D. Lgs. 446/1997

untitled Decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (in Suppl. ordinario n. 252/L, alla Gazz. Uff. n. 298, del 23 dicembre 1997). Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive,[...]

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Decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446

(in Suppl. ordinario n. 252/L, alla Gazz. Uff. n. 298, del 23 dicembre 1997).

Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote
e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonchè riordino
della disciplina dei tributi locali.
Preambolo
Il Presidente della Repubblica: Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione; Visto l’art.
3, commi da 143 a 149 e 151, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante delega al Governo per l’emanazione di
uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni volte alla istituzione dell’imposta regionale sulle
attività produttive, alla semplificazione degli adempimenti dei contribuenti con la revisione degli scaglioni,
delle aliquote e delle detrazioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, alla istituzione dell’addizionale
regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche, e al riordino della disciplina dei tributi locali; Vista
la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 14 ottobre 1997; Vista la
deliberazione del Presidente del Senato della Repubblica, d’intesa con il Presidente della Camera dei Deputati,
adottata ai sensi dell’art. 3, comma 15, della citata legge n. 662 del 1996, con la quale è stata concessa
la proroga di venti giorni per l’adozione del parere della Commissione parlamentare istituita a norma dello stesso
art. 3, comma 13, della legge n. 662 del 1996; Considerato che in applicazione del citato art. 3, comma 16, della
legge n. 662 del 1996, è conseguentemente prorogato di venti giorni il termine per l’esercizio della delega;
Acquisito il parere della citata Commissione parlamentare; Acquisito il parere della Conferenza unificata istituita
ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 10 dicembre 1997; Sulla proposta del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del
tesoro e del bilancio e della programmazione economica, dell’interno e per la funzione pubblica e gli affari regionali;
Emana il seguente decreto legislativo:

Art. 1. Istituzione dell’imposta.

1. E’ istituita l’imposta regionale sulle attività produttive esercitate nel territorio delle regioni.

2. L’imposta ha carattere reale e non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi.

Art. 2. Presupposto dell’imposta.

1. Presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di una attività diretta alla produzione o allo
scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. L’attività esercitata dalle società e dagli enti,
compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta.

Art. 3. Soggetti passivi.

1. Soggetti passivi dell’imposta sono:

a) le società e gli enti di cui all’art. 87, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte
sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

b) le società in nome collettivo e in accomandita semplice e quelle ad esse equiparate a norma dell’art.
5, comma 3, del predetto testo unico, nonchè le persone fisiche esercenti attività commerciali di
cui all’art. 51 del medesimo testo unico;

c) le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell’art. 5, comma 3,
del predetto testo unico esercenti arti e professioni di cui all’art. 49, comma 1, del medesimo testo unico;

d) i produttori agricoli titolari di reddito agrario di cui all’art. 29 del predetto testo unico, esclusi quelli
con volume di affari annuo non superiore a cinque o a quindici milioni di lire esonerati dagli adempimenti agli
effetti dell’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’art. 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1973, n. 633, come sostituito dall’art. 5, comma 1, del decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 313,
semprechè non abbiano rinunciato all’esonero a norma dell’ultimo periodo del citato comma 6 dell’art. 34;

e) gli enti pubblici e privati di cui all’art. 87, comma 1, lettera c), del citato testo unico n. 917 del 1986,
ivi compresi quelli indicati nell’art. 88, nonchè le società e gli enti di cui alla lettera d) dello
stesso comma.

2. Non sono soggetti passivi dell’imposta:

a) i fondi comuni di investimento di cui alle leggi 23 marzo 1983, n. 77, 14 agosto 1993, n. 344, e 25 gennaio
1994, n. 86;

b) i fondi pensione di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124;

c) i gruppi economici di interesse europeo (GEIE) di cui al decreto legislativo 23 luglio 1991, n. 240, salvo
quanto disposto nell’art. 13.

Art. 4. Base imponibile.

1. L’imposta si applica sul valore della produzione netta derivante dall’attività esercitata nel territorio
della regione.

2. Se l’attività è esercitata nel territorio di più regioni si considera prodotto nel
territorio di ciascuna regione il valore della produzione netta proporzionalmente corrispondente all’ammontare
delle retribuzioni corrisposte al personale a qualunque titolo utilizzato, compresi i compensi corrisposti ai collaboratori
coordinati e continuativi e gli utili erogati agli associati in partecipazione di cui all’art. 11, comma 1, lettera
b), addetto, con continuità, a stabilimenti, cantieri, uffici o basi fisse, operanti per un periodo di tempo
non inferiore a tre mesi nel territorio di ciascuna regione, ovvero per le banche, gli altri enti e società
finanziarie, ad eccezione della Banca d’Italia e dell’Ufficio italiano cambi, le imprese di assicurazione e le
imprese agricole proporzionalmente corrispondente, rispettivamente, ai depositi in denaro e in titoli, agli impieghi,
ai premi raccolti presso gli uffici e all’estensione dei terreni, ubicati nel territorio di ciascuna regione. Si
considera prodotto nella regione nel cui territorio il soggetto passivo è domiciliato il valore della produzione
netta derivante dalle attività esercitate nel territorio di altre regioni senza l’impiego, per almeno tre
mesi, di personale.

3. Gli atti generali concernenti l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 2 sono adottati dal Ministero
delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome,
di seguito denominata: <>.

Art. 5. Determinazione del valore della produzione netta dei soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettere a) e
b).

1. Per i soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera a), non esercenti le attività di cui agli articoli
6 e 7, la base imponibile è determinata dalla differenza tra la somma delle voci del valore della produzione
di cui al primo comma lettera A) dell’art. 2425 del codice civile e la somma dei costi della produzione indicati
nei numeri 6, 7, 8, 10, lettere a) e b), 11 e 14 della lettera B) del medesimo comma.

2. Per i soggetti di cui al comma 1 non tenuti alla redazione del conto economico a norma dell’art. 2425 del
codice civile e per quelli di cui all’art. 3, comma 1, lettera b), in regime di contabilità ordinaria, anche
per opzione, la base imponibile è determinata dalla differenza tra la somma dei ricavi, dei proventi e degli
altri componenti reddituali classificabili nelle voci del valore della produzione di cui al primo comma, lettera
A), dell’art. 2425 del codice civile e la somma dei costi classificabili nei numeri 6, 7, 8, 10 lettere a) e b),
11 e 14 della lettera B) del medesimo comma.

