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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>L&#039;EMDR come cura per il disturbo post-traumatico da stress</title>
	<link>http://guide.supereva.it/disturbi_d_ansia/interventi/2007/04/292950.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>il_disturbo_post_traumatico_da_stress</category><category>disturbo post traumatico da stress</category><category>EMDR</category><category>PTSD</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Da poco, praticamente meno di vent&#8217;anni, esiste una terapia rivoluzionaria, il suo nome è EMDR. Sta per Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, che vuol dire Desensibilizzazione e Rielaborazione con il Movimento degli Occhi, ma a dispetto del nome non implica necessariamente il movimento degli occhi come momento importante della terapia, ma si può fare anche in altri modi. </p>
<p>Solo all&#8217;inizio la sua autrice, Francine Shapiro, pensava che il movimento degli occhi fosse l&#8217;unico metodo per far sì che il cervello avesse l&#8217;energia necessaria per rielaborare l&#8217;evento negativo, poi si è scoperto che possono essere usate anche stimolazioni sensoriali tattili o uditive.</p>
<p>Nel caso in cui si scelga il movimento oculare, il metodo consiste nel sottoporre il paziente a diversi set di questi movimenti oculari mentre è concentrato sulle emozioni negative. Poi si rifà il tutto facendo concentrare il paziente sulle condizioni desiderabili. Ogni volta si fa autovalutare al paziente sia il grado di disagio che il grado in cui sente come veritiera la condizione desiderabile.</p>
<p>Anche se ancora questo approccio risulta controverso, soprattutto tra gli accademici, i risultati clinici sono piuttosto incoraggianti, soprattutto nella cura del disturbo post traumatico da stress. Chi ha subito un trauma, anche grave, come uno stupro, oppure è scampato alla morte, o ha visto morire qualcuno da vicino, in molti casi può risultare affetto da questo disturbo d&#8217;ansia. E se molte terapie non danno risultati affatto, in questo campo, l&#8217;EMDR sembra essere quella che ha la percentuale di successi più ampi, in parecchi studi comparati.</p>
 
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	<item>
	<title>L&#039;ansia nella nostra epoca</title>
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	<pubDate>Wed, 15 Nov 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>l_ansia</category><category>ansia teoria psicoanalitica teoria sociale riconoscirmento</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Freud riteneva che il disagio dell’epoca in cui viveva, agli inizi del secolo scorso, fosse dovuto essenzialmente all’eccesso di ordine e alla repressione delle pulsioni. </p>
<p>Senza voler entrare nel merito di una delle teorie fondanti della psicoanalisi, ovvero della teoria delle pulsioni, semplificando di molto basti dire che una pulsione non è altro che un impulso fondamentale, buono o cattivo, il cui scopo è, da un punto di vista biologico, la sopravvivenza dell’individuo e della specie. </p>
<p>Non sempre questo si traduce in un bisogno accettabile dal punto di vista culturale, sociale o desiderabile in generale, per cui ciò che in psicoanalisi viene chiamato &#8220;Io&#8221; deve costantemente mediare tra l’impulso primordiale (la pulsione) da una parte e la non desiderabilità di tale impulso (che può essere semplificata con un’altra istanza chiamata &#8220;Super-Io&#8221;). Questa perenne lotta porta l’uomo, nella concezione freudiana, a provare angoscia, tanto più forte quanto più impellenti sono questi bisogni.</p>
<p>Oggi la sensazione d’angoscia si ritiene che sia dovuta ad altre cause, prima fra tutte la solitudine. Paradossalmente, il fatto di vivere in un mondo ricco e attento al benessere dei cittadini come quello occidentale, non ci mette al sicuro dall’ansia portata dalla solitudine.</p>
<p>Oggi uno dei meccanismi di identificazione principali è ritenuto essere il fatto di essere riconosciuto dagli altri. Il ruolo che ciascuno di noi ricopre nella società, nei vari gruppi di appartenenza, determina ciò che noi stessi pensiamo di noi, in misura maggiore di quanto avveniva in passato, in quanto viviamo nell’epoca della comunicazione. Oggi comunicare non è mai stato tanto facile.</p>
<p>E’ addirittura relativamente facile, rispetto ad altri tempi, parlare a milioni di persone ed essere riconosciuto da questi, attraverso la televisione, in cui l’uomo della strada è in grado di crearsi un personaggio ed essere riconosciuto per la strada proprio per quello che fa e che dice in televisione.</p>
 
