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Il carcere che è società

L’umanità dietro le sbarre ora ha contro un’opinione pubblica ancora più arrabbiata. I giornali e i politici cavalcano il senso di insicurezza generale e da qualche anno si lamentano della[...]

logo riflessioni L’umanità dietro le sbarre ora ha contro un’opinione pubblica ancora più arrabbiata. I giornali e i politici cavalcano il senso di insicurezza generale e da qualche anno si lamentano della brevità delle pene inflitte e degli escamotage legali che aiutano ad accorciare i periodi di detenzione

Ma è anche opportuno che il senso di giustizia, che non deve mai mancare in coloro che gestiscono la cosa pubblica, sia lucido ed equilibrato. Il problema è che una volta dentro, troppo spesso la mancanza di risorse allontanino sempre più dall’obiettivo del recupero per sostituirlo velocemente con quello dell’emarginazione dalla società.

In tutto ciò si sta dimenticando che oltre il muro della case circondariali sono presenti comunque uomini che probabilmente sarebbero altrove se si prevenisse piuttosto che curare. Di questo e altro si parla nel sito Riflessioni.it. Di seguito la parte introduttiva:

“Il Carcere è nuovamente vicino al punto di rottura, ogni volta che i riflettori si accendono sul penitenziario è per focalizzarne le brutture, le contorsioni, l’incapacità a piegare a una qualche utilità la pena, a coscientizzare ciascuno a fornire un contributo serio per creare le basi di una funzione sociale condivisa, soprattutto a ribadire il corretto significato alle parole, alle norme, ai dettati costituzionali.

Il carcere è allo stremo, nei corridoi del dolore, le celle raccolgono i silenzi delle assenze mal interpretate, i lamenti delle speranze usurate, dove al più è consentito di sopravvivere, ma non di imparare a rispettare la vita, perciò il prossimo: non c’è insegnamento a riesaminare il proprio vissuto, a mutare interiormente, a scegliere se non esigere una nuova condotta sociale, con la quale ritornare a essere persone con un valore e un futuro da condividere insieme agli altri…”

Per continuare la lettura, basterà cliccare il link correlato. Ciao, Luigi

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