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Consiglio di Stato, sez. V, 24 ottobre 2002, n. 5846

untitled REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello[...]

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede
giurisdizionale, Quinta Sezione

ha pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello n.2874/96,
proposto dalla società VAZZA Antonio e C. s.n.c., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata
e difesa dall’avv. Vito MASOTTI ed elettivamente domiciliata in Roma, piazzale Clodio 12, presso l’avv. Gabriele
PAFUNDI,
CONTRO
il Comune di LIGNANO SABBIADORO, in
persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti Roberto PETIZIOL e Maria Cristina PUJATTI e presso
la seconda elettivamente domiciliato in Roma, viale Mazzini 126,

e nei confronti

dell’Impresa ACCO Umberto, in persona del legale rappresentante p.t., non costituitasi in giudizio,
per l’annullamento
della sentenza del TAR del Friuli
Venezia Giulia 3 febbraio 1996, n.56;

visto il ricorso in appello con i relativi allegati;

visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune appellato e la memoria dallo stesso prodotta a sostegno delle
proprie difese;

visti gli atti tutti di causa;

relatore, alla pubblica udienza del 16 aprile 2002, il Cons. Paolo BUONVINO; uditi i difensori delle parti come
da verbale d’udienza:

visto il dispositivo n. 209 pubblicato il 19/04/2002 ai sensi dell’art. 23bis, comma 6, della legge 6 dicembre
1971, n. 1034, introdotto dall’art. 4 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue:
F A T T O
1) - È impugnata la sentenza
con la quale il TAR ha rigettato il ricorso proposto dall’odierna appellante per l’annullamento della deliberazione
del Commissario straordinario del Comune di Lignano Sabbiadoro 10 marzo 1994, n.224, recante la determinazione
di appaltare i lavori per la costruzione dei nuovi collettori fognari di Pineta, 1° lotto, a mezzo di licitazione
privata ai sensi dell’art.1, lett. e), della legge n.14/1973, unitamente a tutti gli atti preordinati e connessi
(e, in particolare: della lettera d’invito alla gara in data 22 giugno 1994, n.18060, del processo verbale del
14 luglio 1994 con cui viene stabilito di subordinare l’aggiudicazione definitiva alla verifica di congruità
dei prezzi avvalendosi del Capo della Sezione Tecnica dell’Ente, del processo verbale del 22 luglio 1994 etc.).

2) - La sentenza, ad avviso dell’appellante, sarebbe erronea in ogni suo capo, avendo ingiustamente disatteso tutti
i motivi di primo grado, che vengono qui ribaditi.

Si è costituito in giudizio il Comune appellato che, nelle proprie memorie, insiste per il rigetto dell’appello
e la conferma della sentenza appellata.
D I R I T T O
1) - L’appello è fondato.

Con il primo, assorbente motivo d’appello viene ribadita la censura, svolta in primo grado e disattesa dal TAR,
secondo cui competente alla verifica dell’anomalia delle offerte, ai sensi dell’art. 5 della legge n.14/1973 (nella
specie applicata, giusta la previsione della lex specialis della gara), sarebbe stata la Giunta municipale e non
la Commissione preposta alla gara che, in concreto, l’ha, invece, effettuata.

La norma ora detta prevede, in particolare, al terzultimo comma, che: “qualora l’offerta risultata aggiudicataria,
ed eventualmente altre offerte presentino manifestamente un carattere anormalmente basso rispetto alla prestazione,
o gravi squilibri fra i prezzi unitari, l’ente appaltante verifica la composizione delle offerte e, non oltre dieci
giorni dalla data della gara, chiede agli offerenti di presentare, nel termine di dieci giorni dalla data di ricezione
della richiesta, le analisi di tutti o di alcuni dei prezzi unitari e le altre giustificazioni necessarie”.

Ebbene, stando al tenore di tale norma, all’epoca vigente, la predetta censura appare fondata, dal momento che
la disposizione stessa assegna, in effetti, direttamente all’ente appaltante il compito di verificare la composizione
delle offerte che presentino un manifesto carattere anormalmente basso rispetto alla prestazione; laddove i compiti
relativi alla specifica valutazione delle offerte sono, nei commi precedenti, affidati, con differente terminologia,
alla autorità che presiede alla gara e, quindi, alla Commissione valutatrice (cfr. anche Sez.IV, n.1267
del 15 luglio 1999).

