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Decreto Legislativo 23 aprile 2004, n.124

Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro, a norma dell'articolo 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30.

Capo I
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 14 febbraio 2003, n. 30, ed in particolare
l’articolo 8;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 29 gennaio 2004;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 2 aprile 2004;
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e per gli
affari regionali;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Organizzazione

Art. 1.
Vigilanza in materia di rapporti di lavoro e dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali

1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali assume e
coordina, nel rispetto delle competenze affidate alle regioni ed alle
province autonome, le iniziative di contrasto del lavoro sommerso e
irregolare, di vigilanza in materia di rapporti di lavoro e dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale,
con particolare riferimento allo svolgimento delle attivita’ di
vigilanza mirate alla prevenzione e alla promozione dell’osservanza
delle norme di legislazione sociale e del lavoro, ivi compresa
l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro e della disciplina
previdenziale. Resta ferma la competenza del Ministero dell’interno
in materia di coordinamento e di direzione dei servizi di ordine e
sicurezza pubblica, di cui all’articolo 1 della legge 1° aprile 1981,
n. 121, e di cui all’articolo 10 della legge 31 marzo 2000, n. 78,
nonche’ dei prefetti in sede. Resta altresi’ ferma la competenza
delle aziende sanitarie locali in materia di tutela e sicurezza nei
luoghi di lavoro.
2. Sono fatte salve le competenze riconosciute alle regioni a
statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano
dallo statuto e dalle relative norme di attuazione.

Art. 2.
Direzione generale con compiti di direzione e coordinamento delle
attivita’ ispettive

1. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e’
istituita, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, con
regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, una
direzione generale con compiti di direzione e coordinamento delle
attivita’ ispettive svolte dai soggetti che effettuano vigilanza in
materia di rapporti di lavoro, di livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale e di legislazione sociale,
compresi gli enti previdenziali, di seguito denominata: «Direzione
generale».
2. La direzione generale fornisce, sulla base di direttive emanate
dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, direttive
operative e svolge l’attivita’ di coordinamento della vigilanza in
materia di rapporti di lavoro e legislazione sociale e dei livelli
essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali
in materia di lavoro, che devono essere garantiti su tutto il
territorio nazionale, al fine di assicurare l’esercizio unitario
della attivita’ ispettiva di competenza del Ministero del lavoro e
delle politiche sociali e degli enti previdenziali, nonche’
l’uniformita’ di comportamento degli organi di vigilanza nei cui
confronti la citata direzione esercita, al sensi del comma 1,
un’attivita’ di direzione e coordinamento.
3. La direzione generale convoca, almeno quattro volte all’anno, i
presidenti delle Commissioni regionali di coordinamento della
attivita’ di vigilanza, di cui all’articolo 4, al fine di fornire al
Ministro del lavoro e delle politiche sociali ogni elemento di
conoscenza utile all’elaborazione delle direttive in materia di
attivita’ di vigilanza.