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Senza voler entrare nel[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Le cause della fobia semplice</title>
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	<pubDate>Wed, 15 Nov 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>le_fobie</category><category>ansia fobie teoria psicoanalitica cognitivo-comportamentale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Storicamente esistono due tipi di spiegazioni riguardo alla genesi del disturbo di fobia specifica. Una spiegazione è di stampo psicoanalitico, l’altra è di stampo comportamentale. </p>
<p>Secondo la teoria psicoanalitica la fobia specifica ha la sua genesi nell’infanzia. Quando un bambino prova una pulsione aggressiva nei confronti di persone della sua famiglia, per esempio per una delle figure genitoriali, nei casi in cui tale aggressività risulti inaccettabile, questa viene trasformata e deviata verso un oggetto o un animale, altrimenti innocuo, oppure che ha provocato uno spavento. </p>
<p>La pulsione inaccettabile avvenuta in età precoce, può così venire rimossa dalla coscienza, dopodiché rimane a lungo nascosta finché un trauma o un periodo di stress cronico non fa sì che venga di nuovo fuori sotto forma di sintomo, cioè di fobia per quell’animale dell’infanzia oppure ancora una volta trasformata ed indirizzata ad un altro oggetto o animale. </p>
<p>Secondo la teoria del comportamento, invece, la fobia è semplicemente qualcosa che si impara. Guardando al comportamento, infatti, la reazione di paura esagerata di fronte all’esposizione dell’oggetto fobico, è qualcosa che esiste perché almeno in un’altra occasione (forse in età evolutiva) abbiamo avuto quella stessa esposizione, seguita forse da uno stimolo terrificante di per sé (stimolo incondizionato) seguito dal nostro comportamento adeguato (la reazione di paura). </p>
<p>Il problema, secondo questa teoria, è che impauriti come eravamo dal primo oggetto, di per sé innocuo (stimolo condizionato) non ci siamo mai esposti nuovamente a questo, non potendo mai disapprendere la nostra reazione errata (la forte paura inadeguata). </p>
<p>In altre parole, evitando l’oggetto fobico non abbiamo mai potuto vedere quanto fosse innocuo, e per di più corriamo il rischio di lasciare in questo modo che la fobia si generalizzi ad altri oggetti e contesti.</p>
 
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Secondo la teoria[...]</description>
	
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	<item>
	<title>La solitudine in mezzo alla folla</title>
	<link>http://guide.supereva.it/disturbi_d_ansia/interventi/2006/11/276329.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 15 Nov 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>l_ansia</category><category>ansia solitudine folla inadeguatezza</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il grande numero di persone che siamo in grado di raggiungere (vedi articolo &#8220;L’ansia nella nostra epoca&#8221;) nella nostra epoca fa sì che di fatto ci sentiamo ancora più soli. </p>
<p>Paradossalmente, il fatto di venire a contatto con così tante persone, opinioni e stili di vita diversi, provoca una sorta di sovraccarico di scelte che ci rende ancora più difficile capire quale sia la scelta giusta. Il fatto che la nostra epoca sia così ricca di opportunità aumenta il nostro senso di inadeguatezza paragonandoci, per esempio alle persone &#8220;normali&#8221; che riescono a diventare ricchi o famosi, per esempio. </p>
<p>Oppure ci sentiamo inadeguati per i troppi modelli a cui siamo sottoposti quotidianamente dalla televisione, cinema, giornali. Le pubblicità che vengono studiate con cura per rappresentare il sogno segreto o palese delle persone &#8220;normali&#8221;, a volte non fanno altro che far aumentare quel senso di insoddisfazione insito in ciascuno di noi che viviamo in questa epoca dalle grandi opportunità. </p>
<p>Con il risultato che quando usciamo per strada e siamo in mezzo alla folla, al supermercato o nel traffico, qualcosa in noi si ribella e nella nostra solitudine diventiamo ancora più soli, cominciamo a prestare spasmodicamente attenzione al nostro interno, con lo stato d’animo triste di chi cerca disperatamente una via di fuga e a volte corriamo il rischio di avere un attacco di panico.</p>
 
