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Il processo telematico, la firma digitale ed il domain name

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IL PROCESSO TELEMATICO E LA FIRMA DIGITALE

Se queste sono le premesse , della cui utilità non c’è dubbio , il punto di arrivo è senz’
altro il processo telematico , oggetto di un convegno a Roma lo scorso 9 giugno ( Il processo telematico – Il regolamento
per la tenuta dei registri ( informatici ) degli Uffici Giudiziari ) .

Il processo telematico consiste nella integrale sostituzione dell’ attuale fascicolo cartaceo con un fascicolo
informatico , nel quale sono contenuti tutti gli atti , documenti e i verbali , consultabile dai protagonisti del
processo in tempo reale , per via telematica .

L’ Avvocato , dal proprio studio , potrà depositare i propri atti , ritirare quelli avversari , avere copie
dei verbali , dei documenti , dei provvedimenti emessi , grazie alla firma digitale si potranno avere , sempre
per via telematica , le copie autentiche , effettuare le notifiche tra colleghi , i pagamenti degli oneri fiscali
relativi al processo ecc .

Il progetto di un processo telematico è stato completato l’ anno scorso dal Tribunale di Bologna , e approvato
dal Ministero di Giustizia , che ha conferito l’ incarico di realizzarlo.

Dunque il Tribunale di Bologna è diventato Tribunale-pilota per la realizzazione della informatizzazione
del processo civile.

Dal punto di vista normativo questo ambizioso progetto ha come punto di partenza l’ art. 15 , comma 2 , della L.
59/97 , detta anche Bassanini 1 .

Questo articolo è stato definito dall’ Avv. Francesco Cocco , Capo di Gabinetto dell’ AIPA , Autorità
per l’ Informatica nelle Pubbliche Amministrazioni ( al Convegno “Avvocati e nuove tecnologie di comunicazione”
Roma 22-23/06/2000 ) , l’ evento giuridico più importante del secolo, le cui conseguenze non sono oggi nemmeno
immaginabili .

Successivamente è intervenuto il DPR 513/97 : “Regolamento recante criteri e modalità per la
formazione, l’ archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici ( a norma dell’
art. 15 , comma 2 , della Legge 15.03.97 n. 59 ) .

Con , l’ altrettanto importante , Regolamento sulla tenuta informatica degli atti e dei registri degli uffici giudiziari,
approvato dal Consiglio di Stato il 13.01.2000 , sono state stabilite le modalità di tenuta dei registri
informatici degli uffici giudiziari .

Dall’ esame , seppure parziale ,del quadro normativo ,si intuisce l’ importanza che la realizzazione del processo
telematico è destinata a rivestire nei prossimi anni .

Siamo in presenza di una vera e propria “rivoluzione” , alla quale tutti gli operatori del diritto sono
chiamati a partecipare .

Per gli atti che devono essere firmati a pena di nullità si prevede l’ uso della firma digitale.

E’ prevista la cooperazione del Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati con il Ministero della Giustizia .

Per quanto riguarda la firma digitale , l’ Italia è il primo Paese in Europa ad aver legiferato sul punto
, ed è pertanto all’ avanguardia , lo dimostra il fatto che il DPR 513/1997 ha “anticipato” la
Direttiva 1999/93/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13.12.99 relativa , appunto , alla firma digitale
, e che vari Paesi hanno richiesto la nostra collaborazione in questa materia .

Il DPR n. 513/1997 , individua i criteri e le modalità per la formazione , l’ archiviazione e la trasmissione
dei documenti con strumenti informatici e telematici , a norma dell’ art. 15 comma 2 , della legge 15.03.1997 n.
59 .

Il DPCM 08.02.1999 , pubblicato nella G.U. n. 87 del 15.04.1999 stabilisce le caratteristiche tecniche del certificato.

In termini semplici chi vorrà avvalersi di un documento formato per mezzo di supporti informatici-telematici
, sottoscritto dal suo autore per mezzo di firma digitale ,dovrà fornirsi di una coppia di “chiavi”
asimmetriche , una pubblica , rilasciata da una società di certificazione , abilitata a tanto dall’ AIPA
, e depositata presso la stessa, che ne attesta la rispondenza al suo autore, e un ‘altra privata , in possesso
solo del titolare .

