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Donne artiste nel Medioevo

Nel silenzio dei monasteri tra operosità, fede e creatività.

“Il Medio Evo è stato avaro di confidenze e storie di vita femminili” così sostiene Christiane Klapisch-Zuber, storica medievalista e curatrice di due dei volumi della Storia delle donne di Laterza. Il commento è innegabile. La situazione si complica se si cerca di tracciare una storia della concreta condizione di quelle donne medioevali dotate di sensibilità artistica e spessore culturale. Donne soggette ad una costante potestas maschile che hanno lasciato poche tracce materiali. Nel Medioevo per le donne l’accesso alla creatività, come momento di individuale scelta esistenziale, era inconcepibile e indecoroso: l’unica via possibile era quella dell’obbedienza alla vita monacale. Infatti, nonostante la Chiesa formalmente continuasse a considerare l’istruzione femminile come un pericoloso flagello da tenere a distanza, tra le famiglie aristocratiche più illustri vigeva l’usanza di mandare le figlie in convento per ricevere una preparazione culturale e artistica finalizzata all’armonia di una corte dignitosa. Sembra un paradosso ma questa soluzione permise la diffusione di molte attività artistiche e intellettuali anche fra le laiche.
Dalle mani delle religiose sono nati tessuti ornamentali a parete, stole, paramenti, stendardi e arazzi d’uso ecclesiastico o profano. Manufatti artistici che hanno creato i presupposti per la pittura al femminile rinascimentale.
Tra queste opere di artigianato tessile come non ricordare il cosiddetto Arazzo di Bayeux“, un autentico capolavoro che tramanda lo sbarco in Inghilterra di Guglielmo il Conquistatore, realizzato, nel 1066, dalla regina Matilde d’Inghilterra. Negli scriptoria delle abbazie le suore colte e dotate di capacità grafiche e pittoriche si dedicavano all’arte della calligrafia, della decorazione, della copiatura e del disegno, per illustrare libri devozionali con raffinate miniature e iniziali figurate.
Sono giunti fino a noi preziosi manoscritti miniati dell’epoca che testimoniano un periodo di fervida operosità e di notevole fantasia. Documenti di vita, fede e creatività, consegnati all’eternità da donne che tra le mura dei monasteri hanno valorizzato se stesse e smantellato in silenzio barriere sociali e culturali apparentemente insormontabili, in un contesto storico che le vedeva come esseri senz’anima.
Tra queste ricordiamo Ende che con le sue immagini fantastiche di draghi, angeli, demoni e santi contribuì ad illustrare, insieme al monaco Emeterius, uno dei codici del Commento all’Apocalisse del Beatus, oggi conservato nella Cattedrale di Gerona, in Spagna.
S. Hildegard von Bingen (1098 - 1179), monaca, veggente e mistica tedesca, conosciuta anche come Ildegarda di Bingen, oltre ad avere lasciato importanti opere che toccano tematiche teologiche e filosofiche, naturalistiche e mediche, tradusse in miniature le sue visioni mistiche. Negli ultimi anni di vita S.Hildegard divenne anche predicatrice, un evento decisamente raro per l’epoca.
Santa Caterina Vigri (1413-1463), fondatrice e prima badessa del monastero delle clarisse del Corpus Domini a Bologna, produsse affreschi, quadri e manoscritti con miniature. Proclamata santa, nel 1712, da papa Clemente XI, è considerata la protettrice dei pittori.
Di Herrade di Landsberg (1130-1195), badessa dell’abbazia di Hohenburg, in Alsazia, sappiamo assai poco. Di lei però esiste un ritratto, contenuto nel manoscritto miniato che contiene la sua opera “Hortus Deliciarum”(Il giardino delle delizie), la prima enciclopedia scritta da una donna, tra il 1175 ed il 1185.
Tra le figure laiche, anche se le notizie sono poche e incerte, troviamo Bourgot le Noir, figlia di Jean le Noir, noto miniaturista francese. Da due documenti a noi pervenuti emerge con chiarezza che Bourgot lavorava nel laboratorio del padre. I documenti sono i registri contabili di due illustri committenti, il reggente Carlo V e il duca di Berry.
Le notizie su Anastaise derivano da Christine de Pisan, scrittrice francese vissuta tra il Trecento e il Quattrocento, che le dedicò un’ampia citazione nel suo libro “Cité des Dames”, in cui la descrisse come un’insigne illustratrice che superava in talento molti miniaturisti parigini del tempo. Purtroppo non ci è pervenuta alcuna opera attribuibile ad Anastaise con plausibile certezza.