Legge 1766/1927

untitled Legge 16 giugno 1927, n. 1766 (in Gazz. Uff., 3 ottobre, n. 228). Conversione in legge con modificazioni del Regio Decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi civici[...]

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Legge 16 giugno 1927, n. 1766

(in Gazz. Uff., 3 ottobre, n. 228).

Conversione in legge con modificazioni del Regio Decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento
degli usi civici nel regno, del Regio Decreto 28 agosto 1924, n. 1484, e del Regio Decreto 16 maggio 1926, n. 895
sulla stessa materia.

Art. 1.

Per l’accertamento e la liquidazione generale degli usi civici e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento
delle terre spettanti agli abitanti di un comune, o di una frazione di comune, e per la sistemazione delle terre
provenienti dalla liquidazione suddetta e delle altre possedute da comuni, università ed altre associazioni
agrarie, comunque denominate, soggette all’esercizio di usi civici, si osserveranno le disposizioni della presente
legge.

Art. 2.

Nel giudizio di accertamento circa la esistenza, natura ed estensione degli usi civici, ove non esista la prova
documentale, è ammesso qualunque altro mezzo legale di prova purché l’esercizio dell’uso civico sia
cessato anteriormente al 1800.

Art. 3.

Chiunque eserciti o pretenda esercitare diritti della natura di cui all’articolo precedente è tenuto,
entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge, a farne dichiarazione al commissario istituito ai sensi
dell’art. 27.

Trascorso detto termine senza che siasi fatta la dichiarazione, rimane estinta ogni azione diretta ad ottenere
il riconoscimento dei diritti medesimi, che non trovinsi in esercizio, e la rivendicazione delle terre soggette
agli usi civici.

Per la generalità degli abitanti le dichiarazioni e le istanze saranno fatte dal podestà o dalla
associazione degli utenti, ove esista, salvo ai singoli di provvedervi direttamente; nel quale ultimo caso il commissario
potrà chiamare in giudizio i legali rappresentanti del comune, della frazione o dell’associazione.

Le dichiarazioni e le istanze potranno essere presentate anche al pretore, che ne curerà la trasmissione
al commissario.

Art. 4.

Per gli effetti della presente legge i diritti di cui all’art. 1 sono distinti in due classi:

1º essenziali, se il personale esercizio si riconosca necessario per i bisogni della vita;

2º utili, se comprendano in modo prevalente carattere e scopo di industria.

Appartengono alla 1ª classe i diritti di pascere e abbeverare il proprio bestiame, raccogliere legna per
uso domestico o di personale lavoro, seminare mediante corrisposta al proprietario.

Alla 2ª classe appartengono, congiunti con i precedenti o da soli, i diritti di raccogliere o trarre dal
fondo altri prodotti da poterne fare commercio, i diritti di pascere in comunione del proprietario e per fine anche
di speculazione; ed in generale i diritti di servirsi del fondo in modo da ricavarne vantaggi economici, che eccedano
quelli che sono necessari al sostentamento personale e famigliare.

Per gli effetti della presente legge sono reputati usi civici i diritti di vendere erbe, stabilire i prezzi
dei prodotti, far pagare tasse per il pascolo, ed altri simili, che appartengono ai comuni sui beni dei privati.
Non vi sono invece comprese le consuetudini di cacciare, spigolare, raccogliere erbe ed altre della stessa natura.
Di queste gli utenti rimarranno nell’esercizio, finché non divengano incompatibili con la migliore destinazione
data al fondo dal proprietario.

Art. 5.

Il compenso per la liquidazione dei diritti suddetti è stabilito in una porzione del fondo gravato o della
parte del fondo gravata da assegnarsi al comune, nel cui territorio il fondo stesso si trova, e che sarà
determinata nel modo seguente:

Per i diritti della prima classe, comunque esercitati, l’anzidetta porzione di terreno corrisponderà
al minimo di un ottavo del fondo, che potrà, secondo la varietà dei casi e le circostanze, essere
elevata ad un terzo ed anche sino alla metà.

Per i diritti della seconda classe il compenso, tenendo conto dei criteri suddetti, potrà da un minimo
di un quarto elevarsi dal commissario fino al massimo di due terzi del fondo.