La chiave pubblica viene utilizzata per decifrare la firma apposta con la corrispondente chiave privata ( sul documento
informatico ) .

Si realizza così la identificazione del soggetto che ha apposto la firma digitale “in calce” al
documento informatico .

Fondamentale importanza riveste , dunque , la “certificazione” della chiave pubblica , attività
che deve essere effettuata da certificatori inclusi in un apposito elenco pubblico formato dall’ Autorità
per l’ Informatica .

Ovviamente la conoscenza della chiave pubblica non darà nemmeno l’ ombra di indicazioni utili a ricostruire
la corrispondente chiave privata e dovrà essere di una certa “lunghezza”, in quanto le chiavi
troppo brevi non resistono al processo di crittoanalisi, favorito dalla possibilità di disporre di potenze
di calcolo sempre maggiori ( la potenza di un P.C. , raddoppia circa ogni 18 mesi ) .

Il sistema funziona a condizione che la chiave pubblica sia “certificata” e che la coppia di chiavi sia
di “lunghezza” ( calcolata in bit ) tale da garantire la solidità .

Per questo il regolamento affida alla “procedura di certificazione” la validità dell’ intero processo.

Dal punto di vista dell’ utenza , le chiavi asimmetriche di cifratura hanno una durata limitata e possono essere
sospese o revocate dal loro titolare.

Il deposito della chiave pubblica deve avvenire presso un soggetto che permetta di assicurare la manutenzione del
sistema di certificazione e l’ accesso telematico al registro delle chiavi pubbliche .

E’ stabilito che i certificatori privati devono aver la forma di società per azioni e capitale sociale non
inferiore a quello necessario ai fini dell’ autorizzazione dell’ attività bancaria .

Particolarmente rigorose sono le disposizioni che regolano l’ attività dei certificatori che dovranno :

identificare con certezza la persona che richiede la certificazione ;

rilasciare e rendere pubblico il certificato ( le cui caratteristiche tecniche sono stabilite dal D.P.C.M. 08.02.1999
) ;

attenersi alle specifiche regole tecniche indicate nel decreto 08.02.1999 ;

informare i richiedenti , in modo chiaro , sulla procedura di certificazione e sui necessari requisiti tecnici
per accedervi ;

attenersi alle norme sulla sicurezza dei sistemi informatici e a quelle sul trattamento dei dati personali ;

Essi dovranno , tra l’altro , anche :

affidare le attività di certificazione a responsabili tecnici in grado di rispettare le norme e le regole
tecniche previste dal regolamento ;

dimostrare la qualità dei processi informatici e dei relativi prodotti , sulla base di standard riconosciuti
a livello internazionale ;

Si intuisce il rigore degli adempimenti richiesti a chi intende svolgere l’ attività di certificazione delle
chiavi della firma digitale , anche perché si tratta di attività relativa al trattamento dei dati
personali , dunque soggetta alla legge 675/1996 .

Oggi sono state riconosciute a svolgere attività di certificazione delle chiavi pubbliche 8 società
.

Seguirà una fase di verifica , da parte dell’ AIPA , della conservazione e del mantenimento dei requisiti
di iscrizione nell’ elenco dei certificatori .

Per quanto riguarda il problema dell’ archiviazione e custodia degli atti giudiziari , l’ idea è quella
di prevedere un sistema di archiviazione ottica .

Tra i vari modelli di cooperazione possibili per la realizzazione del processo telematico, è stato ritenuto
più efficiente quello che vede il Consiglio dell’ Ordine ,( a cui spetterà il compito di certificazione
e riconoscimento dei singoli Avvocati ), partner fondamentale tra il dominio Avvocati e il dominio Giustizia .

In definitiva , dunque , l’ attuazione del processo telematico , vede il dominio Avvocati interagire , per mezzo
del Consiglio dell’ Ordine all’ interno della RUPA, Rete Unitaria delle Pubbliche Amministrazioni, attiva da Marzo
2000 , con il dominio Giustizia , presente insieme ad altre Amministrazioni Statali .

