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L'ansia buona e l'ansia cattiva

L'ansia buona è quella temporanea e ci aiuta a funzionare meglio in determinate circostanze. L'anzia cattiva è una degenerazione di quella buona ed ha la caratteristica di durare per tempi più lunghi di quelli che l'organismo può sopportare senza ammalarsi.

Anche se può sembrare strano, sulle prime, parlare di ansia buona, forse è sufficiente richiamare alla mente che se ad una persona capita di sentire qualcosa di strano, come un odore di bruciato in casa, questo il più delle volte produce un tipo di ansia che definiamo buona in quanto è circostanziale e soprattutto temporanea. Cioè scompare una volta che il pericolo sia rientrato.

L’ansia diventa cattiva nel momento in cui:
si attiva con qualcosa che non è un reale pericolo
persiste oltre il tempo che l’organismo può tollerare senza comportare un deterioramento nel sistema omeostatico.

Prendiamo per esempio l’ansia da prestazione. Quando è poca, deriva solo da quel momento specifico ed è temporanea, cioè scompare dopo la prestazione medesima, allora è buona e serve a migliorare il rendimento in fase di preparazione e in fase di performance.

Quando è tanta, viene fatta crescere molto tempo prima della performance ed è perciò duratura, allora porta l’organismo ad attivarsi per un tempo troppo prolungato e si ha quella che Seyle definì sindrome generale di adattamento, che porta, se costante, un abbassamento dei livelli di efficacia del sistema immunitario.

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