 Art. 3.
Commissione centrale di coordinamento dell’attivita’ di vigilanza

1. Qualora si renda opportuno coordinare a livello nazionale
l’attivita’ di tutti gli organi impegnati sul territorio nelle azioni
di contrasto del lavoro sommerso e irregolare, per i profili diversi
da quelli di ordine e sicurezza pubblica di cui al secondo periodo
dell’articolo 1, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
convoca la Commissione centrale di coordinamento dell’attivita’ di
vigilanza di cui al comma 2, al fine di individuare gli indirizzi e
gli obiettivi strategici, nonche’ le priorita’ degli interventi
ispettivi.
2. La Commissione centrale di coordinamento dell’attivita’ di
vigilanza, nominata con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, e’ composta dal Ministro del lavoro e delle
politiche sociali o da un sottosegretario delegato, in qualita’ di
presidente; dal direttore generale della direzione generale, dal
Direttore generale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale
(INPS); dal Direttore generale dell’Istituto nazionale per
l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL); dal
Comandante generale della Guardia di finanza; dal Direttore generale
dell’Agenzia delle entrate; dal Coordinatore nazionale delle aziende
sanitarie locali; dal Presidente del Comitato nazionale per la
emersione del lavoro non regolare di cui all’articolo 78, comma 1,
della legge 23 dicembre 1998, n. 448; da quattro rappresentanti dei
datori di lavoro e quattro rappresentanti dei lavoratori designati
dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative
a livello nazionale. I componenti della Commissione possono farsi
rappresentare da membri supplenti appositamente delegati.
3. Alle sedute della Commissione centrale di coordinamento
dell’attivita’ di vigilanza possono essere invitati a partecipare i
Direttori degli altri enti previdenziali, i Direttori generali delle
direzioni generali degli altri Ministeri interessati in materia, gli
ulteriori componenti istituzionali della Commissione nazionale per la
emersione del lavoro non regolare ed il comandante del nucleo dei
Carabinieri presso l’ispettorato del lavoro. Alle sedute della
Commissione centrale di coordinamento dell’attivita’ di vigilanza
possono, su questioni di carattere generale attinenti alla
problematica del lavoro illegale, essere altresi’ invitati il
comandante generale dell’Arma dei carabinieri ed il Capo della
Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
4. Alla Commissione centrale di coordinamento dell’attivita’ di
vigilanza puo’ essere attribuito il compito di definire le modalita’
di attuazione e di funzionamento della banca dati di cui all’articolo
10, comma 1, e di definire le linee di indirizzo per la realizzazione
del modello unificato di verbale di rilevazione degli illeciti in
materia di lavoro, di previdenza e assistenza obbligatoria ad uso
degli organi di vigilanza, nei cui confronti la direzione generale,
al sensi dell’articolo 2, esercita un’attivita’ di direzione e
coordinamento.
5. Ai componenti della Commissione di coordinamento dell’attivita’
di vigilanza ed ai soggetti eventualmente invitati a partecipare ai
sensi del comma 3 non spetta alcun compenso, rimborso spese o
indennita’ di missione. Al funzionamento della Commissione si
provvede con le risorse assegnate a normativa vigente sui pertinenti
capitoli di bilancio.

 Art. 4.
Coordinamento regionale dell’attivita’ di vigilanza

1. Le direzioni regionali del lavoro, sentiti i Direttori regionali
dell’INPS e dell’INAIL e degli altri enti previdenziali, coordinano
l’attivita’ di vigilanza in materia di lavoro e di legislazione
sociale, individuando specifiche linee operative secondo le direttive
della direzione generale. A tale fine, le direzioni regionali del
lavoro consultano, almeno ogni tre mesi, i direttori regionali
dell’INPS, dell’INAIL e degli altri enti previdenziali.
2. Qualora si renda opportuno coordinare l’attivita’ di tutti gli
organi impegnati nell’azione di contrasto del lavoro irregolare per i
profili diversi da quelli di ordine e sicurezza pubblica di cui al
secondo periodo dell’articolo 1, secondo le indicazioni fornite dalla
direzione generale, il Direttore della direzione regionale del lavoro
convoca la commissione regionale di coordinamento dell’attivita’ di
vigilanza.
3. La Commissione di cui al comma 2, nominata con decreto del
Direttore della direzione regionale del lavoro e’ composta dal
Direttore della Direzione regionale del lavoro, che la presiede; dal
Direttore regionale dell’INPS; dal Direttore regionale dell’INAIL;
dal comandante regionale della Guardia di finanza; dal Direttore
regionale dell’Agenzia delle entrate; dal Coordinatore regionale
delle aziende sanitarie locali; da quattro rappresentanti dei datori
di lavoro e quattro rappresentanti dei lavoratori designati dalle
organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a
livello nazionale. I componenti della Commissione possono farsi
rappresentare da membri supplenti appositamente delegati.
4. Alle sedute della Commissione di cui al comma 2 possono essere
invitati a partecipare i Direttori regionali degli altri enti
previdenziali e i componenti istituzionali delle Commissioni
regionali per l’emersione del lavoro non regolare di cui agli
articoli 78 e 79 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive
modificazioni. Alle sedute della Commissione di cui al comma 2
possono, su questioni di carattere generale attinenti alla
problematica del lavoro illegale, essere altresi’ invitati uno o piu’
dirigenti della Polizia di Stato designati dal Dipartimento della
pubblica sicurezza del Ministero dell’interno ed il comandante
regionale dell’Arma del carabinieri.
5. La Commissione regionale di coordinamento dell’attivita’ di
vigilanza convoca, almeno sei volte all’anno, i presidenti dei
comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso, di seguito
denominati «CLES», di cui al decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 266,
al fine di fornire alla direzione generale ogni elemento di
conoscenza utile all’elaborazione delle direttive in materia di
attivita’ di vigilanza di competenza del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali. Ai componenti della Commissione di cui al comma 3
ed ai soggetti eventualmente invitati a partecipare ai sensi del
comma 4 o convocati ai sensi del presente comma, non spetta alcun
compenso, rimborso spese o indennita’ di missione. Al funzionamento
della Commissione si provvede con le risorse assegnate a normativa
vigente sui pertinenti capitoli di bilancio.

