DL 463/1983

untitled Decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463 (in Gazz. Uff., 12 settembre, n. 250). Misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il contenimento della spesa pubblica, disposizioni per[...]

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Decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463

(in Gazz. Uff., 12 settembre, n. 250).

Misure urgenti in materia previdenziale e sanitaria e per il contenimento della spesa pubblica, disposizioni
per vari settori della pubblica amministrazione e proroga di taluni termini.

Art. 1.

1. I datori di lavoro non agricoli versano entro termini unificati, ferme restando le diverse periodicità,
l’imposta sul valore aggiunto, le somme dovute quali sostituti d’imposta e quelle dovute a gestioni previdenziali
ed assistenziali o la cui riscossione sia a queste affidata. I termini unificati sono stabiliti con decreto dei
Ministri delle finanze, del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale, da adottarsi entro novanta giorni dall’entrata
in vigore del presente decreto.

2. Le somme di cui al comma che precede sono versate distintamente con i procedimenti e le modalità rispettivamente
vigenti, a mezzo di moduli conformi ad unico modello, recante le informazioni richieste dalle amministrazioni interessate,
cui ne compete la verifica, da effettuarsi mediante controlli incrociati, con idonea campionatura. Il modello è
approvato con il decreto ci dui al comma 1.

3. La codificazione effettuata dall’Amministrazione finanziaria, viene estesa a tutti i soggetti per i rapporti
con le gestioni previdenziali e assistenziali, con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura
e con le altre amministrazioni pubbliche. I relativi adempimenti hanno inizio immediato e sono ultimati entro il
30 giugno 1984.

Modifiche al testo Testo a seguito della conversione (Legge 638/1983) :

All’art. 1:

al comma primo, dopo le parole: <> sono aggiunte le seguenti: < ogni caso non oltre il 25 del mese>>; al comma secondo, dopo le parole: <>
sono aggiunte le seguenti: <>.

Art. 2.

1. L’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni
dei lavoratori dipendenti, ivi comprese le trattenute effettuate ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 della legge
30 aprile 1969, n. 153, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a L. 2.000.000, qualora
le ritenute stesse eccedano le somme anticipate o denunciate nelle forme e nei termini di legge dal datore di lavoro
ai lavoratori per conto delle gestioni previdenziali ed assistenziali. Il relativo versamento, prima del promovimento
dell’azione penale, estingue il reato.

2. Il datore di lavoro che non provveda al pagamento dei contributi e dei premi dovuti alle gestioni previdenziali
e assistenziali entro il termine stabilito, o vi provveda in misura inferiore, è tenuto al versamento di
una somma aggiuntiva, in sostituzione di quella prevista dalle disposizioni che disciplinano la materia, fino a
due volte l’importo dovuto, ferme restando le ulteriori sanzioni amministrative e penali. Per la graduazione delle
somme aggiuntive dovute sui premi resta in vigore la legge 21 aprile 1967, n. 272.

3. Nel settore agricolo, per quanto attiene la contribuzione unificata dovuta per gli operai, le ipotesi previste
dai precedenti commi si realizzano allorquando la mancata o minore imposizione dei contributi sia conseguente ad
una omessa, incompleta, reticente o infedele presentazione delle denunce contributive previste dall’art. 2 della
legge 18 dicembre 1964, n. 1412, e successive modificazioni ed integrazioni.

4. Le sanzioni amministrative previste per violazione delle norme di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, e successive modificazioni ed integrazioni, sono versate all’Ente nazionale
di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo.

5. Entro il 31 ottobre 1983 i datori di lavoro che abbiano effettuato il versamento dei contributi afferenti
al periodo successivo al 1º febbraio 1983 sono ammessi a regolarizzare la loro posizione debitoria relativa
ai periodi di paga precedenti. La regolarizzazione estingue il reato e le obbligazioni per sanzioni amministrative
e per ogni altro onere accessorio connessi con la denuncia ed il versamento dei contributi stessi, ivi compresi
quelli di cui all’art. 18 del decreto-legge 30 agosto 1968, n. 918, convertito, con modificazioni, nella legge
25 ottobre 1968, n. 1089, in materia di sgravi degli oneri sociali, con esclusione delle spese di giudizio e degli
aggi connessi alla riscossione dei contributi a mezzo ruoli esattoriali. La regolarizzazione è effettuata
con versamento in unica soluzione dei contributi dovuti.

