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Cassazione civile, sez. I, 22 giugno 1985 n. 3769,

L'interesse della persona, fisica o giuridica, a preservare la propria identita' personale....
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L’interesse 
della  persona,  fisica  o giuridica,  a  preservare 
la propria identita’ personale, nel senso  di immagine sociale, cioe’
di coacervo    di    valori   (intellettuali,   
politici,    religiosi, professionali  ecc.) rilevanti 
nella  rappresentazione  che di  essa viene  data nella 
vita di  relazione, nonche’,  correlativamente, ad insorgere 
contro comportamenti  altrui che  menomino tale  immagine,
pur senza offendere  l’onore o la reputazione, ovvero  ledere
il nome o l’immagine  fisica, deve ritenersi qualificabile  come
posizione di diritto  soggettivo, alla  stregua dei  principi
fissati  dall’art. 2 cost.  in tema  di difesa  della
personalita’  nella complessita’  ed unitarieta’  di tutte 
le sue  componenti, ed  inoltre tutelabile  in applicazione
analogica della disciplina  dettata dall’art. 7 c.c. con riguardo 
al  diritto  al  nome, con  la  conseguente 
esperibilita’, contro  i   suddetti  comportamenti,  
di  azione  inibitoria   e  di risarcimento del 
danno, nonche’  possibilita’ di ottenere,  ai sensi del comma 
2 del citato art.  7, la pubblicazione della  sentenza che accolga
la  domanda, ovvero, se  si tratti di lesione  verificatasi
a mezzo della stampa,  anche la pubblicazione di una  rettifica
a norma dell’art.  42  della  l.  5   agosto 
1981  n.  416.  (Nella  specie, un’intervista concessa 
dal direttore dell’istituto nazionale  per lo studio e  la cura
dei  tumori era stata utilizzata,  mediante subdola estrapolazione 
di   alcune  frasi  dal  complessivo  
contesto,  per avvalorare  una  campagna  promozionale
della  vendita  di  sigarette leggere, come  se quel
direttore,  anziche’ contrario ad ogni  uso di tabacco, 
si fosse  manifestato  in senso  favorevole  al consumo 
di dette  sigarette.  La  S.C.,  risultando accertato 
dal  giudice  del merito   che   siffatta 
utilizzazione   dell’intervista   distorceva l’immagine
sociale  dell’istituto e  del suo direttore,  in relazione
alla  loro costante  opera di  prevenzione dei  tumori
e  di campagna contro  il fumo,  ha  ritenuto correttamente 
accordata dal  predetto giudice  la  tutela  contemplata 
dall’art.  7  c.c.,  enunciando  il principio di cui
sopra). 

   

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