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La malinconia grottesca di Janieta Eyre

"Vivo per la maggior parte dietro il mio occhio sinistro. E' l'occhio che vede il peggio e per questa ragione è sensibile alla sostanza delle cose, al mondo fantasma, al mondo della morte".

Janieta Eyre nasce a Londra nel 1966. Janieta nasce con il cranio unito a quello di sua sorella Sara da cui fu separata all’età di sei mesi con un lungo e delicato intervento chirurgico.
La piccola Sara non riuscì a sopravvivere alla separazione e da allora Janieta è accompagnata da allucinazioni che influenzano inevitabilmente la sua creatività.
L’indagine artistica di Janieta Eyre, contrassegnata da una forte e imprescindibile componente autobiografica, viaggia da sempre sul corpo, come metafora, specchio, strumento dell’Io.
L’artista si ritrae spesso affiancata ad un’immaginaria gemella, all’interno di contesti in cui luci, abiti e oggetti si caricano di valenze fortemente evocative e si pongono come nuovi interpreti
Attraverso la fotografia, l’artista stabilisce un monologo-dialogo con se stessa, con la propria interiorità, per ricrearsi, ritrovarsi e rincontrare il suo doppio mancante.
Visioni che Janieta Eyre ricompone in grottesche e malinconiche scene che riflettono frammenti della sua storia personale e della sua immaginazione.
Immagini crude e oniriche che ci ricordano le poesie di Sylvia Plath o lo sguardo insolente e ostinato di Diane Arbus.


Bio/CV di Janieta Eyre