3. Per i soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera b), in regime di contabilità semplificata, la base
imponibile è determinata dalla differenza tra l’ammontare dei corrispettivi delle cessioni dei beni e delle
prestazioni dei servizi di cui all’art. 53 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e delle rimanenze finali di cui agli articoli 59 e 60 del
citato testo unico, e l’ammontare dei costi delle materie prime, sussidiarie e di consumo, delle merci, dei servizi,
delle esistenze iniziali di cui ai medesimi articoli del predetto testo unico e dell’ammortamento dei beni materiali
e immateriali. Si applicano, comunque, i princìpi di cui al comma 2.

Art. 6. Determinazione del valore della produzione netta delle banche e altri enti e società finanziari.

1. Per le banche e gli altri enti e società finanziari indicati nell’art. 1 del decreto legislativo 27
gennaio 1992, n. 87, come modificato dall’art. 157 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, salvo
quanto previsto nei commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo, la base imponibile è determinata dalla differenza
tra la somma:

a) degli interessi attivi e proventi assimilati,

b) dei proventi di quote di partecipazione a fondi comuni di investimento,

c) delle commissioni attive,

d) dei profitti da operazioni finanziarie,

e) delle riprese di valore su crediti verso la clientela,

f) degli altri proventi di gestione, esclusi i recuperi di oneri di personale distaccato presso terzi, e la
somma,

g) degli interessi passivi e oneri assimilati,

h) delle commissioni passive,

i) delle perdite da operazioni finanziarie,

l) delle spese amministrative diverse da quelle inerenti al personale dipendente,

m) degli ammortamenti dei beni materiali e immateriali,

n) delle rettifiche di valore su crediti alla clientela, comprese quelle su crediti impliciti relativi ad operazioni
di locazione finanziaria,

o) degli altri oneri di gestione.

2. Per le società di intermediazione mobiliare sono esclusi dai componenti della base imponibile le riprese
e le rettifiche di valore su crediti alla clientela, i profitti e le perdite da operazioni finanziarie e i proventi
di cui alle lettere e) e n), d) e i) e b) del comma 1; gli interessi attivi e passivi e proventi e gli oneri assimilati
di cui alla lettera a) e g) del medesimo comma rilevano limitatamente a quelli relativi ad operazioni di riporto
e di pronti contro termine. La disposizione del periodo precedente non si applica alle società che esercitano
attività di negoziazione per conto proprio e di collocamento di valori mobiliari con assunzione di garanzia
per le quali non rilevano soltanto le riprese e le rettifiche di valore su crediti alla clientela.

3. Per le società di gestione di fondi comuni di investimento si comprendono tra i componenti della base
imponibile soltanto le commissioni attive e passive, gli altri proventi ed oneri di gestione, le spese amministrative
e gli ammortamenti di cui alle lettere c) e h), f) e o), l) e m) del comma 1.

4. Per le società di investimento a capitale variabile la base imponibile è determinata dalla
differenza tra la somma delle commissioni di sottoscrizione e la somma delle provvigioni passive a soggetti collocatori,
delle spese per consulenza e pubblicità, dei canoni di locazione immobili, dei costi per servizi di elaborazione
dati, delle spese amministrative diverse da quelle inerenti al personale dipendente e degli ammortamenti dei beni
materiali e immateriali.

5. Per la Banca d’Italia e per l’Ufficio italiano cambi la base imponibile è determinata con i criteri
indicati al comma 1.

Art. 7. Determinazione del valore della produzione netta delle imprese di assicurazione.

1. Per le imprese di assicurazione la base imponibile è determinata dalla differenza tra la somma:

a) dei premi e degli altri proventi tecnici,

b) dei proventi derivanti da investimenti in terreni e fabbricati, da altri investimenti diversi da quelli
costituiti da immobilizzazioni finanziarie e da profitti sul realizzo di investimenti mobiliari diversi da quelli
derivanti da azioni o quote, e la somma,

c) delle provvigioni, comprese quelle di incasso, e delle altre spese di acquisizione,

d) degli importi pagati per sinistri, comprese le spese di liquidazione,

e) degli oneri di gestione degli investimenti in terreni e fabbricati e delle perdite su realizzo di investimenti
mobiliari,

f) delle variazioni delle riserve tecniche obbligatorie e degli altri oneri tecnici,

g) dell’ammortamento dei beni materiali e immateriali.

2. I componenti positivi e negativi della base imponibile si assumono con riferimento agli ammontari di competenza
dell’esercizio, al netto delle cessioni in riassicurazione e con esclusione di qualsiasi spesa relativa al personale
dipendente.

Art. 8. Determinazione del valore della produzione netta dei soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera c).

1. Per i soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera c), la base imponibile è determinata dalla differenza
tra l’ammontare dei compensi percepiti e l’ammontare dei costi sostenuti inerenti alla attività esercitata,
compreso l’ammortamento dei beni materiali e immateriali esclusi gli interessi passivi e le spese per il personale
dipendente.

Art. 9. Determinazione del valore della produzione netta dei soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera d).

1. Per i soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera d), la base imponibile è determinata dalla differenza
tra l’ammontare dei corrispettivi e l’ammontare degli acquisti destinati alla produzione.

2. I soggetti di cui al comma 1 hanno facoltà di optare per la determinazione della base imponibile
secondo le norme previste nell’art. 5, comma 3. L’opzione deve essere esercitata nella dichiarazione di cui all’art.
19 ed ha effetto dall’inizio del periodo di imposta cui essa si riferisce e fino a quando non è revocata
e in ogni caso per almeno quattro periodi di imposta.

3. Per i soggetti che esercitano attività agricola, diversi da quelli di cui al comma 1, dalle società
e enti di cui all’art. 3, comma 1, lettera a), e dalle società di cui alla successiva lettera b), compresi
gli esercenti attività di allevamento di animali di cui all’art. 78 del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, la base imponibile è determinata
secondo le disposizioni di cui all’art. 5, comma 2, o, ricorrendone le condizioni, comma 3.

