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D.P.R. 285/1990

untitled Decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 239, del 12 ottobre). Approvazione del regolamento di polizia mortuaria. Preambolo Il[...]

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Decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285

(in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff.
n. 239, del 12 ottobre).

Approvazione del regolamento di polizia
mortuaria.

Preambolo

Il Presidente della Repubblica: Visto l’art. 87 della Costituzione; Visto l’art. 358 del testo unico delle leggi
sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265; Visto l’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n.
400; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 21 ottobre 1975, n. 803, recante regolamento di polizia mortuaria;
Udito il parere del Consiglio superiore di sanità; Udito il parere del Consiglio di Stato, reso nell’adunanza
generale del 22 marzo 1990; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 31 agosto
1990; Sulla proposta del Ministro della sanità, di concerto con i Ministri dell’interno e di grazia e giustizia;
Emana il seguente decreto:

Art. 1.

1. É approvato l’unito regolamento
di polizia mortuaria, composto di centootto articoli e vistato dal Ministro proponente.

REGOLAMENTO DI POLIZIA MORTUARIA

Art. 1.

1. Ferme restando le disposizioni
sulla dichiarazione e sull’avviso di morte da parte dei familiari e di chi per essi contenute nel titolo VII del
regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238, sull’ordinamento dello stato civile, i medici, a norma dell’art. 103, sub
a), del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, debbono per ogni
caso di morte di persona da loro assistita denunciare al sindaco la malattia che, a loro giudizio, ne sarebbe stata
la causa.

2. Nel caso di morte per malattia
infettiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della sanità, il comune deve darne informazione
immediatamente all’unità sanitaria locale dove è avvenuto il decesso.

3. Nel caso di morte di persona cui
siano somministrati nuclidi radioattivi la denuncia della causa di morte deve contenere le indicazioni previste
dall’art. 100 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185.

4. Nel caso di decesso senza assistenza
medica la denuncia della presunta causa di morte è fatta dal medico necroscopo di cui all’art. 4.

5. L’obbligo della denuncia della
causa di morte è fatto anche ai medici incaricati di eseguire autopsie disposte dall’autorità giudiziaria
o per riscontro diagnostico.

6. La denuncia della causa di morte,
di cui ai commi precedenti, deve essere fatta entro 24 ore dall’accertamento del decesso su apposita scheda di
morte stabilita dal Ministero della sanità, d’intesa con l’Istituto nazionale di statistica.

7. Copia della scheda di morte deve
essere inviata, entro trenta giorni, dal comune ove è avvenuto il decesso all’unità sanitaria locale
nel cui territorio detto comune è ricompreso. Qualora il deceduto fosse residente nel territorio di una
unità sanitaria locale diversa da quella ove è avvenuto il decesso, quest’ultima deve inviare copia
della scheda di morte all’unità sanitaria locale di residenza. Nel caso di comuni comprendenti più
unità sanitarie locali, tali comunicazioni sono dirette a quella competente ai sensi del secondo periodo
del comma 8.

8. Entro tre anni dalla data di entrata
in vigore del presente regolamento ogni unità sanitaria locale deve istituire e tenere aggiornato un registro
per ogni comune incluso nel suo territorio contenente l’elenco dei deceduti nell’anno e la relativa causa di morte.
Nel caso di comuni comprendenti più unità sanitarie locali la regione, entro un anno dalla data di
entrata in vigore del presente regolamento, dovrà individuare l’unità sanitaria locale competente
alla tenuta del registro in questione.

9. Le schede di morte hanno esclusivamente
finalità sanitarie, epidemiologiche e statistiche.

Art. 2.

1. Per la denuncia della causa di
morte nei casi previsti dal comma 5 dell’art. 1 si devono osservare, a seconda che si tratti di autopsia a scopo
di riscontro diagnostico o di autopsia giudiziaria, le disposizioni contenute negli articoli 39 e 45.

Art. 3.

1. Fermo restando per i sanitari
l’obbligo di cui all’art. 365 del codice penale, ove dalla scheda di morte risulti o sorga comunque il sospetto
che la morte sia dovuta a reato, il sindaco deve darne immediata comunicazione all’autorità giudiziaria
e a quella di pubblica sicurezza.

Art. 4.

1. Le funzioni di medico necroscopo
di cui all’art. 141 del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238, sull’ordinamento dello stato civile, sono esercitate
da un medico nominato dalla unità sanitaria locale competente.

