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Non solo dive. Alla scoperta delle pioniere del cinema italiano

A bologna, dal 2 al 16 dicembre 2007, una serie di iniziative (un convegno internazionale di studi, una retrospettiva cinematografica e la realizzazione di due importanti restauri filmici)

Chi sa chi erano Elvira Giallanella, Frieda Klug, Esterina Zuccarone, o
anche, tra le più famose, Diana Karenne, Elettra Raggio, Bianca Virginia
Camagni, Giulia Rizzotto? Ben pochi addirittura conoscono il nome di Elvira
Notari, intraprendente regista napoletana che tra il 1911 e la fine degli anni
Venti sceneggiò, produsse e diresse qualcosa come sessanta lungometraggi e un
centinaio di corti. E ancora: chi ha mai sospettato che il primo libro italiano
sul cinema, forse il primo mai pubblicato al mondo, sia stato scritto da una
donna? Correva l’anno 1898 e l’autrice, Anna Vertua Gentile, era una popolare
scrittrice di romanzi per signorine.

In tutto il mondo, un imponente lavoro di ricerca condotto dalla fitta rete
di studiose e studiosi riuniti sotto la sigla del progetto Women Film Pioneers
ha negli ultimi anni riportato alla luce numerose tracce della partecipazione
delle donne all’industria cinematografica dei primi tempi, mostrando come i
pochi nomi femminili accreditati nella storiografia ufficiale siano tutt’altro
che casi isolati, ma al contrario solo la punta di un sorprendente, vastissimo
iceberg. Tutto concorre a far ritenere che nel primo periodo della sua esistenza
il cinema abbia costituito per le donne un terreno privilegiato di affermazione
professionale, offrendo loro la possibilità di accedere a nuovi strumenti
espressivi e a nuove responsabilità. In questo contesto, l’appellativo di
“pioniere” assume di fatto un significato che eccede la sfera specifica del
cinema e si allarga a investire la sfera sociale nel suo complesso.

La manifestazione NON SOLO DIVE. PIONIERE DEL CINEMA ITALIANO vuol essere una
prima occasione per indagare questo fenomeno nel contesto nazionale, nella
convinzione che la formazione di una memoria sociale femminile possa ancora oggi
fungere da stimolo all’iniziativa delle donne; qui con particolare riferimento
al settore della produzione culturale. Vorremmo sfidare l’immagine tradizionale
che ha affidato alla figura per tanti aspetti regressiva della Diva il compito
di rappresentare per intero il femminile nel cinema muto italiano, confinando ai
margini non solo le cineaste che si impegnarono per affermare una propria
autonomia di sguardo, ma anche le professioniste attive in ruoli tecnici e
manageriali e le tante interpreti – attrici comiche, stunt-women e perfino
“forzute” – che riuscirono a sottrarsi al ruolo di mero oggetto di
contemplazione, contribuendo a rigenerare il nostro cinema con il dinamismo di
figure femminili straordinariamente moderne, ben lontane dall’iconografia
stantìa della donna-ninnolo o della femme fatale .

La serie articolata di iniziative in cui consiste la manifestazione – un
convegno internazionale di studi, una retrospettiva cinematografica in
collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna e la realizzazione di due
importanti restauri filmici: Umanità di Elvira Giallanella e ‘A Santanotte di
Elvira Notari in collaborazione con la CSC - Cineteca Nazionale e la George
Eastman House, cui farà seguito la pubblicazione di due volumi – è mossa dal
desiderio di riscoprire la parte che spetta al desiderio femminile in un
territorio troppo a lungo considerato come esclusivamente maschile e al tempo
stesso di indagare criticamente proprio le cause che a un certo punto
determinarono l’avvio di tale processo di “maschilizzazione” della sfera
cinematografica, in un momento storicamente ben identificabile, corrispondente
all’inizio degli anni Venti.

Le biografie che presentiamo nelle pagine che seguono sono tutt’altro che
esaurienti e definitive. Mentre andiamo in stampa apprendiamo per esempio che
Berta Nelson, l’indimenticabile, acrobatica interprete di Vittoria o morte , era
titolare di una propria Casa di produzione, che la scrittrice Teresah (Teresa
Corinna Ubertis) fu autrice di testi destinati allo schermo, che Maria
Gasparini, più nota come moglie di Mario Caserini, compare accreditata su una
locandina del 1907 nel ruolo di co-regista… Siamo dunque solamente all’inizio, e
il futuro di questa ricerca si presenta con tratti singolarmente promettenti.
Siamo grate al Ministero per i Beni e le Attività Culturali per l’intelligenza e
la sensibilità che ha dimostrato nel sostenere questo progetto, che senza il suo
contributo non avrebbe potuto muovere nemmeno i primi passi.

Fonte: Non solo dive