Art. 10. Determinazione del valore della produzione netta dei soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera e).

1. Per gli enti privati non commerciali di cui all’art. 3, comma 1, lettera e) che svolgono esclusivamente attività
non commerciali, la base imponibile è determinata in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni corrisposte
al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’art. 47 del testo unico
delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dei
compensi erogati per collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 49, comma 2, lettera a), del citato
testo unico n. 917 del 1986.

2. Se i soggetti di cui al comma 1 esercitano anche attività commerciali la base imponibile a queste
relativa è determinata secondo la disposizione dell’art. 5, comma 2 o, ricorrendone le condizioni, comma
3, computando i costi deducibili ivi indicati non specificamente riferibili alle attività commerciali per
un importo corrispondente al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi considerati dalle predette
disposizioni e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. La base imponibile relativa alle altre attività
è determinata a norma del precedente comma 1, ma l’ammontare delle retribuzioni e dei compensi è
ridotto dell’importo di essi specificamente riferibile alle attività commerciali o, in difetto, dell’importo
a queste imputabili in base al predetto rapporto.

3. Per gli organi e le amministrazioni dello Stato, le regioni, le provincie, i comuni e gli enti pubblici
non commerciali di cui all’art. 3, comma 1, lettera e), si applicano le disposizioni del comma 1. Se svolgono anche
attività commerciali, i predetti soggetti possono optare per la determinazione della base imponibile relativa
a tali attività secondo le disposizioni del comma 2.

4. Per gli altri soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera e), la base imponibile è determinata:

a) per le società ed enti commerciali secondo le disposizioni degli articoli 5, 6 e 7 che risultano
ad essi applicabili;

b) per le società ed associazioni esercenti arti e professioni secondo la disposizione dell’art. 8;

c) per gli enti non commerciali secondo le disposizioni dei precedenti commi 1 e 2 che risultano ad essi applicabili.

5. Ai fini dell’applicazione del presente titolo le attività commerciali sono quelle considerate tali
ai fini delle imposte sui redditi.

Art. 11. Disposizioni comuni per la determinazione del valore della produzione netta.

1. Nella determinazione della base imponibile:

a) i componenti positivi e negativi si assumono in conformità delle norme del testo unico delle imposte
sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e della applicazione
di esse in sede di dichiarazione dei redditi;

b) sono ammessi in deduzione i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro,
le spese relative agli apprendisti e, nei limiti del 70 per cento, quelle per il personale assunto con contratti
di formazione lavoro;

c) non sono ammessi in deduzione: 1) i costi relativi al personale indicati nell’art. 2425, primo comma,
lettera B), numeri 9) e 14), del codice civile; 2) i costi per prestazioni di lavoro occasionale; 3)
i compensi erogati a terzi in esecuzione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art.
49, comma 2, lettera a), del citato testo unico n. 917 del 1986; 4) i compensi per prestazioni di lavoro
assimilato a quello dipendente ai sensi dell’art. 47 del citato testo unico n. 917 del 1986; 5) gli utili
erogati agli associati in partecipazione di cui alla lettera c), del predettoart. 49, comma 2, del medesimo testo
unico n. 917 del 1986; 6) il canone relativo a contratti di locazione finanziaria limitatamente alla parte
riferibile agli interessi passivi determinata secondo le modalità di calcolo, anche forfetarie, stabilite
con decreto del Ministro delle finanze.

2. Indipendentemente dalla collocazione nel conto economico, le componenti positive e negative sono accertate
in ragione della loro classificazione secondo corretti princìpi contabili. 1986, n. 917.

Art. 12. Determinazione del valore della produzione netta realizzata fuori dal territorio dello Stato o da soggetti
non residenti.

1. Nei confronti dei soggetti passivi residenti nel territorio dello Stato che esercitano attività produttive
anche all’estero la quota di valore a queste attribuibili secondo i criteri di cui all’art. 4, comma 2, è
scomputata dalla base imponibile determinata a norma degli articoli da 5 a 10.

2. Nei confronti dei soggetti passivi non residenti nel territorio dello Stato si considera prodotto nel territorio
della regione il valore derivante dall’esercizio di attività commerciali, di arti o professioni o da attività
non commerciali esercitate nel territorio stesso per un periodo di tempo non inferiore a tre mesi mediante stabile
organizzazione, base fissa o ufficio, ovvero derivante da imprese agricole esercitate nel territorio stesso. Qualora
le suddette attività o imprese siano esercitate nel territorio di più regioni si applica la disposizione
dell’art. 4, comma 2.

3. Le persone fisiche e gli altri soggetti passivi si considerano residenti nel territorio dello Stato quando
ricorrono le condizioni, rispettivamente applicabili, previste negli articoli 2, comma 2, 5, comma 3, lettera d),
e 87, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917.

Art. 13. Disposizioni concernenti il GEIE.

1. Il valore della produzione netta del gruppo economico di interesse europeo residente, a norma dell’art. 12,
comma 3, nel territorio dello Stato o di una stabile organizzazione di un gruppo non residente è determinato
secondo le disposizioni dell’art. 5, ed è imputato a ciascun membro nella proporzione prevista dal contratto
di gruppo o, in mancanza, in parti uguali. Il valore si considera prodotto, anche nei confronti di membri non residenti,
nel territorio della regione in cui il gruppo o la stabile organizzazione ha sede, salvo il disposto dell’art.
4, comma 2.

2. Nei confronti del gruppo residente e di quello non residente relativamente alla stabile organizzazione
nel territorio dello Stato si applicano le disposizioni degli articoli 19 e 20.

3. Ciascun membro del gruppo è obbligato in solido con gli altri al versamento dell’imposta dovuta sul
valore prodotto.

4. Il gruppo residente e la stabile organizzazione di un gruppo non residente si considerano domiciliati nel
territorio del comune nel quale hanno il domicilio fiscale ai fini delle imposte sui redditi.

Art. 14. Periodo di imposta.

1. L’imposta è dovuta per periodi di imposta a ciascuno dei quali corrisponde una obbligazione tributaria
autonoma. Il periodo di imposta è determinato secondo i criteri stabiliti ai fini delle imposte sui redditi.