6. Il versamento dei contributi può essere effettuato anche in rate mensili eguali e consecutive, in
numero non superiore a sei, delle quali la prima entro il 31 ottobre 1983, con applicazione sull’importo delle
rate successive degli interessi di dilazione previsti dall’art. 13, primo comma, del decreto-legge 29 luglio 1981
n. 402, convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537. Il mancato versamento anche di una
sola rata comporta la decadenza dai benefici economici di cui al comma che precede. La regolarizzazione delle posizioni
debitorie relative ai contributi agricoli unificati è effettuata in unica soluzione entro il 31 marzo 1984
secondo le modalità stabilite dall’ente impositore.

7. Per le imprese che alla data del 31 ottobre 1983 si trovino in stato di amministrazione controllata o di
amministrazione straordinaria, il termine per la regolarizzazione della posizione debitoria è differito
all’ultimo giorno del mese successivo a quello di cessazione dell’amministrazione controllata o straordinaria.

8. Per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è differito al 31
ottobre 1983 il termine utile per la presentazione della richiesta di cui al primo comma dell’art. 14 della legge
10 maggio 1982, n. 251.

9. La regolarizzazione estingue le obbligazioni per le sanzioni civili di cui agli articoli 50 e 51 del testo
unico delle disposizioni per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, le sanzioni amministrative di cui alla legge
24 novembre 1981, n. 689 ed all’art. 2 del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni,
nella legge 4 agosto 1978, n. 467, nonchè i provvedimenti adottati a norma del sesto comma dell’art. 28
del predetto testo unico, afferenti a periodi assicurativi fino al 31 dicembre 1982, compresa la regolazione dei
premi relativa all’anno 1982, e per i quali non sia stato già effettuato il pagamento, con la esclusione
delle spese di giudizio e degli aggi esattoriali. La regolarizzazione estingue, altresì, le obbligazioni
per le sanzioni amministrative di cui all’ultimo comma dell’art. 16 della legge 10 maggio 1982, n. 251, realtive
ad inadempienze commesse entro il 30 aprile 1983.

10. Per il pagamento rateale dei premi, per lo stato di regolarità fino al 31 dicembre 1983 e per le
imprese che alla data del 31 ottobre 1983 si trovino in stato di amministrazione controllata o di amministrazione
straordinaria valgono le disposizioni di cui al presente articolo.

11. Le disposizioni di cui ai commi precedenti trovano applicazione anche in fase di contenzioso previdenziale
e, nel caso in cui il debito sia in corso di soluzione a mezzo di pagamento rateale, relativamente alle sole rate
non ancora versate.

12. Decade dal beneficio della regolarizzazione di cui al presente articolo il datore di lavoro che ometta di
effettuare, alle scadenze di legge, il versamento dei contributi di previdenza ed assistenza dovuti per il periodo
compreso tra la data di effettuazione del versamento di cui al presente articolo ed il 30 aprile 1984.

13. Le gestioni previdenziali ed assistenziali determinano le modalità per i versamenti.

14. Le disposizioni di cui ai commi dal 5 al 13 del presente articolo si applicano anche ai coltivatori diretti,
ai mezzadri e coloni e rispettivi concedenti, agli artigiani ed agli esercenti attività commerciali, per
la regolarizzazione della posizione debitoria realtiva a periodi di contribuzione anteriori al 1º gennaio
1983.

15. Il datore di lavoro, tenuto alla denuncia ed al versamento dei contributi con le modalità previste
nel decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 5 febbraio 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 67 del 13 marzo 1969, il quale non abbia presentato all’Istituto nazionale della previdenza sociale le denunce
individuali dei lavoratori occupati nei periodi anteriori all’entrata in vigore del decreto-legge 6 luglio 1978,
n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, deve presentare, per tali periodi, una
denuncia dei lavoratori interessati, delle retribuzioni individuali, nonchè di tutti i dati necessari all’applicazione
delle norme in materia di previdenza e assistenza sociale. La denuncia, redatta su modulo predisposto dall’Istituto
nazionale della previdenza sociale, deve essere presentata entro il 30 giugno 1984.

16. Al datore di lavoro che non provveda, entro il termine stabilito, a quanto previsto nel comma precedente
ovvero vi provveda fornendo dati infedeli o incompleti, si applicano le disposizioni previste dall’art. 4, secondo
comma, del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467,
e successive modificazioni ed integrazioni.

