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Legge 52/1996

untitled Legge 6 febbraio 1996, n. 52 (in Suppl. ordinario n. 24, alla Gazz. Uff. n. 34, del 10 febbraio). Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza[...]

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Legge 6 febbraio 1996, n. 52

(in Suppl. ordinario n. 24, alla Gazz. Uff. n. 34, del 10 febbraio).

Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee
- Legge comunitaria 1994.

Art. 1. Delega al Governo per l’attuazione di direttive comunitarie.

1. Il Governo è delegato ad emanare, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comprese nell’elenco
di cui all’allegato A. Ove ricorrano deleghe al Governo per l’emanazione di decreti legislativi recanti le norme
occorrenti per dare attuazione alle direttive comunitarie o sia prevista l’emanazione di regolamenti attuativi,
tra i princìpi e i criteri generali dovranno sempre essere previsti quelli della piena trasparenza e della
imparzialità dell’attività amministrativa, al fine di garantire il diritto di accesso alla documentazione
e ad una corretta informazione dei cittadini, nonchè, nei modi opportuni, i diritti dei consumatori e degli
utenti.

2. Se per effetto di direttive notificate nel secondo semestre dell’anno di cui al comma 1 la disciplina risultante
da direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato A è modificata senza che siano introdotte nuove norme
di principio, la scadenza del termine è prorogata di sei mesi.

3. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Ministro per il coordinamento delle politiche dell’Unione europea, congiuntamente ai Ministri con competenza
istituzionale prevalente per la materia e di concerto con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia
e del tesoro, se non proponenti.

4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato
B, a seguito di deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri, sono trasmessi, entro il termine di cui al
comma 1 o al comma 2, alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica perchè su di essi sia espresso,
entro quaranta giorni dalla data di trasmissione, il parere delle Commissioni competenti per materia. Decorso tale
termine i decreti sono adottati. Qualora il termine previsto per il parere delle Commissioni scada nei trenta giorni
antecedenti allo spirare del termine previsto al comma 1 o al comma 2, o successivamente, la scadenza di quest’ultimo
è prorogata di novanta giorni.

5. Entro i due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo può emanare disposizioni
integrative e correttive, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi da essa fissati, con la procedura
indicata nei commi 3 e 4.

Art. 2. Partecipazione delle regioni all’attuazione del diritto comunitario

1. Nelle materie di competenza delle regioni a statuto ordinario e speciale e delle province autonome di Trento
e di Bolzano saranno osservati per l’attuazione del diritto comunitario l’art. 9 della legge 9 marzo 1989, n. 86,
e l’art. 6, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

Art. 3. Criteri e princìpi direttivi generali della delega legislativa.

1. Salvi gli specifici princìpi e criteri direttivi stabiliti negli articoli seguenti ed in aggiunta a quelli
contenuti nelle direttive da attuare, i decreti legislativi di cui all’art. 1 saranno informati ai seguenti princìpi
e criteri generali:

a) le amministrazioni interessate provvederanno all’attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture
amministrative;

b) per evitare disarmonie con le discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla normativa da attuare,
saranno introdotte le occorrenti modifiche o integrazioni alle discipline stesse;

c) salva l’applicazione delle norme penali vigenti, ove necessario per assicurare l’osservanza delle disposizioni
contenute nei decreti legislativi, saranno previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni alle disposizioni
dei decreti stessi. Le sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente, dell’ammenda fino a lire duecento milioni
e dell’arresto fino a tre anni, saranno previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni
ledono o espongono a pericolo interessi generali dell’ordinamento interno del tipo di quelli tutelati dagli articoli
34 e 35 della legge 24 novembre 1981, n. 689. In tali casi saranno previste: la pena dell’ammenda alternativa all’arresto
per le infrazioni che espongono a pericolo o danneggiano l’interesse protetto; la pena dell’arresto congiunta a
quella dell’ammenda per le infrazioni che recano un danno di particolare gravità. La sanzione amministrativa
del pagamento di una somma non inferiore a lire cinquantamila e non superiore a lire duecento milioni sarà
prevista per le infrazioni che ledono o espongono a pericolo interessi diversi da quelli suindicati. Nell’ambito
dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni suindicate saranno determinate nella loro entità, tenendo
conto della diversa potenzialità lesiva dell’interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in astratto,
di specifiche qualità personali del colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di prevenzione,
controllo o vigilanza, nonchè del vantaggio patrimoniale che l’infrazione può recare al colpevole
o alla persona o ente nel cui interesse egli agisce. In ogni caso, in deroga ai limiti sopra indicati, per le infrazioni
alle disposizioni dei decreti legislativi saranno previste sanzioni penali o amministrative identiche a quelle
eventualmente già comminate dalle leggi vigenti per le violazioni che siano omogenee e di pari offensività
rispetto alle infrazioni medesime;

d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non riguardano l’attività ordinaria delle amministrazioni
statali o regionali potranno essere previste nei soli limiti occorrenti per l’adempimento degli obblighi di attuazione
delle direttive; alla relativa copertura, in quanto non sia possibile far fronte con i fondi già assegnati
alle competenti amministrazioni, si provvederà a norma degli articoli 5 e 21 della legge 16 aprile 1987,
n. 183, osservando altresì il disposto dell’art. 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, introdotto
dall’art. 7 della legge 23 agosto 1988, n. 362;

e) sarà previsto, se non in contrasto con la disciplina comunitaria, che l’onere di prestazioni o controlli
da eseguirsi a cura di uffici pubblici in applicazione delle direttive da attuare sia posto a carico dei soggetti
interessati;

