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Ginnastica per gli occhi

Quando un gruppo sociale non 'proietta' se stesso fuori da sé, è più facile che divenga l'oggetto delle rappresentazioni prodotte da altri gruppi

C’è un patrimonio di valori, concetti e simboli che vengono custoditi nella memoria e nell’immaginario collettivo e che sono condivisi dalle persone che appartengono a una certa comunità. Pur posizionandosi su livelli ben distinti, immaginari e realtà si incrociano continuamente, modificandosi gli uni con gli altri.

Se si analizzano le immagini di donne che amano donne rovesciate nell’immaginario collettivo, sono più evidenti quelle prodotte da punti di vista diversi da quelli delle donne stesse. Si osservano prevalentemente (e non solo per questioni di mole) i messaggi visivi e le idee prodotti da gruppi di opinione che delle lesbiche hanno una visione inarticolata, monotematica o asservita a finalità diverse dalla ‘trasmissione dei valori della comunità’.

Per dirla in un altro modo, se identifico una donna come lesbica per vendere una merce, una notizia o un’idea non mi interessa rispettare fedelmente la sua complessità e la interpreto nel modo che ritengo più adatto a ottenere il mio scopo.

L’esigenza di proporre delle alternative si esprime quindi in tutti gli aspetti della creatività e delle arti visive. Un esercizio utile per contribuire al processo è accostarsi alla ricerca senza porsi l’obiettivo di identificare le figure archetipe in grado di contenere tutti i simboli e tutti i messaggi e semplicemente accendere la luce sul proprio immaginario individuale, mettersi lì e dire

“che cosa vorrei vedere rappresentato di me?”