 Art. 5.
Coordinamento provinciale dell’attivita’ di vigilanza

1. La direzione provinciale del lavoro, sentiti i Direttori
provinciali dell’INPS e dell’INAIL, coordina l’esercizio delle
funzioni ispettive e fornisce le direttive volte a razionalizzare
l’attivita’ di vigilanza, al fine di evitare duplicazione di
interventi ed uniformarne le modalita’ di esecuzione. A tale fine, le
direzioni provinciali del lavoro consultano, almeno ogni tre mesi, i
direttori provinciali dell’INPS, dell’INAIL e degli altri enti
previdenziali.
2. Qualora si renda opportuno coordinare, a livello provinciale,
l’attivita’ di tutti gli organi impegnati nell’azione di contrasto
del lavoro irregolare, i CLES, cui partecipano il Comandante
provinciale della Guardia di finanza, un rappresentante degli Uffici
locali dell’Agenzia delle entrate presenti sul territorio provinciale
ed il presidente della Commissione provinciale per la emersione del
lavoro non regolare di cui all’articolo 78, comma 4, della legge
23 dicembre 1998, n. 448, forniscono, in conformita’ con gli
indirizzi espressi dalla Commissione centrale di cui all’articolo 3,
indicazioni utili ai fini dell’orientamento dell’attivita’ di
vigilanza. Alle sedute del CLES possono, su questioni di carattere
generale attinenti alla problematica del lavoro illegale, essere
altresi’ invitati il Comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri
ed il Questore.
3. Il CLES redige, con periodicita’ trimestrale una relazione sullo
stato del mercato del lavoro e sui risultati della attivita’
ispettiva nella provincia di competenza, anche avvalendosi degli
esiti delle attivita’ di analisi e ricerca delle citate Commissioni
provinciali per l’emersione del lavoro. Al termine di ogni anno il
CLES redige una relazione annuale di sintesi.
4. Ai componenti dei CLES, ed ai soggetti che eventualmente li
integrano ai sensi del comma 2, non spetta alcun compenso, rimborso
spese o indennita’ di missione. Al funzionamento dei CLES si provvede
con le risorse assegnate a normativa vigente sui pertinenti capitoli
di bilancio.

 Art. 6.
Personale ispettivo

1. Le funzioni di vigilanza in materia di lavoro e di legislazione
sociale sono svolte dal personale ispettivo in forza presso le
direzioni regionali e provinciali del lavoro.
2. Il personale ispettivo di cui al comma 1, nei limiti del
servizio cui e’ destinato e secondo le attribuzioni conferite dalla
normativa vigente, opera anche in qualita’ di ufficiale di Polizia
giudiziaria.
3. Le funzioni ispettive in materia di previdenza ed assistenza
sociale sono svolte anche dal personale di vigilanza dell’INPS,
dell’INAIL, dell’ENPALS e degli altri enti per i quali sussiste la
contribuzione obbligatoria, nell’ambito dell’attivita’ di verifica
del rispetto degli obblighi previdenziali e contributivi. A tale
personale, nell’esercizio delle funzioni di cui al presente comma,
non compete la qualifica di ufficiale o di agente di Polizia
giudiziaria.

