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Il Duce proibito

"Mussolini, da grande narcisista, lavorò intensamente sulla propria immagine..."

Circa un anno fa il volume fotografico “Il Duce proibito” esordiva nelle librerie italiane. Vi ripropongo la parte introduttiva di un’intervista all’autore Mimmo Franzinelli:

Dal sito CAFELETTERARIO.IT:

“Lei è uno studioso del fascismo, ci può sottolineare il peso che ebbe la “macchina mediatica” per l’acquisizione del consenso?

Sconfitte politicamente le opposizioni e distrutte le loro basi organizzative mediante l’impiego delle strutture repressive statali (prefetti, carabinieri, polizia politica), dalla fine degli anni Venti il regime fascista potenziò il proprio apparato propagandistico impegnandosi in una grande operazione di costruzione e di canalizzazione del consenso.

Un consenso che aveva nella figura di Mussolini l’elemento di più ampia aggregazione sino agli estremi di un vero e proprio culto della personalità; i giovani italiani venivano educati sui banchi di scuola a vedere nel duce l’artefice della nuova Italia, il forgiatore del Paese restituito ai fasti imperiali e alla conciliazione con la Chiesa. Fotografia, filmografia e radiofonia portarono nelle case, nei cinematografi e nelle piazze l’immagine e la voce del dittatore, i cui slogan campeggiavano - stampigliati a grandi caratteri - sui muri di mezza Italia.

Questo martellamento incessante ebbe indubbiamente esiti significativi nell’avvalorare un consenso ben superiore a quello (comunque non certo irrilevante) che il fascismo aveva saputo via via costruirsi mediante misure sociali ed economiche.

Queste immagini “proibite” erano state censurate direttamente da Mussolini o esisteva uno staff che le selezionava?

Mussolini, da grande narcisista, lavorò intensamente sulla propria immagine, assistito da uno staff di collaboratori: varie decine di persone che non soltanto selezionavano le fotografie ma le smistavano alle varie testate giornalistiche corredate con indicazioni su impaginazione e titolazione.

La segreteria particolare del duce fu attivamente coadiuvata da altri due importanti centri: il ministero della Cultura popolare e la direzione del Partito nazionale fascista. Scorrendo con Emanuele Valerio Marino (per diversi anni direttore dell’Archivio storico fotocinematografico dell’Istituto Luce) la massa imponente delle fotografie censurate, ci siamo più volte interrogati sulla convenienza, ai tempi, di un impiego così massiccio di energie sul copioso materiale.

A mano a mano il nostro lavoro progrediva, ci siamo convinti che in effetti, dal punto di vista del regime, si trattò di un investimento redditizio. Le fotografie servono per ricordare. Un uso così esteso e pervasivo delle immagini del duce si è rivelato funzionale alla costruzione di una memoria collettiva: operazione perfettamente riuscita, alla luce dei risultati ottenuti…”

Naturalmente per saperne di più dovrete cliccare il link successivo. Ciao, Luigi

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