f) all’attuazione di direttive che modificano precedenti direttive già attuate con legge o decreto legislativo
si provvederà, se la modificazione non comporta ampliamento della materia regolata, apportando le corrispondenti
modifiche alla legge o al decreto legislativo di attuazione della direttiva modificata;

g) i decreti legislativi potranno disporre la delegificazione della disciplina di materie non coperte da riserva
assoluta di legge, le quali siano suscettibili di modifiche non attinenti ai princìpi informatori delle
direttive e degli stessi decreti legislativi, autorizzando, ai fini delle suddette modifiche, l’esercizio della
potestà normativa, anche di carattere regolamentare, delle autorità competenti;

h) i decreti legislativi assicureranno in ogni caso che, nelle materie trattate dalle direttive da attuare,
la disciplina disposta sia pienamente conforme alle prescrizioni delle direttive medesime, tenuto anche conto delle
eventuali modificazioni comunque intervenute fino al momento dell’esercizio della delega.

Art. 4. Attuazione di direttive comunitarie in via regolamentare.

1. Il Governo è autorizzato ad attuare in via regolamentare, a norma degli articoli 3, comma 1, lettera
c), e 4 della legge 9 marzo 1989, n. 86, le direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato C, applicando anche
il disposto dell’art. 5, comma 1, della citata legge n. 86 del 1989.

Art. 5. Attuazione di direttive comunitarie in via amministrativa.

1. Ai sensi dell’art. 4, comma 8, della legge 9 marzo 1989, n. 86, le direttive da attuare in via amministrativa
sono comprese nell’elenco di cui all’allegato D.

Art. 6. Delega al Governo per il completamento dell’attuazione delle leggi 19 febbraio 1992, n. 142, e 22 febbraio
1994, n. 146, e attuazione delle direttive 89/392/CEE e 91/368/CEE.

1. Il termine di cui all’art. 1, comma 1, della legge 22 febbraio 1994, n. 146, per quanto attiene all’attuazione
delle direttive di cui agli articoli 20, 26, 28 limitatamente alle direttive 92/65/CEE e 92/118/ CEE, 33, 37, 38
e 57 della legge medesima, è sostituito dal termine di cui all’art. 1, comma 1, della presente legge.

2. Il termine di cui all’art. 6, comma 5, della legge 22 febbraio 1994, n. 146, è sostituito dal termine
di cui all’art. 1, comma 1, della presente legge limitatamente all’attuazione della direttiva di cui all’art. 45
della legge 19 febbraio 1992, n. 142.

3. I termini di cui all’art. 34, comma 2, della legge 22 febbraio 1994, n. 146, sono differiti di nove mesi
a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, salvo per quanto concerne le direttive 92/57/CEE
e 92/58/CEE, per l’attuazione delle quali dovrà provvedersi con decreto legislativo da emanare entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. I decreti per l’attuazione delle direttive di cui al
presente comma sono sottoposti al parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia.

4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è autorizzato ad attuare
in via regolamentare, a norma dell’art. 3, comma 1, lettera c), e dell’art. 4 della legge 9 marzo 1989, n. 86 e
successive modificazioni, le direttive 89/392/CEE del Consiglio del 14 giugno 1989 e 91/368/CEE del Consiglio del
20 giugno 1991, previa consultazione delle Commissioni parlamentari competenti, ai sensi del comma 4 del predetto
art. 4 e applicando anche il disposto dell’art. 5, comma 1, della medesima legge.

Art. 7. Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di disposizioni comunitarie.

1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie nell’ordinamento nazionale, il Governo,
salve le norme penali vigenti, è delegato ad emanare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di direttive delle Comunità
europee, attuate ai sensi della presente legge in via regolamentare o amministrativa, e di regolamenti comunitari
vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

2. La delega sarà esercitata con decreti legislativi adottati a norma dell’art. 14 della legge 23 agosto
1988, n. 400, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro per il coordinamento
delle politiche dell’Unione europea e dei Ministri competenti per materia, che si informeranno ai princìpi
e criteri direttivi di cui all’art. 3, comma 1, lettera c), della presente legge.

Art. 8. Riordinamento normativo nelle materie interessate dalle direttive comunitarie.

1. Il Governo è delegato ad emanare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
testi unici delle disposizioni dettate in attuazione della delega prevista dall’art. 1, coordinandovi le norme
vigenti nelle stesse materie ed apportando alle medesime le integrazioni e modificazioni necessarie al predetto
coordinamento.

2. Gli schemi di testo unico sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per l’acquisizione
del parere delle Commissioni competenti per materia. Decorsi quarantacinque giorni dalla data di trasmissione il
testo unico è emanato anche in mancanza del parere.

Art. 9. Equiparazione dei cittadini comunitari ai cittadini italiani nel settore della stampa.

1. Agli effetti degli articoli 3 e 4 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, riguardanti rispettivamente il direttore
responsabile ed il proprietario di giornali o altri periodici, i cittadini degli Stati membri della Comunità
europea sono equiparati ai cittadini italiani.

Art. 10. Facoltà per gli enti previdenziali di investire in titoli pubblici emessi nell’Unione europea.