Questo compenso comprenderà anche quello che corrisponde ai diritti della prima classe, qualora anche
questi siano in tutto od in parte esistenti sul medesimo fondo.

Allorché si tratti di un solo diritto, che a giudizio del commissario sia di tenue entità, il
compenso potrà essere ridotto a misura inferiore di quella stabilita nel primo capoverso del presente articolo.

Sulle porzioni di terreno così assegnate graveranno le imposte dal giorno delle assegnazioni.

Art. 6.

La porzione di terreno da assegnarsi in compenso dei diritti civici da liquidare dovrà essere determinata
non solo col criterio della sua estensione, ma con quello anche del suo valore.

A tal fine il commissario potrà ordinare apposita perizia. E in tal caso sarà in facoltà
delle parti di farsi assistere, ciascuna da un perito di propria fiducia, nelle operazioni che il perito ufficiale
dovrà compiere entro il termine che avrà stabilito il commissario; dopo di che questi emanerà
il suo finale provvedimento.

Art. 7.

Saranno esenti dalla divisione e gravati di annuo canone di natura enfiteutica a favore del comune, in misura
corrispondente al valore dei diritti, da stabilirsi con perizia, i terreni che abbiano ricevuto dal proprietario
sostanziali e permanenti migliorie, ed i piccoli appezzamenti non aggruppabili in unità agrarie.

Restano ferme nelle provincie ex-pontificie le disposizioni dell’art. 9 del Regio Decreto 3 agosto 1891, n.
510, per l’affrancazione, a favore della popolazione di un comune, di una frazione, o di una associazione agraria,
di tutto o di parte del fondo gravato da usi civici, ed il commissario vi provvederà con le norme stabilite
dall’articolo stesso, salvi i temperamenti che egli ritenesse convenienti in corrispondenza con i dimostrati bisogni
della popolazione.

Art. 8.

Le comunioni generali per servitù reciproche, qualora esistano, e tutte le comunioni particolari nelle
quali non siano demani comunali, salvo il caso di cui all’ultimo comma del presente articolo, saranno sciolte senza
compenso.

Le comunioni generali per condominio, e le particolari, sia per condominio sia per servitù fra comuni,
fra comuni e frazioni, o fra due frazioni anche dello stesso comune, si scioglieranno con l’attribuzione a ciascun
comune o a ciascuna frazione di una parte delle terre in piena proprietà, corrispondente in valore all’entità
ed estensione dei reciproci diritti sulle terre, tenuto conto della popolazione, del numero degli animali mandati
a pascolare, e dei bisogni di ciascun comune e di ciascuna frazione.

Si considerano comunioni generali quelle costituite sugli interi territori delle comunità partecipanti;
si considerano particolari quelle che comprendono solo una parte di detti territori.

In considerazione dei bisogni della economia locale potranno essere conservate le promiscuità esistenti,
nel qual caso ne sarà fatto rapporto motivato al ministero dell’economia nazionale, che provvederà.

Art. 9.

Qualora sulle terre di uso civico appartenenti ai comuni, alle frazioni ed alle associazioni o ad esse pervenute
per effetto della liquidazione dei diritti di cui all’art. 1, siano avvenute occupazioni, queste, su domanda degli
occupatori, potranno essere legittimate, sempre che concorrano unitamente le seguenti condizioni:

a) che l’occupatore vi abbia apportato sostanziali e permanenti migliorie;

b) che la zona occupata non interrompa la continuità dei terreni;

c) che l’occupazione duri almeno da dieci anni.

Le stesse norme valgono per la legittimazione dell’acquisto delle quote dei demani comunali delle province
napoletane e siciliane, alienate durante il periodo di divieto.

Non avvenendo la legittimazione, le terre dovranno essere restituite al comune, alla associazione, o alla frazione
del comune, a qualunque epoca l’occupazione di esse rimonti.

Art. 10.

Nel concedere la legittimazione di cui all’articolo precedente, il commissario imporrà sul fondo occupato
ed a favore del comune o della associazione un canone di natura enfiteutica, il cui capitale corrisponda al valore
del fondo stesso, diminuito di quello delle migliorie, aumentato di almeno 10 annualità di interessi: tale
aumento non sarà imposto, se l’occupante abbia già corrisposta una prestazione sia in generi che
in denaro.

