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Legge 250/1990

untitled Legge 7 agosto 1990, n. 250 (in Gazz. Uff., 27 agosto, n. 199). Provvidenze per l’editoria e riapertura dei termini, a favore delle imprese radiofoniche, per la dichiarazione di rinuncia[...]

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Legge 7 agosto 1990, n. 250

(in Gazz. Uff., 27 agosto, n. 199).

Provvidenze per l’editoria e riapertura dei termini, a favore delle imprese radiofoniche, per la dichiarazione
di rinuncia agli utili di cui all’art. 9, comma 2, della legge 25 febbraio 1987, n. 67, per l’accesso ai benefici
di cui all’art. 11 della legge stessa.

Preambolo
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente della Repubblica:
Promulga la seguente legge:

Art. 1.

1. Le imprese radiofoniche di cui all’art. 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, qualora siano costituite
in società cooperativa senza scopo di lucro, sono esentate dalla comunicazione di cui all’art. 9, comma
2, della legge medesima.

Art. 2.

1. Il termine per la presentazione della dichiarazione di cui al comma 2 dell’art. 9 della legge 25 febbraio
1987, n. 67, da parte delle imprese radiofoniche costituite in forma giuridica diversa dalla società cooperativa,
che usufruiscono dei benefici di cui all’art. 11 della stessa legge, e che hanno presentato la relativa domanda,
è riaperto per il periodo di tre mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 3.

1. Per l’anno 1990 alle imprese editrici di quotidiani o periodici di cui al comma 6 dell’art. 9 della legge
25 febbraio 1987, n. 67, e alle imprese radiofoniche di cui al comma 2 dell’art. 11 della medesima legge, sono
concessi ulteriori contributi integrativi pari a quelli risultanti dai predetti commi degli articoli 9 e 11 della
citata legge n. 67 del 1987, sempre che tutte le entrate pubblicitarie non raggiungano il 40 per cento dei costi
complessivi dell’esercizio relativo all’anno 1990, compresi gli ammortamenti risultanti a bilancio.

2. A decorrere dal 1º gennaio 1991, i contributi di cui al comma 8 sono concessi alle imprese editrici
di giornali quotidiani che siano costituite come cooperative giornalistiche ai sensi dell’art. 6 e dell’art. 52
della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni, o, se costituite in altra forma societaria, a condizione
che la maggioranza del capitale sociale sia comunque detenuta da cooperative, fondazioni od enti morali che non
abbiano scopo di lucro. Tali contributi sono corrisposti anche ai giornali quotidiani editi in lingua francese,
ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, nonchè
ai periodici editi da cooperative di giornalisti, ivi comprese quelle di cui all’art. 52 della citata legge n.
416 del 1981, anche se costituite, limitatamente a queste ultime, dopo il 31 dicembre 1980. Nel caso dei periodici
si applicano i limiti e le riduzioni proporzionali previsti dal comma 10, lettere a) e b). Le imprese di cui al
presente comma devono essere costituite da almeno tre anni ovvero editare testate diffuse da almeno cinque anni.
Tali contributi sono concessi limitatamente ad una sola testata per ciascuna impresa.

3. A decorrere dal 1º gennaio 1991, alle imprese editrici di periodici che risultino esercitate da cooperative,
fondazioni o enti morali, ovvero da società la maggioranza del capitale sociale delle quali sia detenuta
da cooperative, fondazioni o enti morali che non abbiano scopo di lucro, sono corrisposte annualmente L. 200 per
copia stampata fino a 40 mila copie di tiratura media, indipendentemente dal numero delle testate. Le imprese di
cui al presente comma devono essere costituite da almeno tre anni ovvero editare testate diffuse da almeno cinque
anni. I contributi di cui al presente comma sono corrisposti a condizione che le imprese editrici:

a) non abbiano acquisito, nell’anno precedente, introiti pubblicitari superiori complessivamente al 40 per
cento dei costi, compresi gli ammortamenti, dell’impresa per l’anno medesimo, risultanti dal bilancio;

b) editino periodici a contenuto prevalentemente informativo;

c) abbiano pubblicato nei due anni antecedenti l’entrata in vigore della presente legge e nell’anno di riferimento
dei contributi, non meno di 45 numeri ogni anno per ciascuna testata per i plurisettimanali e settimanali, 18 per
i quindicinali e 9 per i mensili.