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	<item>
	<title>L&#039;ansia buona e l&#039;ansia cattiva</title>
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	<pubDate>Wed, 15 Nov 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>l_ansia</category><category>ansia stress ansia temporanea ansia cronica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Anche se può sembrare strano, sulle prime, parlare di ansia buona, forse è sufficiente richiamare alla mente che se ad una persona capita di sentire qualcosa di strano, come un odore di bruciato in casa, questo il più delle volte produce un tipo di ansia che definiamo buona in quanto è circostanziale e soprattutto temporanea. Cioè scompare una volta che il pericolo sia rientrato.</p>
<p>L&#8217;ansia diventa cattiva nel momento in cui:<br />
si attiva con qualcosa che non è un reale pericolo<br />
persiste oltre il tempo che l&#8217;organismo può tollerare senza comportare un deterioramento nel sistema omeostatico.</p>
<p>Prendiamo per esempio l&#8217;ansia da prestazione. Quando è poca, deriva solo da quel momento specifico ed è temporanea, cioè scompare dopo la prestazione medesima, allora è buona e serve a migliorare il rendimento in fase di preparazione e in fase di performance.</p>
<p>Quando è tanta, viene fatta crescere molto tempo prima della performance ed è perciò duratura, allora porta l&#8217;organismo ad attivarsi per un tempo troppo prolungato e si ha quella che Seyle definì sindrome generale di adattamento, che porta, se costante, un abbassamento dei livelli di efficacia del sistema immunitario.</p>
 
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	<item>
	<title>La preoccupazione per il futuro</title>
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	<pubDate>Wed, 15 Nov 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>l_ansia</category><category>ansia vivere nel presente futuro passato</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Se una persona passa troppo tempo pensando al passato, sia bello che brutto, ha molte probabilità di essere depresso. Se una persona passa troppo tempo pensando al futuro, anche questo sia bello che brutto, ha molte probabilità di essere ansioso.</p>
<p>Bisogna cercare di vivere nel presente.</p>
<p>Questo non significa che bisogna vivere alla giornata come se il futuro non ci fosse o non ci riguardasse. Significa solo che non dobbiamo sospendere la nostra vita finché un determinato obiettivo o desiderio si realizzi.</p>
<p>Pensare costantemente ad ora ci permette di pianificare il nostro futuro e di prepararlo con le nostre azioni e il nostro comportamento di ora. </p>
<p>è proprio nel momento presente che determiniamo il nostro futuro ed è nel presente che che dobbiamo vivere la nostra preparazione di un obiettivo futuro, coscienti del fatto che stiamo creando qualcosa ora, ma non proiettati nel futuro.</p>
<p>E&#8217; un po&#8217; come fare un viaggio (la preparazione di un obiettivo) per arrivare in un posto (il nostro obiettivo). Il viaggio può essere lungo o corto, confortevole o scomodo, breve o lungo. Questo dipende sempre da noi stessi. Non mi riferisco ai fatti &#8220;obiettivi&#8221; in cui siamo vincolati ma alla nostra percezione di tali fatti.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>Rimedi per combattere l&#039;ansia da soli</title>
	<link>http://guide.supereva.it/disturbi_d_ansia/interventi/2006/11/276337.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 15 Nov 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>la_cura_dei_disturbi_ansiosi</category><category>ansia rimedi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; possibile combattere da soli l&#8217;ansia? Se non è troppo grave sì. Altrimenti bisogna rivolgersi ad uno specialista.</p>
<p>Alcuni principi guida sono: mangiare poco, non passare molto tempo davanti alla TV, fare un po&#8217; di movimento fisico, leggere un libro.<br />
La cosa più importante che bisogna imparare a fare è imparare a vivere il presente. Né il passato né il futuro, ma proprio il presente (Si veda l&#8217;articolo &#8220;La preoccupazione per il futuro&#8221;).</p>
<p>Vivendo il presente si evita di essere preoccupati dell&#8217;incertezza legata al futuro e alle aspettative, delusioni, timori per fatti che devono ancora accadere.</p>
<p>Quello che si dovrebbe cercare di fare, inoltre, è rallentare la velocità e cominciare ad assaporare le sensazioni e le emozioni del momento. Come fanno i bambini, per cui certi pomeriggi sono così lunghi che sembrano non finire più, e riescono sempre ad entusiasmarsi per delle cose che ai nostri occhi appaiono insignificanti. </p>
<p>Ecco, credo che se imparassimo a vedere il mondo e le nostre esperienze con lo sguardo dei bambini, forse riusciremmo a vivere il presente molto di più e con questa possibilità anche l&#8217;ansia diminuirebbe di parecchio.</p>
 