I benefici di questa cooperazione sono , per gli uffici giudiziari :

acquisizione in via informatica , nei propri sistemi informativi , in via automatica , di atti in formato elettronico
;

corrispondenza con gli Avvocati per via telematica ;

Per gli Avvocati :

deposito nelle cancellerie di atti , quando necessario dotati di firma digitale, (secondo il sistema delle coppia
di chiavi asimmetriche, una pubblica e una privata), aventi piena validità giuridica ;

acquisizione , in tempo reale, di informazioni sullo stato delle procedure ;

Un importante punto di partenza verso l’ obiettivo del processo telematico è il Progetto POLIS , esperienza
realizzata dal Tribunale di Bologna , nata dalla collaborazione tra Magistratura e Avvocatura .

Si tratta della memorizzazione informatica del testo integrale delle sentenze emesse dal Tribunale di Bologna,
che consente a Magistrati e Avvocati di conoscere l’ indirizzo del Tribunale su ogni questione giuridicamente rilevante
, anche al fine di evitare le pronunce contrastanti.

Il progetto prevede l’ archiviazione del documento nella sua interezza , l’ assunzione delle metodiche relazionali
dei Paesi a Common Law, l’ adozione dello schema di classificazione del CED della Cassazione .

In definitiva , le applicazioni informatiche e telematiche ,e in particolare il progetto della realizzazione di
un processo telematico , possono venire incontro alla crisi della giustizia , contribuendo ( se utilizzate con
cognizione di cause e le opportune misure di sicurezza ) a migliorare il livello qualitativo dell’ offerta di giustizia
, a fronte di una domanda ( di giustizia ) che cresce a ritmo esponenziale .

E’ necessario ,naturalmente, un adeguamento informatico , prima ancora che tecnico-strutturale , culturale , che
si confronterà con i grandi numeri del pianeta Giustizia :

164 Tribunali

164 Procure presso i Tribunali

218 Sezioni distaccate di Tribunale

848 Giudici di Pace

29 Tribunali per Minorenni

29 Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni

29 Tribunali di sorveglianza

29 Uffici di sorveglianza

26 Corti di Appello + 3 Sezioni distaccate

26 Procure generali presso le Corti di Appello + 3 Sezioni distaccate

3.0 LA TUTELA DEL DOMAIN NAME ( NOME A DOMINIO )

Il dominio ( o nome a dominio ) è il nome che identifica su Internet in maniera unica , il nome di un sito
web .

In principio ogni computer collegato ad Internet era identificato da un indirizzo numerico , denominato indirizzo
IP ( Internet Protocol ) .

Da questo sistema di identificazione numerica si è poi passati al cd. sistema FQDN, con il quale l’ identificazione
avviene , oltre che con l’ indirizzo numerico ( indirizzo “statico”) anche con un nome ( indirizzo “dinamico”
), es.: www.mariobianchi.it , www.studiobianchi.it .

Registrare un nome a dominio consiste nell’ottenere l’ assegnazione , a livello globale ( cioè mondiale
) , di un unico nome , da parte di apposite autorità , per cui digitando il nome a dominio , es. www.mariobianchi.it
, un utente collegato ad Internet , in qualunque parte del mondo , accede al contenuto del sito in oggetto .

Quando Internet non fu più esclusiva del mondo universitario e della ricerca scientifica , per essere fruibile
a tutti , e quindi agli operatori economici , nacquero le prime controversie aventi ad oggetto la tutela del domain
name .

Difatti l’ applicazione , nell’ assegnazione del nome a dominio , del principio “first come , first served
“, ha favorito le cd. “cibersquatter disputes” , cioè le controversie aventi ad oggetto l’
appropriazione di nomi a dominio corrispondenti a famosi marchi , per fini di lucro , da realizzare a mezzo di
una vera e propria estorsione .

Il fenomeno è attivo da alcuni anni in America , e solo di recente in Italia , e cioè dal 15.12.99
, quando sono entrate in vigore le nuove regole per la registrazione dei domini ( ora chi dispone di una partita
IVA può registrare un numero illimitato di domini ) .

Secondo i dati diffusi dall’ Istituto per le applicazioni telematiche del CNR di Pisa ( che svolge il compito di
Registration Authority per l’ Italia ) , fino al 15.12.99 le richieste di registrazione erano circa 400 al giorno
, dopo la liberalizzazione dei nomi a dominio registrabili , le richieste sono passate a più di 1.600 (
al giorno ) .