2. Negli ospedali la funzione di medico
necroscopo è svolta dal direttore sanitario o da un medico da lui delegato.

3. I medici necroscopi dipendono per
tale attività dal coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale che ha provveduto alla loro
nomina ed a lui riferiscono sull’espletamento del servizio, anche in relazione a quanto previsto dall’art. 365
del codice penale.

4. Il medico necroscopo ha il compito
di accertare la morte, redigendo l’apposito certificato previsto dal citato art. 141.

5. La visita del medico necroscopo
deve sempre essere effettuata non prima di 15 ore dal decesso, salvo i casi previsti dagli articoli 8, 9 e 10,
e comunque non dopo le trenta ore.

Art. 5.

1. Nel caso di rinvenimento di parti
di cadavere o anche di resti mortali o di ossa umane, chi ne fa la scoperta deve informare immediatamente il sindaco
il quale ne dà subito comunicazione all’autorità giudiziaria, a quella di pubblica sicurezza e all’unità
sanitaria locale competente per territorio.

2. Salvo diverse disposizioni dell’autorità
giudiziaria, l’unità sanitaria locale incarica dell’esame del materiale rinvenuto il medico necroscopo e
comunica i risultati degli accertamenti eseguiti al sindaco ed alla stessa autorità giudiziaria perchè
questa rilasci il nulla osta per la sepoltura.

Art. 6.

1. L’autorizzazione per la sepoltura
nel cimitero è rilasciata, a norma dell’art. 141 del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238, sull’ordinamento
dello stato civile, dall’ufficiale dello stato civile.

2. La medesima autorizzazione è
necessaria per la sepoltura nel cimitero di parti di cadavere ed ossa umane di cui all’art. 5.

Art. 7.

1. Per i nati morti, ferme restando
le disposizioni dell’art. 74 del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238, sull’ordinamento dello stato civile, si
seguono le disposizioni stabilite dagli articoli precedenti.

2. Per la sepoltura dei prodotti abortivi
di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente
compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all’ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati
come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall’unità sanitaria locale.

3. A richiesta dei genitori, nel cimitero
possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore
alle 20 settimane.

4. Nei casi previsti dai commi 2 e
3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall’espulsione od estrazione del feto, domanda
di seppellimento all’unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età
di gestazione ed il peso del feto.

Art. 8.

1. Nessun cadavere può essere
chiuso in cassa, nè essere sottoposto ad autopsia, a trattamenti conservativi, a conservazione in celle
frigorifere, nè essere inumato, tumulato, cremato, prima che siano trascorse 24 ore dal momento del decesso,
salvo i casi di decapitazione o di maciullamento e salvo quelli nei quali il medico necroscopo avrà accertato
la morte anche mediante l’ausilio di elettrocardiografo, la cui registrazione deve avere una durata non inferiore
a 20 minuti primi, fatte salve le disposizioni di cui alla legge 2 dicembre 1975, n. 644 e successive modificazioni.

Art. 9.

1. Nei casi di morte improvvisa ed
in quelli in cui si abbiano dubbi di morte apparente, l’osservazione deve essere protratta fino a 48 ore, salvo
che il medico necroscopo non accerti la morte nei modi previsti dall’art. 8.

Art. 10.

1. Nei casi in cui la morte sia dovuta
a malattia infettiva-diffusiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della sanità o il
cadavere presenti segni di iniziata putrefazione, o quando altre ragioni speciali lo richiedano, su proposta del
coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale il sindaco può ridurre il periodo di osservazione
a meno di 24 ore.

Art. 11.

1. Durante il periodo di osservazione
il corpo deve essere posto in condizioni tali che non ostacolino eventuali manifestazioni di vita. Nel caso di
deceduti per malattia infettiva-diffusiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della sanità
il coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale adotta le misure cautelative necessarie.

Art. 12.

1. I comuni devono disporre di un
locale per ricevere e tenere in osservazione per il periodo prescritto le salme di persone: a) morte in abitazioni
inadatte e nelle quali sia pericoloso mantenerle per il prescritto periodo di osservazione; b) morte in seguito
a qualsiasi accidente nella pubblica via o in luogo pubblico; c) ignote, di cui debba farsi esposizione al pubblico
per il riconoscimento.

2. Durante il periodo di osservazione
deve essere assicurata la sorveglianza anche ai fini del rilevamento di eventuali manifestazioni di vita.

