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Una professoressa scrive a don Lorenzo Milani

Una figura di riferimento per il mondo della scuola è stata quella di don Milani. Anche dopo tanti anni dalla sua scomparsa, sono molti di coloro che apprezzano il suo insegnamento e trovano stimoli ed[...]

DonMilani Una figura di riferimento per il mondo della scuola è stata quella di don Milani. Anche dopo tanti anni dalla sua scomparsa, sono molti di coloro che apprezzano il suo insegnamento e trovano stimoli ed entusiasmo in esso.

Le sue idee hanno ispirato tanti docenti e molti, avendo a cuore il futuro delle giovani generazioni, con più o meno fortuna hanno cercato di imparare da lui per metterle in pratica.

Costoro però ora si domandano se l’obiettivo sia stato raggiunto anche solo in minima parte e soprattutto, quanto gli ultimi cambiamenti subiti dalla scuola abbiano contribuito ad annullare ciò che è stato fatto e si continua a fare così faticosamente nella scuola pubblica. Di questo e altro si parla nel sito MicroMega. Di seguito la parte introduttiva dell’articolo:

“Caro don Lorenzo,
sono passati quanti anni dalla lettera che mi hai inviato? 42? 43? Il mondo è cambiato mille volte da allora. E’ cambiato il mondo, sono cambiata io, anche se ho esattamente gli stessi anni di quella lettera che tengo sul comodino e conosco a memoria. Eppure io mi ritrovo a insegnare incredibilmente nella scuola dei tuoi poveri Giovanni, sempre più distinti dai ricchi Pierini.

Non a Barbiana, bensì in una periferia palermitana, in Sicilia, nella regione più povera d’Italia. Quella che avrebbe bisogno di attenzioni e aiuti e invece ha avuto, indistintamente, gli stessi identici tagli che si sono verificati altrove. Solo che qui un taglio è la decapitazione. “Non si divide una torta in parti uguali tra diseguali”, così mi hai spiegato e mi avevi convinta. 40 anni fa, ci avevi convinti tutti.

Noi insegnanti e quelli che decidono. Avevamo capito la tua lezione. Ci abbiamo provato a fare una scuola migliore. E l’avevamo fatta, lasciamelo dire, prima che arrivasse questo disastro…”

Per continuare la lettura, basterà cliccare il link correlato. Ciao, Luigi

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