17. I termini per la presentazione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della denuncia nominativa
di cui all’art. 4 del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto
1978, n. 467, sono fissati al 30 giugno di ciascun anno e, per le amministrazioni dello Stato, al 31 dicembre di
ciascun anno. Alle stesse date sono fissati i termini per la consegna ai lavoratori della copia della denuncia
predetta. Per l’anno 1983 il termine del 30 giugno è differito al 31 ottobre 1983.

18. Alle amministrazioni dello Stato, che abbiano presentato o presentino, entro il 31 dicembre 1983, le denunce
nominative degli anni 1978, 1979, 1980 e 1981, non si applicano le sanzioni previste dal citato art. 4. Alle predette
amministrazioni non si applicano, altresì, le sanzioni previste dall’art. 30 della legge 21 dicembre 1978,
n. 843, qualora abbiano presentato o presentino entro il 31 ottobre 1983, le denunce contributive relative a periodi
di paga scaduti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

19. I termini di prescrizione relativi ai contributi dovuti o la cui riscossione è affidata a qualsiasi
titolo all’Istituto nazionale della previdenza sociale sono sospesi per un triennio dalla data di entrata in vigore
del presente decreto ed è corrispondentemente prolungato il periodo durante il quale il datore di lavoro
ha l’obbligo di conservare i libri paga e di matricola.

20. Dalla data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 1978, n. 843, al 30 giugno 1983, in deroga all’art.
23 della stessa legge, e successive modificazioni e integrazioni, i soprappremi di rateazione di cui al secondo
comma dell’art. 28 del testo unico delle disposizioni sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124,
restano invariati nelle misure ivi previste.

21. Le variazioni di carattere generale del trattamento economico di attività di servizio a favore delle
categorie di dipendenti iscritti alle casse pensioni facenti parte degli istituti di previdenza, derivanti da leggi,
da norme regolamentari o da contratti collettivi di lavoro, che intervengano a partire dal 1º gennaio 1984,
sono assoggettate a contributo, anche nel corso dell’anno, dalla data di effetto dei miglioramenti stessi, con
le modalità di cui all’art. 27 dell’ordinamento delle stesse casse approvato con regio decreto-legge 3
marzo 1938, n. 680, convertito nella legge 9 gennaio 1939, n. 41, e successive modificazioni.

22. Per le cessazioni dal servizio a partire dal 1º gennaio 1983, nei riguardi degli iscritti negli elenchi
dei contributi della Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali, della Cassa per le pensioni ai sanitari
e della Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate, l’eventuale recupero
contributivo con le modalità previste dal comma primo dell’art. 30 della legge 22 novembre 1962, n. 1646,
si effettua limitatamente al periodo non anteriore al 1º gennaio 1970.

23. Per le cessazioni dal servizio anteriori al 1º gennaio 1983, il recupero contributivo, qualora riguardi
emolumenti ammessi a far parte della retribuzione annua contributiva, si effettua, relativamente alla quota a carico
dell’ente datore di lavoro, in 24 semestralità, al saggio del sei per cento annuo.

Testo risultante a seguito della conversione:

All’art. 2:

al comma primo, le parole: <> sono sostituite dalle seguenti: < e denunciate>> e le parole: < il reato>> sono sostituite dalle seguenti: < data stabilita per lo stesso, e comunque, ove sia fissato il dibattimento prima di tale termine, non oltre le formalità
di apertura del dibattimento stesso, estingue il reato>>;

ai commi quinto, sesto, settimo, ottavo, decimo, diciassettesimo, e diciottesimo, le parole: <<31 ottobre
1983>> sono sostituite dalle seguenti: <<30 novembre 1983>>;

al comma sesto, la parola: <> è sostituita dalla seguente: <>; le
parole: <<31 marzo 1984>> sono sostituite dalle seguenti: <<30 giugno 1984>>;

dopo il comma sesto sono aggiunti i seguenti:

<<6-bis. Le imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria in data successiva al 1º febbraio
1983 sono ammesse a regolarizzare la loro posizione debitoria relativa ai periodi di paga precedenti con gli effetti
di cui al secondo periodo del comma quinto, a condizione che provvedano al versamento dei contributi afferenti
al periodo successivo alla data suindicata entro il 30 novembre 1983.