4. La commissione di cui all’art. 54 della legge 5 agosto 1981, n. 416, come modificato dall’art. 11 della legge
30 aprile 1983, n. 137, esprime parere sull’accertamento della tiratura e sull’accertamento dei requisiti di ammissione
ai contributi disposti dal comma 3.

5. Le imprese editrici in possesso dei requisiti di cui ai commi 2 e 3 devono trasmettere alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l’informazione e l’editoria, lo statuto della società che escluda
esplicitamente la distribuzione degli utili fino allo scioglimento della società stessa. Le disposizioni
di cui all’art. 2 della presente legge si applicano anche alle imprese editrici di giornali quotidiani e periodici
che già abbiano presentato domanda per accedere ai contributi di cui agli articoli 9 e 10 della citata legge
n. 67 del 1987. Non possono percepire i contributi di cui al comma 8 le imprese editrici che siano collegate con
imprese editrici di altri giornali quotidiani o periodici ovvero con imprese che raccolgano pubblicità per
la testata stessa o per altri giornali quotidiani o periodici. Non possono percepire i suddetti contributi le imprese
editoriali collegate con altre imprese titolari di rapporti contrattuali con l’impresa editoriale stessa, il cui
importo ecceda il 10 per cento dei costi complessivi dell’impresa editrice, compresi gli ammortamenti, ovvero nel
caso in cui tra i soci e gli amministratori dell’impresa editoriale figurino persone fisiche nella medesima condizione
contrattuale.

6. Ove nei dieci anni dalla riscossione dell’ultimo contributo la società proceda ad operazioni di riduzione
del capitale per esuberanza, ovvero la società deliberi la fusione o comunque operi il conferimento di azienda
in società il cui statuto non contempli l’esclusione di cui al comma 5, la società dovrà versare
in conto entrate al Ministero del tesoro una somma pari ai contributi disposti, aumentati degli interessi calcolati
al tasso doppio del tasso di riferimento di cui all’art. 20 del decreto del Presidente della Repubblica 9 novembre
1976, n. 902 e successive modificazioni, a partire dalla data di ogni riscossione, e capitalizzati annualmente;
ove nello stesso periodo la società sia posta in liquidazione, dovrà versare in conto entrate al
Ministero del tesoro una somma parimenti calcolata nei limiti del risultato netto della liquidazione, prima di
qualunque distribuzione od assegnazione. Una somma parimenti calcolata dovrà essere versata dalla società
quando, nei dieci anni dalla riscossione dell’ultimo contributo, dai bilanci annuali o da altra documentazione
idonea, risulti violata l’esclusione della distribuzione degli utili.

7. I contributi di cui al comma 8 sono corrisposti a condizione che gli introiti pubblicitari di ciascuna impresa
editoriale, acquisiti nell’anno precedente, non superino il 40 per cento dei costi complessivi dell’impresa risultanti
dal bilancio per l’anno medesimo, compresi gli ammortamenti. Se le entrate pubblicitarie sono comprese tra il 35
per cento ed il 40 per cento dei costi, i contributi di cui al comma 8, lettera b), sono ridotti del 50 per cento.

8. I contributi alle imprese editrici di cui al comma 2 sono determinati nella seguente misura:

a) un contributo fisso annuo di importo pari al 30 per cento della media dei costi risultanti dai bilanci
degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti, e comunque non superiore a lire 2 miliardi per ciascuna impresa;

b) contributi variabili nelle seguenti misure:

1) lire 500 milioni all’anno da 10.000 a 30.000 copie di tiratura media giornaliera e lire 300 milioni all’anno,
ogni 10.000 copie di tiratura media giornaliera, dalle 30.000 alle 15.000 copie;

2) lire 200 milioni all’anno, ogni 10.000 copie di tiratura media giornaliera, oltre le 150.000 copie e fino
alle 250.000 copie;

3) lire 100 milioni all’anno, ogni 10.000 copie di tiratura media giornaliera, oltre le 250.000 copie.

