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Chi ha paura delle madri lesbiche?

Delle ultime settimane, la notizia che Mary Cheney (figlia del vicepresidente degli Stati Uniti) e Heather Poe (sua compagna da 15 anni) aspettano un* bambin* che nascerà in primavera.

C’è stato chi ha espresso le proprie congratulazioni, chi ha espresso i propri timori. Si è parlato di inconscienza e di egoismo delle madri, di privazione del diritto del bambino ad avere un padre. È stato detto che il fatto che esista la possibilità di concepire in modi diversi dall’incontro fisico tra una donna e un uomo e al di fuori del vincolo del matrimonio non significa che ciò avvenga nel migliore interesse del concepito… e molto altro ancora.

Qualche anno fa qualcuno avrebbe detto: “Incinta? Impossibile! Tutti sanno che la figlia di Cheney è lesbica”.

Assodato che omosessualità non è sinonimo di sterilità, che anche le lesbiche hanno un utero, che sono dotate di tutto quel che serve per portare a termine una gravidanza e allattare la prole, si potrebbero azzardare delle speculazioni sul perché il binomio madre-lesbica crea tanta apprensione in alcuni ambienti.

Forse è perché, essendo percepite (da chi?) come ‘meno’ femminili, le madri lesbiche per alcuni si discostano dallo stereotipo della maternità (la donna ‘completa’, la quintessenza della femminilità, la donna che incarna le qualità supreme di accoglienza, nutrimento e morbidezza).

E il raddoppio delle mamme e la sottrazione del papà nell’equazione sociale nota come ‘famiglia’ forse spaventa chi si sente mortificato o minacciato in linea diretta dalla molteplicità innata nell’umano esistere.

Forse chi ha paura pensa che queste nuove famiglie abbiano lo scopo di ‘rubare spazio’ o ‘cancellare’ le altre. Forse pensa (senza averne mai vista nessuna) che siano necessariamente peggiori dalla sua. Forse teme che scateneranno cataclismi e conversioni di massa all’omosessualità. Forse chi ha paura non ha avuto tempo di documentarsi.