
Dal sito Pizzicata.it
“I Nebrodi sono una catena montuosa compresa nella parte nord, nord orientale della Sicilia, inclusi principalmente nella provincia di Messina, e, in parte minore, nelle province di Catania ed Enna. I Nebrodi sono legati poco ai rispettivi capoluoghi: a causa della distanza e dell’isolamento naturale dei monti anche il dialetto non appartiene a nessuno dei due ceppi (orientale e occidentale) della Sicilia.
Vivi sono ancora oggi usi, costumi e tradizioni (religiosi e non) che, a discapito di introiti economici, sono rimasti fedeli alle radici e alle motivazioni originali.
Il rito della “majaria” (magia contro il malocchio) è tuttora praticato; vengono ancora esercitati alcuni antichi culti dionisiaci, da citare il rito, a mio avviso più importante in tutto il meridione, de “la festa du Muzzuni” ad Alcara li Fusi (Me), dove è vissuto come una vera e propria festa nazionale, con tanto di chiusura di scuole ed uffici (maggiori info sul sito di Roberto Patroniti oppure in questa pagina di SiciliaEvents); le novene notturne del periodo natalizio, composte da decine di musicisti, girano le vie dei paesi per tutta la notte entrando di casa in casa cantando a squarciagola canti di festa.
Musicalmente la tradizione dei Nebrodi è molto interessante. Gli strumenti musicali particolari che vengono suonati sono lo zufolo di canna (canna intesa come pianta di bambù, mascalzoni
), chiamato in dialetto “friscalettu” e la giara, appellata anche “buttigghiuni”. Al contrario di quanto si pensa il tamburello a sonagli è poco usato, e, quando usato, serve solo a scandire il tempo senza speciali evoluzioni ritmiche…”
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Luigi Perillo