Art. 13.

1. I comuni devono disporre di un
obitorio per l’assolvimento delle seguenti funzioni obitoriali:

a) mantenimento in osservazione e
riscontro diagnostico dei cadaveri di persone decedute senza assistenza medica;

b) deposito per un periodo indefinito
di cadaveri a disposizione dell’autorità giudiziaria per autopsie giudiziarie e per accertamenti medico-legali,
riconoscimento e trattamento igienico-conservativo;

c) deposito, riscontro diagnostico
o autopsia giudiziaria o trattamento igienico conservativo di cadaveri portatori di radioattività.

Art. 14.

1. I depositi di osservazione e gli
obitori possono essere istituiti dal comune nell’ambito del cimitero o presso ospedali od altri istituti sanitari
ovvero in particolare edificio rispondente allo scopo per ubicazione e requisiti igienici.

2. Nei comuni con popolazione superiore
ai cinquemila abitanti il locale destinato a deposito di osservazione deve essere distinto dall’obitorio.

3. I comuni costituitisi in consorio
per l’esercizio di un unico cimitero a norma dell’art. 49, comma 3, possono consorziarsi anche per quanto concerne
il deposito di osservazione e l’obitorio.

4. Nel caso di cui al comma 3, ai
fini della distinzione fra deposito di osservazione e obitorio di cui al comma 2, si tiene conto della popolazione
complessiva dei comuni interessati.

Art. 15.

1. Il mantenimento in osservazione
di salme di persone cui sono stati somministrati nuclidi radioattivi deve aver luogo in modo che sia evitata la
contaminazione ambientale, osservando le prescrizioni disposte caso per caso dall’unità sanitaria locale
competente in relazione agli elementi risultanti nel certificato di morte di cui all’art. 100 del decreto del Presidente
della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185.

2. L’unità sanitaria locale
comprendente più comuni individua gli obitori e i depositi di osservazione che debbono essere dotati di
celle frigorifere per la conservazione dei cadaveri; al loro allestimento ed all’esercizio provvede il comune cui
obitorio e deposito di osservazione appartengono. Nel territorio di ciascuna unità sanitaria locale le celle
frigorifere debbono essere non meno di una ogni ventimila abitanti e, comunque, non meno di cinque. Nel caso di
un comune il cui territorio coincide con quello di una unità sanitaria locale, oppure comprende più
unità sanitarie locali, le determinazioni in proposito sono assunte dal comune e il rapporto quantitativo
di cui sopra è riferito alla popolazione complessiva del comune.

3. Con le stesse modalità
si provvede a dotare gli obitori di celle frigorifere isolate per i cadaveri portatori di radioattività
o di malattie infettive-diffusive, in ragione di una ogni centomila abitanti.

Art. 16.

1. Il trasporto delle salme, salvo
speciali disposizioni dei regolamenti comunali, è:

a) a pagamento, secondo una tariffa
stabilita dall’autorità comunale quando vengono richiesti servizi o trattamenti speciali;

b) a carico del comune in ogni altro
caso. Il trasporto deve essere comunque effettuato in una forma che garantisca il decoro del servizio.

2. L’unità sanitaria locale
competente vigila e controlla il servizio di trasporto delle salme, ne riferisce annualmente al sindaco e gli propone
i provvedimenti necessari ad assicurarne la regolarità.

Art. 17.

1. Il trasporto dei cadaveri effettuato
prima che sia trascorso il periodo di osservazione prescritto dalle disposizioni del capo II deve essere eseguito
in condizioni tali da non ostacolare eventuali manifestazioni di vita.

Art. 18.

1. Quando la morte è dovuta
ad una delle malattie infettive-diffusive comprese nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della sanità,
il cadavere, trascorso il periodo di osservazione, deve essere deposto nella cassa con gli indumenti di cui è
rivestito ed avvolto in un lenzuolo imbevuto di soluzione disinfettante.

2. É consentito di rendere
al defunto le estreme onoranze, osservando le prescrizioni dell’autorità sanitaria, salvo che questa le
vieti nella contingenza di manifestazione epidemica della malattia che ha causato la morte.

3. Quando dalla denuncia della causa
di morte risulti che il cadavere è portatore di radioattività, l’unità sanitaria locale competente
dispone che il trasporto, il trattamento e la destinazione delle salme siano effettuati osservando le necessarie
misure protettive di volta in volta prescritte al fine di evitare la contaminazione ambientale.