Art. 15. Spettanza dell’imposta.

1. L’imposta è dovuta alla regione nel cui territorio il valore della produzione netta è realizzato.

Art. 16. Determinazione dell’imposta.

1. L’imposta è determinata applicando al valore della produzione netta l’aliquota del 4,25 per cento,
salvo quanto previsto dal comma 2, nonchè nei commi 1 e 2 dell’art. 45.

2. Nei confronti dei soggetti di cui all’art. 88, comma 1, testo unico delle imposte sui redditi, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e degli altri enti pubblici, compresi quelli
non residenti, relativamente al valore prodotto nell’esercizio di attività non commerciali, si applicano
sull’ammontare della retribuzione annua corrisposta a ciascun dipendente le aliquote del 9,6 per cento fino a 40
milioni e del 3,8 per cento fino a 150 milioni, e sull’ammontare del compenso corrisposto a ciascun collaboratore
coordinato e continuativo, con riferimento ai predetti limiti, le aliquote, rispettivamente, del 6,6 per cento
e del 4,6 per cento.

3. A decorrere dal terzo anno successivo a quello dell’entrata in vigore del presente decreto, le regioni hanno
facoltà di maggiorare l’aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo di un punto percentuale. La maggiorazione
può essere differenziata per settori di attività e per categorie di soggetti passivi.

Art. 17. Agevolazioni di carattere territoriale e per categorie di soggetti.

1. Per i soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto hanno acquisito il diritto a fruire
di uno dei regimi di esenzione decennale a carattere territoriale dell’imposta locale sui redditi nel rispetto
delle condizioni e dei requisiti previsti dalle singole leggi di esonero, il valore prodotto nel territorio della
regione ove è ubicato lo stabilimento o l’impianto cui il regime agevolativo si riferisce, determinato a
norma degli articoli 4 e 5, è ridotto per il residuo periodo di applicabilità del detto regime di
un ammontare pari al reddito che ne avrebbe fruito.

2. I soggetti di cui all’art. 3, comma 171, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, che si avvalgono della determinazione
forfetaria del reddito e dell’imposta sul valore aggiunto a norma dei commi 173 e 177 del predetto articolo possono,
ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive, determinare il valore della produzione netta applicando
al volume di affari le percentuali stabilite nel medesimo comma 177 e aumentando il risultato del costo del personale
dipendente, dei compensi erogati ai collaboratori coordinati e continuativi e degli interessi passivi.

3. Ai soggetti che svolgono attività produttive attraverso stabilimenti industriali tecnicamente organizzati
impiantati nel territorio del Mezzogiorno, definiti dall’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo
1978, n. 218, spetta una detrazione dall’imposta determinata ai sensi del precedente art. 10 di ammontare pari,
rispettivamente, al 2 per cento dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalle
dichiarazioni presentate ai fini fiscali relative al periodo di imposta in corso al 1º gennaio 1998 e all’1
per cento per il periodo di imposta in corso al 1º gennaio 1999, qualora sussistano le condizioni per l’applicazione
delle disposizioni relative alla fiscalizzazione degli oneri sociali.

4. Per le cooperative edilizie a proprietà indivisa, la base imponibile è determinata ai sensi
dell’art. 10, commi 1 e 2.

5. Per le cooperative sociali di cui all’art. 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, il
costo del lavoro delle persone svantaggiate di cui all’art. 4 della medesima legge, è deducibile per intero
dalla base imponibile.

6. Per l’anno 1998, le cooperative sociali di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), della legge 8 novembre 1991,
n. 381, deducono dalla base imponibile una somma pari alla differenza tra l’ammontare delle retribuzioni effettivamente
corrisposte e quello calcolato in base ai salari convenzionali. Per gli anni 1999 e 2000 la somma da dedurre dalla
base imponibile è pari, rispettivamente, al 75 per cento e al 50 per cento della predetta differenza calcolata
con le medesime modalità. A decorrere dall’anno 2001 la base imponibile è determinata in maniera
ordinaria.

Art. 18. Agevolazioni per nuove iniziative produttive.

1. Il comma 210 dell’art. 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è sostituito dal seguente: <<210.
Per le iniziative produttive intraprese nei territori di cui all'art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge
8 febbraio 1995, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 1995, n. 104, è riconosciuto,
per l'anno di inizio di attività e per i due successivi, un credito di imposta pari, per ciascun anno, al
50 per cento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche sui redditi riferibili proporzionalmente al reddito
di impresa o derivante dall'esercizio di arti o professioni dell'anno cui compete; il credito è utilizzato
per il versamento della detta imposta e non può essere superiore, per ciascun anno, a lire 5 milioni. Per
le stesse iniziative è concessa per i medesimi periodi di imposta la riduzione al 50 per cento dell'imposta
regionale sulle attività produttive; la riduzione non può essere superiore a 5 milioni dell'imposta
dovuta per ciascun anno. Per le iniziative produttive intraprese nelle aree territoriali di cui all'obiettivo 1
del regolamento CEE n. 2052/88, le predette disposizioni si applicano per l'anno di inizio di attività e
per i cinque successivi.>>.

2. Con le leggi regionali di cui all’art. 24, possono essere aumentati la percentuale e l’importo massimo della
riduzione dell’imposta regionale sulle attività produttive di cui al comma 1.

Art. 19. Dichiarazione dei soggetti passivi.

1. Ogni soggetto passivo deve dichiarare per ogni periodo di imposta i componenti del valore, ancorchè
non ne consegua un debito di imposta.

2. La dichiarazione deve essere redatta, a pena di nullità, su stampato conforme a quello approvato con
decreto del Ministro delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale nel termine di cui all’art. 8, primo
comma, prima periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, come sostituito dall’art.
5, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

3. La dichiarazione deve essere sottoscritta, a pena di nullità, dal soggetto passivo o da chi ne ha
la rappresentanza legale o negoziale o, in mancanza, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, da chi ne ha
l’amministrazione anche di fatto. Per gli organi e le amministrazioni dello Stato la dichiarazione è sottoscritta
dal dirigente competente secondo le rispettive norme regolamentari. La nullità è sanata se il soggetto
passivo o il suo rappresentante provvede alla sottoscrizione entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito da
parte dell’ufficio competente. L’invito è eseguito mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento.