1. Gli enti gestori di forme obbligatorie e facoltative di previdenza ed assistenza sociale possono, anche in deroga
alle vigenti disposizioni di legge e di regolamento normative degli stessi, investire i fondi disponibili in titoli
di Stato di Stati membri dell’Unione europea, garantiti dagli Stati medesimi o dall’Unione, o in titoli emessi
dalla Banca europea per gli investimenti o dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

Art. 11. Recepimento della direttiva 94/80/CE del Consiglio sull’elettorato attivo e passivo dei cittadini dell’Unione
europea residenti in Italia nelle consultazioni per l’elezione dei consigli comunali.

1. La direttiva 94/80/CE del Consiglio del 19 dicembre 1994, che stabilisce le modalità di esercizio
del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali per i cittadini dell’Unione che risiedono in
uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza, è integralmente recepita nell’ordinamento.

2. Al fine di dare concreta attuazione alle norme previste dalla direttiva, il Governo è delegato ad
adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni aventi valore
di legge, con l’osservanza dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) nell’assicurare il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni dei consigli comunali ai residenti
nello Stato italiano, cittadini di altri Stati dell’Unione, che non posseggano la cittadinanza italiana, prevedere
che i medesimi presentino al sindaco del comune di residenza entro congruo termine, anteriore alla data fissata
per la consultazione elettorale, domanda di iscrizione ad apposita lista aggiunta istituita presso il comune, dichiarando:

1) la volontà di esercitare il diritto di voto;

2) la cittadinanza;

3) l’indirizzo nel comune di residenza; conseguentemente prevedere che il comune di residenza iscriva i nominativi
nella lista aggiunta, approvata dalla competente commissione elettorale circondariale dando comunicazione dell’accoglimento
o meno, con facoltà in questo secondo caso di ricorso contro la decisione;

b) consentire al cittadino di altro Stato dell’Unione di presentare la propria candidatura all’elezione per
il consiglio comunale, previa presentazione, oltre alla richiesta documentazione, dei dati sulla cittadinanza,
sulla residenza attuale e su quella precedente nello Stato di origine, sulla sussistenza del diritto di elettorato
passivo anch’esso nello Stato di origine. In caso di rigetto della candidatura, l’interessato fruisce delle forme
di tutela previste per i candidati, cittadini italiani.

Art. 12. Equiparazione dei cittadini italiani ai restanti cittadini dell’Unione europea relativamente a convalide
di titoli aeronautici.

1. Al comma 1 dell’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1992, n. 560, sono aggiunte,
in fine, le seguenti parole: < di titoli di studio e di attestazioni e certificati relativi a pratiche di primo soccorso>>.

2. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1992, n. 560, dopo l’art. 3 è aggiunto il
seguente: < italiani, in luogo di quelle di cui all'art. 23, commi 4 e 5, e dell'art. 24 del regolamento approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 18 novembre 1988, n. 566>>.

Art. 13. Adeguamento alla normativa europea di norme disciplinanti il regime di proprietà degli aeromobili,
la navigazione aerea, l’esercizio di imprese di lavoro aereo e le scuole di pilotaggio.

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, disposizioni aventi valore di legge intese a rivedere e riordinare, apportandovi le modifiche opportune
o necessarie, in conformità dei princìpi e criteri direttivi di cui al presente articolo, la legislazione
vigente concernente la disciplina del regime di proprietà degli aeromobili, della navigazione aerea, dell’esercizio
di imprese di lavoro aereo e delle scuole di pilotaggio, dell’assunzione e dell’impiego di personale, comprese
le disposizioni del codice della navigazione, del regolamento per la navigazione aerea approvato con regio decreto
11 gennaio 1925, n. 356, della legge 8 febbraio 1934, n. 331, del regolamento approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 1º settembre 1967, n. 1411, nonchè le altre norme legislative comunque rilevanti in
materia.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 dovranno essere informate alle esigenze di recepimento e di applicazione
delle direttive e dei regolamenti dell’Unione europea in materia, alla uniformazione normativa rispetto agli altri
Stati membri, nonchè ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) equiparazione della cittadinanza di altri Stati membri dell’Unione europea alla cittadinanza italiana, con
la conseguente specificazione che il termine straniero deve intendersi, in materia, riferito a persone fisiche,
a persone giuridiche, società, enti, organizzazioni di Stati che non siano membri dell’Unione europea. Equiparazione
altresì del domicilio e della residenza in altri Stati membri dell’Unione europea al domicilio ed alla residenza
in Italia;

b) possibilità per i cittadini di Stati membri dell’Unione europea, compresi i cittadini italiani, di
ottenere l’iscrizione presso albi e registri italiani e di esercitare le relative professioni aeronautiche facendo
valere i titoli aeronautici, professionali e di studio validi per l’iscrizione e l’esercizio delle relative analoghe
professioni aeronautiche negli Stati membri dell’Unione europea che li hanno rilasciati;

c) modificazione dei requisiti di nazionalità richiesti per l’iscrizione nel registro aeronautico nazionale
o nel registro matricolare dell’Aero Club d’Italia degli aeromobili, consentendo l’iscrizione degli aeromobili
che appartengono in tutto o in parte: a persone fisiche o giuridiche, alle società ed alle associazioni
residenti o aventi sede in uno Stato membro dell’Unione europea. Possibilità di cancellazione dai registri
degli aeromobili che si intendano iscrivere in un registro di altro Stato membro dell’Unione europea;

d) facoltà per il Ministro dei trasporti e della navigazione di consentire, anche in deroga a quanto
previsto dall’art. 752 del codice della navigazione, l’iscrizione nel registro aeronautico nazionale di aeromobili
dei quali le società concessionarie dei servizi di cui all’art. 776 del predetto codice abbiano l’effettiva
disponibilità ancorchè non ne siano proprietarie, trasferendo sulla società che ha l’effettiva
disponibilità dell’aeromobile gli obblighi che gli articoli 754, 758, primo comma, e 762 dello stesso codice
pongono a carico del proprietario;

