendale.

Le regioni disciplinano le modalità per il tirocinio guidato presso le imprese degli allievi di cui all’art.
3, primo comma, lettera m).

Art. 16. (Formazione per gli apprendisti).

Le regioni, nell’ambito dei programmi e dei piani di cui all’art. 5 e secondo le modalità previste dallo
stesso articolo e dall’art. 15, attuano i progetti formativi destinati agli apprendisti ai sensi della legge 19
gennaio 1955, n. 25.

I progetti di cui al comma precedente si articolano in attività teoriche, tecniche e pratiche secondo
tempi e modalità definiti dalla legge e dai contratti di lavoro.

Le regioni, per i fini di cui all’art. 21 della legge 19 gennaio 1955, n. 25, stipulano con gli istituti assicuratori
convenzioni per il pagamento, a valere sui fondi di cui all’art. 22, primo comma, della presente legge, delle somme
occorrenti per le assicurazioni in favore degli apprendisti artigiani.

Sono abrogati gli articoli 20 e 28 della legge 19 gennaio 1955, n. 25.

Art. 17. (Ulteriori competenze della commissione centrale per l’impiego).

La commissione centrale per l’impiego prevista dall’art. 3-bis del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 351, convertito,
con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 479, esprime altresì pareri e formula proposte per l’adempimento
delle funzioni proprie del Ministero del lavoro e della previdenza sociale previste dalla presente legge.

Ai fini di cui sopra la commissione centrale per l’impiego è integrata da un rappresentante del Ministero
della pubblica istruzione e da un esperto di formazione professionale designato dal Ministro del lavoro e della
previdenza sociale scelto tra gli operatori degli enti di cui all’art. 5, secondo comma, lettera b).

I pareri della commissione centrale per l’impiego sono obbligatori per le materie di cui all’art. 18, primo
comma, lettere a), e), f), h), i) ed l) nonchè per quelle di cui all’art. 22, terzo comma.

Art. 18. (Competenze dello Stato).

Spettano al Ministro del lavoro e della previdenza sociale:

a) la disciplina dell’ordinamento delle fasce di mansioni e di funzioni professionali omogenee ai fini dei rapporti
contrattuali di lavoro. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale provvede con propri decreti, da emanarsi
entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, sentita la commissione di cui all’articolo precedente,
e tenuto conto degli accordi internazionali e comunitari in vigore, alla definizione delle qualifiche professionali,
dei loro contenuti tecnici, culturali ed operativi e delle prove di accertamento per la loro attribuzione. Con
successivi decreti si provvederà ai necessari aggiornamenti;

b) il collegamento con le regioni sotto il profilo delle reciproche informazioni e documentazioni;

c) i rapporti con il Fondo sociale europeo, e, d’intesa con il Ministero degli affari esteri, con le autorità
e gli organismi esteri operanti in materia di formazione professionale;

d) l’istituzione ed il finanziamento delle iniziative di formazione professionale dei lavoratori italiani all’estero,
alla cui vigilanza e gestione provvedono gli uffici del Ministero degli affari esteri;

e) la predisposizione ed il finanziamento delle attività formative del personale da utilizzare in programma
d’assistenza tecnica e cooperativa con i Paesi in via di sviluppo;

f) le attività di studio, di ricerca, di documentazione, di informazione e sperimentazione, da definirsi
mediante specifico programma annuale in relazione alle esigenze della programmazione nazionale e a quelle di indirizzo
e di coordinamento nel settore, secondo quanto previsto dall’art. 41, secondo comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;

g) l’inoltro alla Comunità economica europea, o ad altri organismi internazionali, ed il finanziamento
integrativo dei progetti formativi ammessi al concorso dei fondi comunitari o internazionali;

h) l’assistenza tecnica e il finanziamento delle iniziative di formazione professionale, d’intesa con le regioni
e tramite esse, nei casi di rilevante squilibrio locale tra domanda e offerta di lavoro secondo quanto previsto
dall’art. 36, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, nonchè
gli interventi di riqualificazione previsti dalla legge 12 agosto 1977, n. 675;

i) l’organizzazione ed il finanziamento, d’intesa con le regioni e su loro iniziativa, di corsi di aggiornamento
del personale impiegato nelle iniziative di formazione professionale, secondo quanto previsto dall’art. 4, lettera
h);

l) la definizione su parere conforme della commissione di cui all’art. 17, dei requisiti tecnici per il riconoscimento
dell’idoneità delle strutture e delle attrezzature adibite alla formazione professionale.

Resta fermo quanto stabilito dall’art. 40 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

Art. 19. (Assistenza tecnica dell’ISFOL).

Nell’esercizio delle rispettive funzioni in materia di formazione professionale, il Ministero del lavoro e della
previdenza sociale e le regioni hanno facoltà di avvalersi dell’assistenza tecnica dell’Istituto per lo
sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL) di cui al decreto del Presidente della Repubblica
30 giugno 1973, n. 478.

