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Chi ha le Ali canta

Ottimismo cosmico nell’Elogio degli uccelli di Giacomo Leopardi

Dal sito COMPAGNOSEGRETO.IT

”Nutre la mente solo ciò che la rallegra”

(AGOSTINO, Confessioni, XIII)

Cip cip!

(Anonimi)

  “Godi”, punto.

L’imperativo non lo leggi in un testo occasionale o almeno poco noto: è il finale del Sabato del villaggio. - C’è un qualche punto tra le diecimila pagine di Leopardi che smentisca questo? - La faccenda non è metafisica ma pratica, e Leopardi ci teneva ad essere riconosciuto proprio come un “filosofo pratico”: e cioè un uomo che applica il proprio genio per dare a sé stesso e al mondo più bellezza e piacere possibili.

Ovvero: fosse questo anche il peggiore dei mondi, la felicità è un dovere, il solo vero che abbiamo. Auden lo scriverà proprio così.

Leggendo l’Elogio  degli uccelli, può allora venire in mente un’idea di Kafka che leggi per esempio negli aforismi di Zürau: che in realtà dal paradiso non siamo stati mai scacciati, e che la condanna sia stata renderci ciechi all’Eden che ci circonda sempre.

Allora, spiando gli uccelli, si ricerca il filo d’oro perduto, la strada della felicità possibile, che è fatta di movimento e di canto, di libertà e di salute….”

Sito imperdibile. Questa e altre pagine troverete in CompagnoSegreto.it. Ciao, Luigi

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