Il detto canone potrà essere di misura inferiore quando l’occupatore avrebbe potuto beneficiarsi della
quotizzazione.

Le legittimazioni dovranno in ogni caso essere sottoposte all’approvazione sovrana.

Art. 11.

I terreni assegnati ai comuni o alle frazioni in esecuzione di leggi precedenti relative alla liquidazione dei
diritti di cui all’art. 1º, e quelli che perverranno ad essi in applicazione della presente legge, nonché
gli altri posseduti da comuni o frazioni di comuni, università, ed altre associazioni agrarie comunque denominate,
sui quali si esercitano usi civici, saranno distinti in due categorie:

a) terreni convenientemente utilizzabili come bosco o come pascolo permanente;

b) terreni convenientemente utilizzabili per la coltura agraria.

Art. 12.

Per i terreni di cui alla lettera a) si osserveranno le norme stabilite nel capo secondo del titolo quarto del
Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3267.

I comuni e le associazioni non potranno, senza l’autorizzazione del ministero dell’economia nazionale, alienarli
o mutarne la destinazione.

I diritti delle popolazioni dei detti terreni saranno conservati ed esercitati in conformità del piano
economico e degli art. 130 e 135 del citato Decreto, e non potranno eccedere i limiti stabiliti dall’art. 521 del
codice civile.

Art. 13.

I terreni indicati alla lettera b) dell’art. 10 sono destinati ad essere ripartiti, secondo un piano tecnico
di sistemazione fondiaria e di avviamento colturale, fra le famiglie dei coltivatori diretti del comune o della
frazione, con preferenza per quelle meno abbienti, purché diano affidamento di trarne la maggiore utilità.

Gli atti della ripartizione affidati agli istruttori e periti saranno omologati dal commissario e sottoposti
all’approvazione sovrana.

Art. 14.

L’assegnazione dei terreni alle due categorie di cui all’art. 11 sarà determinata dal commissario, contemperando
i bisogni della popolazione con quelli della conservazione del patrimonio boschivo e pascolivo nazionale, in base
ad un piano di massima compilato da un delegato tecnico designato dal commissario, previa autorizzazione del ministro
per l’economia nazionale.

Art. 15.

Qualora l’estensione lo consenta, i terreni destinati a coltura agraria, salvo il disposto dell’art. 17, potranno
essere affidati dal ministero dell’economia nazionale al delegato tecnico di cui all’articolo precedente, o ad
altro nominato dal ministero stesso, affinché prima della ripartizione siano con gestione unica sottoposti
alle opere di sistemazione necessarie alla razionale costituzione di unità fondiarie.

Il delegato sarà assistito da quattro cittadini del comune, scelti dal podestà e dalla assemblea
dell’associazione degli utenti tra agricoltori ed esperti in materia agraria.

Detto delegato ha il mandato:

a) di gestire i terreni della categoria b) ed eseguire le occorrenti opere di trasformazione;

b) di compilare ed attuare, ad opere compiute, il piano di ripartizione dei terreni in unità fondiarie,
determinando le opere di miglioria da eseguirsi successivamente a cura degli assegnatari e gli altri obblighi di
questi.

Per gli uffici di cui alla lettera a) del presente articolo il delegato risponderà direttamente al ministero
dell’economia nazionale giusta gli obblighi da stabilirsi all’inizio della gestione, e per quelli di cui alla lettera
b) dovrà attenersi alle disposizioni contenute nel secondo comma dell’articolo 13.

Art. 16.

Il delegato, per provvedersi dei mezzi necessari all’adempimento degli uffici, di cui all’articolo precedente,
oltre a servirsi dei frutti e delle rendite dei terreni soggetti alla sua gestione, potrà valersi del credito
agrario secondo le agevolazioni, in quanto vi siano applicabili, concesse dalle leggi raccolte nel testo unico
9 aprile 1922, 932, nonché delle altre previste dai regi decreti 14 luglio 1918, n. 1142, 2 settembre 1919,
n. 1633, 30 dicembre 1923, n. 3139, e dai successivi provvedimenti in materia di credito agrario.

Art. 17.

Qualora alla gestione dei terreni indicati alla lettera a) dell’art. 11 venga provveduto con la nomina di un
direttore tecnico ai sensi del Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, questi potrà essere incaricato anche
delle funzioni di delegato tecnico di cui all’art. 15.