9. L’ammontare totale dei contributi previsti dal comma 8 non può comunque superare il 60 per cento
della media dei costi come determinati dal medesimo comma 8.

10. A decorrere dal 1º gennaio 1991, alle imprese editrici di quotidiani o periodici che, anche attraverso
esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano un proprio
rappresentante in almeno un ramo del Parlamento alla data di entrata in vigore della presente legge e che nell’ultima
elezione abbiano conseguito almeno un seggio al Parlamento europeo, è corrisposto:

a) un contributo fisso annuo di importo pari al 40 per cento della media dei costi risultanti dai bilanci
degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti, e comunque non superiore a lire 2 miliardi e 500 milioni per
i quotidiani e lire 600 milioni per i periodici;

b) un contributo variabile, calcolato secondo i parametri previsti dal comma 8, per i quotidiani, ridotto
ad un sesto, un dodicesimo od un ventiquattresimo rispettivamente per i periodici settimanali, quindicinali o mensili;
per i suddetti periodici viene comunque corrisposto un contributo fisso di lire 400 milioni nel caso di tirature
medie superiori alle 10.000 copie.

11. A decorrere dall’anno 1991, ove le entrate pubblicitarie siano inferiori al 30 per cento dei costi d’esercizio
annuali, compresi gli ammortamenti, sono concessi, per ogni esercizio, ulteriori contributi integrativi pari al
50 per cento di quanto determinato dalle lettere a) e b) del comma 10.

12. La somma dei contributi previsti dai commi 10 e 11 non può comunque superare il 60 per cento dei
costi, come determinati dai medesimi commi 10 e 11.

13. I contributi di cui ai commi 10 e 11 e di cui all’art. 4 sono concessi a condizione che le imprese non
fruiscano, nè direttamente nè indirettamente, di quelli di cui ai commi 2, 5, 6, 7 e 8, ed a condizione
che i contributi di cui ai commi stessi non siano percepiti da imprese da esse controllate o che le controllano
ovvero che siano controllate dalle stesse imprese o dagli stessi soggetti che le controllano.

14. I contributi di cui ai commi 10 e 11 e di cui all’art. 4 sono corrisposti alternativamente per un quotidiano
o un periodico o una impresa radiofonica, qualora siano espressione dello stesso partito politico.

15. Le imprese editrici di cui al presente articolo sono comunque soggette agli obblighi di cui al quinto comma
dell’art. 7 della legge 5 agosto 1981, n. 416, come modificato dall’art. 4 della legge 30 aprile 1983, n. 137,
a prescindere dall’ammontare dei ricavi delle vendite. Sono soggette agli obblighi medesimi, a prescindere dall’ammontare
dei ricavi delle vendite, anche le imprese di cui al comma 2 dell’art. 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67.

Art. 4.

1. A decorrere dal 1º gennaio 1991, viene corrisposto, a cura del Dipartimento dell’informazione e dell’editoria
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un contributo annuo pari al 70 per cento della media dei costi risultanti
dai bilanci degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti, e comunque non superiore a lire 4 miliardi, alle
imprese radiofoniche che risultino essere organi di partiti politici rappresentati in almeno un ramo del Parlamento
e che:

a) abbiano registrato la testata giornalistica trasmessa presso il competente tribunale;

b) trasmettano quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici,
sociali, sindacali o culturali per non meno del 50 per cento delle ore di trasmissione comprese tra le ore 7 e
le ore 20;

c) non siano editori o controllino, direttamente o indirettamente, organi di informazione di cui al comma
6 dell’art. 9 della legge 25 febbraio 1987, n. 67.

