Legge 1815/1939

untitled Legge 23 novembre 1939, n. 1815 (in Gazz. Uff., 16 dicembre, n. 291). Disciplina giuridica degli studi di assistenza e di consulenza. Art. 1. Le persone che, munite dei necessari titoli di studio[...]

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Legge 23 novembre 1939, n. 1815

(in Gazz. Uff., 16 dicembre, n. 291).

Disciplina giuridica degli studi
di assistenza e di consulenza.

Art. 1.

Le persone che, munite dei necessari
titoli di studio di abilitazione professionale, ovvero autorizzate all’esercizio di specifiche attività
in forza di particolari disposizioni di legge, si associano per l’esercizio delle professioni o delle altre attività
per cui sono abilitate o autorizzate, debbono usare, nella denominazione del loro ufficio e nei rapporti coi terzi,
esclusivamente la dizione di <>,
seguita dal nome e cognome, coi titoli professionali dei singoli associati.

L’esercizio associato delle professioni
o delle altre attività, ai sensi del comma precedente, deve essere notificato all’organizzazione sindacale
da cui sono rappresentati i singoli associati.

Art. 2.

E’ vietato costituire, esercire o
dirigere, sotto qualsiasi forma diversa da quella di cui al precedente articolo, società, istituti, uffici,
agenzie od enti, i quali abbiano lo scopo di dare, anche gratuitamente, ai propri consociati od ai terzi, prestazioni
di assistenza o consulenza in materia tecnica, legale, commerciale, amministrativa, contabile o tributaria.

Art. 3.

Sono esclusi dal divieto di cui all’articolo
precedente gli enti e gli istituti pubblici, nonchè, fermo restando l’obbligo della notificazione preveduta
dall’art. 1, comma secondo, gli uffici che le società, ditte od aziende private costituiscono per la propria
organizzazione interna nelle materie indicate nei precedenti articoli.

Art. 4.

La tenuta o la regolarizzazione dei
documenti delle aziende riguardanti materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale non può essere assunta
da parte di coloro che non sono legati alle aziende stesse da rapporto d’impiego se non in seguito all’autorizzazione
del competente circolo dell’ispettorato corporativo, per coloro che intendono esercitare la predetta attività
nella circoscrizione di un solo circolo, e del ministero delle corporazioni negli altri casi.

Avverso il provvedimento dell’ispettorato
corporativo gli interessati possono ricorrere, entro trenta giorni dalla comunicazione, al ministero delle corporazioni,
che decide in via definitiva.

Art. 5.

La disposizione dell’articolo precedente
non si applica a coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati, dei procuratori, degli esercenti in economia
e commercio o dei ragionieri.

Tuttavia gli iscritti negli albi
medesimi, che intendono dedicarsi alla attività prevista dall’articolo precedente, debbono farne denuncia
al competente circolo dell’ispettorato corporativo, e qualora la loro attività si eserciti in più
circoli, al ministero delle corporazioni.

Art. 6.

Coloro che alla data di pubblicazione
della presente legge nella Gazzetta Ufficiale del regno esercitano una professione o attività associata
in modo diverso da quello stabilito dall’art. 1 devono conformarsi, entro il termine di sei mesi a decorrere da
tale data, alle disposizioni dello stesso articolo. Trascorso inutilmente questo termine, essi devono cessare dall’esercitare
la professione o l’attività associata in contrasto con il citato art. 1.

Coloro che, alla data indicata nel
comma precedente, attendono alla tenuta o alla regolarizzazione dei documenti delle aziende senza essere legati
alle aziende stesse da rapporti di impiego, possono chiedere l’autorizzazione prescritta dall’art. 4, ovvero provvedere
alla denuncia di cui all’art. 5, entro il termine di tre mesi a decorrere dalla data anzidetta. Essi devono cessare
la loro attività alla scadenza del termine di tre mesi, qualora nel termine stesso non abbiano presentato
la domanda di autorizzazione, o la denuncia, ovvero entro tre mesi dal giorni in cui è divenuto definitivo
il provvedimento di rigetto della domanda di autorizzazione.

Art. 7.

Salvo che il fatto non costituisca
reato più grave:

a) i contravventori alle disposizioni
dell’art. 1 e dell’art. 6, primo comma, sono puniti con l’ammenda fino a lire 2000;

b) i contravventori alle disposizioni
dell’art. 2, dell’art. 4 e dell’art. 5, comma secondo, sono puniti con l’arresto sino a sei mesi o con l’ammenda
da lire 1000 a lire 5000.

I professionisti indicati nell’art.
5, che omettano di provvedere alle denunce di cui agli art. 5 e 6, sono puniti con l’ammenda fino a lire 2000.

Art. 8.

Con decreti reali da emanarsi su
proposta del ministro per la grazia e giustizia, di concerto con il ministro per le corporazioni, a termini dell’art.
3, n. 1, della legge 31 gennaio 1926, n. 100, saranno date le norme che potranno occorrere per l’integrazione e
l’attuazione della presente legge.

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