Art. 19.

1. Il trasporto dei cadaveri dal
luogo del decesso al deposito di osservazione, all’obitorio o al cimitero si esegue a cura del comune, in carro
chiuso, sempre che non sia richiesto dagli interessati di servirsi di mezzi speciali di trasporto ai sensi dell’art.
16, comma 1, lettera a).

2. Nei casi previsti dall’art. 16,
comma 1, lettera a), ove il servizio dei trasporti con mezzi speciali non sia esercitato dal comune e con diritto
di privativa, il comune per i trasporti funebri che consenta di eseguire a terzi nel territorio comunale, e sempre
che non si tratti di trasporti eseguiti da confraternite con mezzi propri, può imporre il pagamento di un
diritto fisso la cui entità non può superare quella stabilita per trasporti di ultima categoria.

3. Ove sia richiesto il trasporto
di cadaveri da comune ad altro comune o all’estero con mezzi di terzi e semprechè esso venga effettuato
con gli automezzi di cui all’art. 20, i comuni di partenza e di arrivo del trasporto possono imporre il pagamento
di un diritto fisso la cui entità non può superare quella stabilita per i trasporti di ultima categoria
svolgentisi nel territorio comunale.

4. Sono esenti da qualsiasi diritto
comunale i trasporti di salme militari eseguiti dalle amministrazioni militari con mezzi propri.

Art. 20.

1. I carri destinati al trasporto
dei cadaveri su strada debbono essere internamente rivestiti di lamiera metallica o di altro materiale impermeabile
facilmente lavabile o disinfettabile.

2. Detti carri possono essere posti
in servizio da parte dei comuni e dei privati solo dopo che siano stati riconosciuti idonei dalle unità
sanitarie locali competenti, che devono controllarne almeno una volta all’anno lo stato di manutenzione.

3. Un apposito registro, dal quale
risulti la dichiarazione di idoneità, deve essere conservato sul carro in ogni suo trasferimento per essere,
a richiesta, esibito agli organi di vigilanza.

Art. 21.

1. Le rimesse di carri funebri devono
essere ubicate in località individuate con provvedimento del sindaco in osservanza delle norme dei regolamenti
locali.

2. Esse debbono essere provviste delle
attrezzature e dei mezzi per la pulizia e la disinfezione dei carri stessi.

3. Salva l’osservanza delle disposizioni
di competenza dell’autorità di pubblica sicurezza e del servizio antincendi, l’idoneità dei locali
adibiti a rimessa di carri funebri e delle relative attrezzature è accertata dal coordinatore sanitario
dell’unità sanitaria locale competente.

Art. 22.

1. Il sindaco disciplina l’orario
per il trasporto dei cadaveri, le modalità ed i percorsi consentiti, nonchè il luogo e le modalità
per la sosta dei cadaveri in transito.

Art. 23.

1. L’incaricato del trasporto di
un cadavere deve essere munito di apposita autorizzazione del sindaco, la quale deve essere consegnata al custode
del cimitero.

Art. 24.

1. Il trasporto di un cadavere, di
resti mortali o di ossa umane entro l’ambito del comune in luogo diverso dal cimitero o fuori dal comune è
autorizzato dal sindaco secondo le prescrizioni stabilite dagli articoli seguenti.

2. Il decreto di autorizzazione è
comunicato al sindaco del comune in cui deve avvenire il seppellimento.

3. Qualora sia richiesta la sosta
della salma in altri comuni intermedi per il tributo di speciali onoranze, tale decreto dovrà essere comunicato
anche ai sindaci di questi comuni.

Art. 25.

1. Per i morti di malattie infettive-diffusive
di cui all’apposito elenco pubblicato dal Ministero della sanità, l’autorizzazione al trasporto prevista
dall’art. 24 può essere data soltanto quando risulti accertato che il cadavere, trascorso il periodo di
osservazione, è stato composto nella duplice cassa prevista dagli articoli 30 e 31 seguendo le prescrizioni
degli articoli 18 e 32.

2. Le disposizioni del presente articolo
si applicano anche ai trasporti di cadaveri da o per l’estero previsti dagli articoli 27, 28 e 29 quando la morte
sia dovuta ad una delle malattie infettive-diffusive di cui all’elenco previsto nel comma 1.