e) possibilità di utilizzo in Italia di aeromobili immatricolati in altro Stato membro dell’Unione europea
per lavoro aereo, trasporto pubblico passeggeri, scuola;

f) facoltà di stipulare relativamente ad aeromobili immatricolati in Italia assicurazioni, valide ai
fini della loro circolazione, anche con imprese autorizzate dalla competente autorità aeronautica di uno
Stato membro dell’Unione europea;

g) trasposizione nel codice della navigazione della norma di cui all’art. 15 della legge 22 febbraio 1994,
n. 146, equiparando agli aeroporti non doganali le aviosuperfici e le elisuperfici;

h) facoltà di effettuare la dichiarazione preventiva di costruzione di un aeromobile anche quando lo
stesso venga costruito, anche parzialmente, all’estero, qualora si intenda sottoporlo al controllo tecnico da parte
di enti ed autorità italiane, con corrispondente obbligo per il funzionario che riceve la dichiarazione
di provvedere alla relativa annotazione nell’apposito registro;

i) semplificazione e snellimento delle procedure, eliminando, anche in funzione della prevalente natura degli
istituti e dei provvedimenti, la duplicazione delle competenze e dei controlli ed i concerti non indispensabili,
nonchè attribuendo competenza esclusiva ai singoli Ministri per l’emanazione e modificazione di disposizioni
tecnico-esecutive, al fine di rendere quanto più possibile sollecita ed economica l’azione amministrativa;

l) possibilità di produrre, in luogo di documenti, dichiarazioni giusta il disposto dell’art. 4 della
legge 4 gennaio 1968, n. 15.

Art. 14. Albi dei fornitori nel settore sanitario.

1. L’iscrizione nell’albo regionale dei fornitori del Servizio sanitario nazionale, istituito ai sensi dell’art.
31 della legge 27 dicembre 1983, n. 730, non è requisito obbligatorio per la partecipazione alle gare ed
alle aggiudicazioni per appalti di forniture nel settore sanitario, di persone fisiche o giuridiche stabilite in
altri Stati membri della Comunità europea, che devono comunque fornire la prova di iscrizione, o la documentazione
equivalente, previste dall’art. 21 della direttiva 93/36/CEE del Consiglio del 14 giugno 1993.

2. La disposizione di cui al comma 1 costituisce norma di principio. Le regioni a statuto ordinario ed a statuto
speciale, nonchè le province autonome di Trento e di Bolzano, nella rispettiva competenza, sono tenute ad
adeguare alla predetta disposizione la normativa emanata in materia, ai sensi dell’art. 9 della legge 9 marzo 1989,
n. 86, e dell’art. 6, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

Art. 15. Riciclaggio dei capitali di provenienza illecita e circolazione transfrontaliera dei capitali: criteri
di delega.

1. L’integrazione dell’attuazione della direttiva 91/308/CEE del Consiglio sarà informata ai seguenti princìpi
e criteri direttivi:

a) provvedere al riordino del regime di segnalazione delle operazioni di cui all’art. 3 del decreto-legge 3
maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, al fine di favorire le segnalazioni
stesse garantendo, anche attraverso il ricorso a procedure informatizzate, la massima efficacia e tempestività
nella organizzazione, trasmissione, ricezione ed analisi delle segnalazioni, rendendo altresì effettiva
la possibilità di sospensione dell’operazione senza pregiudizio per il corso delle indagini e l’operatività
corrente degli intermediari finanziari;

b) prevedere adeguate misure dirette alla protezione in favore dei soggetti che effettuano le segnalazioni,
in particolare garantendo la tutela della riservatezza delle stesse in ogni sede, comprese quella aziendale, investigativa
e giudiziaria, anche al fine di evitare il pericolo di ritorsioni;

c) estendere, ai sensi dell’art. 12 della direttiva 91/308/CEE, in tutto od in parte, l’applicazione delle disposizioni
di cui al citato decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991,
n. 197, a quelle attività particolarmente suscettibili di utilizzazione a fini di riciclaggio per il fatto
di realizzare l’accumulazione o il trasferimento di ingenti disponibilità economiche o finanziarie o risultare
comunque esposte ad infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. La formazione o l’integrazione
dell’elenco di tali attività e categorie di imprese, con gli eventuali requisiti di onorabilità e
misure di controllo, avverrà con uno o più decreti legislativi da emanare, su proposta del Ministro
del tesoro, di concerto con i Ministri di grazia e giustizia, dell’interno e delle finanze, entro due anni dalla
data di entrata in vigore del decreto attuativo della presente delega, con la procedura di cui al comma 4 dell’art.
1 della presente legge;

d) riesaminare, al fine di accrescerne l’efficacia a fini antiriciclaggio, il regime relativo all’importazione
ed esportazione al seguito di denaro, titoli e valori mobiliari, anche eventualmente modificando l’art. 3 del decreto-legge
28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, assicurando in ogni caso
la compatibilità di tale regime con la libera circolazione delle persone e dei capitali sancita dal diritto
comunitario, secondo la giurisprudenza interpretativa della Corte di giustizia delle Comunità europee;

e) tenere conto adeguato, nel dare attuazione ai criteri che precedono, anche degli orientamenti e delle indicazioni
che emergono nelle competenti sedi internazionali ed in particolare in seno al comitato di contatto istituito dall’art.
13 della direttiva 91/308/CEE ed al Gruppo di Azione Finanziaria (GAFI). In ogni caso, il potere di identificazione
da parte dell’autorità consolare italiana dei soggetti operanti dall’estero sarà limitato alle rappresentanze
diplomatiche o consolari di prima categoria.

