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D.Lgs. 20 dicembre 2009 , n. 198:Attuazione dell'articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 3, 24, 76, 87, 97, 103, 113 e 117, comma secondo, lettere l) ed m) della Costituzione; Vista la legge 4 marzo 2009, n. 15,[...]


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 3, 24, 76, 87, 97, 103, 113 e 117, comma
secondo, lettere l) ed m) della Costituzione;
Vista la legge 4 marzo 2009, n. 15, recante delega al Governo
finalizzata all’ottimizzazione della produttivita’ del lavoro
pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche
amministrazioni nonche’ disposizioni integrative delle funzioni
attribuite al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e alla
Corte dei conti;
Visto il Regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, recante Testo Unico
delle leggi sul Consiglio di Stato, e successive modificazioni;
Vista la legge 6 dicembre 1971, n. 1034, recante istituzione dei
tribunali amministrativi regionali, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, recante
riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e
valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attivita’
svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma dell’articolo 11
della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante codice
in materia di protezione dei dati personali, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante codice
dell’amministrazione digitale, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13
giugno 2008, recante delega di funzioni del Presidente del Consiglio
dei Ministri in materia pubblica amministrazione e innovazione al
Ministro senza portafoglio, on. prof. Renato Brunetta;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 15 ottobre 2009;
Acquisita l’intesa della Conferenza Unificata di cui all’articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 nella seduta del 12
novembre 2009;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 17 dicembre 2009;
Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1
Presupposti dell’azione e legittimazione ad agire

1. Al fine di ripristinare il corretto svolgimento della funzione o
la corretta erogazione di un servizio, i titolari di interessi
giuridicamente rilevanti ed omogenei per una pluralita’ di utenti e
consumatori possono agire in giudizio, con le modalita’ stabilite nel
presente decreto, nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei
concessionari di servizi pubblici, se derivi una lesione diretta,
concreta ed attuale dei propri interessi, dalla violazione di termini
o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali
obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi
obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o
da un regolamento, dalla violazione degli obblighi contenuti nelle
carte di servizi ovvero dalla violazione di standard qualitativi ed
economici stabiliti, per i concessionari di servizi pubblici, dalle
autorita’ preposte alla regolazione ed al controllo del settore e,
per le pubbliche amministrazioni, definiti dalle stesse in
conformita’ alle disposizioni in materia di performance contenute nel
decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, coerentemente con le
linee guida definite dalla Commissione per la valutazione, la
trasparenza e l’integrita’ delle amministrazioni pubbliche di cui
all’articolo 13 del medesimo decreto e secondo le scadenze temporali
definite dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
1-bis. Nel giudizio di sussistenza della lesione di cui al comma 1
il giudice tiene conto delle risorse strumentali, finanziarie, e
umane concretamente a disposizione delle parti intimate.
1-ter. Sono escluse dall’applicazione del presente decreto le
autorita’ amministrative indipendenti, gli organi giurisdizionali, le
assemblee legislative e gli altri organi costituzionali nonche’ la
Presidenza del Consiglio dei Ministri.
2. Del ricorso e’ data immediatamente notizia sul sito
istituzionale dell’amministrazione o del concessionario intimati; il
ricorso e’ altresi’ comunicato al Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione.
3. I soggetti che si trovano nella medesima situazione giuridica
del ricorrente possono intervenire nel termine di venti giorni liberi
prima dell’udienza di discussione del ricorso che viene fissata
d’ufficio, in una data compresa tra il novantesimo ed il
centoventesimo giorno dal deposito del ricorso.
4. Ricorrendo i presupposti di cui al comma 1, il ricorso puo’
essere proposto anche da associazioni o comitati a tutela degli
interessi dei propri associati, appartenenti alla pluralita’ di
utenti e consumatori di cui al comma 1.
5. Il ricorso e’ proposto nei confronti degli enti i cui organi
sono competenti a esercitare le funzioni o a gestire i servizi cui
sono riferite le violazioni e le omissioni di cui al comma 1. Gli
enti intimati informano immediatamente della proposizione del ricorso
il dirigente responsabile di ciascun ufficio coinvolto, il quale puo’
intervenire nel giudizio. Il giudice, nella prima udienza, se ritiene
che le violazioni o le omissioni sono ascrivibili ad enti ulteriori o
diversi da quelli intimati, ordina l’integrazione del
contraddittorio.
6. Il ricorso non consente di ottenere il risarcimento del danno
cagionato dagli atti e dai comportamenti di cui al comma 1; a tal
fine, restano fermi i rimedi ordinari.
7. Il ricorso e’ devoluto alla giurisdizione esclusiva del giudice
amministrativo e le questioni di competenza sono rilevabili anche
d’ufficio.

