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La coscienza del corpo - Gina Pane

Gina Pane, Biarritz 1939 - Parigi 1990



“E’ a voi che mi rivolgo perché voi siete questa unità del mio lavoro: l’altro (…) Il corpo ha un ruolo fondamentale nel noi (…) Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il mio sangue,
è per amore vostro: l’altro. Ecco perché tengo alla presenza delle mie azioni”.
(Gina Pane, Lettera a uno/a sconosciuto/a, “ArTitudes”, n. 15/17, ottobre-dicembre 1974)

Protagonista di performance cruente e poetiche, Gina Pane non ha temuto le scelte estreme, gli esercizi masochistici, la vita a rischio, la dedizione al corpo come oggetto di rappresentazione.
Un corpo esplorato, scorticato, lacerato, ustionato, tagliuzzato, straziato per indagare la resistenza al dolore fisico, ma anche per comunicare desiderio e vitalità, con-divisione e speranza. Un corpo proiettato fuori dal corpo, che mostra la sua perdita di identità, il suo divenire simbolo tra gli altri simboli.

Il rapporto arte-corpo in Gina Pane si palesa nelle performance con cui l’artista ha individuato una via per far sentire il proprio corpo nel tempo.
1971, Nourriture, télévision, feu - L’artista dopo aver guardato le notizie del telegiornale e mangiato carne cruda avariata, spegne, con le mani e con le piante dei piedi nudi, una serie di fuochi provocati con liquidi infiammabili su uno strato di sabbia, sino a quando il dolore delle ustione non la costringe a smettere.
1973, Azione sentimentale - L’artista entra in scena interamente vestita di bianco, accompagnata da un grande bouquet di rose che richiama quello di una sposa. Lentamente e con esasperante precisione prima si conficca le spine delle rose dal polso alla piega dell’avambraccio sinistro, disponendole in fila, una a 5 centimetri dall’altra, poi si taglia il palmo della mano con la lama di un rasoio.
1974, Psyché - Dopo aver riprodotto i tratti del suo volto su uno specchio, l’artista si taglia, con una lametta, le arcate sopraccigliari e il ventre.
Francesca Londino, 2008