Il problema non è di poco conto se si pensa che il primo caso avvenne in America nel 1994 ad opera del giornalista
Quittner , che registrò il nome a dominio www.Mcdonalds.com rinunciando allo stesso in cambio dell’ impegno
della Multinazionale di regalare alcuni computers ad una scuola elementare .

Questo caso finì in maniera indolore per la Mcdonalds , ma non sempre , anzi quasi mai , è così
.

Spesso si registrano nomi a dominio di imprese e marchi famosi , allo scopo di cederli ai titolari dei corrispondenti
marchi registrati , dietro lauto compenso .

Il regime dei nomi a dominio influisce con la disciplina dei marchi e della concorrenza , in quanto possono verificarsi
queste ipotesi :

registrazione come dominio del marchio di un concorrente.

registrazione come dominio del marchio di un soggetto che opera in un campo diverso.

registrazione come dominio del marchio di altri soggetti , da parte di chi non esercita attività produttive
o commerciali.

registrazione come dominio di un nome proprio di persona o di città .

Allo stato attuale , sono le singole autorità di registrazione nazionale che , nel rilasciare i nome a dominio
, dettano le regole per risolvere le controversie relative ad essi.

In Italia l’ indirizzo prevalente della giurisprudenza in materia ,non certo copiosa, , tutela la registrazione
del nome a dominio applicando la disciplina della tutela del marchio registrato , cioè riconoscendo il diritto
di avvalersene in modo esclusivo, come sancito dall’ art. 2569 c.c , e quindi anche per registrarlo come dominio,
al solo titolare , che se defraudato , perché qualcuno ha provveduto a registrare il nome a dominio del
marchio , può agire in giudizio , anche con procedura d’urgenza , per sentire affermate le proprie ragioni
.

Questo consolidato orientamento è stato capovolto dalla ordinanza 29.06.2000 del Tribunale di Firenze ,
resa in un procedimento d’ urgenza ( Sabena c/ A&A ), che ha affermato la libertà di registrazione del
nome a dominio ( riaffermazione del principio “first come , first served” ) , affermando che il marchio
registrato non attribuisce l’ esclusiva del nome a dominio .

Questa ordinanza merita qualche parola di commento.

La società ricorrente , titolare di un marchio europeo , aveva chiesto un provvedimento cautelare per inibire
ad un’altra società , l’ utilizzazione di un nome di dominio identico al marchio registrato dalla ricorrente.

Inizialmente otteneva la misura cautelare , poi successivamente revocata .

La stessa Registration Authority Italiana , aveva rigettato la domanda di registrazione del nome a dominio avanzata
dalla società ricorrente ( e corrispondente al proprio marchio registrato ) , in quanto tale nome a dominio
era già stato assegnato , appunto alla società convenuta nel procedimento cautelare .

Il Tribunale di Firenze ha ritenuto ” relativo e opinabile il beneficio di potersi far raggiungere dall’ utente
digitando direttamente un nome e non tale da rendere indefettibile e tutelabile la corrispondenza tra marchio e
dominio , in quanto l’ utente esperto sa della possibile non corrispondenza fra dominio e marchio” e che ”
. . . gli aspetti tecnici e logici propri del Domain Name System assimilano quest’ ultimo più ad un indirizzo
che ad un segno identificativo di un soggetto.

Quanto sopra appare discutibile , essendo intuitivo che la ricerca nella Rete di un utente privato o commerciale
, è molto più facile quando il suo nome a dominio ( o indirizzo Internet ) coincide con il nome proprio
, il marchio registrato , la denominazione , il nome della società , piuttosto che diversamente o altrimenti.

Se è pur vero che l’utente esperto sa che è possibile che il nome a dominio può non corrispondere
al marchio , è altrettanto vero che l’ utente medio , non particolarmente esperto , si attende la coincidenza
del dominio con il marchio , perché più intuitivo , logico , più semplice da trovare.

E soprattutto perché è la prima operazione che viene in mente di fare .