Art. 2

Rapporti con le competenze di regolazione e controllo e con i giudizi
instaurati ai sensi degli articoli 139, 140 e 140-bis del codice
del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206
1. Il ricorso di cui all’articolo 1 non puo’ essere proposto se un
organismo con funzione di regolazione e di controllo istituito con
legge statale o regionale e preposto al settore interessato ha
instaurato e non ancora definito un procedimento volto ad accertare
le medesime condotte oggetto dell’azione di cui all’articolo 1, ne’
se, in relazione alle medesime condotte, sia stato instaurato un
giudizio ai sensi degli articoli 139, 140 e 140-bis del codice del
consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.
2. Nell’ipotesi in cui il procedimento di cui al comma 1 o un
giudizio instaurato ai sensi degli articoli 139 e 140 del codice del
consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono
iniziati dopo la proposizione del ricorso di cui all’articolo 1, il
giudice di quest’ultimo ne dispone la sospensione fino alla
definizione dei predetti procedimenti o giudizi. A seguito del
passaggio in giudicato della sentenza che definisce nel merito il
giudizio instaurato ai sensi dei citati articoli 139 e 140, il
ricorso di cui all’articolo 1 diviene improcedibile. In ogni altro
caso, quest’ultimo deve essere riassunto entro centoventi giorni
dalla definizione del procedimento di cui al comma 1, ovvero dalla
definizione con pronuncia non di merito sui giudizi instaurati ai
sensi degli stessi articoli 139 e 140, altrimenti e’ perento.
3. Il soggetto contro cui e’ stato proposto il ricorso
giurisdizionale di cui all’articolo 1 comunica immediatamente al
giudice l’eventuale pendenza o la successiva instaurazione del
procedimento di cui ai commi 1 e 2, ovvero di alcuno dei giudizi ivi
indicati, per l’adozione dei conseguenti provvedimenti
rispettivamente previsti dagli stessi commi 1 e 2.

Art. 3
Procedimento

1. Il ricorrente notifica preventivamente una diffida
all’amministrazione o al concessionario ad effettuare, entro il
termine di novanta giorni, gli interventi utili alla soddisfazione
degli interessati. La diffida e’ notificata all’organo di vertice
dell’amministrazione o del concessionario, che assume senza ritardo
le iniziative ritenute opportune, individua il settore in cui si e’
verificata la violazione, l’omissione o il mancato adempimento di cui
all’articolo 1, comma 1, e cura che il dirigente competente provveda
a rimuoverne le cause. Tutte le iniziative assunte sono comunicate
all’autore della diffida. Le pubbliche amministrazioni determinano,
per ciascun settore di propria competenza, il procedimento da seguire
a seguito di una diffida notificata ai sensi del presente comma.
L’amministrazione o il concessionario destinatari della diffida, se
ritengono che la violazione, l’omissione o il mancato adempimento
sono imputabili altresi’ ad altre amministrazioni o concessionari,
invitano il privato a notificare la diffida anche a questi ultimi.
2. Il ricorso e’ proponibile se, decorso il termine di cui al primo
periodo del comma 1, l’amministrazione o il concessionario non ha
provveduto, o ha provveduto in modo parziale, ad eliminare la
situazione denunciata. Il ricorso puo’ essere proposto entro il
termine perentorio di un anno dalla scadenza del termine di cui al
primo periodo del comma 1. Il ricorrente ha l’onere di comprovare la
notifica della diffida di cui al comma 1 e la scadenza del termine
assegnato per provvedere, nonche’ di dichiarare nel ricorso la
persistenza, totale o parziale, della situazione denunciata.
3. In luogo della diffida di cui al comma 1, il ricorrente, se ne
ricorrono i presupposti, puo’ promuovere la risoluzione non
giurisdizionale della controversia ai sensi dell’articolo 30 della
legge 18 giugno 2009, n. 69; in tal caso, se non si raggiunge la
conciliazione delle parti, il ricorso e’ proponibile entro un anno
dall’esito di tali procedure.