Art. 26.

1. Il trasporto di un cadavere da
comune a comune per essere cremato ed il trasporto delle risultanti ceneri al luogo del loro definitivo deposito
sono autorizzati con unico decreto del sindaco del comune nella cui circoscrizione è avvenuto il decesso.

2. All’infuori di questo caso, il
trasporto delle ceneri di un cadavere da comune a comune è sottoposto all’autorizzazione di cui all’art.
24.

Art. 27.

1. I trasporti di salme da o per
uno degli Stati aderenti alla convenzione internazionale di Berlino 10 febbraio 1937, approvata e resa esecutiva
in Italia con regio decreto 1º luglio 1937, n. 1379, sono soggetti all’osservanza delle prescrizioni sanitarie
previste da detta convenzione. Le salme stesse debbono essere accompagnate dal passaporto mortuario previsto dalla
convenzione medesima.

2. Tale passaporto è rilasciato
per le salme da estradare dal territorio nazionale dal prefetto e per le salme da introdurre nel territorio nazionale
è rilasciato dalla competente autorità del luogo da cui la salma viene estradata.

3. Nei casi previsti dal presente
articolo il prefetto agisce in qualità di autorità delegata dal Ministero della sanità.

4. Il trasporto delle salme da o
per lo Stato della Città del Vaticano è regolato dalle norme della convenzione 28 aprile 1938 tra
la Santa Sede e l’Italia, approvata e resa esecutiva con regio decreto 16 giugno 1938, n. 1055.

Art. 28.

1. Per l’introduzione nel Paese di
salme provenienti da uno degli Stati non aderenti alla convenzione internazionale di Berlino, l’interessato alla
traslazione della salma deve presentare all’autorità consolare italiana apposita domanda corredata:

a) di un certificato della competente
autorità sanitaria locale, dal quale risulti che sono state osservate le prescrizioni di cui all’art. 30;

b) degli altri eventuali documenti
e dichiarazioni che il Ministero della sanità dovesse prescrivere in rapporto a situazioni determinate.

2. L’autorità consolare italiana,
constatata la regolarità della documentazione presentata, trasmette la domanda corredata dai documenti,
ovvero inoltra telegraficamente la richiesta, e contemporaneamente trasmette i documenti, tramite il Ministero
degli affari esteri, al prefetto della provincia, dove la salma è diretta, che concede l’autorizzazione
informandone la stessa autorità consolare, tramite il Ministero degli affari esteri, e il prefetto della
provincia di frontiera attraverso cui la salma deve transitare.

Art. 29.

1. Per l’estradizione del Paese di
salme dirette verso Stati non aderenti alla convenzione internazionale di Berlino, l’interessato deve rivolgere
domanda al prefetto della provincia di cui fa parte il comune ove trovasi la salma, corredata dei seguenti documenti:

a) nulla osta, per l’introduzione,
dell’autorità consolare dello Stato verso il quale la salma è diretta;

b) certificato dell’unità
sanitaria locale attestante che sono state osservate le disposizioni di cui all’art. 30;

c) altri eventuali documenti e dichiarazioni
che il Ministero della sanità dovesse prescrivere in rapporto a situazioni determinate.

2. Il prefetto ricevuta la domanda,
corredata come sopra, concede l’autorizzazione, informandone il prefetto della provincia di frontiera attraverso
la quale la salma dovrà transitare.

3. Nel concedere l’autorizzazione
il prefetto agisce come delegato del Ministero della sanità.

Art. 30.

1. Per il trasporto all’estero o
dall’estero, fuori dei casi previsti dalla convenzione internazionale di Berlino, o da comune a comune, la salma
deve essere racchiusa in duplice cassa, l’una di metallo e l’altra di tavole di legno massiccio.

2. La cassa metallica, o che racchiuda
quella di legno o che sia da questa contenuta, deve essere ermeticamente chiusa mediante saldatura e tra le due
casse, al fondo, deve essere interposto uno strato di torba polverizzata o di segatura di legno o di altro materiale
assorbente, sempre biodegradabile, riconosciuto idoneo.

3. Le saldature devono essere continue
ed estese su tutta la periferia della zona di contatto degli elementi da saldare.

4. Lo spessore di lamiera della cassa
metallica non deve essere inferiore a 0,660 mm se di zinco, a 1,5 mm se di piombo.

5. Lo spessore delle tavole della
cassa di legno non deve essere inferiore a 25 mm. Eventuali intagli sono consentiti quando lo spessore iniziale
delle tavole è tale che per effetto degli intagli medesimi in ogni punto sia assicurato lo spessore minimo
di cui sopra.