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	<item>
	<title>I criteri per la fobia sociale</title>
	<link>http://guide.supereva.it/disturbi_d_ansia/interventi/2006/10/273640.shtml</link>
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	<pubDate>Mon, 23 Oct 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>fobia_sociale</category><category>ansia criteri fobia sociale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>I criteri per determinare che si tratta di fobia sociale sono i seguenti:</p>
<p>Paura marcata di una situazione in cui si è posti a contatto con persone non familiari o al possibile giudizio degli altri<br />
Di fronte alla situazione sociale temuta il soggetto risponde sempre con ansia (panico, scoppi d’ira, irrigidendosi o sfuggendo dalla situazione)<br />
Il soggetto riconosce che la paura è irrazionale<br />
Le situazioni temute vengono evitate o sopportate con ansia e disagio intensi<br />
Gli effetti negativi riguardo la situazione temuta (l’evitamento, l’ansia anticipatoria, il disagio) limitano il funzionamento del soggetto nella sfera lavorativa, scolastica o sociale.<br />
Si è in presenza di un disturbo di fobia sociale se i fenomeni citati non sono ascrivibili ad una condizione medica, all’uso di sostanze o ad altro disturbo psichiatrico già diagnosticato.</p>
<p>L’ultimo punto, in particolare, ci dice che se siamo di fronte ad attacchi di panico, ma questi derivano dalla situazione sociale per la quale il soggetto sperimenta disagio, la diagnosi primaria non dovrebbe essere quella di disturbo di panico, ma di fobia sociale.</p>
 
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	<description>I criteri per determinare che si tratta di fobia sociale sono i seguenti:
Paura marcata di una situazione in cui si è posti a contatto con persone non familiari o al possibile giudizio degli altri
Di[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La guided imagery o immaginazione guidata</title>
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	<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>la_cura_dei_disturbi_ansiosi</category><category>ansia immaginazione guidata rilassamento autoipnosi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Per combattere l’ansia esistono svariati metodi. </p>
<p>A parte quelli più ovvi come le varie psicoterapie, quello di cui voglio parlare oggi è un metodo relativamente nuovo nella sua delineazione attuale, ma sostanzialmente ben conosciuto all’interno di altri trattamenti come alcune psicoterapie (ipnotica ericksoniana, gestalt, cognitivo-comportamentale), il training autogeno, l’ipnosi tradizionale. </p>
<p>Essenzialmente un operatore suggerisce al soggetto che ha gli occhi chiusi, di trovarsi in un certo posto, di compiere alcune azioni e descrive il contenuto di tale fantasia con tutti i particolari ritenuti necessari affinché possa esserci un efficace risultato terapeutico. </p>
<p>Data la ridotta interattività tra operatore e soggetto terapeutico, l’immaginazione guidata si presta particolarmente bene all’uso per così dire &#8220;in differita&#8221; della guida dell’operatore e, pertanto, può essere possibile l’uso di nastri pre-registrati con immaginazioni guidate standard.</p>
 
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A parte quelli più ovvi come le varie psicoterapie, quello di cui voglio parlare oggi è un metodo relativamente nuovo nella sua delineazione attuale,[...]</description>
	
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	<title>Quando l’ansia diventa un disturbo collettivo (comunitario)</title>
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	<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Dr. Paolo D'Alessandro</dc:creator>
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    <category>l_ansia_e_i_suoi_disturbi</category><category>ansia ansia generalizzata viaggi aereo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L’allarme terrorismo ha scatenato e scatena, in tutto il mondo occidentale reazioni ansiose in una fetta della popolazione relativamente larga. Quali sono le persone che più di altre soffrono di ansia relativamente al pericolo degli attentati?</p>
<p>Secondo una riflessione rapida, tutte quelle persone già sofferenti di disturbo di ansia generalizzata sono sfortunatamente ottime candidate per ricoprire il nuovo ruolo di persone ansiose per il terrorismo. L’ansia per il terrorismo può assumere varie forme per varie situazioni. </p>
<p>Per esempio nella metro, nella grandi città, soprattutto Roma, oppure dove ci sono grandi raduni di persone come nelle manifestazioni, concerti, eventi sportivi. E soprattutto, naturalmente, negli aerei e negli aeroporti.</p>
<p>Le ultime disposizioni in materia di sicurezza, sicuramente dovute, non fanno che aumentare l’ansia nelle persone di cui abbiamo parlato prima. Dal 18 agosto del 2006,  il bagaglio a mano che è consentito ha subito notevoli restrizioni per parecchie destinazioni. </p>
<p>Mentre questo provvedimento fa rabbia (nei confronti dei terroristi, per lo più) nella maggior parte dei passeggeri abituali e non, a tutta quella fascia di persone già menzionate, il procedimento mette soprattutto ansia. </p>
<p>Ansia perché significa che &#8220;oggettivamente&#8221; viaggiare in aereo è diventato più pericoloso, ansia perché non ci si può portare dietro le cose che attenuano la sensazione fastidiosa (come la bottiglia d’acqua) e ansia perché le persone cominciano ad avere l’impressione di avere sempre meno controllo sul viaggio in sé.</p>
 
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