6-ter. Le imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria possono usufruire dei benefici di cui al comma
quinto anche se non sono in regola con i versamenti dei contributi previsti nello stesso comma, alla condizione
che sia stata autorizzata dal CIPI la continuazione dell'esercizio dell'impresa e che esse, od il gruppo di cui
fanno parte, abbiano usufruito delle garanzie del Tesoro di cui all'art. 2-bis del decreto-legge 30 gennaio 1979,
n. 26, convertito, con modificazioni, nella legge 23 aprile 1979, n. 95, in misura non superiore al 20 per cento
degli importi dei contratti di finanziamento autorizzati dal CIPI ed abbiano fatto ricorso alla Cassa integrazione
guadagni per una percentuale non superiore al 30 per cento del personale in forza>>;

dopo il comma settimo, è aggiunto il seguente:

<<7-bis. Per gli istituti di patronato e di assistenza sociale, istituiti ai sensi del decreto legislativo
del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n. 804, e successive integrazioni, in attesa della emanazione
del decreto del Presidente della Repubblica previsto dall'art. 2 della legge 27 marzo 1980, n. 112, il termine
per la regolarizzazione dell'intera partita debitoria è differito al 31 ottobre 1984. Nel frattempo il 10
per cento delle somme che sono erogate a qualsiasi titolo dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale agli
istituti di patronato e di assistenza sociale deve essere utilizzato a scomputo della posizione debitoria ed entro
i limiti della relativa esposizione>>;

al comma dodicesimo, le parole: <<30 aprile 1984>> sono sostituite dalle seguenti: <<31 luglio
1984>>;

al comma tredicesimo, le parole: <> sono sostituite
dalle seguenti: <>;

il comma quattordicesimo è sostituito dal seguente: < a 13 si applicano anche ai coltivatori diretti, ai mezzadri e coloni e rispettivi concedenti, agli artigiani, agli
esercenti attività commerciali ed ai liberi professionisti iscritti negli appositi alibi o elenchi professionali,
per la regolarizzazione delle posizioni debitorie relative a periodi di contribuzione anteriori al 1º gennaio
1983. I relativi contributi sono versati entro il 30 giugno 1984. Per coloro che non abbiano ottemperato all'obbligo
di iscrizione presso le rispettive commissioni, le disposizioni si applicano purchè la denuncia entro il
30 novembre 1983 e la relativa regolarizzazione avvenga comunque entro sessanta giorni dall'iscrizione stessa>>;

al comma diciannovesimo, dopo le parole: <> sono
aggiunte le seguenti: <>;

al comma ventesimo, le parole: <<30 giugno 1983>> sono sostituite dalle seguenti: <<31
dicembre 1983>>.

Art. 3.

1. Fermo restando quanto previsto dall’art. 5 della legge 22 luglio 1961, n. 628, ai funzionari dell’Istituto
nazionale della previdenza sociale, dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro,
dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo, del Servizio per i contributi
agricoli unificati, degli altri enti per i quali sussiste la contribuzione obbligatoria, addetti alla vigilanza,
nonchè agli addetti alla vigilanza presso gli ispettorati del lavoro, sono conferiti i poteri:

a ) di accedere a tutti i locali delle aziende, agli stabilimenti, ai laboratori, ai cantieri ed altri luoghi
di lavoro, per esaminare i libri di matricola e paga, i documenti equipollenti ed ogni altra documentazione compresa
quella contabile, che abbia diretta o indiretta pertinenza con l’assolvimento degli obblighi contributivi e l’erogazione
delle prestazioni;

b ) di assumere dai datori di lavoro, dai lavoratori dalle rispettive rappresentanze sindacali e dagli istituti
di patronato, dichiarazioni e notizie attinenti alla sussistenza dei rapporti di lavoro, alle retribuzioni, agli
adempimenti contributivi e assicurativi e alla erogazione delle prestazioni.

2. I soggetti di cui al comma precedente possono anche esercitare gli altri poteri spettanti in materia di
previdenza e assistenza sociale agli ispettori del lavoro, ad eccezione di quello di contestare contravvenzioni,
e debbono, a richiesta, presentare un documento di riconoscimento rilasciato dagli istituti di appartenenza. Essi
devono porre la data e la firma sotto l’ultima scritturazione del libro paga e matricola e possono estrarne copia
controfirmata dal datore di lavoro.