2. In sede di riordinamento normativo, ai sensi dell’art. 8, delle materie concernenti il trasferimento di denaro
contante e di titoli al portatore, nonchè il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, potrà
procedersi al riordino delle sanzioni amministrative e penali previste nelle leggi richiamate al comma 1, nei limiti
massimi ivi contemplati.

3. Al decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197,
sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’art. 1, al comma 1, le parole: <<é vietato il trasferimento di denaro contante o di titoli
al portatore>> sono sostituite dalle seguenti: <<é vietato il trasferimento di denaro contante
o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore>>;

b) all’art. 1, il comma 2-bis è sostituito dal seguente: <<2-bis. Il saldo dei libretti di deposito
bancari o postali al portatore non può essere superiore a lire venti milioni.>>;

c) all’art. 5, al comma 2, le parole: <> sono sostituite dalle seguenti: < 1, commi 1, 2 e 2-bis>>.

Art. 16. Diritto d’autore e diritti connessi nella radiodiffusione via satellite e ritrasmissione via cavo: criteri
di delega.

1. L’attuazione della direttiva 93/83/CEE del Consiglio sarà informata ai seguenti princìpi e
criteri direttivi:

a) sarà disciplinato l’esercizio del diritto esclusivo dell’autore di autorizzare mediante contratto
la comunicazione al pubblico via satellite o via cavo delle opere protette;

b) saranno emanate disposizioni per estendere nei casi di comunicazione al pubblico via satellite la protezione
prevista dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, ai diritti degli artisti interpreti ed esecutori, nonchè dei
produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione;

c) saranno emanate disposizioni che prevedano un equo compenso a favore degli artisti interpreti ed esecutori
che abbiano svolto le loro interpretazioni in opere cinematografiche e audiovisive per l’utilizzazione delle stesse
nelle emittenti televisive che trasmettono via etere, via cavo e via satellite;

d) l’equo compenso di cui alla lettera c) è riconosciuto anche agli autori delle opere cinematografiche
e audiovisive in caso di cessione al produttore dei diritti esclusivi e qualora vi sia utilizzazione delle stesse
nelle emittenti televisive che trasmettono via etere, via cavo e via satellite;

e) dovranno essere introdotte disposizioni tese ad assicurare che il diritto dell’autore e dei titolari dei
diritti connessi di autorizzare un cablodistributore alla ritrasmissione via cavo sia esercitato esclusivamente
per il tramite di una società di gestione collettiva. Da tali disposizioni saranno esonerati gli organismi
di radiodiffusione per le proprie emissioni;

f) dovranno essere previste disposizioni transitorie in conformità dell’art. 7 della direttiva 93/83/CEE.

Art. 17. Durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi: disposizioni dirette e criteri
di delega.

1. I termini di durata di protezione dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno di cui
al titolo I della legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni, previsti dagli articoli 25, 26, 27,
27-bis, 31, 32 e 32-bis della legge medesima, sono elevati a 70 anni. Del pari il termine di durata di protezione
dei diritti dei produttori di dischi fonografici e di apparecchi analoghi di cui al titolo II, capo I, della suindicata
legge, previsto all’art. 75 della legge stessa, è elevato a 50 anni. E’ inoltre elevato a 50 anni il termine
di durata di protezione dei diritti di coloro che esercitano l’attività di emissione radiofonica o televisiva
di cui al titolo II, capo II, della legge citata, previsto all’art. 79 della legge stessa. é altresì
elevato a 50 anni il termine di durata di protezione dei diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori
di cui al titolo II, capo III, della legge citata, previsto dall’art. 85 della legge medesima. é abrogato
il termine di proroga di protezione previsto dal decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440.

2. I termini di durata di protezione disciplinati nel comma 1 si applicano anche alle opere ed ai diritti non
più protetti sulla base dei termini previgenti.

3. Ai fini del prolungamento della durata di protezione di cui al comma 1 si applicano, salvo diverso accordo
tra gli autori, loro eredi e legatari ed i rispettivi cessionari, le norme contenute negli articoli da 2 a 5 del
decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440.

4. Restano pienamente salvi e impregiudicati gli atti e contratti fatti o stipulati anteriormente alla data
di entrata in vigore della presente legge, anche in deroga, per i contratti stipulati dopo il 30 giugno 1990, all’art.
119, terzo comma, della legge 22 aprile 1941, n. 633, nonchè i diritti legittimamente acquisiti ed esercitati
dai terzi in conseguenza dei medesimi. In particolare sono fatte salve:

a) la distribuzione e la riproduzione delle edizioni di opere cadute in pubblico dominio secondo la disciplina
previgente, limitatamente alla composizione grafica ed alla veste editoriale con le quali la pubblicazione è
avvenuta, effettuata da coloro che avevano intrapreso detta distribuzione e riproduzione prima della data di entrata
in vigore della presente legge. Tale distribuzione e riproduzione consentita senza corrispettivi si estende anche
agli aggiornamenti futuri che la natura delle opere richiede;

b) la distribuzione, limitatamente al periodo di tre mesi successivo alla data di entrata in vigore della presente
legge, dei dischi fonografici ed apparecchi analoghi, i cui diritti di utilizzazione siano scaduti secondo la disciplina
previgente, effettuata da coloro che hanno riprodotto e messo in commercio i predetti supporti prima della data
di entrata in vigore della presente legge.

