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STEFANO FONTANA

STYLOPHONIC

STEFANO FONTANA aka Stylophonic inizia la propria carriera al Plastic di Milano nel 1987. Poco dopo conquista il titolo di vice-campione nella tappa italiana del DMC (la più prestigiosa competizione internazionale per Dj) e inizia a collaborare alla produzione di diversi dischi, spaziando dall’hip hop all’acid jazz, dall’Italia al Regno Unito. Un esempio del suo stile eclettico è il singolo “Bizarre Mind”, che unisce house, funk e electro. Riguardo ai propri linguaggi musicali Stefano/Stylophonic spiega: “Posso ascoltare e mixare stili diversi, ma alla fine sono sempre Stylophonic”. Nelle sue produzioni, indipendentemente dal ritmo, quello che emerge è l’impronta del Dj…

“Molti produttori cercano di copiare artisti inglesi e nord-americani… In Italia invece è in crescita una generazione originale e genuina, sia sul fronte della produzione musicale sia su quello del clubbing. Insomma, si tengo ad essere riconosciuto come un artista con mentalità e punti di vista propri”.

Uno dei suoi primi amori musicali è stata l’elettronica (tra i suoi preferiti Herbie Hancock e Kraftwerk), grazie ad un fratello appassionato del genere ed alla sua incredibile collezione di dischi. Memorabili le sue session al Plastic (Milano): 6/7 ore in cui Stefano mixava New Sound, passando dalla disco classica, alla prima house ’80 all’elettronica. Stefano Fontana aka Stylophonic è recentemente approdato alla scuderia inglese della Prolifica Records, dando alle stampe l’ottimo mix Vinylstyloz. Per il prossimo gennaio è prevista l’uscita dell’album “Men Music Technology”.

C’è un nome tutto italiano dietro al progetto Stylophonic, il nome di Stefano Fontana. Dj storico della notte milanese e discendente di una famiglia di portieri (papà e nonno difesero la porta del Milan), Stefano è partito per Londra con i pezzi di Man Music Technology ed è tornato con un contratto discografico. Ora il disco del dj 32enne è arrivato anche in Italia (primo singolo If everybody in the world loved everybody in the world).

Che si dice a Londra dell’elettronica di casa nostra?

«C’è grande interesse e rispetto per tanti progetti italiani. La curiosità verso i nostri prodotti è simile a quella degli anni del trionfo della “Spaghetti House”. Non credo alle etichette facili, però, adesso, dopo il French Touch si comincia a parlare di Italian Renaissence. Anche se vedo una certa complementarità, tutti gli esponenti della nuova dance italiana hanno origini molto diverse: ai Planet Funk piace chiaramente un certo rock progressivo, mentre le radici dei Jolly Music vanno ricercate nei suoni di un artista come Hancock…».

E le radici di Stefano Fontana quali sono?

«Il progetto Stylophonic ha una natura quasi antologica, c’è dentro tutta la musica che negli anni ho ascoltato e amato. Ci sono i suoni della prima elettronica di Detroit e tanto hiphop. C’è anche l’Acid Jazz, una stagione musicale che mi è rimasta proprio in testa, ma considero fondamentale anche il lavoro dei Kraftwerk: senza di loro tanti beats di oggi non ci sarebbero. Genericamente le mie radici stanno nel funk, con molte suggestioni cinematografiche: mio padre aveva tantissimi dischi di colonne sonore di film black…».

Come si arriva dalle serate al Plastic di Milano allo studio di registrazione?

«Ho sempre avuto l’idea del dj “all’inglese”, cioè di uno che sa mettere i dischi ma anche stare in studio di registrazione. Mi sono fatto quasi 10 anni di gavetta (e anche di frustrazioni) per imparare a usare bene le macchine, ma lo studio è il posto in cui volevo arrivare sin da quando ho iniziato. Gli anni del Plastic a Milano me li ricordo come un’epoca meravigliosa, all’inizio degli anni ‘90 c’era un’atmosfera incredibile, arrivavano suoni nuovi e bellissimi, da Chicago, Detroit, Londra… E io avevo una grandissima libertà di lavoro, potevo sperimentare. Credo sia compito di un bravo dj provare cose nuove, trasgredire dei codici, vedere cosa succede se rallenti un pezzo techno e lo metti dentro a una selezione house. Un dj bravo studia dei “concetti di suono”, non compra solo i dischi…».

Come sarà il tuo Man Music Technology dal vivo?

«Ho intenzione di riarrangiare tutti i pezzi; vorrei un set molto suonato, una performance difficile e anche rischiosa, non una presa per il culo come tanti progetti dal vivo dell’elettronica. Sarà un live aggressivo che, senza rinunciare al dancefloor, porti sul palco dei veri musicisti: ci sarò io al mixer, un tastierista, i cantanti e anche Saturnino (che per me è un fratello) che suonerà basso e sintetizzatore».

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