All’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1973, n. 478, il n. 1) è sostituito
dal seguente:

<<1) quattro rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e due rappresentanti
delle organizzazioni sindacali dei lavoratori autonomi>>.

All’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1973, n. 478, il n. 3) è sostituito
dal seguente:

<<3) cinque rappresentanti delle regioni, designati dalla commissione interregionale di cui all'art. 13
della legge 16 maggio 1970, n. 281>>.

Art. 20. (Relazione annuale al Ministero del lavoro).

Le regioni e l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL) di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 30 giugno 1973, n. 478, inviano al Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
entro il 30 marzo di ogni anno, una relazione sullo stato e sulle previsioni delle attività di formazione
professionale. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale trasmette le relazioni di cui sopra alla commissione
di cui all’art. 17.

Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale presenta annualmente al Parlamento, in allegato alla tabella
del bilancio di previsione, una relazione sullo stato e sulle prospettive della formazione professionale, sulle
tendenze in atto nel mercato del lavoro con particolare riguardo all’occupazione giovanile e femminile, anche con
riferimento alla situazione internazionale ed in particolare ai Paesi della Comunità economica europea e
tenendo conto degli indirizzi di politica dell’occupazione e di sostegno del reddito dei lavoratori determinati
dalla commissione di cui all’art. 17 secondo le norme previste dall’art. 3-bis, secondo comma, del decreto-legge
6 luglio 1978, n. 351, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 479. Il Ministro del lavoro
e della previdenza sociale presenta altresì in allegato alla tabella del bilancio le sopraindicate relazioni
delle singole regioni e dell’Istituto per la formazione professionale (ISFOL), di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1973, n. 478.

Art. 21. (Liquidazione dell’INAPLI, dell’ENALC e dell’INIASA).

Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, tutte le residue operazioni di liquidazione
dell’Istituto nazionale per l’addestramento ed il perfezionamento dei lavoratori dell’industria (INAPLI), dell’Ente
nazionale per l’addestramento dei lavoratori del commercio (ENALC) e dell’Istituto nazionale per l’istruzione e
l’addestramento nel settore artigiano (INIASA) sono assunte dall’ufficio di liquidazione presso il Ministero del
tesoro, ai sensi della legge 4 dicembre 1956, n. 1404.

Art. 22. (Finanziamento delle attività formative).

Le attività di formazione professionale promosse dalle regioni sono finanziate nell’ambito del fondo comune
di cui all’art. 8 della legge 16 maggio 1970, n. 281, e successive modificazioni ed integrazioni. Al predetto fondo
sono conferiti tutti gli stanziamenti di spesa iscritti nel bilancio dello Stato che siano attinenti ad attività
di formazione professionale trasferite o da trasferire alla regione, nonchè l’importo corrispondente alla
disponibilità del Fondo addestramento professionale lavoratori per l’anno 1979.

Le attività di formazione professionale rientranti nelle competenze dello Stato di cui all’art. 18 della
presente legge, trovano copertura in apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale il cui ammontare è fissato annualmente con la legge finanziaria e che
confluirà nel fondo di cui alla legge 12 agosto 1977, n. 675.

Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale provvede altresì al finanziamento:

a) delle attività di formazione professionale residue svolte nelle regioni a statuto speciale fino al
trasferimento di dette attività alle regioni medesime;

b) dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale del lavoratori (ISFOL) di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1973, n. 478.

Art. 23. (Soppressione del Fondo addestramento professionale lavoratori).

Il Fondo addestramento professionale lavoratori, istituito con l’art. 62 della legge 29 aprile 1949, n. 264, e
ordinato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 17, è soppresso.

L’amministrazione del Fondo, entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, sottopone all’approvazione
del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, tramite la Ragioneria centrale che ne cura il riscontro, un
rendiconto finale della soppressa gestione, completato dallo stato patrimoniale in essere alla data della soppressione.

I beni mobili ed immobili, ivi comprese le attrezzature tecniche, di proprietà del Fondo addestramento
professionale lavoratori, sono trasferiti alle regioni nel cui territorio sono ubicati. Restano immutati i vincoli
di destinazione dei beni acquisiti mediante contributi erogati dal Fondo di cui sopra. Le regioni provvedono alla
vigilanza in materia.

Con decorrenza dell’esercizio finanziario 1980 sono soppressi tutti i contributi a carico di enti diversi previsti
da leggi vigenti a favore del Fondo addestramento professionale lavoratori.

Art. 24. (Contributi dei fondi comunitari).