Capo II

Art. 7.
Vigilanza

1. Il personale ispettivo ha compiti di:

a) vigilare sull’esecuzione di tutte le leggi in materia di
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale,
di tutela dei rapporti di lavoro e di legislazione sociale ovunque
sia prestata attivita’ di lavoro a prescindere dallo schema
contrattuale, tipico o atipico, di volta in volta utilizzato;
b) vigilare sulla corretta applicazione dei contratti e accordi
collettivi di lavoro;
c) fornire tutti i chiarimenti che vengano richiesti intorno alle
leggi sulla cui applicazione esso deve vigilare, anche ai sensi
dell’articolo 8;
d) vigilare sul funzionamento delle attivita’ previdenziali e
assistenziali a favore dei prestatori d’opera compiute dalle
associazioni professionali, da altri enti pubblici e da privati,
escluse le istituzioni esercitate direttamente dallo Stato, dalle
province e dai comuni per il personale da essi dipendente;
e) effettuare inchieste, indagini e rilevazioni, su richiesta del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
f) compiere le funzioni che a esso vengono demandate da
disposizioni legislative o regolamentari o delegate dal Ministro del
lavoro e delle politiche sociali.

Art. 8.
Prevenzione e promozione

1. Le direzioni regionali e provinciali del lavoro organizzano,
mediante il proprio personale ispettivo, eventualmente anche in
concorso con i CLES e con le Commissioni regionali e provinciali per
la emersione del lavoro non regolare, attivita’ di prevenzione e
promozione, su questioni di ordine generale, presso i datori di
lavoro, finalizzata al rispetto della normativa in materia
lavoristica e previdenziale, con particolare riferimento alle
questioni di maggior rilevanza sociale, nonche’ alle novita’
legislative e interpretative. Durante lo svolgimento di tali
attivita’ il personale ispettivo non esercita le funzioni di cui
all’articolo 6, commi 1 e 2.
2. Qualora nel corso della attivita’ ispettiva di tipo
istituzionale emergano profili di inosservanza o di non corretta
applicazione della normativa di cui sopra, con particolare
riferimento agli istituti di maggiore ricorrenza, da cui non consegua
l’adozione di sanzioni penali o amministrative, il personale
ispettivo fornisce indicazioni operative sulle modalita’ per la
corretta attuazione della predetta normativa.
3. La direzione generale e le direzioni regionali e provinciali del
lavoro, anche d’intesa con gli enti previdenziali, propongono a enti,
datori di lavoro e associazioni, attivita’ di informazione ed
aggiornamento, da svolgersi, a cura e spese di tali ultimi soggetti,
mediante stipula di apposita convenzione. Lo schema di convenzione e’
definito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto.
4. La direzione provinciale del lavoro, sentiti gli organismi
preposti, sulla base di direttive del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, fornisce i criteri volti a uniformare l’azione dei
vari soggetti abilitati alla certificazione dei rapporti di lavoro ai
sensi degli articoli 75 e seguenti, del decreto legislativo
10 settembre 2003, n. 276.
5. Le attivita’ di cui ai commi 1, 2 e 3 possono essere svolte,
secondo le rispettive competenze, anche dagli enti previdenziali, nel
rispetto delle indicazioni e direttive della direzione generale.

 Art. 9.
Diritto di interpello

1. Le associazioni di categoria e gli ordini professionali, di
propria iniziativa o su segnalazione dei propri iscritti, e gli enti
pubblici possono inoltrare alle Direzioni provinciali del lavoro che
provvedono a trasmetterli alla direzione generale, quesiti di ordine
generale sull’applicazione delle normative di competenza del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali. L’inoltro dei quesiti
e le comunicazioni di cui al presente articolo avvengono
esclusivamente per via telematica. Nelle materie previdenziali i
quesiti possono essere inoltrati, esclusivamente per via telematica,
alle sedi degli enti stessi che li trasmettono alla citata direzione
generale.