È da notare, in particolare, che la peculiare procedura di cui al citato art.5 è caratterizzata dal
fatto che la verifica si svolge in un momento successivo a quello dell’aggiudicazione provvisoria e condiziona
quest’ultima (tanto che, per quanto specificamente attiene alla presente fattispecie, la delibera di Giunta Municipale
che ha definitivamente approvato l’aggiudicazione reca anche, espressamente, l’annullamento della “aggiudicazione
provvisoria in favore della ditta Vazza Antonio, giusto verbale n.1 del 14.7.1994″); con la conseguenza che
la Commissione valutatrice è, in quel momento, ormai spogliata dei propri poteri, spettando all’organo deliberante
dell’Amministrazione, in sede di approvazione, operare i riscontri ritenuti necessari in presenza di offerte che
appaiano manifestamente basse in modo anomalo.

Vero che l’organo deliberante (la Giunta Municipale, non essendovi alcuna contestazione, nel presente giudizio,
in merito alla sua competenza decisoria) può normalmente avvalersi di un organo tecnico ai fini della concreta
effettuazione della verifica in parola; ma, in tal caso, spetta allo stesso organo deliberante conferire - in base
a proprie specifiche scelte - l’incarico di cui si tratta, eventualmente conferendolo agli uffici tecnici comunali
o alla stessa Commissione valutatrice o anche al funzionario tecnico comunale ad essa preposto; ma non compete
alla detta Commissione procedere preventivamente ed autonomamente in tal senso, i relativi compiti, in base alla
norma ora detta, essendo da ritenere, come si ripete, esauriti al momento della provvisoria aggiudicazione.

Né in contrario potrebbe utilmente invocarsi la disciplina di cui alla legge n.142/1990 sulla autonomie
locali, sopravvenuta alla legge n.14/1973, dal momento che in questa sede non si fa questione della competenza
della Giunta Municipale quale organo deliberante, cui è demandata l’approvazione dell’aggiudicazione definitiva;
ed è rispetto a tale organo deliberante che deve porsi la questione di eventuali residui compiti della Commissione
in sede di verifica dell’anomalia delle offerte; tali compiti sono stati esperiti direttamente dalla Commissione
(per il tramite di organi tecnici comunali) senza che la G.M. sia stata, di tanto, portata a preventiva conoscenza
perché, a norma del ripetuto art. 5, potesse deliberare in proposito; donde l’illegittimità delle
operazioni così poste in essere.

Neppure osta a tali conclusioni, infine, il tenore letterale della lettera d’invito, laddove precisa che “il
presidente della gara si riserva, altresì, di acquisire il parere degli uffici comunali, rinviando l’aggiudicazione
a successiva data, dandone comunicazione ai presenti o di non procedere all’aggiudicazione a favore di alcuna ditta
per comprovati motivi”; tale parere può essere, infatti, acquisito nella fase di valutazione delle
offerte, preordinata all’aggiudicazione provvisoria; ma, allorché questa si sia verificata (come, nella
specie, si era verificata), compete all’organo cui è demandata l’aggiudicazione definitiva stabilire se
può essere approvata l’aggiudicazione provvisoria anzidetta, ovvero procedere alla eventuale verifica dell’anomalia;
la stessa lettera d’invito, del resto, precisa, in proposito, che “l’Amministrazione comunale, con suo provvedimento
deliberativo, procederà all’aggiudicazione definitiva dell’appalto”.

2) - Per tali motivi è da condividersi il primo, assorbente motivo dell’appello che, pertanto, va accolto,
con la conseguente riforma della sentenza appellata, l’accoglimento del ricorso di primo grado e l’annullamento
dell’aggiudicazione a favore della società controinteressata.

Salvi restando, comunque, ai fini di cui si tratta e in vista di un’eventuale riesame delle offerte ritenute basse
in modo anomalo, gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.

Le spese dei due gradi di giudizio possono essere integralmente compensate tra le parti

P.Q.M.
il Consiglio di Stato, Sezione quinta,
accoglie l’appello in epigrafe e, per l’effetto, in accoglimento del ricorso di primo grado, annulla, nei termini
e limiti di cui in motivazione, i provvedimenti in quella sede impugnati.

Spese dei due gradi compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma il 16 aprile 2002 dal Collegio costituito dai Sigg.ri:

AGOSTINO ELEFANTE - Presidente

PAOLO BUONVINO - Consigliere est.

FRANCESCO D’OTTAVI - Consigliere

GERARDO MASTRANDREA - Consigliere

M A R Z I O B R A NC A - Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

f.to Paolo Buonvino f.to Agostino Elefante

IL SEGRETARIO

f.to Luciana Franchini

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

il……………………. 24/10/2002…………………..

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL DIRIGENTE