2. A decorrere dall’anno 1991, ove le entrate pubblicitarie siano inferiori al 25 per cento dei costi di esercizio
annuali, compresi gli ammortamenti, è concesso un ulteriore contributo integrativo pari al 50 per cento
del contributo di cui al comma 1. La somma di tutti i contributi non può comunque superare l’80 per cento
dei costi come determinati al medesimo comma 1.

3. Le imprese di cui al comma 1 hanno diritto alle riduzioni tariffarie di cui all’art. 28 della legge 5 agosto
1981, n. 416 e successive modificazioni, applicate con le stesse modalità anche ai consumi di energia elettrica,
ai canoni di noleggio e di abbonamento ai servizi di telecomunicazione di qualsiasi tipo, ivi compresi i sistemi
via satellite, nonchè alle agevolazioni di credito di cui all’art. 20 della legge 25 febbraio 1987, n. 67,
ed al rimborso previsto dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 11 della medesima legge n. 67 del 1987.

4. I metodi e le procedure per l’accertamento del possesso dei requisiti per l’accesso alle provvidenze di
cui al presente articolo, nonchè per la verifica periodica della loro persistenza, sono disciplinati dal
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 settembre 1987, n. 410, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 234 del 7 ottobre 1987.

Art. 5.

1. Le disposizioni di cui agli articoli 29, 30, 31, 32 e 33 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive
modificazioni, sono prorogate per il quinquennio 1991-1995. A tal fine è autorizzata la spesa di lire 20
miliardi per ciascuno degli anni finanziari dal 1991 al 2000.

Art. 6.

1. L’Ente nazionale per la cellulosa e per la carta è autorizzato a contrarre con la Cassa depositi e
prestiti un mutuo di durata almeno ventennale per l’importo complessivo di lire 450 miliardi da destinare alla
corresponsione dei contributi previsti dalla legge 25 febbraio 1987, n. 67.

2. Gli oneri per capitali ed interessi del mutuo sono a carico dello Stato fino all’ammontare di lire 52 miliardi
annui. Per la copertura del relativo onere è autorizzata la spesa di lire 52 miliardi per ciascuno degli
anni finanziari a decorrere dal 1991.

3. La dotazione finanziaria del fondo di cui al comma 3 dell’art. 12 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, è
incrementata da un contributo ulteriore dello Stato di lire 50 miliardi per gli esercizi finanziari 1990-1999 in
ragione di lire 5 miliardi per anno.

Art. 7.

1. Il comma 1 dell’art. 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, è sostituito dal seguente:

<<1. Le imprese di radiodiffusione sonora che abbiano registrato la testata radiofonica giornalistica
trasmessa presso il competente tribunale, che effettuino da almeno tre anni servizi informativi, che trasmettano
quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali
o letterari, per non meno del 25 per cento delle ore di trasmissione comprese tra le ore 7 e le ore 20, hanno diritto
a decorrere dal 1º gennaio 1991:

a) alle riduzioni tariffarie di cui all'art. 28 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni,
applicate con le stesse modalità anche ai consumi di energia elettrica, ai canoni di noleggio e di abbonamento
ai servizi di telecomunicazione di qualsiasi tipo, ivi compresi i sistemi via satellite;

b) al rimborso dell'80 per cento delle spese per l'abbonamento ai servizi di tre agenzie di informazione a
diffusione nazionale o regionale>>.

Art. 8.

1. Le imprese di radiodiffusione a carattere locale che abbiano registrato la testata radiofonica giornalistica
trasmessa presso il competente tribunale, pubblichino notizie da almeno tre anni e trasmettano quotidianamente
propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari, per
non meno del 15 per cento delle ore di trasmissione comprese tra le ore 7 e le ore 20, hanno diritto a decorrere
dal 1º gennaio 1991:

a) alle riduzioni tariffarie di cui all’art. 28 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni,
applicate con le stesse modalità anche ai consumi di energia elettrica;

b) al rimborso dell’80 per cento delle spese per l’abbonamento ai servizi di due agenzie di informazione a
diffusione nazionale o regionale.

Art. 9.