Art. 10.
Razionalizzazione e coordinamento della attivita’ ispettiva

1. Al fine di razionalizzare gli interventi ispettivi di tutti gli
organi di vigilanza sul territorio, e’ istituita, senza oneri
aggiuntivi per il bilancio dello Stato, nell’ambito delle strutture
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed avvalendosi
delle risorse del Ministero stesso, una banca dati telematica che
raccoglie le informazioni concernenti i datori di lavoro ispezionati,
nonche’ informazioni e approfondimenti sulle dinamiche del mercato
del lavoro e su tutte le materie oggetto di aggiornamento e di
formazione permanente del personale ispettivo. Alla banca dati, che
costituisce una sezione riservata della borsa continua nazionale del
lavoro di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, hanno accesso esclusivamente le amministrazioni che
effettuano vigilanza ai sensi del presente decreto. Con successivo
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da
adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, sentito il Ministro per l’innovazione e le
tecnologie, previo parere del Centro nazionale per l’informatica
nella pubblica amministrazione, vengono definite le modalita’ di
attuazione e di funzionamento della predetta banca dati, anche al
fine di consentire il coordinamento con gli strumenti di monitoraggio
di cui all’articolo 17 del citato decreto legislativo n. 276 del
2003.
2. Per evitare duplicazione di interventi da parte degli organi
preposti all’attivita’ di vigilanza in materia di lavoro, previdenza
ed assistenza sociale, le amministrazioni interessate provvedono a
comunicare a ciascuna delle altre amministrazioni, mediante strumenti
telematici, i datori di lavoro sottoposti ad ispezioni,
immediatamente dopo le ispezioni stesse.
3. Allo scopo di procedere ad una migliore e piu’ efficiente
organizzazione dell’attivita’ ispettiva in ambito regionale, le
Direzioni regionali del lavoro, d’intesa con le Direzioni regionali
dell’INPS e dell’INAIL e con il Comando del nucleo dei Carabinieri
presso l’ispettorato del lavoro, possono costituire nel territorio di
propria competenza gruppi di intervento straordinario, secondo le
direttive della direzione generale, per contrastare specifici
fenomeni di violazione di norme poste a tutela del lavoro e della
previdenza e assistenza obbligatoria.
4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentiti i Direttori generali di INPS e INAIL, e’ adottato un
modello unificato di verbale di rilevazione degli illeciti ad uso
degli organi di vigilanza in materia di lavoro e di previdenza e
assistenza obbligatoria nei cui confronti la direzione generale, ai
sensi dell’articolo 2, esercita un’attivita’ di direzione e
coordinamento.
5. I verbali di accertamento redatti dal personale ispettivo sono
fonti di prova ai sensi della normativa vigente relativamente agli
elementi di fatto acquisiti e documentati e possono essere utilizzati
per l’adozione di eventuali provvedimenti sanzionatori,
amministrativi e civili, da parte di altre amministrazioni
interessate.

 Art. 11.
Conciliazione monocratica

1. Nelle ipotesi di richieste di intervento ispettivo alla
direzione provinciale del lavoro dalle quali emergano elementi per
una soluzione conciliativa della controversia, la Direzione
provinciale del lavoro territorialmente competente puo’, mediante un
proprio funzionario, anche con qualifica ispettiva, avviare il
tentativo di conciliazione sulle questioni segnalate.
2. Le parti convocate possono farsi assistere anche da associazioni
o organizzazioni sindacali ovvero da professionisti cui abbiano
conferito specifico mandato.
3. In caso di accordo, al verbale sottoscritto dalle parti non
trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 2113, commi
primo, secondo e terzo del codice civile.
4. I versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi, da
determinarsi secondo le norme in vigore, riferiti alle somme
concordate in sede conciliativa, in relazione al periodo lavorativo
riconosciuto dalle parti, nonche’ il pagamento delle somme dovute al
lavoratore, estinguono il procedimento ispettivo. Al fine di
verificare l’avvenuto versamento dei contributi previdenziali e
assicurativi, le direzioni provinciali del lavoro trasmettono agli
enti previdenziali interessati la relativa documentazione.
5. Nella ipotesi di mancato accordo ovvero di assenza di una o di
entrambe le parti convocate, attestata da apposito verbale, la
direzione provinciale del lavoro da’ seguito agli accertamenti
ispettivi.
6. Analoga procedura conciliativa puo’ aver luogo nel corso della
attivita’ di vigilanza qualora l’ispettore ritenga che ricorrano i
presupposti per una soluzione conciliativa di cui al comma 1. In tale
caso, acquisito il consenso delle parti interessate, l’ispettore
informa con apposita relazione la Direzione provinciale del lavoro ai
fini dell’attivazione della procedura di cui ai commi 2, 3, 4 e 5. La
convocazione delle parti interrompe i termini di cui all’articolo 14
della legge 24 novembre 1981, n. 689, fino alla conclusione del
procedimento conciliativo.

