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Nota a Cassazione, 19 dicembre 2007, n. 47096.

Legittimo l'accesso del superiore alla posta elettronica aziendale del dipendente - Avv. Giuseppe Salvi

La sentenza in commento affronta l’annosa questione riguardante la legittimità del controllo sulla corrispondenza informatica del dipendente effettuato, dal datore di lavoro, tramite l’accesso ai sistemi informatici aziendali di ricezione ed invio dei singoli messaggi di posta elettronica.

Nel caso di specie la contestazione mossa al datore di lavoro è stata quella di avere, abusivamente, preso cognizione della corrispondenza informatica aziendale del dipendente, licenziato poi sulla base delle
informazioni cosi’ acquisite.

Ebbene, nel caso di specie, mentre il giudice del merito assolveva il datore di lavoro dall’imputazione ascrittagli, ritenendo non sussistente il fatto, il pubblico ministero ricorreva in Cassazione deducendo la
violazione dell’articolo 616 c.p. (rubricato “violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza”),
sostenendo che il giudice del merito, nell’assolvere il datore di lavoro, si fosse fondato sull’erroneo presupposto della rilevanzadella proprieta’ aziendale del mezzo di comunicazione violato e non avesse, invece, tenuto nella dovuta considerazione il profilo funzionale del mezzo telematico destinato non solo al lavoro ma anche alla comunicazione, tutelata dall’articolo 15 della carta costituzionale.

I Giudici della legittimità, investiti del ricorso del pubblico ministero, partendo dal presupposto dell’indiscussa estensione della tutela prevista dall’art. 616 c.p. anche alla corrispondenza informatica o telematica, hanno preliminarmente chiarito che la disciplina codicistica sopra citata punisce la condotta di “chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime”. Da ciò ne consegue, quindi, che allorchè non vi sia sottrazione o distrazione di corrispondenza, la condotta di chi sia limitato a “prendere cognizione” della corrispondenza e’ punibile solo se riguarda la c.d. “corrispondenza chiusa”.

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