4. Con il decreto del Ministro delle finanze di cui al comma 2 possono essere richiesti dati e notizie utili
alla determinazione del valore della produzione netta e indicati gli atti da allegare alla dichiarazione a cura
del contribuente.

5. La dichiarazione è presentata con le modalità di cui all’art. 12 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, come sostituito dall’art. 7 del decreto legislativo 9 luglio 1997,
n. 241. I soggetti non tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi presentano la dichiarazione ai
fini dell’imposta regionale, con le medesime modalità, entro sei mesi dalla fine del periodo di imposta.

6. Nei casi di liquidazione, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, trasformazione, fusione e scissione
di imprese individuali, società ed enti di cui agli articoli 10 e 11 del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 600, si osservano le disposizioni ivi previste, con esclusione dei commi secondo e terzo
dell’art. 10 se nelle procedure fallimentare e di liquidazione coatta non vi è esercizio provvisorio dell’impresa.

Art. 20. Obblighi contabili.

1. Ai fini dell’imposta di cui al presente titolo i soggetti passivi devono osservare gli obblighi documentali
e contabili ai quali sono tenuti ai fini delle imposte sul reddito e sul valore aggiunto.

Art. 21. Domicilio dei soggetti passivi.

1. Ogni soggetto passivo si considera domiciliato nel comune nel quale ha il domicilio fiscale secondo le disposizioni
previste dal decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Art. 22. Giurisdizione sulle controversie.

1. Le controversie concernenti l’imposta regionale sulle attività produttive e la relativa addizionale
e le sanzioni sono soggette alla giurisdizione delle Commissioni tributarie secondo le disposizioni del decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

Art. 23. Accesso alle informazioni.

1. L’Amministrazione finanziaria trasmette a ciascuna regione, con sistemi telematici o mediante supporti magnetici,
le informazioni relative alle dichiarazioni presentate dai soggetti passivi.

2. Gli elementi acquisiti nel corso dell’attività di controllo dagli uffici dell’Amministrazione finanziaria,
dal Corpo della Guardia di finanza e dagli organi regionali sono direttamente utilizzabili, rispettivamente, per
l’accertamento dell’imposta regionale e dei tributi erariali.

3. Con decreto del Ministro delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni, sono stabilite le modalità
di collegamento degli uffici regionali con il sistema informativo dell’anagrafe tributaria e di utilizzazione dei
relativi servizi anche ai fini dello scambio di informazioni di interesse fiscale.

Art. 24. Poteri delle regioni.

1. Le regioni a statuto ordinario possono disciplinare, con legge, nel rispetto dei princìpi in materia
di imposte sul reddito e di quelli recati dal presente titolo, le procedure applicative dell’imposta, ferme restando
le disposizioni degli articoli 19, da 21 a 23, e da 32 a 35.

2. Le regioni a statuto speciale e le provincie autonome di Trento e Bolzano provvedono, con legge, alla attuazione
delle disposizioni del presente titolo in conformità delle disposizioni della legge 23 dicembre 1996, n.
662, art. 3, commi 158 e 159.

3. La constatazione delle violazioni alle norme del presente titolo compete alle amministrazioni regionali.

4. Le leggi di cui ai commi 1 e 2 possono prevedere la stipula di convenzioni con il Ministero delle finanze
per l’espletamento, in tutto o in parte, delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione dell’imposta,
nonchè per le attività concernenti il relativo contenzioso, secondo le disposizioni in materia di
imposte sui redditi.

5. Gli uffici dell’amministrazione finanziaria ed i comandi della Guardia di finanza cooperano per l’acquisizione
ed il reperimento degli elementi utili per l’accertamento dell’imposta e per la repressione delle violazioni alle
norme del presente titolo, procedendo anche di propria iniziativa secondo le norme e con le facoltà stabilite
dalle singole leggi regionali o, in loro mancanza, secondo le facoltà loro attribuite dalla normativa tributaria
statale, trasmettendo agli uffici regionali i relativi verbali e rapporti.

6. Le leggi di cui ai commi 1 e 2 non possono avere effetto anteriore al periodo di imposta in corso al 1º
gennaio 2000.

7. Con decreto del Ministro delle finanze da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, sono stabiliti gli organi competenti all’irrogazione delle
sanzioni e le modalità di ripartizione delle somme riscosse in caso di concorso formale e di violazioni
continuate rilevanti ai fini dell’imposta regionale e di altri tributi.

Art. 25. Disciplina temporanea.

1. Fino a quando non hanno effetto le leggi regionali di cui all’art. 24, per le attività di controllo
e rettifica della dichiarazione, per l’accertamento e per la riscossione dell’imposta regionale, nonchè
per il relativo contenzioso si applicano le disposizioni in materia di imposte sui redditi ad eccezione degli articoli
38, commi dal quarto al settimo, 44 e 45 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

2. Le regioni, le provincie, e i comuni partecipano all’attività di cui al comma 1 segnalando elementi
e notizie utili, collaborando, eventualmente anche tramite le apposite commissioni paritetiche di cui al terzo
periodo, con osservazioni e proposte alla predisposizione dei programmi di accertamento degli uffici dell’Amministrazione
finanziaria. Le modalità di attuazione di questa disposizione sono stabilite con decreto del Ministro delle
finanze, d’intesa con la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281, da emanare a
norma dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro novanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto. Con il medesimo decreto possono essere istituite e disciplinate commissioni paritetiche
per la stesura di programmi di accertamento.

Art. 26. Attribuzione allo Stato di quote del gettito dell’imposta.

1. E’ attribuita allo Stato una quota del gettito dell’imposta regionale sulle attività produttive riscosso
in ciascuna regione a compensazione dei costi sostenuti per lo svolgimento delle attività di cui all’art.
25, comma 1. La disposizione del primo periodo si applica fino all’anno precedente a quello dal quale ha effetto
la legge regionale di cui all’art. 24, regolatrice delle dette attività.