5. Per quanto non disciplinato dai commi da 1 a 4, l’attuazione della direttiva 93/98/CEE del Consiglio sarà
informata ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) saranno modificati, ove occorra, i termini iniziali di computo della protezione;

b) saranno riconosciuti e disciplinati i diritti relativi ad opere lecitamente pubblicate o comunicate per la
prima volta dopo la scadenza di protezione del diritto d’autore, nonchè alle edizioni critiche e scientifiche
di opere in pubblico dominio, in conformità alle disposizioni degli articoli 4 e 5 della direttiva, nel
quadro dei diritti tutelati dalla legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni;

c) saranno previste disposizioni transitorie in relazione ai rapporti giuridici sorti anteriormente al 1º
luglio 1995, al fine di salvaguardare i diritti acquisiti dai terzi;

d) per le opere cinematografiche e assimilate, tenuto conto del notevole prolungamento del termine di durata
di protezione rispetto alle altre categorie di opere, sarà introdotta in via permanente una previsione di
compenso non rinunciabile legata alla utilizzazione dell’opera stessa stabilita, in difetto di accordo fra le parti,
con la procedura di cui all’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale 20 luglio 1945, n. 440.

6. E’ comunque consentita la prosecuzione dello sfruttamento, senza corrispettivo alcuno, dei diritti relativi
alle opere per l’emissione radiofonica e televisiva, da parte dei concessionari del servizio di radiodiffusione
che ne hanno intrapreso lo sfruttamento, ovvero iniziata la realizzazione, anteriormente al 1º luglio 1995.

Art. 18. Parità di trattamento.

1. Il Governo, sentiti, nell’ambito delle rispettive competenze, la Commissione nazionale per la parità
e le pari opportunità tra uomo e donna di cui alla legge 22 giugno 1990, n. 164, nonchè il Comitato
nazionale per l’attuazione dei princìpi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità
tra lavoratori e lavoratrici di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125, emana, con uno o più regolamenti,
norme per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale all’ordinamento comunitario e per la realizzazione dei programmi
comunitari in materia di parità di trattamento tra uomo e donna, di pari opportunità e di promozione
di azioni positive.

2. I regolamenti di cui al comma 1 provvedono:

a) ad abrogare o modificare, salvi i casi di riserva di legge, le disposizioni legislative in contrasto con
i princìpi e le norme di diritto comunitario;

b) a disporre le misure di attuazione di programmi comunitari per le pari opportunità e la promozione
di azioni positive.

3. I regolamenti di cui al presente articolo sono emanati secondo le procedure previste dall’art. 17 della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per il coordinamento
delle politiche dell’Unione europea da lui delegato, di concerto con il Ministro competente, sentito il parere
del Consiglio di Stato e delle Commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica,
competenti per materia. I pareri dovranno essere pronunciati entro quaranta giorni dalla richiesta; decorso tale
termine i regolamenti sono emanati anche in mancanza di detti pareri.

Art. 19. Bilancio in forma abbreviata: attuazione della direttiva 94/8/CE de Consiglio.

1. L’art. 2435-bis del codice civile è sostituito dal seguente:

< abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non abbiano superato due
dei seguenti limiti: 1) totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 4.700 milioni di lire; 2) ricavi delle vendite
e delle prestazioni: 9.500 milioni di lire; 3) dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità.
Nel bilancio in forma abbreviata lo stato patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate nell'art. 2424 con
lettere maiuscole e con numeri romani; dalle voci BI e BII dell'attivo devono essere detratti in forma esplicita
gli ammortamenti e le svalutazioni; nelle voci CII dell'attivo e D del passivo devono essere separatamente indicati
i crediti e i debiti esigibili oltre l'esercizio successivo. Nella nota integrativa sono omesse le indicazioni
richieste dal n. 10) dell'art. 2426 e dai numeri 2), 3), 7), 9), 10), 12), 13), 14), 15), 16) e 17) dell'art. 2427;
le indicazioni richieste dal n. 6) dell'art. 2427 sono riferite all'importo globale dei debiti iscritti in bilancio.
Qualora le società indicate nel primo comma forniscano nella nota integrativa le informazioni richieste
dai numeri 3) e 4) dell'art. 2428, esse sono esonerate dalla redazione della relazione sulla gestione. Le società
che a norma del presente articolo redigono il bilancio in forma abbreviata devono redigerlo in forma ordinaria
quando per il secondo esercizio consecutivo abbiano superato due dei limiti indicati nel primo comma>>.

2. Il comma 1 dell’art. 27 del decreto legislativo 9 aprile 1991, n. 127, è sostituito dal seguente:
<<1. Non sono soggette all'obbligo indicato nell'art. 25 le imprese controllanti che, unitamente alle imprese
controllate, non abbiano superato, per due esercizi consecutivi, due dei seguenti limiti: a) 19.000 milioni di
lire nel totale degli attivi degli stati patrimoniali; b) 38.000 milioni di lire nel totale dei ricavi delle vendite
e delle prestazioni; c) 250 dipendenti occupati in media durante l'esercizio.>>.

Art. 20. Prestazione di servizi da parte di cooperative sociali.