 Art. 12.
Diffida accertativa per crediti patrimoniali

1. Qualora nell’ambito dell’attivita’ di vigilanza emergano
inosservanze alla disciplina contrattuale da cui scaturiscono crediti
patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro, il personale
ispettivo delle Direzioni del lavoro diffida il datore di lavoro a
corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti.
2. Entro trenta giorni dalla notifica della diffida accertativa, il
datore di lavoro puo’ promuovere tentativo di conciliazione presso la
Direzione provinciale del lavoro. In caso di accordo, risultante da
verbale sottoscritto dalle parti, il provvedimento di diffida perde
efficacia e, per il verbale medesimo, non trovano applicazione le
disposizioni di cui all’articolo 2113, commi primo, secondo e terzo
del codice civile.
3. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 2 o in caso di
mancato raggiungimento dell’accordo, attestato da apposito verbale,
il provvedimento di diffida di cui al comma 1 acquista, con
provvedimento del direttore della Direzione provinciale del lavoro,
valore di accertamento tecnico, con efficacia di titolo esecutivo.
4. Nei confronti del provvedimento di diffida di cui al comma 3 e’
ammesso ricorso davanti al Comitato regionale per i rapporti di
lavoro di cui all’articolo 17, integrato con un rappresentante dei
datori di lavoro ed un rappresentante dei lavoratori designati dalle
organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a
livello nazionale. In mancanza della designazione entro trenta giorni
dalla richiesta di nomina, il Comitato decide il ricorso nella sua
composizione ordinaria. I ricorsi vanno inoltrati alla direzione
regionale del lavoro e sono decisi, con provvedimento motivato, dal
Comitato nel termine di novanta giorni dal ricevimento, sulla base
della documentazione prodotta dal ricorrente e di quella in possesso
dell’Amministrazione. Decorso inutilmente il termine previsto per la
decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso sospende
l’esecutivita’ della diffida.

 
Capo III

Art. 13.
Diffida

1. In caso di constatata inosservanza delle norme in materia di
lavoro e legislazione sociale e qualora il personale ispettivo rilevi
inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, questi
provvede a diffidare il datore di lavoro alla regolarizzazione delle
inosservanze comunque sanabili, fissando il relativo termine.
2. In caso di ottemperanza alla diffida, il datore di lavoro e’
ammesso al pagamento dell’importo delle sanzioni nella misura pari al
minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto
della sanzione stabilita in misura fissa. Il pagamento dell’importo
delle sanzioni amministrative estingue il procedimento sanzionatorio.
3. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui
all’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, fino alla
scadenza del termine per la regolarizzazione di cui al comma 1.
4. Il potere di diffida nei casi previsti al comma 1, e con le
modalita’ di cui ai commi 2 e 3, e’ esteso, limitatamente alla
materia della previdenza e dell’assistenza sociale, anche agli
ispettori degli enti previdenziali, per le inadempienze da loro
rilevate.

Art. 14.
Disposizioni del personale ispettivo

1. Le disposizioni impartite dal personale ispettivo in materia di
lavoro e di legislazione sociale, nell’ambito dell’applicazione delle
norme per cui sia attribuito dalle singole disposizioni di legge un
apprezzamento discrezionale, sono esecutive.
2. Contro le disposizioni di cui al comma 1 e’ am-messo ricorso,
entro quindici giorni, al Direttore della direzione provinciale del
lavoro, il quale decide entro i successivi quindici giorni. Decorso
inutilmente il termine previsto per la decisione il ricorso si
intende respinto. Il ricorso non sospende l’esecutivita’ della
disposizione.

Art. 15.
Prescrizione obbligatoria

1. Con riferimento alle leggi in materia di lavoro e legislazione
sociale la cui applicazione e’ affidata alla vigilanza della
direzione provinciale del lavoro, qualora il personale ispettivo
rilevi violazioni di carattere penale, punite con la pena alternativa
dell’arresto o dell’ammenda ovvero con la sola ammenda, impartisce al
contravventore una apposita prescrizione obbligatoria ai sensi degli
articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, e
per gli effetti degli articoli 23 e 24 e 25, comma 1, dello stesso
decreto.
2. L’articolo 22 del citato decreto legislativo n. 758 del 1994,
trova applicazione anche nelle ipotesi di cui al comma 1.
3. La procedura di cui al presente articolo si applica anche nelle
ipotesi in cui la fattispecie e’ a condotta esaurita, ovvero nelle
ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto
all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente
all’emanazione della prescrizione.
 
