Raccontare per immagini come cambiano le definizioni

Quando la società cambia, il linguaggio si modifica per poter continuare a descriverla. A volte nascono nuove parole, altre volte quelle esistenti si arricchiscono di nuovi significati e si trasformano.

Daniele Federico si occupa di immagini e ha puntato l’obiettivo sul concetto di famiglia. I suoi scatti ci restituiscono ritratti di oggi, in bianco e nero.

Il compito di descrivere il progetto lo lascio al suo blog, che oltre a diffondere le foto, permette a chi lo desidera di mettersi in contatto per partecipare in prima persona.

Sono passati alcuni mesi dal lancio dell’iniziativa. Ho intervistato Daniele, chiedendogli di fare un primo bilancio.

1. C’è un modo standard in cui ti poni dinnanzi a un ritratto di famiglia?

Ci sono delle regole, nella fotografia, che vanno conosciute, ma non significa che poi vadano automaticamente seguite. Il concetto vale anche per l’approccio al ritratto. In via generale io cerco un contatto con le persone che ritraggo, instauro un interessamento reciproco. Poi, nella pratica, guardo il luogo in cui vivono per capire dove e come meglio potrò rappresentarli. Magari me lo faccio suggerire da loro stessi.

2. Come scegli le pose e i luoghi degli scatti?

Il luogo è la casa in cui si vive, questa è una delle scelte compositive decise a monte. Le pose, come ho già detto non seguono alcuna regola specifica. Comunque sappiate che il fotografo è prima di tutto un osservatore.

3. Quante foto fai in ogni seduta e quante foto usi alla fine?

Non mi piace scattare decine e decine di pose, perchè poi tanto a selezionare verrà su qualcosa di buono… L’importante è scattare quelle giuste.

4. Lasci copie delle foto alle famiglie?

Mi sembra il minimo.

5. Quanto di una foto è rappresentazione, quanto è interpretazione dei soggetti e quanto una tua invenzione?

Rappresentazione: 34.2 %

Interpretazione del soggetto: 48.9 %

Invenzione: 16.9 %

…scherzo. Non credo che certe cose vadano quantificate. sono elementi che perdono i loro confini concettuali nella pratica.

6. È cambiato qualcosa nel modo in cui ‘guardi’ le persone che stai fotografando nell’ambito del progetto Nuove famiglie?

No. Chiaramente sono loro riconoscente.

7. Che tipo di risposta hai avuto in termini di partecipazione? Quante famiglie?

Dal trentino a Palermo ho delle “nuove famiglie” che mi aspettano. Sto iniziando a coinvolgere anche persone extra-italia.

8. Qualche aneddoto curioso?

Un giorno mi sono avvicinato ad una famiglia di lavavetri ad un semaforo, a Roma. Erano extracomunitari. A gesti gli ho detto che mi piaceva fotografarli. Loro subito disponibili. Dopo mezz’ora di tentativi non capivamo come io avrei potuto dar loro la foto. In ogni caso, io l’ho stampata e la portavo nel mio zaino. Dopo tre settimane circa li ho rincontrati casualmente per strada e ho regalato alla madre il loro ritratto. Tutto questo senza poter dirci nulla, solo con gli sguardi.

9. Quando hai fotografato famiglie composte da donne lesbiche che ti è rimasto dell’esperienza? Cosa ti aspettavi e cosa hai trovato?

Un ottimo ritratto fotografico. Anche se devo dire che non ancora ho potuto trovare una coppia di donne con figlio/i. Magari voi potreste aiutarmi in questo.

10. Continuerai a pubblicare i tuoi scatti sul blog?

Si. Sebbene mi capitino periodi in cui accumulo ritardo nel pubblicarli. Purtroppo è difficile gestire da soli tutto un simile progetto e le persone che mi chiedono di collaborare occasionalmente.

11. Dove sarà questo progetto tra 6 mesi? E tra un anno?

Non ne ho idea: so che tra 20 giorni sarà in mostra al palazzo dei congressi di Salsomaggiore Terme (20-21-22 ottobre) e che nella seconda metà di Novembre faremo un’esposizione a Roma, nella facoltà di “Scienze della Comunicazione” della “Sapienza”.

Ciao, è stato un piacere rispondere alle tue domande.

Il piacere è stato reciproco. Teniamoci in contatto!

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