6. Il fondo della cassa deve essere
formato da una o più tavole, di un solo pezzo nel senso della lunghezza, riunite al massimo nel numero di
cinque nel senso della larghezza, fra loro saldamente congiunte con collante di sicura e duratura presa.

7. Il coperchio della cassa deve essere
formato da una o più tavole di un solo pezzo nel senso della lunghezza.

8. Nel caso in cui il coperchio sia
costituito da più facce che si trovino su piani diversi occorre che dette facce siano costituite da tavole
di un solo pezzo nel senso della lunghezza.

9. Le pareti laterali della cassa
comprese tra il fondo e il coperchio devono essere formate da una o più tavole di un solo pezzo nel senso
della lunghezza delle pareti stesse congiunte tra loro nel senso della larghezza con le medesime modalità
tecniche delle tavole formanti il fondo. Le suddette pareti laterali devono parimenti essere saldamente congiunte
tra loro con collante di sicura e duratura presa.

10. Il coperchio deve essere saldamente
congiunto alle pareti laterali mediante viti disposte di 20 in 20 centimetri. Il fondo deve essere saldamente congiunto
ad esse con chiodi disposti di 20 in 20 centimetri ed assicurato con un mastice idoneo.

11. La cassa così confezionata
deve essere cerchiata con liste di lamiera di ferro, larghe non meno di 2 centimetri, distanti l’una dall’altra
non più di 50 centimetri, saldamente fissate mediante chiodi o viti.

12. Sia la cassa di legno sia quella
di metallo debbono portare impresso ben visibile sulla parte esterna del proprio coperchio il marchio di fabbrica
con l’indicazione della ditta costruttrice.

13. Per il trasporto da un comune
ad un altro comune che disti non più di 100 chilometri, salvo il caso previsto dall’art. 25 e sempre che
il trasporto stesso dal luogo di deposito della salma al cimitero possa farsi direttamente e con idoneo carro funebre,
si impiega la sola cassa di legno.

Art. 31.

1. Il Ministero della sanità,
anche su richiesta degli interessati, sentito il Consiglio superiore di sanità, può autorizzare,
per i trasporti di salma da comune a comune l’uso per le casse di materiali diversi da quelli previsti dall’art.
30, prescrivendo le caratteristiche che essi devono possedere al fine di assicurare la resistenza meccanica e l’impermeabilità
del feretro.

Art. 32.

1. Per il trasporto di cui all’art.
30, nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e settembre, le salme devono essere sottoposte a trattamento
antiputrefattivo mediante l’introduzione nelle cavità corporee di almeno 500 cc di formalina F.U. dopo che
sia trascorso l’eventuale periodo di osservazione.

2. Negli altri mesi dell’anno tale
prescrizione si applica solo per le salme che devono essere trasportate in località che, con il mezzo di
trasporto prescelto, si raggiungono dopo 24 ore di tempo, oppure quando il trasporto venga eseguito trascorse 48
ore dal decesso.

3. Le prescrizioni del presente articolo
non si applicano ai cadaveri sottoposti a trattamenti di imbalsamazione.

Art. 33.

1. É considerato come avvenuto
nel territorio italiano a tutti gli effetti del presente regolamento ogni decesso verificatosi a bordo di navi
ed aeromobili battenti bandiera nazionale.

Art. 34.

1. L’incaricato del trasporto di un
cadavere fuori del comune deve essere munito del decreto di autorizzazione del sindaco del luogo dove è
avvenuto il decesso.

2. Se il trasporto delle salme avviene
per ferrovia, su nave o per aereo, il decreto anzidetto deve restare in consegna al vettore durante il trasporto
stesso.

Art. 35.

1. Per il trasporto entro il territorio
comunale e da comune a comune dei cadaveri destinati all’insegnamento ed alle indagini scientifiche si seguono
le norme degli articoli precedenti.

2. Il direttore dell’istituto o del
dipartimento universitario prende in consegna la salma dell’incaricato del trasporto e la riconsegna, terminato
il periodo occorso per l’insegnamento o per le indagini scientifiche, dopo averla ricomposta con la migliore cura
e ricollocata nel feretro, al servizio comunale per i trasporti funebri, dopo averne data comunicazione scritta
al sindaco.