Dunque non è trascurabile questa ipotesi , per mezzo della quale può derivare un grosso vantaggio
, rispetto a quell’ operatore commerciale che , in quanto non avendo il nome a domino coincidente con il marchio
, sarà più difficile da trovare e contattare.

A sostegno dell’assunto , la Corte cita alcuni esempi di nomi a dominio di importanti società bancarie,
non coincidenti con la loro denominazione per esteso .

Il rilievo non appare assorbente , poiché è probabile che gli esempi citati siano conseguenza della
preventiva “occupazione” del nome a dominio coincidente con l’esatta denominazione , da parte di terzi
estranei .

La qual cosa si verifica più frequentemente di quanto possa sembrare ,quanto più è importante
una società , un gruppo bancario , un imprenditore commerciale ( pregnante è il precedente esempio
della McDonald’s ) .

E poi perché questa non piena coincidenza è , francamente , abbastanza rara .

Cosa si può fare allora se il proprio marchio è stato registrato da un soggetto estraneo al titolare
?

Non molto , perché oggi in Italia la corrispondenza tra marchio e dominio non è un principio sancito
nel nostro ordinamento , anche se è auspicabile che lo diventi .

E’ questo il motivo per cui questa ordinanza , che ha aperto una breccia nell’orientamento prevalente della giurisprudenza
in materia , non può stupire più di tanto .

In mancanza di una normativa in tal senso , oggi la tutela della corrispondenza tra marchio e dominio è
solo eventuale .

Nel tentativo di colmare questa pericolosa lacuna legislativa , il Consiglio dei Ministri , in data 12.04.2000
, ha approvato in via preliminare lo schema di provvedimento legislativo recante “Disposizioni in materia
di disciplina dell’ utilizzazione di nomi per l’ identificazione di domini Internet e servizi in rete” , allo
scopo di evitare la registrazione “selvaggia” di domini , a fini speculativi .

E’ quanto sarebbe già successo in Italia .

Infatti un noto imprenditore Sardo , secondo quanto diffuso dai mass-media con grande risalto , avrebbe registrato
oltre 500.000 domini relativi a nomi di persone o cose , investendo parecchi miliardi .

Oltre a ciò , l’ imprenditore avrebbe registrato anche 450 codici ISIN , le serie di numeri che identificano
i titoli di borsa .

Il disegno di legge governativo prevede l’ istituzione dell’ Anagrafe Nazionale dei domini , contenente tutti i
nomi registrati alla data di entrata in vigore del provvedimento e il divieto dell’ uso di marchi registrati e
segni distintivi , di nomi che identificano istituzioni , cariche pubbliche, persone fisiche , persone giuridiche
o altre organizzazioni, enti pubblici e località geografiche ,l’ inibizione di nomi che generano confusione
( anche il lingua diversa dall’ italiano ) o possono risultare ingannevoli .

La prevista retroattività della norma , applicabile anche alla registrazione di domini effettuata prima
della sua entrata in vigore , suscita molte perplessità di legittimità costituzionale .

Di seguito sono elencate alcune delle ordinanze dei tribunale italiani in materia di nomi a dominio :

Tribunale di Pescara 09.01.1997 Ballardini c/ Nautilus

Tribunale di Milano 03.06.1997 Amadeus c/ Logica

Tribunale di Roma 02.08.1997 SEGE c/ Stamet

Tribunale di Verona 25.05.1999 Technovideo c/ Effedi

Tribunale di Genova 17.07.1999 Compaq c/ Abx

Tribunale di Genova 12.10.1999 Compaq c/ Abx ( reclamo )

Tribunale di Viterbo 24.01.2000 Touring c/ Vecchi

Tribunale di Milano 03.02.2000 Bancalavoro c/ Jobber

Tribunale di Cagliari aprile 2000 Tiscali c/ Andala e Marcialis

Tribunale di Napoli 27.05.2000 Florence on Line c/ Netlab

Tribunale di Roma 09.08.2000 Carpoint c/ Microsoft

Tribunale di Firenze 29.06.2000 Sabena c/ A&A ( oggetto delle brevi note )

Tribunale diModena 28.07.2000 Poste Italiane c/ Discovogue

Tribunale di Modena 01.08.2000 Data Service c/ Ascom Servizi

Dott. Carlo Paglia

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