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E se un giorno i ricercatori decidessero di incrociare le braccia?

Nelle nostre università la didattica non è il mestiere cui dovrebbero essere destinati i ricercatori ma il più delle volte si occupano e rendono possibili centinaia di corsi che altrimenti non[...]

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Nelle nostre università la didattica non è il mestiere cui dovrebbero essere destinati i ricercatori ma il più delle volte si occupano e rendono possibili centinaia di corsi che altrimenti non potrebbero aver luogo.

Quanto viene pagato questo loro impegno? Troppo spesso un bel niente… insomma lavorano gratis con la speranza che in seguito vi siano dei soldi disponibili e quindi avere un minimo di ricompensa.

Decine e decine di ore spese ad insegnare e fare esami e questo anche per tenere alta, per quel che si può, la reputazione delle università e sempre con l’insidiosa e costante spada di Damocle del precariato. Di questo e altro si parla nel sito Le Scienze Blog. Di seguito la parte introduttiva dell’articolo:

“E se un giorno di questi i ricercatori delle università italiane incrociassero le braccia, non in assoluto, ma decidendo semplicemente di sospendere la didattica? Non è un’ipotesi peregrina, ma sarebbe un disastro. Perché i ricercatori sono all’incirca il 40 per cento del corpo docente delle università italiane.

Corpo docente, sì, perché tengono corsi, tanti corsi, spesso a costo zero per l’università, anche se percepiscono uno stipendio decisamente inferiore a quello degli associati (o se preferite “professori di seconda fascia”)…”

Per continuare la lettura, basterà cliccare il link correlato. Ciao, Luigi

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