Art. 18.

Il ministro per l’economia nazionale, qualora lo ritenga opportuno, potrà affidare, in base ad apposita
convenzione, in tutto o in parte la esecuzione delle occorrenti opere di trasformazione fondiaria e la gestione
temporanea dei terreni, nel periodo precedente la ripartizione, all’opera nazionale dei combattenti, od altri enti
ed istituti legalmente riconosciuti, che diano affidamento di rapida e perfetta esecuzione.

Ad essi sarà fatto obbligo di preferire per l’esecuzione dei lavori la mano d’opera locale.

Art. 19.

L’assegnazione delle unità fondiarie risultanti dalla ripartizione è fatta a titolo di enfiteusi,
con l’obbligo delle migliorie e dell’osservanza delle altre condizioni determinate nel piano di ripartizione di
cui agli art. 13 e 15, sotto pena di devoluzione a favore del comune, della frazione, o della associazione degli
utenti.

Art. 20.

Il canone sarà fissato in base al prezzo dell’unità fondiaria, realizzabile in libera contrattazione,
tenuto conto dei vincoli giuridici apposti all’assegnazione e del precedente diritto dell’assegnatario.

Nel caso di ipoteca inscritta per mutui contratti per opere preliminari di sistemazione e trasformazioni fondiarie,
nel canone sarà distinta la parte da corrispondersi agli istituti mutuanti.

Art. 21.

Le unità fondiarie abbandonate o devolute saranno riassegnate con le norme di cui agli art. 13 e 19.

Non sarà ammessa l’affrancazione se non quando le migliorie saranno state eseguite ed accertate: l’accertamento
sarà fatto dalla locale cattedra di agricoltura.

Prima dell’affrancazione le unità suddette non potranno essere divise, alienate o cedute per qualsiasi
titolo.

Art. 22.

Qualora l’estensione delle terre da ripartire non sia sufficiente per soddisfare tutte le domande delle famiglie
che vi hanno diritto, si potrà provvedere all’assegnazione mediante sorteggio fra le famiglie indicate nel
primo comma dell’art. 13.

Allo scopo di aumentare la massa da dividere tra gli aventi diritto, è tuttavia consentito tanto ai
comuni quanto alle associazioni degli utenti di avvantaggiarsi delle disposizioni del Decreto-legge luogotenenziale
14 luglio 1918, n. 1142, diretto ad agevolare l’acquisto di nuovi terreni.

La stessa facoltà è data ai comuni ed alle associazioni per affrancare i canoni enfiteutici che
gravano le terre da ripartire.

Qualora occorra pagare quote di ammortamento per debiti incontrati dal comune per l’acquisto delle terre, si
applicherà la disposizione del capoverso dell’art. 20 limitatamente alla parte che viene ripartita.

Art. 23.

Gli assegnatari delle terre ripartite potranno riunirsi in consorzio per provvedersi più agevolmente dei
mezzi necessari per utilizzarle e per godere dei vantaggi accordati dalle leggi.

La riunione in consorzio sarà obbligatoria qualora il ministero dell’economia nazionale, su proposta
del delegato tecnico, lo ritenga necessario per l’esecuzione di opere e servizi di interesse comune.

Le stesse norme valgono per la riunione di più consorzi.

Art. 24.

Il capitale di affrancazione dei canoni per effetto di liquidazione di diritti, per legittimazione di occupazioni,
per quotizzazione, sarà investito in titoli del debito pubblico intestati al comune, alla frazione od alla
associazione, con vincolo a favore del ministero dell’economia nazionale, per essere destinato, in caso di bisogno,
ad opere permanenti di interesse generale della popolazione.

Egualmente sarà investito in titoli del debito pubblico, intestati come sopra è detto e con
identico vincolo, il prezzo di vendita dei terreni dichiarati alienabili ai termini dell’art. 12.

Art. 25.

Il ministero dell’economia nazionale, su proposta del commissario, o di sua iniziativa allorché questi
abbia cessato dalle sue funzioni od anche su richiesta della maggioranza degli utenti, potrà procedere allo
scioglimento delle associazioni di cui all’art. 1º, se il patrimonio sia insufficiente ai bisogni degli utenti,
o vi siano motivi per ritenere inutile o dannosa la esistenza di esse.