2. E’ altresì attribuita allo Stato una ulteriore quota del gettito di cui al comma 1 a compensazione
della perdita di gettito derivante dall’abolizione dell’imposta sul patrimonio netto delle imprese. La quota è
determinata in un ammontare pari al gettito della predetta imposta riscosso nell’ultimo periodo di imposta nel
quale essa è stata applicata. Questa disposizione si applica limitatamente al gettito dell’imposta regionale
sulle attività produttive relativo al primo periodo di imposta della sua applicazione e al successivo.

3. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, è determinata la quota di cui al comma 1 e le relative
modalità di attribuzione. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro,
sentita la Conferenza Stato-Regioni, è determinata la quota di cui al comma 2 e le relative modalità
di attribuzione.

Art. 27. Compartecipazione dei comuni e delle provincie al gettito dell’imposta.

1. A decorrere dall’anno di entrata in vigore del presente decreto le regioni devolvono ad ogni comune e ad
ogni provincia del proprio territorio una quota del gettito della imposta regionale sulle attività produttive
pari, per il comune, al gettito riscosso nel 1997 per tasse di concessione comunale e per imposta comunale per
l’esercizio di impresa, arti e professioni, al netto della quota di spettanza della provincia, e, per la provincia,
all’ammontare di questa quota al lordo di quella spettante allo Stato a norma dell’art. 6 del decreto-legge 2 marzo
1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144.

2. Gli importi dovuti ai comuni e alle provincie a norma del comma 1 sono ad essi versati dalle regioni nel
mese di luglio di ciascun anno. Nel primo anno tali importi sono commisurati all’ammontare del gettito riscosso
nel 1996 risultante dai relativi rendiconti consuntivi, salvo conguaglio, da effettuare nell’anno successivo con
gli importi dovuti per tale anno, in base alle risultanze dei rendiconti per l’anno 1997. Gli importi dovuti sono
determinati da ciascuna regione che, previa acquisizione delle informazioni necessarie, ne dà comunicazione
ai comuni e alle provincie entro il 30 giugno del primo anno e del successivo. Gli importi comunicati costituiscono
per le Regioni somme a destinazione vincolata. A decorrere dall’anno 1999, i predetti importi sono incrementati
annualmente in misura pari al tasso programmato di inflazione indicato nella relazione previsionale e programmatica.

3. L’importo corrispondente alla quota spettante allo Stato di cui al comma 1, determinato a norma del comma
2, è versato nei termini quivi indicati dalle provincie allo Stato per le finalità di cui all’art.
1-bis del decreto-legge 25 novembre 1996, n. 599, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 gennaio 1997, n.
5, secondo le vigenti disposizioni per il versamento della suddetta quota.

4. Le regioni possono attribuire alle provincie e ai comuni quote di compartecipazione al gettito dell’imposta
regionale sulle attività produttive anche al fine di finanziare le funzioni ad essi delegate, secondo criteri
stabiliti con propria legge.

5. Nei confronti dei comuni e delle provincie che istituiscono l’addizionale di cui all’art. 28 viene meno,
dall’anno in cui questa ha effetto, l’obbligo della regione di cui al comma 1.

6. Le regioni Friuli Venezia-Giulia e Valle d’Aosta e le provincie autonome di Trento e Bolzano, nell’esercizio
dei poteri in materia di finanza locale, provvedono alla disciplina dei rapporti finanziari con gli enti locali,
assicurando agli stessi le risorse finanziarie per compensare gli effetti finanziari negativi conseguenti all’attuazione
del presente decreto.

Art. 28. Addizionale comunale e provinciale all’imposta regionale sulle attività produttive.

1. Con legge regionale da adottarsi entro il 31 luglio 1999 sono stabilite le aliquote minime, rispettivamente,
dell’addizionale comunale e di quella provinciale all’imposta regionale sulle attività produttive; dette
aliquote devono assicurare un gettito pari al complesso delle somme, comprensive degli eventuali conguagli, devolute
dalla regione, ai sensi dell’art. 27 per l’anno di imposta 1999, ai comuni e alle provincie del territorio di competenza.
Con la medesima legge la regione diminuisce l’aliquota di base dell’imposta regionale sulle attività produttive
in misura pari alla somma delle due aliquote addizionali suddette e può rideterminare l’aliquota regionale
entro il limite di cui all’art. 16, comma 3.

2. I comuni e le provincie, previa emanazione della legge regionale di cui al comma 1, con delibera da pubblicare
per estratto nella Gazzetta Ufficiale, possono istituire l’addizionale comunale o provinciale di cui al comma 1;
i comuni e le provincie hanno facoltà di aumentare l’aliquota dell’addizionale in misura non superiore ad
una volta e mezza l’aliquota minima stabilita dalla predetta legge regionale.

3. I soggetti passivi dell’imposta regionale sulle attività produttive dovranno ripartire la corrispondente
base imponibile utilizzando gli stessi criteri indicati nell’art. 4, comma 2, con riferimento al territorio provinciale
e comunale. Alle basi imponibili provinciali e comunali così determinate si applicano le aliquote delle
addizionali deliberate dagli enti locali predetti.

4. La legge di cui al comma 1 non può avere effetto anteriore al secondo anno successivo a quello di
entrata in vigore del presente decreto.

Art. 29. Finanziamento delle città metropolitane.

1. Le regioni, nell’attribuire alle città metropolitane le funzioni amministrative di competenza provinciale
o affidate ai comuni, a norma dell’art. 19 della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono ad assegnare alle stesse
quote del gettito di tributi regionali.

Art. 30. Riscossione dell’imposta e versamento in acconto.

1. Fino a quando non hanno effetto le leggi regionali di cui all’art. 24, per la riscossione dell’imposta si
applicano le disposizioni dei commi seguenti.

2. L’imposta dovuta a ciascuna regione in base alla dichiarazione è riscossa mediante versamento del
soggetto passivo da eseguire con le modalità e nei termini stabiliti per le imposte sui redditi.

3. Nel periodo di imposta per il quale la dichiarazione deve essere presentata sono dovuti acconti dell’imposta
ad esso relativa secondo le disposizioni previste per le imposte sui redditi. Gli acconti sono versati con le modalità
e nei termini per queste stabiliti.