3. I datori di lavoro e i loro rappresentanti, che impediscano ai funzionari dell’ispettorato del lavoro e ai
soggetti indicati nel precedente comma primo l’esercizio dei poteri di vigilanza di cui al presente articolo, sono
tenuti a versare alle Amministrazioni da cui questi dipendono, a titolo di sanzione amministrativa, una somma da
L. 500.000 a lire 5 milioni, ancorchè il fatto costituisca reato. Qualora forniscano scientemente dati errati
o incompleti, che comportino evasione contributiva, i datori di lavoro e i loro rappresentanti sono tenuti a versare
alle Amministrazioni stesse, a titolo di sanzione amministrativa, una somma pari a L. 50.000 per ogni dipendente
cui si riferisce l’inadempienza, ancorchè il fatto costituisca reato.

4. A richiesta di uno degli enti di cui al precedente comma primo, l’amministrazione che ha proceduto a redigere
un verbale ispettivo è tenuta ad inviarne copia congiuntamente ad ogni altra notizia utile.

5. I soggetti di cui al precedente comma primo sono tenuti ad osservare il segreto sui processi e sopra ogni
altro particolare di lavorazione che venisse a loro conoscenza. La violazione di tale obbligo è punita con
la pena stabilita dall’art. 623 del codice penale, salvo che il fatto costituisca più grave reato.

6. L’ispettorato provinciale del lavoro esercita i poteri di coordinamento ad esso attribuiti mediante programmi
annuali per la repressione delle evasioni contributive in materia di previdenza e assistenza sociale obbligatoria,
da adottarsi entro il 31 ottobre, sentiti gli istituti interessati.

7. Alla spesa occorrente per lo svolgimento dei servizi di vigilanza dell’ispettorato del lavoro, finalizzati
alla repressione delle evasioni contributive, si provvede anche con un contributo a carico degli istituti di assicurazione
sociale obbligatoria, versato in conto entrata del Ministero del tesoro e assegnato al capitolo dello stato di
previsione della spesa del Ministero del lavoro e della previdenza sociale relativo alla organizzazione e al funzionamento
dell’ispettorato del lavoro, secondo misure, modalità e termini di versamento, stabiliti con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, per ciascun esercizio.

8. Ai soggetti di cui al comma primo del presente articolo non compete la qualifica di ufficiale o di agente
di polizia giudiziaria.

Testo risultante a seguito della conversione:

All’art. 3:

il comma sesto è sostituito dal seguente: < poteri di coordinamento ad esso attribuiti anche mediante programmi annuali per la repressione delle evasioni contributive
in materia di previdenza e assistenza sociale obbligatoria, sentiti gli istituti interessati. L'ispettorato provinciale
del lavoro riferisce annualmente al Ministro del lavoro e della previdenza sociale sull'attività di coordinamento
effettuata>>;

il comma settimo è soppresso.

Art. 4.

1. Per gli anni 1983 e 1984 i contributi base e di adeguamento dovuti dagli artigiani, dagli esercenti attività
commerciali e quelli relativi ai coltivatori diretti, mezzadri e coloni sono confermati nella misura stabilita
rispettivamente per gli anni 1982 e 1983 e sono soggetti alla variazione annuale di cui all’art. 22 della legge
3 giugno 1975, n. 160, è altresì dovuto dagli stessi soggetti un contributo capitario aggiuntivo
in misura annua pari a quelle di cui all’art. 14-sexies , secondo comma, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n.
663, convertito, con modificazioni, nella legge 29 febbraio 1980, n. 33, e con la limitazione indicata nella lettera
c ) del predetto art. 14-sexies.

2. In attesa della legge di riforma del sistema pensionistico, restano confermate, per gli anni 1983 e 1984,
le disposizioni di cui agli articoli 2, secondo e terzo comma, 2-bis , 3, secondo, terzo e quinto comma, del decreto-legge
22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1982, n. 54, con conseguente aggiornamento
dei rispettivi riferimenti temporali.

3. I contributi dovuti dalle aziende esercenti la pesca ai sensi del primo comma dell’art. 17 del decreto-legge
30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, nella legge 29 febbraio 1980, n. 33, sono determinati
per gli anni 1983 e 1984 sulla base delle retribuzioni medie mensili stabilite rispettivamente negli anni 1982
e 1983 per la predetta categoria, ulteriormente aumentate secondo il meccanismo di rivalutazione previsto dell’art.
15 della legge 22 febbraio 1973, n. 27.

4. Il contributo sociale di malattia dovuto in misura fissa per gli anni 1983 e 1984 dagli artigiani, dagli
esercenti attività commerciali, dai coltivatori diretti e dai liberi professionisti è confermato
nella misura stabilita rispettivamente per gli anni 1982 e 1983 ed è soggetto alla variazione annuale di
cui all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 1980, n. 538.