In tal caso i terreni delle associazioni saranno trasferiti ai comuni o alle frazioni nel cui territorio trovansi
compresi, con la destinazione corrispondente alla categoria cui essi appartengono.

Quanto sopra si osserverà anche relativamente ai beni di altra natura posseduti dalle dette associazioni;
però il comune non potrà mutarne la destinazione senza l’autorizzazione del ministero dell’economia
nazionale. Non sarà permessa la costituzione di nuove associazioni per il godimento comune dei diritti di
cui all’art. 1º, ma potrà accordarsi il riconoscimento a quelle che siano già esistenti di fatto.

Art. 26.

I terreni di uso civico dei comuni e delle frazioni e quelli delle associazioni, sia che passino ai comuni od
alle frazioni, sia che restino alle associazioni stesse, debbono essere aperti agli usi di tutti i cittadini del
comune o della frazione. Qualora per disposizioni speciali di leggi anteriori o per sentenze passate in giudicato
fosse stato assicurato un diritto particolare ad alcune categorie di persone, il ministero dell’economia nazionale,
d’accordo col ministero dell’interno, potrà stabilire i provvedimenti che secondo le circostanze si riterranno
opportuni.

I terreni suddetti di originaria appartenenza delle frazioni e gli altri che ad esse passeranno in seguito
ad affrancazione o per effetto dell’art. 25, saranno amministrati dalle medesime, separatamente da altri, a norma
della legge comunale e provinciale, a profitto dei frazionisti, qualunque sia il numero di essi. Con le norme della
stessa legge saranno amministrati i beni delle associazioni conservate.

Art. 27.

All’attuazione di quanto è disposto nella presente legge provvederanno con funzioni amministrative e giudiziarie
i commissari regionali.

I commissari saranno nominati con decreto reale su proposta del ministro per l’economia nazionale con consenso
del ministro per la giustizia e gli affari di culto, e scelti fra magistrati di grado non inferiore a quello di
consigliere di corte d’appello, e prenderanno il nome di commissari per la liquidazione degli usi civici.

Il ministro per l’economia nazionale determinerà la circoscrizione e la sede di ciascun commissariato.

Art. 28.

I commissari avranno alla propria dipendenza uno o più assessori da scegliersi fra magistrati di grado
non superiore a quello di consigliere di appello, ovvero tra funzionari dello Stato che occupano nel quadro di
classificazione gradi corrispondenti. Essi sono nominati con decreto del ministro per l’economia nazionale, previo
il consenso del ministro dal quale dipendono.

L’ufficio degli assessori sarà quello di coadiuvare il commissario in tutte le sue operazioni. Il commissario
potrà affidare agli assessori tutti gli atti di istruzione e delegarli a trattare e ricevere le conciliazioni.

Gli atti d’istruzione dei procedimenti in contenzioso da eseguirsi fuori della sede del commissariato potranno
essere delegati anche ai pretori.

I commissari potranno pure, per l’istruttoria e per la esecuzione delle operazioni di loro competenza, servirsi
di speciali incaricati. Gli atti compiuti dagli assessori ed incaricati non saranno validi senza l’approvazione
del commissario.

In tutti gli atti del procedimento contenzioso di cui al secondo comma dell’articolo seguente, i commissari
saranno assistiti da un segretario con le funzioni di cancelliere.

I magistrati nominati ai sensi dell’art. 27 e del presente potranno essere posti fuori del ruolo organico della
magistratura anche oltre al limite stabilito dall’art. 158 del Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 2784, in numero
però non superiore a dieci, e ad essi si applicheranno le disposizioni dei commi secondo e quarto dell’articolo
medesimo.

Art. 29.

I commissari procederanno, su istanza degli interessati od anche di ufficio, all’accertamento, alla valutazione,
ed alla liquidazione dei diritti di cui all’art. 1º, allo scioglimento delle promiscuità ed alla rivendica
e ripartizione delle terre.

I commissari decideranno tutte le controversie circa la esistenza, la natura e la estensione dei diritti suddetti,
comprese quelle nelle quali sia contestata la qualità demaniale del suolo o l’appartenenza a titolo particolare
dei beni delle associazioni, nonché tutte le questioni a cui dia luogo lo svolgimento delle operazioni loro
affidate.