4. L’imposta risultante dalle dichiarazioni annuali non è dovuta o, se il saldo è negativo, non
è rimborsabile, se i relativi importi spettanti a ciascuna regione non superano lire 20.000; per lo stesso
importo, non si fa luogo, ad iscrizione nei ruoli, nè a rimborso. Con le leggi regionali di cui all’art.
24 il predetto importo può essere adeguato.

5. In deroga alla disposizione del comma 2 gli organi e le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici indicati
nell’art. 3, comma 1, lettera e), versano l’acconto mensilmente, con le modalità o nei termini stabiliti
con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, sentita la conferenza Stato-Regioni, in un importo pari a quello risultante dall’applicazione delle
aliquote e dei limiti previsti nell’art. 16, comma 2, all’ammontare delle retribuzioni e dei compensi ivi indicati
corrisposti nel mese precedente. Qualora l’ammontare dell’imposta dovuta a ciascuna regione sia pari o inferiore
a lire 20.000, l’obbligo di versamento rimane sospeso fino alla scadenza successiva per la quale la somma complessiva
da versare sia almeno pari al predetto importo.

6. La riscossione coattiva dell’imposta avviene mediante ruolo sulla base delle disposizioni che regolano la
riscossione coattiva delle imposte sui redditi mediante ruoli affidati ai concessionari senza l’obbligo del non
riscosso.

7. Per lo svolgimento di attività di pagamento e riscossione dell’imposta, le banche sono remunerate
in conformità a quanto previsto dalle convenzioni di cui agli articoli 19, comma 5, e 24, comma 8, del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241, mentre per i concessionari si applicano le disposizioni di cui all’art. 61 del
decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43.

Art. 31. Primo acconto di imposta.

1. Per il primo periodo di imposta nel quale, a norma degli articoli 36 e 37, l’imposta è applicabile,
l’acconto di cui all’art. 30, comma 2, da versare in due rate di pari importo, è commisurato al 120 per
cento della imposta figurativa liquidabile sul valore della produzione netta realizzato nel periodo di imposta
precedente, determinato secondo le disposizioni degli articoli da 4 a 11 e risultante da un apposito prospetto
redatto su stampato conforme al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze da allegare alla prima
dichiarazione dei redditi da presentare a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto ovvero,
per i soggetti non tenuti alla presentazione di essa, risultante da apposita dichiarazione, redatta e sottoscritta
a norma dell’art. 19, da presentare nel mese di giugno dell’anno di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 32. Violazioni relative alla dichiarazione.

1. Nel caso di omessa presentazione della dichiarazione, si applica la sanzione amministrativa dal centoventi
al duecentoquaranta per cento dell’ammontare dell’imposta dovuta, con un minimo di lire cinquecentomila. Se non
è dovuta imposta, si applica la sanzione da lire cinquecentomila a lire due milioni.

2. Se nella dichiarazione è indicato un imponibile inferiore a quello accertato o, comunque, un’imposta
inferiore a quella dovuta, si applica la sanzione amministrativa da una a due volte l’ammontare della maggiore
imposta dovuta.

3. Per maggiore imposta si intende la differenza tra l’ammontare del tributo liquidato in base all’accertamento
e quello liquidabile in base alla dichiarazione ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, come sostituiti dall’art. 13, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241.

Art. 33. Violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni.

1. Fuori dai casi previsti nell’art. 32 se la dichiarazione non è redatta in conformità al modello
approvato dal Ministro delle finanze ovvero in essa sono omessi o non sono indicati in maniera esatta e completa
dati rilevanti per l’individuazione del contribuente e, se diverso da persona fisica, del suo rappresentante, nonchè
per la determinazione del tributo, oppure non è indicato in maniera esatta e completa ogni altro elemento
prescritto per il compimento dei controlli, si applica la sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire
quattro milioni.

2. Identica sanzione si applica nei casi di mancanza o incompletezza degli atti e documenti dei quali è
prescritta l’allegazione alla dichiarazione o l’esibizione all’ufficio.

Art. 34. Ritardato o omesso versamento dell’imposta.

1. In caso di ritardato o omesso versamento dell’imposta, in acconto o a saldo, o di versamento in misura inferiore
a quella dovuta, si applica la sanzione amministrativa pari al trenta per cento dell’imposta non versata. Identica
sanzione si applica nei casi di liquidazione della maggiore imposta ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, come sostituiti dall’art. 13, comma 1, del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

2. Sugli importi non versati o versati in ritardo sono dovuti gli interessi a norma dell’art. 9 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

Art. 35. Violazioni degli obblighi relativi alla contabilità.

1. Per le violazioni degli obblighi relativi alla tenuta o conservazione della contabilità si applicano
le sanzioni previste in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto.

Art. 36. Decorrenza dell’imposta e abolizione di contributi e tributi.

1. Salvo quanto disposto dall’art. 37, l’imposta regionale sulle attività produttive si applica a decorrere
dalla data di entrata in vigore del presente decreto e dalla medesima data sono aboliti:

a) i contributi per il servizio sanitario nazionale di cui all’art. 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41,
come da ultimo modificato dall’art. 4 della legge 22 marzo 1995, n. 85, il contributo dello 0,2 per cento di cui
all’art. 1, terzo comma, della legge 31 dicembre 1961, n. 1443, e all’art. 20, ultimo comma, della legge 12 agosto
1962, n. 1338, e la quota di contributo per l’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi eccedente quella
prevista per il finanziamento delle prestazioni economiche della predetta assicurazione di cui all’art. 27 della
legge 9 marzo 1989, n. 88;

b) l’imposta locale sui redditi di cui al titolo III del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

c) l’imposta comunale per l’esercizio di imprese e di arti e professioni, di cui al titolo I del decreto-legge
2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144;

d) la tassa sulla concessione governativa per l’attribuzione del numero di partita IVA, di cui all’art. 24
della tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita dal
decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre
1995;

e) l’imposta sul patrimonio netto delle imprese istituita con decreto-legge 30 settembre 1992, n. 394, convertito,
con modificazioni, dalla legge 26 novembre 1992, n. 461.

