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Jean Genet, teorico della provocazione

Un commediografo che racconta la sua crudele esperienza di vita con una lente teatrale eversiva e fuori dal comune.

Jean Genet non si può annoverare nella schiera dei filosofi, ma certamente ha avuto il grande riconoscimento di aver ricoperto in qualche modo il ruolo di grande provocatore sociale.

Nasce a Parigi il 19 dicembre del 1910 e vive un’esistenza piuttosto difficile, durantre l’adolescenza passò molto tempo in una casa di correzione. Entrò anche nella Legione Straniera ma disertò. Ha iniziato la sua carriera di scrittore con una serie di libri provocatori che descrivono le sue esperienze. Tutti i suoi lavori che all’inizio circolarono in forma anonima e clandestina, da Nostra Signora dei Fiori, Il miracolo della rosa. E poi i versi de Il condannato a morte, lo portarno su un’altalena di successo e allo stesso tempo di scandalo per le buone convenzioni sociali.

Un mondo di prostitute, ladri, e tanti riferimenti provocatori, con immagini oniriche che vogliono e pretendono di rappresentare una società basata sul conformismo più sterile, sono i soggetti del teatro di Genet. Soggetti che a Jean Paul Sartre non potevano non interessare, e forse proprio al padre dell’esistenzialismo si deve il successo del commediografo. Il filosofo infatti gli dedicò un lavoro dal titolo San Genet; commediante e martire. Un’opera complessa in cui il filosofo francese scoperchia il talento di Janet.

Eversivo e innocente, queste le carte vincenti di Jean Genet. Con una vita al limite, ma sempre accompagnata dalla leggerezza dell’esistere, grazie alla sua libertà di immaginazione.

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