1. Le imprese di radiodiffusione sonora che ottengono l’accesso ai contributi di cui al comma 1 dell’art. 11
della legge 25 febbraio 1987, n. 67, come sostituito dall’art. 7 della presente legge, e all’art. 8 sono iscritte
nel registro nazionale della stampa di cui all’art. 11 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni.

Art. 10.

1. Ai fini dell’applicazione degli articoli 29, 30, 31, 32 e 33 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive
modificazioni, nonchè degli articoli 5, 6 e 20 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, le emittenti di radiodiffusione
sonora di cui al comma 1 dell’art. 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, come sostituito dall’art. 7 della presente
legge, sono equiparate alle imprese di giornali quotidiani.

2. Alla lettera a) del primo comma dell’art. 30 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni,
dopo la parola: <> sono aggiunte le seguenti: < bassa frequenza delle imprese di radiodiffusione sonora>>.

3. Al secondo comma dell’art. 32 della legge 5 agosto 1981, n. 416, come modificato dall’art. 20 della legge
25 febbraio 1987, n. 67, è aggiunta la seguente lettera: < radiofonici>>.

Art. 11.

1. Ai sensi della presente legge le agenzie di stampa e di informazione radiofonica nazionale sono tali allorchè:

a) siano dotate di una struttura redazionale adeguata a consentire una autonoma produzione di servizi e notiziari
relativamente all’intero territorio nazionale;

b) siano collegate in abbonamento a non meno di 30 emittenti radiofoniche distribuite in almeno 12 regioni;

c) abbiano registrato la testata presso il competente tribunale con la qualifica di agenzia quotidiana di informazione
per la stampa o analoga;

d) emettano notiziari quotidiani, annualmente in numero non inferiore a mille.

2. Le agenzie di informazione radiofonica di cui al comma 1 sono equiparate alle agenzie di stampa di cui al
secondo comma dell’art. 27 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni, e a quelle definite dal
comma 3 dell’art. 16 della legge 25 febbraio 1987, n. 67.

3. Le agenzie di informazione radiofonica di cui al comma 1 del presente articolo sono soggette agli obblighi
di cui all’art. 18 della legge 5 agosto 1981, n. 416 e successive modificazioni.

Art. 12.

1. All’onere derivante dall’applicazione degli articoli 1, 2 e 3, valutato in lire 20 miliardi per l’anno 1990,
e in lire 50 miliardi per ciascuno degli anni 1991 e 1992, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1990-1992, al capitolo 6856 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, all’uopo utilizzando: quanto a lire 20 miliardi, nel 1990, l’accantonamento < debiti settore editoria (rate ammortamento mutui)>>; quanto a lire 20 miliardi, per ciascuno degli anni 1991
e 1992, quota delle proiezioni relative ai medesimi anni dell’accantonamento < l'informatizzazione delle amministrazioni pubbliche>> e, quanto a lire 30 miliardi, per ciascuno degli anni
1991 e 1992, quota delle proiezioni relative ai medesimi anni dell’accantonamento < Ministero dell'ambiente>>.

2. All’onere derivante dall’applicazione dell’art. 5, valutato in lire 20 miliardi annui, per gli anni 1991
e 1992, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1990-1992, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro, all’uopo utilizzando quota delle
proiezioni relative ai medesimi anni dell’accantonamento <>.

3. All’onere derivante dall’applicazione dell’art. 6, commi 1 e 2, valutato in lire 52 miliardi per ciascuno
degli anni 1991 e 1992, nonchè dall’applicazione dell’art. 6, comma 3, valutato in lire 5 miliardi per ciascuno
degli anni 1990, 1991 e 1992, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini
del bilancio triennale 1990-1992, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro, all’uopo
utilizzando, rispettivamente, le proiezioni relative agli anni 1991 e 1992 dell’accantonamento < debiti settore editoria (rate ammortamento mutui)>> e l’accantonamento < di cui all'art. 12, comma 3, della legge n. 67 del 1987, in materia di editoria (contributi negli interessi)>>.

4. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.