2. I versamenti relativi ai tributi e ai contributi aboliti indicati nel comma 1, i cui presupposti di imposizione
si verificano anteriormente alla data dalla quale, nei confronti dei singoli soggetti passivi, ha effetto la loro
abolizione, sono effettuati anche successivamente a tale data.

Art. 37. Soggetti con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare.

1. Nei confronti dei soggetti il cui periodo di imposta non coincide con l’anno solare l’applicazione dell’imposta
regionale sulle attività produttive e l’abolizione dei contributi e dei tributi indicati nell’art. 36, comma
1, lettere a), b) ed e), hanno effetto dal primo periodo di imposta che ha inizio successivamente alla data di
entrata in vigore del presente decreto.

2. In deroga a quanto disposto nel comma 1 per i soggetti ivi indicati il cui periodo di imposta è in
corso alla data di entrata in vigore del presente decreto ed è iniziato dopo il 30 settembre dell’anno precedente,
l’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive e l’abolizione dei contributi e tributi
indicati nel medesimo comma 1 hanno effetto dalla data di inizio del predetto periodo.

3. I soggetti di cui al comma 2 possono scomputare dall’acconto di cui all’art. 31 i dodicesimi dell’imposta
e della tassa di cui all’art. 36, comma 1, lettere c) e d), dovute per l’anno precedente a quello di entrata in
vigore del presente decreto e relativi ai mesi interi compresi tra la data dalla quale ha effetto nei loro confronti,
a norma del medesimo comma 2, l’abolizione dei predetti tributi e quella di entrata in vigore del presente decreto,
nonchè l’importo dei contributi di cui alla lettera a) del medesimo comma dell’art. 36 eventualmente versati
con riferimento ai predetti mesi. Non si fa luogo in ogni caso al rimborso degli importi non scomputati.

Art. 38. Determinazione del Fondo sanitario nazionale.

1. Al fine della determinazione del Fondo sanitario nazionale di parte corrente e delle specifiche quote da assegnare
alle regioni si considera come dotazione propria delle medesime il gettito dell’addizionale regionale all’imposta
sul reddito delle persone fisiche prevista dall’art. 50, ed il 90 per cento del gettito dell’imposta regionale
sulle attività produttive al netto delle quote attribuite allo Stato di cui all’art. 26.

2. I contributi per il Servizio sanitario nazionale riscossi nell’anno di entrata in vigore del presente decreto
relativi a presupposti di imposizione verificatisi anteriormente costituiscono per il medesimo anno dotazione propria
delle regioni ai fini della determinazione delle quote di Fondo sanitario nazionale di parte corrente da assegnare
alle stesse.

3. A decorrere dal 1998, la partecipazione delle regioni Sicilia e Sardegna al finanziamento del Servizio
sanitario nazionale stabilita dall’art. 12, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come da ultimo modificato
dall’art. 1, comma 143, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è commisurata alle risorse provenienti dal
Fondo sanitario nazionale e dai gettiti di cui ai commi 1 e 2.

Art. 39. Ripartizione del Fondo sanitario nazionale.

1. Il CIPE su proposta del Ministro della sanità, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, delibera annualmente
l’assegnazione in favore delle regioni, a titolo di acconto, delle quote del Fondo sanitario nazionale di parte
corrente, tenuto conto dell’importo complessivo presunto del gettito dell’addizionale all’imposta sul reddito delle
persone fisiche di cui all’art. 50 e della quota del gettito dell’imposta regionale sulle attività produttive,
di cui all’art. 38, comma 1, stimati per ciascuna regione. Il CIPE con le predette modalità provvede entro
il mese di febbraio dell’anno successivo all’assegnazione definitiva in favore delle regioni delle quote del Fondo
sanitario nazionale, parte corrente, ad esse effettivamente spettanti. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, è autorizzato a procedere alle risultanti compensazioni a valere sulle quote del
Fondo sanitario nazionale, parte corrente, erogate per il medesimo anno.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, è autorizzato a concedere
alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano anticipazioni mensili da accreditare ai conti correnti
di cui all’art. 40, comma 1, in essere presso la tesoreria centrale dello Stato, nei limiti di un dodicesimo dell’importo
complessivo presunto del gettito dell’addizionale e della quota di imposta di cui al comma 1, alle stesse attribuiti
nonchè delle quote del Fondo sanitario nazionale di parte corrente deliberate dal CIPE, in favore delle
medesime regioni, in ciascun anno; nelle more della deliberazione del CIPE le predette anticipazioni mensili sono
commisurate all’importo complessivo presunto dei gettiti dell’addizionale e della quota d’imposta predetti, ovvero
limitatamente all’anno 1998 all’importo complessivo presunto dei contributi sanitari e delle quote del Fondo sanitario
nazionale relativi all’anno precedente.

3. Alla copertura dell’eventuale differenza tra l’ammontare dei gettiti di cui al comma 1 previsti in sede
di riparto del Fondo sanitario nazionale e quello effettivamente riscosso dalle regioni si provvede mediante specifica
integrazione del Fondo sanitario nazionale quantificata dalla legge finanziaria.

4. Per le finalità di cui ai commi 1, 2 e 3 si tiene conto, per l’anno di entrata in vigore del presente
decreto, dei contributi di cui al comma 2 dell’art. 38.

5. Sono abrogati i commi 15, 17 e 19 dell’art. 11 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.

Art. 40. Modalità per il riversamento dell’Irap 3 e dell’addizionale Irpef.

1. Ai fini del versamento dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’addizionale regionale
all’imposta sul reddito delle persone fisiche di cui all’art. 50 alle regioni, sono istituiti presso la tesoreria
centrale dello Stato specifici conti correnti infruttiferi intestati alle regioni e alle provincie autonome di
Trento e Bolzano e, presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato operanti nei capoluoghi di regione e
nelle predette provincie autonome, specifiche contabilità speciali di girofondi intestate alle stesse regioni
e provincie autonome.

2. Con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con il
Ministro delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni, sono stabilite le modalità di riversamento
delle somme riscosse sui conti di cui al comma 1.

3. Al fine del versamento dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’addizionale regionale
all’imposta sul reddito delle persone fisiche di cui all’art. 50 non si applica il secondo comma dell’art. 63 del
regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440.

Art. 41 e ss.

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