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Il mistero della donna alata

Quando la filosofia e la stregoneria si intrecciano nasce il mistero. Un altro grande successo di Joanne Harris, l'autrice di Chocolat

E’ un po’ difficile rendere in immagini un pensiero filosofico già consolidato nella mente, sarà questo il poco interesse dei registi e produttori a imprimere su pellicola le vite dei filosofi e il motivo per cui le eminenze grigie si intravvedono nei film solo come comparse. Potrebbe essere il caso del filosofo Giordano Bruno, che nel romanzo La donna alata di Harris Joanne che è anche l’autrice di Chocolat da cui è stato tratto l’omonimo film”, si presenta nei romanzi o nei film come una presenza sfuggente ma che è sempre etichettata come il folle che creava pozioni magiche per incantesimi o che magari si vede, steso sul rogo a bruciare tra le fiamme dell’inferno appiccate dagli umani, nei film di storia ambientati nel periodo in cui visse.

Edito da “Elefanti libri”, è la storia di Juliette, una donna allevata fin dalla nascita dagli zingari che ha una giovinezza avventurosa e movimentata. Tanti sono gli insegnamenti che la saggezza di questo popolo le ha trasmesso, frutto dell’accoglienza nella compagnia di personaggi misteriosi che si uniscono agli zingari per trovare un posto sicuro dove poter continuare i loro esperimenti. Come fa appunto un certo Giordano Bruno, che nella storia riveste il ruolo di consigliere e di mago che insegna alla protagonista come confezionare un gran numero di medicinali. A un certo punto della sua vita si unisce alla compagnia girovaga guidata da Guy LeCorbeau. Tradita da quest’uomo di cui si sente innamorata, la protagonista si rifugia con sua figlia Fleur nell’Abbazia di Sainte-Marie-de-la-Mer, un piccolo convento isolato dal resto del mondo, a due miglia dall’Atlantico, dove potrà continuare a sperimentare gli insegnamenti del maestro, non senza destare i sospetti delle abitanti del convento.

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