Art. 4
Sentenza

1. Il giudice accoglie la domanda se accerta la violazione,
l’omissione o l’inadempimento di cui all’articolo 1, comma 1,
ordinando alla pubblica amministrazione o al concessionario di porvi
rimedio entro un congruo termine, nei limiti delle risorse
strumentali, finanziarie ed umane gia’ assegnate in via ordinaria e
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
2. Della sentenza che definisce il giudizio e’ data notizia con le
stesse modalita’ previste per il ricorso dall’articolo 1, comma 2.
3. La sentenza che accoglie la domanda nei confronti di una
pubblica amministrazione e’ comunicata, dopo il passaggio in
giudicato, agli organismi con funzione di regolazione e di controllo
preposti al settore interessato, alla Commissione e all’Organismo di
cui agli articoli 13 e 14 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n.
150, alla procura regionale della Corte dei conti per i casi in cui
emergono profili di responsabilita’ erariale, nonche’ agli organi
preposti all’avvio del giudizio disciplinare e a quelli deputati alla
valutazione dei dirigenti coinvolti, per l’eventuale adozione dei
provvedimenti di rispettiva competenza.
4. La sentenza che accoglie la domanda nei confronti di un
concessionario di pubblici servizi e’ comunicata all’amministrazione
vigilante per le valutazioni di competenza in ordine all’esatto
adempimento degli obblighi scaturenti dalla concessione e dalla
convenzione che la disciplina.
5. L’amministrazione individua i soggetti che hanno concorso a
cagionare le situazioni di cui all’articolo 1, comma 1, e adotta i
conseguenti provvedimenti di propria competenza.
6. Le misure adottate in ottemperanza alla sentenza sono pubblicate
sul sito istituzionale del Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione e sul sito istituzionale dell’amministrazione o del
concessionario soccombente in giudizio.

Art. 5
Ottemperanza

1. Nei casi di perdurante inottemperanza di una pubblica
amministrazione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 27,
comma 1, n. 4, del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054.
2. La sentenza di accoglimento del ricorso di cui al comma 1 e’
comunicata alla Commissione e all’Organismo di cui agli articoli 13 e
14 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, nonche’ alla
procura regionale della Corte dei conti per i casi in cui emergono
profili di responsabilita’ erariale.

Art. 6
Monitoraggio

1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al
monitoraggio dell’attuazione delle disposizioni di cui al presente
decreto, anche ai fini degli eventuali interventi correttivi di cui
all’articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15.

Art. 7
Norma transitoria

1. In ragione della necessita’ di definire in via preventiva gli
obblighi contenuti nelle carte di servizi e gli standard qualitativi
ed economici di cui all’articolo 1, comma 1, e di valutare l’impatto
finanziario e amministrativo degli stessi nei rispettivi settori, la
concreta applicazione del presente decreto alle amministrazioni ed ai
concessionari di servizi pubblici e’ determinata, fatto salvo quanto
stabilito dal comma 2, anche progressivamente, con uno o piu’ decreti
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze e di concerto, per quanto di
competenza, con gli altri Ministri interessati.
2. In ragione della necessita’ di definire in via preventiva gli
obblighi contenuti nelle carte di servizi e gli standard qualitativi
ed economici di cui all’articolo 1, comma 1, e di valutare l’impatto
finanziario e amministrativo degli stessi nei rispettivi settori, la
concreta applicazione del presente decreto alle regioni ed agli enti
locali e’ determinata, anche progressivamente, con uno o piu’ decreti
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, su conforme parere della
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281.

Art. 8
Invarianza finanziaria

1. Dall’attuazione del presente provvedimento non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Testo gratuito. Ricordiamo che l’unico testo definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a mezzo stampa.Fonte: http://wwww.gazzettaufficiale.it