1. L’art. 5 della legge 8 novembre 1991, n. 381, è sostituito dal seguente:

<

1. Gli enti pubblici, compresi quelli economici, e le società di capitali a partecipazione pubblica,
anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione, possono stipulare convenzioni
con le cooperative che svolgono le attività di cui all'art. 1, comma 1, lettera b), ovvero con analoghi
organismi aventi sede negli altri Stati membri della Comunità europea, per la fornitura di beni e servizi
diversi da quelli socio-sanitari ed educativi il cui importo stimato al netto dell'IVA sia inferiore agli importi
stabiliti dalle direttive comunitarie in materia di appalti pubblici, purchè tali convenzioni siano finalizzate
a creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate di cui all'art. 4, comma 1.

2. Per la stipula delle convenzioni di cui al comma 1 le cooperative sociali debbono risultare iscritte all'albo
regionale di cui all'art. 9, comma 1. Gli analoghi organismi aventi sede negli altri Stati membri della Comunità
europea debbono essere in possesso di requisiti equivalenti a quelli richiesti per l'iscrizione a tale albo e risultare
iscritti nelle liste regionali di cui al comma 3, ovvero dare dimostrazione con idonea documentazione del possesso
dei requisiti stessi.

3. Le regioni rendono noti annualmente, attraverso la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità
europee, i requisiti e le condizioni richiesti per la stipula delle convenzioni ai sensi del comma 1, nonchè
le liste regionali degli organismi che ne abbiano dimostrato il possesso alle competenti autorità regionali.

4. Per le forniture di beni o servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi, il cui importo stimato
al netto dell'IVA sia pari o superiore agli importi stabiliti dalle direttive comunitarie in materia di appalti
pubblici, gli enti pubblici compresi quelli economici, nonchè le società di capitali a partecipazione
pubblica, nei bandi di gara di appalto e nei capitolati d'onere possono inserire, fra le condizioni di esecuzione,
l'obbligo di eseguire il contratto con l'impiego delle persone svantaggiate di cui all'art. 4, comma 1, e con l'adozione
di specifici programmi di recupero e inserimento lavorativo. La verifica della capacità di adempiere agli
obblighi suddetti, da condursi in base alla presente legge, non può intervenire nel corso delle procedure
di gara e comunque prima dell'aggiudicazione dell'appalto>>.

Art. 21. Servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari e adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento
mobiliare e degli enti creditizi: criteri di delega.

1. L’attuazione delle direttive del Consiglio 93/6/CEE e 93/22/CEE sarà informata ai seguenti princìpi
e criteri direttivi:

a) prevedere che la prestazione a terzi, a titolo professionale, dei servizi d’investimento indicati nella
sezione A dell’allegato alla direttiva 93/22/CEE sia riservata alle imprese di investimento ed alle banche e che
gli agenti di cambio continuino ad esercitare le attività loro consentite dall’ordinamento vigente;

b) prevedere che le imprese di investimento autorizzate in conformità alla direttiva 93/22/CEE possano
prestare in Italia i servizi di cui all’allegato alla direttiva stessa in libera prestazione ovvero per il tramite
di succursali; stabilire, altresì; che la vigilanza sulle imprese autorizzate sia esercitata dalle autorità
che hanno rilasciato l’autorizzazione, mentre restano ferme le attribuzioni delle autorità italiane competenti
in materia di elaborazione e applicazione delle norme di comportamento, di politica monetaria, nonchè di
costituzione, funzionamento e controllo di mercati regolamentati;

c) definire la ripartizione delle competenze tra la Banca d’Italia e la Commissione nazionale per le società
e la borsa (CONSOB), ispirandola ai criteri già previsti nel titolo I della legge 2 gennaio 1991, n. 1,
ed assicurando uniformità di disciplina in relazione ai servizi prestati ed evitando duplicazioni di compiti
nell’esercizio delle funzioni di controllo;

d) prevedere che le autorità italiane collaborino tra loro e con le autorità degli altri Stati
membri dell’Unione europea, degli Stati dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA), ai quali si applica
l’Accordo sullo Spazio economico europeo e, mediante accordi a condizione di reciprocità, con le autorità
degli Stati terzi preposte alla vigilanza sugli intermediari e i mercati finanziari e sulle imprese assicurative;

e) stabilire le condizioni di accesso all’attività e la disciplina delle partecipazioni al capitale delle
imprese di investimento, ispirandole a criteri obiettivi e garantendo in ogni caso la sana e prudente gestione
delle imprese d’investimento;

f) stabilire che l’esercizio dei poteri attribuiti alle autorità competenti si esplichi avendo riguardo
alla trasparenza e alla correttezza dei comportamenti degli intermediari, alla tutela degli investitori, alla stabilità,
alla competitività ed al buon funzionamento del sistema finanziario, nonchè alla sana e prudente
gestione degli intermediari ed alla non discriminazione tra gli intermediari ammessi allo svolgimento di uno o
più servizi di investimento;

g) prevedere forme di vigilanza regolamentare, informativa e ispettiva, riguardanti l’adeguatezza patrimoniale,
il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni, le partecipazioni detenibili, l’organizzazione amministrativa
e contabile, i controlli interni, le norme di comportamento, l’informazione, la correttezza e la regolarità
delle negoziazioni. Dovrà, inoltre, essere prevista la riduzione al minimo e la trasparenza dei conflitti
di interesse;

h) stabilire la disciplina di comportamento degli intermediari, ispirandola ai princìpi di cura dell’interesse
del cliente e dell’integrità del mercato, di diligenza, di correttezza, di trasparenza e di equità.
Nella applicazione dei princìpi si dovrà altresì tenere conto della esperienza professionale
degli investitori;