Art. 36.

1. Il trasporto di ossa umane è
di altri resti mortali assimilabili, ferme restando le autorizzazioni di cui agli articoli 24, 27, 28 e 29, non
è soggetto alle misure precauzionali igieniche stabilite per il trasporto delle salme dagli articoli 18,
20, 25.

2. Le ossa umane e gli altri resti
mortali assimilabili debbono in ogni caso essere raccolti in cassetta di zinco, di spessore non inferiore a mm
0,660 e chiusa con saldatura, recante il nome e cognome del defunto.

3. Se le ossa ed i resti mortali
provengono da rinvenimento e non sia possibile l’identificazione del defunto cui appartennero, la cassetta dovrà
recare l’indicazione del luogo e della data in cui sono stati rinvenuti.

Art. 37.

1. Fatti salvi i poteri dell’autorità
giudiziaria, sono sottoposte al riscontro diagnostico, secondo le norme della legge 15 febbraio 1961, n. 83, i
cadaveri delle persone decedute senza assistenza medica, trasportati ad un ospedale o ad un deposito di osservazione
o ad un obitorio, nonchè i cadaveri delle persone decedute negli ospedali, nelle cliniche universitarie
e negli istituti di cura privati quando i rispettivi direttori, primari o medici curanti lo dispongano per il controllo
della diagnosi o per il chiarimento di quesiti clinico-scientifici.

2. Il coordinatore sanitario può
disporre il riscontro diagnostico anche sui cadaveri delle persone decedute a domicilio quando la morte sia dovuta
a malattia infettiva e diffusiva o sospetta di esserlo, o a richiesta del medico curante quando sussista il dubbio
sulle cause di morte.

3. Il riscontro diagnostico è
eseguito, alla presenza del primario o medico curante, ove questi lo ritenga necessario, nelle cliniche universitarie
o negli ospedali dall’anatomopatologo universitario od ospedaliero ovvero da altro sanitario competente incaricato
del servizio, i quali devono evitare mutilazioni e dissezioni non necessaria a raggiungere l’accertamento della
causa di morte.

4. Eseguito il riscontro diagnostico,
il cadavere deve essere ricomposto con la migliore cura.

5. Le spese per il riscontro diagnostico
sono a carico dell’ente che lo ha richiesto.

Art. 38.

1. I riscontri diagnostici sui cadaveri
portatori di radioattività devono essere eseguiti adottando le prescrizioni di legge vigenti in materia
di controllo della radioattività ambientale ed adottando le misure concernenti la sorveglianza fisica del
personale operatore a norma degli articoli 6, 69 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964,
n. 185, in quanto applicabili.

Art. 39.

1. I risultati dei riscontri diagnostici
devono essere, dal direttore sanitario dell’ospedale o della casa di cura, comunicati al sindaco per eventuale
rettifica della scheda di morte di cui all’art. 1. Il sindaco provvede altresì alla comunicazione dei risultati
dei riscontri diagnostici secondo le procedure di cui all’art. 1, comma 7.

2. Quando come causa di morte risulta
una malattia infettiva e diffusiva, la comunicazione deve essere fatta d’urgenza ed essa vale come denuncia ai
sensi dell’art. 254 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265
e successive modifiche.

3. Quando si abbia il sospetto che
la morte sia dovuta a reato, il medico settore deve sospendere le operazioni e darne immediata comunicazione all’autorità
giudiziaria.

Art. 40.

1. La consegna alle sale anatomiche
universitarie dei cadaveri destinati, a norma dell’art. 32 del testo unico delle leggi sulla istruzione superiore,
approvato con regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, all’insegnamento ed alle indagini scientifiche deve avvenire
dopo trascorso il periodo di osservazione prescritto dagli articoli 8, 9 e 10.

2. Ai cadaveri di cui al presente
articolo deve essere sempre assicurata una targhetta che rechi annotate le generalità.

Art. 41.

1. I direttori delle sale anatomiche
universitarie devono annotare in apposito registro le generalità dei deceduti, messi a loro disposizione
a norma dell’art. 40, indicando specificatamente, per ciascuno di essi, lo scheletro, le parti ed organi che vengono
eventualmente prelevati per essere conservati a scopo di dimostrazione, studio e ricerca sia negli istituti anatomici
che nei musei anatomici, debitamente autorizzati, sia presso altri istituti universitari ed ospedalieri che ne
facciano richiesta scritta agli istituti anatomici.

