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Marina Abramovic - Tra brutalità e vulnerabilità

"Sono stata a vedere molte operazioni chirurgiche in ospedale, al cervello, al cuore e alla spina dorsale, ognuna della durata di alcune ore. Mi sono chiesta: qual è il corpo? Lo stesso materiale usato per fare tavoli è usato nelle operazioni per fare il corpo - martelli, viti, fili e così via. È interessante ora come lo sviluppo della chirurgia plastica abbia cambiato il corpo in un certo strano modo, in un grottesco materiale scultoreo".

Rivoluzionando il concetto di “fare arte”, Marina Abramovic, una tra le più impegnate e attente personalità della scena performativa internazionale, ha scelto di utilizzare il suo corpo, sia come soggetto che come medium artistico, per indagare i limiti fisici e le potenzialità della mente.
Attraverso una serie di azioni di forte impatto emotivo, l’artista si espone a condizioni estreme per sollecitare l’attenzione del pubblico e far giungere in modo immediato il suo messaggio. “Mostrando il dolore di fronte al pubblico che guarda io mi libero dalla paura del dolore e tento anche di liberare il pubblico dalla paura del suo proprio dolore”, dice la Abramovic
L’estremismo della Abramovic ha radici lontane; sin da una delle sue prime performance, intitolata Rhythm 0, nel 1974, in cui l’artista si offriva senza reagire al pubblico che poteva fare qualsiasi cosa su di lei, utilizzando una serie di strumenti di pena e di piacere. Una scritta sulla parete esortava il pubblico ad usare a propria discrezione e senza limite alcuno gli strumenti, collocati su un tavolo, sul corpo dell’artista. Tra questi c’erano degli aghi,una sega, un’accetta, una forchetta, un pettine, una frusta e una pistola carica. Alla fine della performance i visitatori le avevano tagliato i vestiti spogliandola completamente: era stata dipinta, ferita, lavata, decorata, coronata di spine e le era stata puntata la pistola carica alla tempia.
In un’intervista la Abramovic spiega: “Se metti te stesso di fronte ad un pubblico in una situazione di rischio, tu automaticamente concentri con la tua mente e il tuo corpo l’esistenza nel presente, qui e adesso. È lo stesso con le persone che guardano la tua performance”.

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