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I coming out, come gli esami, non finiscono mai.

Ma con il tempo e la pratica penso di essere diventata più brava.

Quando ho accettato l’idea ero sopra i trenta. Un po’ alla volta ho inziato a dirlo alle amiche e agli amici con i quali fino a quel momento avevo parlato solo di fidanzati e delle mie storie con le donne parlando al maschile. Ad alcuni l’ho detto davanti a un piatto di pasta, oppure al telefono, ad altri ho scritto delle lunghe lettere. Che stress, a ripensarci.

Dopo averci meditato tanto a lungo, credevo di sapere quali sarebbero state le reazioni delle persone, perché le conoscevo bene e avevo fatto delle deduzioni dai loro comportamenti o magari dai commenti che li avevo sentiti fare sull’argomento. Comunque la cosa più straordinaria dei primi coming out è stata che nessuno ha avuto la reazione che mi aspettavo.

Alcune delle persone che si professavano più liberali al dunque sono state più fredde e hanno rivelato superficialità o pregiudizi più radicati. Forse le avevo semplicemente sopravvalutate. Quelle da cui mi aspettavo grandi shock o una reazione più negativa si sono dimostrate tranquille. Qualcuno mi ha detto addirittura che lo sospettava (dirmelo prima no?) e che mi vedeva più serena, altri che la cosa in sé li lasciava indifferenti ma che erano contenti che glielo avessi detto.

Adesso mi preoccupo molto meno delle reazioni che avranno le persone, forse perché sono più abituata a fare coming out.