2. Il prelevamento e la conservazione
di cadaveri e di pezzi anatomici, ivi compresi i prodotti fetali, devono essere di volta in volta autorizzati dall’autorità
sanitaria locale semprechè nulla osti da parte degli aventi titolo.

3. I musei anatomici devono essere
aperti agli studiosi, ai quali può essere concessa la facoltà di avere a disposizione i pezzi anatomici
per un tempo determinato.

Art. 42.

1. Dopo eseguite le indagini e gli
studi, i cadaveri di cui all’art. 40, ricomposti per quanto possibile, devono essere consegnati all’incaricato
del trasporto al cimitero.

Art. 43.

1. Il coordinamento sanitario dell’unità
sanitaria locale, su richiesta scritta dei direttori delle sale anatomiche, può autorizzare la consegna
all’istituto universitario di ossa deposte nell’ossario comune del cimitero.

2. Le ossa, elencate su regolare
verbale di consegna, sono prese in carico dal direttore della sala anatomica, che ne disporrà a scopo didattico
e di studio.

3. In nessun altro caso è permesso
asportare ossa dai cimiteri.

4. É vietato il commercio
di ossa umane.

Art. 44.

1. Il prelievo di parti di cadavere
a scopo di trapianto terapeutico anche per quanto concerne l’accertamento della morte segue le norme della legge
2 dicembre 1975, n. 644 e successive modificazioni.

Art. 45.

1. Le autopsie, anche se ordinate
dall’autorità giudiziaria, devono essere eseguite dai medici legalmente abilitati all’esercizio professionale.

2. I risultati delle autopsie devono
essere comunicati al sindaco e da quest’ultimo al coordinatore sanitario dell’unità sanitaria locale o delle
unità sanitarie locali interessate per la eventuale rettifica della scheda di morte di cui all’art. 1. Il
contenuto della comunicazione deve essere limitato alle notizie indispensabili per l’eventuale rettifica della
scheda.

3. Quando come causa di morte risulta
una malattia infettiva-diffusiva compresa nell’apposito elenco pubblicato dal Ministero della sanità, il
medico che ha effettuato l’autopsia deve darne d’urgenza comunicazione al sindaco e al coordinatore sanitario dell’unità
sanitaria locale competente ed essa vale come denuncia ai sensi dell’art. 254 del testo unico delle leggi sanitarie,
approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 e successive modifiche.

4. Le autopsie su cadaveri portatori
di radioattività devono essere eseguite seguendo le prescrizioni di cui all’art. 38.

5. Quando nel corso di una autopsia
non ordinata dall’autorità giudiziaria si abbia il sospetto che la morte sia dovuta a reato, il medico settore
deve sospendere le operazioni e darne immediata comunicazione all’autorità giudiziaria.

Art. 46.

1. I trattamenti per ottenere l’imbalsamazione
del cadavere devono essere eseguiti, sotto il controllo del coordinatore sanitario dell’unità sanitaria
locale, da medici legalmente abilitati all’esercizio professionale e possono essere iniziati solo dopo che sia
trascorso il periodo di osservazione.

2. Per fare eseguire su di un cadavere
l’imbalsamazione deve essere richiesta apposita autorizzazione al sindaco, che la rilascia previa presentazione
di:

a) una dichiarazione di un medico
incaricato dell’operazione con l’indicazione del procedimento che intende seguire, del luogo e dell’ora in cui
la effettuerà;

b) distinti certificati del medico
curante e del medico necroscopo che escludono il sospetto che la morte sia dovuta a reato.

Art. 47.

1. L’imbalsamazione di cadaveri portatori
di radioattività, qualunque sia il metodo eseguito, deve essere effettuata, osservando le prescrizioni di
leggi vigenti in materia di controllo della radioattività ambientale e adottando le misure precauzionali
concernenti la sorveglianza fisica degli operatori a norma degli articoli 6, 69 e 74 del decreto del Presidente
della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185, in quanto applicabili.

Art. 48.

1. Il trattamento antiputrefattivo
di cui all’art. 32 è eseguito dal coordinatore sanitario o da altro personale tecnico da lui delegato, dopo
che sia trascorso il periodo di osservazione di cui agli articoli 8, 9 e 10.

Art.
49 e ss.