i) nell’applicazione dei princìpi si dovrà tener conto della professionalità dei promotori
finanziari, anche al fine della consulenza relativa ai servizi finanziari e ai valori mobiliari oggetto della sollecitazione
fuori sede;

l) prevedere che i diritti degli investitori sui fondi e sui valori mobiliari affidati a coloro che prestano
servizi di investimento siano distinti da quelli delle imprese affidatarie ed adeguatamente salvaguardati anche
attraverso l’eventuale affidamento dei fondi e dei valori mobiliari a soggetti depositari terzi. La disciplina
delle crisi dovrà essere uniforme per tutti i soggetti autorizzati all’attività di intermediazione
in valori mobiliari, in particolare mediante l’assoggettamento delle imprese di investimento a provvedimenti cautelari,
ad amministrazione straordinaria, nonchè a liquidazione coatta amministrativa;

m) prevedere il potere delle autorità competenti di disciplinare, in conformità alla direttiva
93/22/CEE, le ipotesi in cui le transazioni relative agli strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati
italiani devono essere eseguite nei mercati stessi;

n) prevedere la possibilità di accesso delle imprese di investimento e delle banche ai mercati regolamentati
secondo scadenze temporali che non penalizzino le banche italiane rispetto agli altri operatori. Tali soggetti
potranno acquistare la qualità di membri dei sistemi di compensazione e liquidazione, nel rispetto dei criteri
e delle procedure fissati dalle autorità competenti;

o) disciplinare gli obblighi di dichiarazione e informazione in modo da contemperare le esigenze di trasparenza
ed efficienza dei mercati regolamentati e il diritto dei clienti di poter valutare in qualsiasi momento le condizioni
di svolgimento dei servizi;

p) le disposizioni necessarie per adeguare alle direttive 93/6/CEE e 93/22/CEE la disciplina vigente per lo
svolgimento dei servizi di investimento, per la cui adozione non si debba provvedere con atti aventi forza di legge,
saranno emanate dalla CONSOB e dalla Banca d’Italia, secondo le rispettive competenze normativamente previste;

q) disciplinare, secondo linee omogenee e in un’ottica di semplificazione, l’istituzione, l’organizzazione e
il funzionamento dei mercati regolamentati, prevedendo organismi di natura privatistica, che siano espressione
degli intermediari ammessi ai singoli mercati e siano dotati di poteri di gestione, autoregolamentazione e intervento,
nonchè disciplinare l’articolazione, le competenze e il coordinamento delle autorità di controllo,
tenendo conto dei princìpi in materia di vigilanza sui mercati contenuti nella legge 2 gennaio 1991, n.
1 e successive modificazioni e integrazioni, e nel decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1987, n.
556, e relative disposizioni attuative;

r) prevedere che, fermo restando quanto stabilito dall’art. 3, comma 1, lettera c), della presente legge, nel
definire le sanzioni amministrative pecuniarie previste per assicurare l’osservanza delle norme di recepimento
e delle disposizioni generali o particolari emanate sulla base di esse si tenga conto dei princìpi della
legge 24 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni, con particolare riguardo all’applicazione delle sanzioni
nei confronti delle persone fisiche. Dovrà essere sancita la responsabilità delle imprese di investimento,
alle quali appartengono i responsabili delle violazioni, per il pagamento delle sanzioni e per l’esercizio del
diritto di regresso verso i predetti responsabili, nonchè adottata ogni altra disposizione necessaria per
razionalizzare, sotto il profilo sia sostanziale che procedurale, il sistema dei provvedimenti cautelari e delle
sanzioni amministrative applicabili alle violazioni di disposizioni in materia di servizi di investimento.

2. In deroga al termine indicato all’art. 1, comma 1, i decreti legislativi di attuazione delle direttive di
cui al presente articolo dovranno essere emanati entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, al fine di dare pronta attuazione ai princìpi della parità concorrenziale, del buon
funzionamento dei mercati e della tutela degli investitori, contenuti nelle direttive stesse.

3. In sede di riordinamento normativo delle materie concernenti gli intermediari, i mercati finanziari e mobiliari
e gli altri aspetti comunque connessi, cui si provvederà ai sensi dell’art. 8, le sanzioni amministrative
e penali potranno essere coordinate con quelle già comminate da leggi vigenti in materia bancaria e creditizia
per violazioni che siano omogenee e di pari offensività. A tal fine potrà stabilirsi che non costituiscono
reato e sono assoggettate a sanzioni amministrative pecuniarie, sulla base dei princìpi della legge 24 novembre
1981, n. 689 e successive modificazioni, e fino ad un ammontare massimo di lire trecento milioni, violazioni per
le quali è prevista, in via alternativa o congiunta, la pena dell’ammenda o dell’arresto fino ad un anno,
con esclusione delle condotte volte ad ostacolare l’attività delle autorità di vigilanza ovvero consistenti
nella produzione di documentazione non veritiera ovvero che offendono in maniera rilevante il bene giuridico tutelato.

4. In sede di riordinamento normativo delle materie concernenti gli intermediari, i mercati finanziari e mobiliari
e gli altri aspetti comunque connessi potrà essere altresì modificata la disciplina relativa alle
società emittenti titoli sui mercati regolamentati, con particolare riferimento al collegio sindacale, ai
poteri delle minoranze, ai sindacati di voto e ai rapporti di gruppo, secondo criteri che rafforzino la tutela
del risparmio e degli azionisti di minoranza.

Art 22 e seguenti