5. Le maggiorazioni delle aliquote contributive di cui al primo comma dell’art. 14-sexies del decreto-legge
30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, nella legge 29 febbraio 1980, n. 33, sono prorogate fino
al periodo di paga con scadenza al 31 dicembre 1984.

6. Le misure dei contributi dovuti all’Ente nazionale di previdenza ed assistenza per gli impiegati dell’agricoltura
ai sensi della legge 29 novembre 1962, n. 1655, sono aggiornate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, in relazione al fabbisogno e alle risultanze delle singole gestioni;
le contribuzioni relative al <>
determinate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 29 maggio 1982, n. 297, in base alle risultanze
della gestione sono valide a tutti gli effetti e restano acquisite al <> stesso.

7. Le modalità di versamento dei contributi indicate dall’art. 17, quarto comma, punto 2), del decreto-legge
30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, nella legge 29 febbraio 1980, n. 33, si applicano anche
ai contributi sociali di malattia dovuti dalle aziende armatoriali.

8. Il termine previsto dall’art. 1 della legge 2 aprile 1980, n. 127, per lo scioglimento dell’Ente nazionale
di previdenza ed assistenza per le ostetriche e per il trasferimento della gestione e del personale dell’Ente stesso
all’Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i medici è differito al 31 dicembre 1983.

9. Ai lavoratori agricoli di cui all’art. 14, primo comma, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito,
con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1982, n. 54, è riconosciuto, per l’anno 1983, il diritto alle
prestazioni previdenziali ed assistenziali previste per i lavoratori agricoli occupati con 51 giornate. Agli stessi
lavoratori è riconosciuto per l’anno 1983 il diritto alle prestazioni previste per gli iscritti negli elenchi
nominativi, compilati a norma dell’art. 7, n. 5), del decreto-legge 3 febbraio 1970, n. 7, convertito, con modificazioni,
nella legge 11 marzo 1970, n. 83, con 101 e 151 giornate a condizione che abbiano effettuato nell’anno rispettivamente
51 e 76 giornate. Restano escluse dal computo delle giornate effettuate quelle di integrazione per attività
di coltivatore diretto considerate dall’art. 8 della legge 12 marzo 1968, n. 334.

10. Ai lavoratori di cui al precedente comma è riconosciuto, per gli anni 1984 e 1985, il diritto alle
prestazioni previdenziali ed assistenziali previste per gli iscritti negli elenchi nominativi, compilati a norma
dell’art. 7, n. 5), del decreto-legge 3 febbraio 1970, n. 7, convertito, con modificazioni, nella legge 11 marzo
1970, n. 83, con 51, 101 e 151 giornate annue, a condizione che abbiano effettuato rispettivamente: 20 giornate
nel 1984, 30 giornate nel 1985; 76 giornate nel 1984, 101 giornate nel 1985; 101 giornate nel 1984, 126 giornate
nel 1985. Restano escluse dal computo di tali giornate quelle di integrazione per attività di coltivatore
diretto considerate dall’art. 8 della legge 12 marzo 1968, n. 334.

11. L’Istituto nazionale della previdenza sociale non riconosce il diritto alle prestazioni di cui ai precedenti
commi nono e decimo per coloro che fruiscono di pensione diretta a carico dell’assicurazione generale obbligatoria
per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti o a carico delle gestioni dei lavoratori
autonomi, o di forme sostitutive, esonerative o esclusive della stessa o, se titolari di pensioni di invalidità,
al compimento dell’età di 55 anni per le donne e di 60 per gli uomini.

12. L’Istituto nazionale della previdenza sociale sospende l’erogazione delle prestazioni di cui ai precedenti
commi nono e decimo in caso di svolgimento di attività di lavoro extra agricolo in forma prevalente o di
emigrazione all’estero.

13. Il termine di cui agli articoli 16, primo e quinto comma, e 18 della legge 23 aprile 1981, n. 155, e successive
modificazioni ed integrazioni, è differito al 31 dicembre 1983.

14. L’art. 2 della legge 27 luglio 1979, n. 301, va interpretato nel senso che la sospensione dell’efficacia
dei licenziamenti non preclude il diritto all’eventuale pensionamento anticipato di cui agli articoli 16, 17 e
18 della legge 23 aprile 1981, n. 155, e 37 della legge 5 agosto 1981, n. 416, ed al trattamento speciale di disoccupazione
successivo all’intervento straordinario della cassa integrazione; per i periodi pregressi le domande per il pensionamento
anticipato e per il trattamento speciale di disoccupazione possono essere presentate entro novanta giorni dall’entrata
in vigore del presente decreto.

