Dal sito jobonline.it:
“La musica non guarisce nel senso tradizionale del termine, non è una medicina alternativa, né rientra nelle discipline naturalistiche, ma allunga e migliora la vita. Possiamo definirla come una terapia espressiva, appartenente cioè alla categoria degli interventi storicamente inquadrabile nelle terapie del corredo psichiatrico, cioè quegli interventi terapeutici dove è determinante l’impegno e “il lavoro” del paziente.
Le potenzialità della musica
Rispetto a trent’anni fa, quando l’interesse per le potenzialità terapeutiche della musica ha cominciato a diffondersi soprattutto in ambito psichiatrico, la musicoterapia raccoglie oggi ampi consensi tra gli addetti ai lavori. Sono molte le Asl che guardano con attenzione all’ingresso delle “note in corsia” e l’Italia vanta sperimentazioni d’avanguardia sui pazienti in stato di coma e sui malati di Aids.
Secondo la Federazione Mondiale di Musicoterapia, l’obiettivo di questa disciplina è quello di “sviluppare le funzioni potenziali o residue” del paziente. I suoni e l’armonia risultano particolarmente efficaci sui soggetti con nevrosi, disturbi o ritardi psichici, negli anziani affetti da demenza e nei malati terminali.
I metodi e le tecniche utilizzate sono numerosi, ma in tutti i casi è fondamentale l’interazione del paziente con gli strumenti musicali, in particolare, quelli a percussione, che risultano più facilmente avvicinabili e che prevedono maggior contatto fisico. Fondamentale perché la cura abbia effetto, è la figura del musicoterapista che deve avere uno stretto legame con tutto il personale del reparto e che deve porre se stesso al servizio del paziente…”
Naturalmente l’articolo è molto più approfondito… direi di non perderlo. Ciao, Luigi

Luigi Perillo