In ogni fase del procedimento potrà essere promosso un esperimento di conciliazione, sia per iniziativa
del commissario, sia per richiesta delle parti, le quali, per questo oggetto, potranno farsi rappresentare da persona
di loro fiducia munita di speciale mandato.

I commissari cureranno la completa esecuzione delle proprie decisioni e di quelle anteriori, ma non ancora
eseguite.

Tutte le conciliazioni, relative alle materie contemplate nella presente legge, dovranno riportare l’approvazione
del commissario e del ministero dell’economia nazionale, la quale terrà luogo di quella della giunta provinciale
amministrativa.

Art. 30.

Fino a che non sia intervenuta una decisione irrevocabile o una conciliazione debitamente omologata sull’esistenza,
la natura e la liquidazione dei diritti a cui si riferisce la presente legge, i reclami relativi al possesso sono
deferiti ai commissari, che regoleranno provvisoriamente, secondo il loro prudente arbitrio, l’esercizio del medesimo,
sempre che, assunte sommarie informazioni, abbiano riconosciuto l’esistenza di un possesso di fatto. Quando però
siasi commesso attentato violento o clandestino, il detto provvedimento discrezionale non potrà essere dato
se non sia stata prima eseguita la reintegrazione in possesso.

Art. 31.

I commissari nei loro procedimenti sono dispensati dalla osservanza delle forme della procedura ordinaria; però,
prima di provvedere, dovranno sentire gli interessati e raccoglierne sommariamente le osservazioni e le istanze.

Quando la citazione nei modi ordinari sia sommamente difficile per il numero delle parti da citarsi, il commissario
può autorizzare la citazione per pubblici proclami a norma dell’art. 146 del codice di procedura civile.

Qualora abbiano da decidere in ordine a quanto è previsto nell’art. 29, i commissari si atterranno alle
norme del processo avanti i pretori, ed in ogni caso preventivamente sentiti gli interessati e raccolte le loro
istanze e ragioni.

Non sono ammesse altre eccezioni di nullità degli atti del procedimento fuori di quelle che lascino
assoluta incertezza sulle persone, sull’oggetto dell’atto, sul luogo e tempo della comparizione o che concernono
l’essenza dell’atto.

Le decisioni dei commissari saranno eseguite nonostante reclamo, salvo il disposto dell’ultimo comma dell’articolo
seguente.

Art. 32.

Contro le decisioni dei commissari delle questioni concernenti l’esistenza, la natura e la estensione dei diritti
di cui all’art. 1º e la rivendicazione delle terre è ammesso il reclamo alle corti di appello, aventi
giurisdizione nei territori ove sono situati i terreni in controversia, o la loro maggior parte.

Il termine per proporre il reclamo è di giorni 30 dalla data di notificazione.

Il reclamo contro decisioni preparatorie o interlocutorie potrà essere proposto solamente dopo la decisione
definitiva ed unitamente al reclamo contro questa.

Quando la corte di appello, riformando la sentenza del commissario, non decida definitivamente in merito,
dovrà sempre rinviare la causa per il corso ulteriore al commissario.

Le corti di appello potranno ordinare la sospensione delle decisioni impugnate quando ravvisino che possano
derivarne gravi danni.

Art. 33.

Tutte le autorità, uffici ed archivi sono obbligati a compiere ed eseguire atti, a fornire notizie, a
rilasciare copie di documenti, a prestare ogni assistenza allorché ne siano richiesti dal commissario.

Questi potrà altresì richiedere direttamente la assistenza della forza pubblica.

Art. 34.

I commissari regionali assumono le funzioni attribuite ai prefetti ed ai commissari ripartitori nelle province
meridionali e siciliane, a norme dell’art. 16 della legge 20 marzo 1865, allegato E, e delle disposizioni successive.
Nelle altre province assumono quelle delle giunte d’arbitri, istituite con le leggi 15 agosto 1867, n. 3910, 2
aprile 1882, n. 698, 7 maggio 1885, n. 3093, 28 febbraio 1892, n. 72, e con quelle raccolte nel testo unico approvato
con Regio Decreto 3 agosto 1891, n. 510; nonché le funzioni delle commissioni o dei commissari già
istituiti nelle nuove province per effetto della legge dell’ex-impero austro-ungarico del 7 giugno 1883 B. L. L.
n. 94, e delle leggi ed ordinanze provinciali per le operazioni agrarie sulla divisione, sul regolamento e sull’affrancazione
dei relativi diritti di godimento.