15. Le norme contenute nell’art. 16 della legge 23 aprile 1981, n. 155, devono intendersi applicabili anche
nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro dei lavoratori dipendenti iscritti nell’assicurazione obbligatoria
per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti gestiti dall’Ente nazionale di previdenza e assistenza per
i lavoratori dello spettacolo, con equiparazione a 2.700 contributi giornalieri del requisito contributivo espresso
in termini mensili ovvero settimanali.

16. Il quarto comma dell’art. 8 della legge 23 aprile 1981, n. 155, deve essere interpretato nel senso che
i periodi di sospensione e di lavoro ad orario ridotto successivi al 6 settembre 1972, ammessi ad integrazione
salariale, sono riconosciuti utili d’ufficio ai fini del diritto e della misura delle pensioni e dei supplementi
di pensione da liquidare a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia
ed i superstiti con decorrenza successiva all’entrata in vigore della stessa legge 23 aprile 1981, n. 155, nonchè
ai fini dei trasferimenti contributivi di cui all’ultimo comma del predetto art. 8. Per detti periodi il contributo
figurativo è calcolato sulla base della retribuzione cui è riferita l’integrazione salariale, dedotta
quella corrisposta dal datore di lavoro per gli stessi periodi.

17. L’art. 23 della legge 23 aprile 1981, n. 155, va interpretato nel senso che il requisito occupazionale,
previsto per la concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale ai lavoratori dipendenti da
aziende esercenti attività commerciali, deve sussistere esclusivamente alla data di accertamento della situazione
di crisi dell’azienda commerciale, ai sensi dell’art. 2, quinto comma, lettera c ), della legge 12 agosto 1977,
n. 675.

18. All’onere valutato in nove miliardi di lire, derivante dall’attuazione del comma secondo dell’art. 5 del
decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 807, convertito, con modificazioni, nella legge 5 marzo 1982, n. 63, che prevede
la proroga per ulteriori sei mesi del trattamento d’integrazione salariale straordinario previsto dall’art. 2 della
legge 27 luglio 1979, n. 301, e successive modificazioni, si provvede a carico del Fondo di rotazione di cui all’art.
25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845.

19. Al fine di concorrere al contenimento dell’inflazione ed al miglioramento dei livelli occupazionali, le
aliquote complessive della contribuzione per l’assicurazione obbligatoria contro le malattie a carico delle imprese
commerciali considerate tali ai fini dell’inquadramento previdenziale ed assistenziale e con, esclusione di quelle
di cui all’art. 1 della legge 8 agosto 1977, n. 573, sono ridotte con le seguenti modalità:

a ) a decorrere dal 1º febbraio 1983, del 2 per cento per gli uomini e del 2,60 per cento per le donne;

b ) a decorrere dal 1º gennaio 1984, di un ulteriore 1,38 per cento per gli uomini e di un ulteriore 6,05
per cento per le donne.

20. Le riduzioni contributive di cui al precedente comma si applicano alle imprese che, a decorrere dalla data
di entrata in vigore del presente decreto assicurino ai propri dipendenti trattamenti economici non inferiori a
quelli minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di categoria stipulati dalle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative.

21. Per una verifica delle finalità di cui al comma 19 del presente articolo il Governo, al termine
degli anni 1983 e 1984, esaminerà l’andamento medio annuo dell’indice dei prezzi al consumo, limitatamente
ai prodotti commercializzati, depurandolo dalle variazioni delle imposte indirette e dalle eccedenze, rispetto
ai tassi di inflazione programmati, degli aumenti, tenendo conto di un ritardo massimo di tre mesi, dell’indice
dei prezzi all’ingrosso della stessa categoria di prodotti e degli aumenti dell’indice delle retribuzioni minime
contrattuali del commercio.

22. Il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative degli imprenditori e dei lavoratori, sulla base degli elementi che debbono essere forniti dall’ISTAT,
ed avvalendosi delle risultanze dell’Osservatorio dei prezzi e del mercato istituito presso l’Unione italiana delle
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, elabora entro il 15 gennaio degli anni 1984 e 1985 un
rapporto sull’andamento generale dei prezzi e del mercato.

23. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri dell’industria,
del commercio e dell’artigianato, del tesoro e del bilancio e della programmazione economica, la riduzione di cui
alle lettere a ) e b ) del precedente comma diciannovesimo non ha più luogo, rispettivamente, a decorrere
dal 1º gennaio 1984 e dal 1º gennaio 1985, nel caso in cui l’andamento dei prezzi al consumo dei prodotti
commercializzati, calcolato secondo quanto indicato dal precedente comma ventunesimo, abbia superato il tasso di
inflazione programmato, rispettivamente, per gli anni 1983 e 1984.

24. Il decreto di cui al precedente comma è emanato entro il 31 gennaio degli anni 1984 e 1985.

25. All’onere derivante dall’applicazione dei precedenti commi diciannovesimo, ventesimo e ventitreesimo, valutato
in lire 250 miliardi per l’anno finanziario 1983, si provvede con le maggiori entrate di cui agli articoli 1, 2,
3 e 4 del presente decreto.

26. Per l’anno 1983, ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti per gli operai agricoli a tempo indeterminato,
dipendenti da imprese agricole individuali o associate, si applica una ulteriore riduzione del 25 per cento. All’onere
derivante dal presente comma, valutato in lire 66 miliardi, si fa fronte con le maggiori entrate di cui al presente
articolo.

27. Il periodo massimo di concessione dell’indennità prevista dall’art. 1 del decreto-legge 25 ottobre
1982, n. 796, convertito nella legge 9 dicembre 1982, n. 918, è prolungato di altri dodici mesi.

28. All’onere derivante dall’attuazione del precedente comma ventisettesimo, valutato in lire 14 miliardi,
si provvede a carico della gestione per il finanziamento integrativo dei progetti speciali di cui all’art. 26 della
legge 21 dicembre 1978, n. 845.

Testo risultante a seguito della conversione:

All’art. 4:

al comma primo, le parole: <> sono
sostituite dalle seguenti: < di adeguamento>>;

al comma secondo, è aggiunto il seguente periodo: < dai lavoratori autonomi autorizzati alla prosecuzione volontaria resta confermata nella misura stabilita per l'anno
1983>>;

dopo il comma quarto, è aggiunto il seguente:

<<4-bis. I contributi aggiuntivi aziendali per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e per
l'assistenza di malattia di cui all'art. 2, secondo comma, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito,
con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1982, n. 54, e all'art. 1, secondo comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 8 luglio 1980, n. 538, e successive modificazioni e integrazioni, sono versati in due rate eguali
scadenti il 25 luglio e il 25 ottobre dell'anno solare al quale si riferiscono. I contributi aggiuntivi aziendali
per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti e per l'assistenza di malattia di cui all'art. 12 del decreto-legge
27 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537, e all'art. 3 del
decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1982, n. 54, sono
versati in due rate eguali scadenti il 10 luglio e il 10 settembre dell'anno solare al quale si riferiscono>>;

dopo il comma sesto, è aggiunto il seguente: <<6-bis. Il contributo annuo fisso personale a
carico degli iscritti alle Casse nazionali di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti e dei
ragionieri e periti commerciali, previsto dall'art. 2 della legge 23 dicembre 1970, n. 1140, è elevato a
L. 960.000 a partire dal 1º gennaio 1984>>;

al comma nono, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:

< con modificazioni, nella legge 11 ottobre 1983, n. 546, iscritti negli elenchi a validità prorogata, sono
riconosciuti il diritto alle prestazioni previdenziali e assistenziali e lo stesso numero di giornate lavorative
ad essi attribuite negli elenchi anagrafici per l'anno 1982>>;

dopo il comma quattordicesimo, è aggiunto il seguente:

<<14-bis. L'art. 35, terzo comma, della legge 5 agosto 1981, n. 416, va interpretato nel senso che, nei
casi di cessazione dell'attività aziendale, l'efficacia dei licenziamenti è sospesa ed i rapporti
di lavoro proseguono ai soli fini dell'intervento straordinario della Cassa integrazione e per consentire ai lavoratori
di usufruire del prepensionamento previsto dall'art. 37 della legge medesima>>;

dopo il comma diciassettesimo, è aggiunto il seguente:

<<17-bis. L'art. 8, primo comma, della legge 12 marzo 1968, n. 334, va interpretato nel senso che i compartecipanti
familiari ed i piccoli coloni, nonchè i proprietari concedenti, sono tenuti a pagare aliquote contributive
nella stessa misura e secondo la medesima ripartizione in vigore per i giornalieri di campagna>>.

Art. 5 e ss

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