Capo IV

Art. 16.
Ricorso alla direzione regionale del lavoro

1. Nei confronti della ordinanza-ingiunzione emessa, ai sensi
dell’articolo 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, dalla
Direzione provinciale del lavoro, fermo restando il ricorso in
opposizione di cui all’articolo 22 della medesima legge, e’ ammesso
ricorso in via alternativa davanti al direttore della direzione
regionale del lavoro, entro trenta giorni dalla notifica della
stessa, salvo che si contesti la sussistenza o la qualificazione del
rapporto di lavoro, per il quale si procede ai sensi dell’articolo
17.
2. Il ricorso va inoltrato alla direzione regionale del lavoro ed
e’ deciso, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento, sulla base
della documentazione prodotta dal ricorrente e di quella in possesso
dell’Amministrazione. Decorso inutilmente il termine previsto per la
decisione il ricorso si intende respinto. Il ricorso non sospende
l’esecutivita’ dell’ordinanza-ingiunzione, salvo che la direzione
regionale del lavoro, su richiesta del ricorrente, disponga la
sospensione.
3. Il termine di cui all’articolo 22 della citata legge n. 689 del
1981, decorre dalla notifica del provvedimento che conferma o
ridetermina l’importo dell’ordinanza-ingiunzione impugnata ovvero
dalla scadenza del termine fissato per la decisione.

 Art. 17.
Ricorso al Comitato regionale per i rapporti di lavoro

1. Presso la direzione regionale del lavoro e’ costituito il
Comitato regionale per i rapporti di lavoro, composto dal direttore
della direzione regionale del lavoro, che la presiede, dal Direttore
regionale dell’INPS e dal Direttore regionale dell’INAIL. Ai
componenti dei comitati non spetta alcun compenso, rimborso spese o
indennita’ di missione ed al funzionamento dei comitati stessi si
provvede con le risorse assegnate a normativa vigente sui pertinenti
capitoli di bilancio.
2. Tutti i ricorsi avverso gli atti di accertamento e le
ordinanze-ingiunzioni delle direzioni provinciali del lavoro e
avverso i verbali di accertamento degli istituti previdenziali e
assicurativi che abbiano ad oggetto la sussistenza o la
qualificazione dei rapporti di lavoro, vanno inoltrati alla direzione
regionale del lavoro e sono decisi, con provvedimento motivato, dal
Comitato di cui al comma 1 nel termine di novanta giorni dal
ricevimento, sulla base della documentazione prodotta dal ricorrente
e di quella in possesso dell’Amministrazione. Decorso inutilmente il
termine previsto per la decisione il ricorso si intende respinto. Il
ricorso non sospende l’esecutivita’ dell’ordinanza-ingiunzione, salvo
che la direzione regionale del lavoro, su richiesta del ricorrente,
disponga la sospensione.
3. Il ricorso sospende i termini di cui agli articoli 14, 18 e 22
della legge 24 novembre 1981, n. 689, ed i termini di legge per i
ricorsi giurisdizionali avverso verbali degli enti previdenziali.
 
Capo V

Art. 18.
Risorse umane, finanziare e strumentali

1. L’idoneita’ allo svolgimento dei nuovi compiti affidati a tutto
il personale ispettivo viene garantita attraverso percorsi di
formazione permanente, da svolgersi anche mediante corsi telematici
appositamente organizzati, che attengano, tra l’altro, alla
conoscenza delle seguenti materie: diritto del lavoro e della
previdenza sociale, organizzazione aziendale, economia industriale e
del lavoro, sociologia economica, statistica, comunicazione, utilizzo
dei sistemi informativi, metodologia della ricerca sociale e delle
indagini ispettive. La direzione generale definisce i programmi di
formazione e di aggiornamento dei diversi Istituti della vigilanza
allo scopo di sviluppare un proficuo scambio di esperienze, una
maggiore comprensione reciproca e una crescita progressiva del
coordinamento della vigilanza. I percorsi di formazione si svolgono
nei limiti delle risorse destinate alle predette finalita’ dalla
legislazione vigente.

Art. 19.
Abrogazioni

1. Alla data di entrata in vigore del presente decreto sono
abrogate le norme incompatibili con le disposizioni in esso
contenute.

Art. 20.
Invarianza degli oneri e disposizione finale

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo
osservare.