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TV e regime: il caso dei Balcani negli anni '90

Da sempre, se si vuol togliere la libertà, si comincia con la censura dei media

Dal sito del Centro Ricerche Educazione allo Sviluppo la parte introduttiva dell’articolo di Elisabetta Assorbi:

Da sempre, se si vuol togliere la libertà, si comincia con la censura dei media: quando ancora la televisione non esisteva, le perentorie veline di regime per la stampa non lasciavano spazio a idee né a dubbi.
Il giornalista Ignacio Ramonet notava in un suo libro [”Propagande silenziose” ed. Asterios 2000, pag18], che “Farsi amare è il compito assegnato negli stati totalitari odierni ai ministeri della propaganda, ma anche ai redattori dei giornali e ai maestri di scuola”; oggi si agisce sul più diffuso mezzo di comunicazione, la televisione.

Se, come diceva Huxley, 64.000 ripetizioni fanno una verità, quante verità avrà costruito Milosevic ripetendo che “il povero popolo serbo sarà spazzato via dal nemico islamico, kosovaro, albanese”? E lo ha ripetuto proprio tanto, visti i risultati della guerra del ‘99, che peraltro spentisi gli echi dei bombardamenti, è finita nel grande dimenticatoio collettivo.
Ryszard Kapuscinski, lo scrittore reporter polacco sempre in giro per il mondo ad esercitare un buon giornalismo etico, in un’intervista del ‘99 al quotidiano “la Repubblica” notava che col Kosovo è stato lampante. “Il Pentagono era effettivamente sicuro che Belgrado avrebbe ceduto immediatamente… e il bello è che i mass media collaborano a costruire la rimozione. Finite le bombe, il Kosovo è stato archiviato” [Sabato 27 novembre 1999]

Oggi proprio per esercitare il valore della memoria, desidero ripercorrere alcune tappe di quella guerra che poi non è così lontana, per dimostrare che il ruolo della televisione durante quei tragici settantotto giorni è stato fondamentale per l’uso che ne è stato fatto: manipolazione delle coscienze e delle conoscenze.
Arruolare i media per legittimare la guerra è stato l’intento di Milosevic fin dall’inizio della sua ascesa politica, volta a perseguire i propri ideali di costruzione della “Grande Serbia”, che riunisse tutte le popolazioni serbe della Croazia e della Bosnia-Erzegovina…”

Naturalmente per saperne di più basta cliccare il link successivo. Ciao, Luigi

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