Le regioni, nell’ambito della programmazione e dei piani di cui all’art. 5, autorizzano per l’area di propria competenza,
la presentazione ai competenti organi della Comunità economica europea, tramite il Ministero del lavoro
e della previdenza sociale, dei progetti di formazione, finalizzati a specifiche occasioni di impiego, predisposti
dagli organismi indicati all’art. 8 della decisione del consiglio delle Comunità europee n. 71/66/CEE del
1º febbraio 1971, modificata dalla decisione n. 77/801/CEE del 20 dicembre 1977.

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), entro il 30 settembre di ogni anno, indica,
in conformità di parametri da fissare dalla commissione interregionale di cui all’art. 13 della legge 16
maggio 1970, n. 281, il limite massimo di spesa entro cui ciascuna regione può autorizzare l’inoltro dei
progetti per ottenere sia i contributi previsti dal Fondo sociale europeo sia l’integrazione del Fondo di rotazione
di cui all’articolo seguente.

Art. 25. (Istituzione di un Fondo di rotazione).

Per favorire l’accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo regionale europeo dei progetti realizzati dagli organismi
di cui all’articolo precedente, è istituito, presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
con amministrazione autonoma e gestione fuori bilancio, ai sensi dell’art. 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041,
un Fondo di rotazione.

Per la costituzione del Fondo di rotazione, la cui dotazione è fissata in lire 100 miliardi, si provvede
a carico del bilancio dello Stato con l’istituzione di un apposito capitolo di spesa nello stato di previsione
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale per l’anno 1979.

A decorrere dal periodo di paga in corso al 1º gennaio 1979, le aliquote contributive di cui ai numeri
da 1) a 5) dell’art. 20 del decreto-legge 2 marzo 1974, n. 30, convertito, con modificazioni, nella legge 16 aprile
1974, n. 114, e modificato dall’art. 11 della legge 3 giugno 1975, n. 160, sono ridotte:

1) dal 4,45 al 4,15%; 2) dal 4,45 al 4,15%; 3) dal 3,05 al 2,75%; 4) dal 4,30 al 4%; 5) dal 6,50 al 6,20%.

Con la stessa decorrenza l’aliquota del contributo integrativo dovuto per l’assicurazione obbligatoria contro
la disoccupazione involontaria ai sensi dell’art. 12 della legge 3 giugno 1975, n. 160, è aumentata in misura
pari allo 0,30% delle retribuzioni soggette all’obbligo contributivo.

I due terzi delle maggiori entrate derivanti dall’aumento contributivo di cui al precedente comma affluiscono
al Fondo di rotazione. Il versamento delle somme dovute al Fondo è effettuato dall’Istituto nazionale della
previdenza sociale con periodicità trimestrale.

La parte di disponibilità del Fondo di rotazione non utilizzata al termine di ogni biennio, a partire
da quello successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, rimane acquisita alla gestione per l’assicurazione
obbligatoria, contro la disoccupazione involontaria.

Alla copertura dell’onere di lire 100 miliardi, derivante dall’applicazione della presente legge nell’esercizio
finanziario 1979, si farà fronte mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del capitolo 9001
dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l’anno finanziario anzidetto.

Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Le somme di cui ai commi precedenti affluiscono in apposito conto corrente infruttifero aperto presso la tesoreria
centrale e denominato < al Fondo sociale europeo dei progetti realizzati dagli organismi di cui all'art. 8 della decisione del consiglio
delle Comunità europee n. 71/66/CEE del 1º febbraio 1971, modificata dalla decisione 77/801/CEE del
20 dicembre 1977>>.

Art. 26. (Finanziamento integrativo dei progetti speciali).

Un terzo delle maggiori entrate derivanti dall’aumento contributivo di cui al quarto comma dell’articolo precedente
è versato dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, con periodicità trimestrale, in un conto
corrente aperto presso la tesoreria centrale dello Stato, per la successiva acquisizione all’entrata del bilancio
statale e contemporanea iscrizione ad apposito capitolo di spesa dello stato di previsione del Ministero del lavoro
e della previdenza sociale, al fine di integrare il finanziamento dei progetti speciali di cui all’art. 36 del
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, eseguiti dalle regioni per ipotesi di rilevante
squilibrio locale tra domanda ed offerta di lavoro, nei territori di cui all’art. 1 del testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218.

La dotazione di cui al comma precedente è gestita con amministrazione autonoma fuori bilancio ai sensi
dell’art. 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.

Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 27. (Erogazione dei finanziamenti).

A seguito dell’approvazione da parte del Fondo sociale europeo dei singoli progetti, con decreto del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, è stabilito anche sotto forma
di acconti, il contributo a carico del Fondo di rotazione di cui al precedente art. 25 a favore degli organismi
di cui all’art. 24, primo comma.

Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, è
disposta l’erogazione, a favore delle regioni interessate, dei contributi di cui al primo comma dell’art. 26.

Art. 28. (Abrogazioni).

Sono abrogate le norme incompatibili con la presente legge.