Essi però, nelle province cui dette leggi si riferiscono, assumeranno ed eserciteranno tutte le attribuzioni
loro affidate con la presente legge.

Le loro decisioni saranno impugnabili nei modi e nel termine stabiliti dell’art. 32.

Art. 35.

Le attribuzioni già conferite alle giunte di arbitri per la Sardegna passeranno al commissario, il quale
le eserciterà in conformità del Regio Decreto 10 novembre 1907, n. 844, che approva il testo unico
delle leggi contenenti provvedimenti per l’isola.

Art. 36.

Il commissario competente provvederà con le norme della presente legge alla sistemazione dei demani silani
attribuiti ai comuni per effetto della legge 25 maggio 1876, n. 3124.

Art. 37.

La suprema direzione per l’esecuzione della presente legge rimane affidata al ministero dell’economia nazionale.

Esso, nell’interesse delle popolazioni, potrà promuovere e sollecitare le azioni e le operazioni previste
dagli art. 1 e 29.

Art. 38.

Le spese per l’indennità ai commissari, agli assessori e quelle per fitto di locali, per funzionamento
degli uffici e per retribuzioni giornaliere al personale di segreteria e di servizio, nella misura di lire 800.000,
saranno a carico dello Stato ed iscritte in apposito capitolo del bilancio del ministero dell’economia nazionale.

Art. 39.

Le spese dei giudizi e delle operazioni nella misura stabilita dal commissario saranno anticipate dai comuni
o dalle associazioni, e depositate a disposizione del commissario presso la tesoreria provinciale e presso gli
uffici postali, col sistema dei depositi giudiziari. In caso di negligenza o di rifiuto da parte dei comuni, il
commissario richiederà al prefetto ed alla giunta provinciale amministrativa lo stanziamento d’ufficio della
spesa nel bilancio comunale e l’emissione del mandato relativo.

I commissari per provvedere alle spese suddette avranno anche facoltà di ordinare il deposito di una
quota parte dei redditi dei beni di uso civico ai tesorieri dei comuni o delle associazioni, ed anche ai debitori
di tali redditi.

Art. 40.

Tutti gli atti di procedura eseguiti d’ufficio saranno esenti dalle tasse di bollo e di registro.

Saranno invece redatti su carta da lire 4, e soggetti alla tassa fissa minima di registro in vigore, i decreti,
le sentenze e le ordinanze di divisione, legittimazione e assegnazione di terre.

Sulla stessa carta da lire 4 saranno scritti gli atti di parte.

Art. 41.

Tutti gli atti compiuti dai commissari sino alla data di pubblicazione della presente legge rimarranno fermi,
in quanto non siano appellabili e non siano stati appellati nei termini legali.

Nei giudizi di appello dalle decisioni emesse dai commissari anteriormente alla legge presente, si dovranno
applicare, per tutti gli effetti, le norme in questa contenute.

Alle controversie iniziate sotto l’impero di leggi anteriori nelle quali non sia intervenuta sentenza o decisione
definitiva ed irrevocabile o transazione debitamente approvata si applicheranno le disposizioni della presente
legge.

Le cause che all’entrata in vigore della presente legge si troveranno in corso avanti qualsiasi autorità
di prima istanza, saranno riassunte davanti il commissario.

Art. 42.

Le disposizioni contenute nell’art. 156 del Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, relative all’assegnazione
di demani comunali a colonie agricole, nonché quelle contenute negli art. 13 e 29 del Regio Decreto 31 dicembre
1923, n. 3558, per quanto riguarda i demani comunali del Mezzogiorno d’Italia sono abrogate.

Restano ferme tutte le disposizioni in materia di usi civici, demani comunali e diritti della natura di cui
all’art. 1º che, attualmente vigenti, non siano contrarie a quelle contenute nella presente legge.

Art. 43.

Il ministro per l’economia nazionale è autorizzato a stabilire con regolamento, da approvarsi con decreto
reale, le norme che potranno ritenersi necessarie per l’esecuzione delle presenti disposizioni. S210032

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