L'AIDO scrive a Zaccaria

Pronta la replica della Presidente Nazionale AIDO, Dott.ssa Vincenza Palermo

Egr. Presidente, in due dichiarazioni rese alla stampa ha affermato che “la Rai non è la Gazzetta Ufficiale, ma una fabbrica di contenuti” e “che bisogna tutelare la libertà di espressione”.

Sono affermazioni condivisibili in linea di principio ma, Le ricordo, che anche i contenuti di una trasmissione sono di fondamentale importanza perchè essi devono essere corretti, veritieri e non indurre disinformazione. Le notizie divulgate, in particolare da una rete televisiva pubblica, sono così importanti che se ne occupa addirittura il codice penale all’art. 656. Le affermazioni di Celentano hanno invece disinformato i teleutenti su due leggi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

La parte della legge sul silenzio-assenso-informato, come forse Lei sa, non è vigente, in quanto mancano le condizioni per la sua applicabilità: una campagna di informazione, il sistema informativo trapianti nell’ambito di quello sanitario nazionale e soprattutto la notifica da parte di pubblico ufficiale ad ogni cittadino maggiorenne della richiesta di dichiarare la propria libera volontà in ordine alla donazione di organi con l’avviso che, in mancanza di una esplicita dichiarazione entro 90 giorni, si presume il consenso alla donazione.

Allo stato attuale è in vigore l’art.23 della legge n.91/99, ovvero una norma transitoria per dare tempo alla pubblica amministrazione di adempiere a tutti gli oneri connessi all’applicazione della legge che ha previsto il suddetto sistema ultragarantista ed estremamente complesso.

Attualmente, nel caso in cui il paziente non abbia espresso in vita alcun parere, il medico chiede se vi è opposizione al prelievo, secondo le disposizioni di legge, al coniuge non separato o al convivente more uxorio o, in mancanza, ai figli di maggiore età, ai genitori, al rappresentate legale. Nel caso in cui dai documenti personali (tessera di iscrizione all’AIDO, Tesserino Blu del Ministero della Sanità o qualsiasi altra dichiarazione datata e sottoscritta dal soggetto) o dalle dichiarazione rese alle USL di appartenenza il soggetto abbia espresso volontà favorevole alla donazione l’opposizione dei familiari aventi diritto non è consentita.

Ma le affermazioni più gravi, e che anche nella Sua risposta al Ministro Veronesi non vengono menzionate, riguardano la legge sull’accertamento e la certificazione di morte. Affermazioni che non hanno nessuna validità scientifica.

Le ricordiamo che lo Stato Italiano, su questa materia, ha elaborato regole che non lasciano spazio ad alcun dubbio. Ha previsto, prima di tutto, che la morte cerebrale venga dimostrata sia con prove cliniche che strumentali ( non solo con l’elettroencefalogramma) e che al minimo dubbio non si possa procedere alla diagnosi di morte. Dopo la diagnosi di morte da parte di un rianimatore, ad ulteriore garanzia della certezza della morte, si effettua un periodo di accertamento della morte di 6 ore in cui un collegio di tre medici altamente specializzati (tra cui un medico legale) e diversi da quelli che hanno constatato il decesso, ripete più volte tutti gli accertamenti previsti dalla legge per confermare la morte del soggetto. Trascorso tale periodo di tempo e dopo un giudizio unanime espresso dalla commissione, si può procedere al prelievo di organi e tessuti.

Gli studi in letteratura evidenziano che in questi anni non si è avuto nessun “risveglio” dalla morte.

Noi pensiamo (1.100.000 iscritti AIDO) che il servizio pubblico debba avere anche il compito di migliorare il livello di conoscenza scientifica dei cittadini. Per quanto riguarda i trapianti registriamo che molte trasmissioni si limitano a disquisire sui trapianti, ma non li promuovono. I trapianti possono essere più numerosi se si riesce a far comprendere che questa nuova terapia è diretta a rendere pienezza di vita a pazienti senza speranza e che i trapianti si possono realizzare solo in un clima di solidarietà e di convivenza civile in cui il valore della vita umana sia difeso e apprezzato. I trapianti sono un aspetto della crescita culturale del nostro Paese perché coinvolgono l’opinione pubblica costringendola ad interrogarsi sulla vita e sulla morte, sul progresso scientifico e su quello civile, sulla solidarietà e sull’individualismo.
Questa nuova medicina richiede quindi molto rigore scientifico e profonda tensione morale, ma soprattutto ha bisogno che i mass media affrontino il problema con maggiore responsabilità.

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