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Ultimi interventi

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  • Intervista esclusiva a Leopoldo Damerini

    " ... Il doppiaggio per una serie televisiva è la condicio sine qua non del successo della serie stessa ... il lavoro dei doppiatori è tragicamente sottovalutato dalla stampa ma assai apprezzato dai telespettatori ... ho apprezzato moltissimo il lavoro svolto da Cristina Boraschi per il personaggio di Ally McBeal. Secondo me strepitosa ... quando abbiamo lanciato con l'Accademia dei Telefilm un Maxi-Sondaggio nel 2004 in occasione dei 50 anni della Tv italiana, nella categoria "miglior doppiaggio italiano in un telefilm" di tutti i tempi, ha vinto proprio lei! Di sicuro coinvolgeremo i doppiatori de 'I Simpson' nell'evento dedicato al cartoon-cult che proprio nel maggio 2007 festeggerà 400 puntate. Pensiamo ad una maratona di episodi in cui le voci di Homer e famiglia omaggino la serie e , a loro volta , vengano giustamente omaggiati dal pubblico che li vedrà, finalmente, in carne , ossa e cartoon ... " - Intervista realizzata da Marco Bonardelli -

  • Intervista a Federico De Marco

    " ... La mia esperienza di doppiatore è stata davvero brevissima. Dania Cericola e Paolo Torrisi sono stati direttori di doppiaggio durante due turni nei quali doppiavo personaggi di nessun rilievo che in gergo sono chiamati "fegatelli". Non li ho conosciuti abbastanza. Ti posso dire che Torrisi deve essere ricordato anche come attore in numerosi programmi televisivi per ragazzi di quella che era la televisione delle origini. Invece ho conosciuto meglio Patrizia Salmoiraghi che mi ha affidato un personaggio nella serie Undressed per MTV e non finirò mai di ringraziare per tutto quello che mi ha trasmesso dal punto di vista umano. Doppiavo insieme a Simone D'Andrea ... e' di una bravura straordinaria e oggi ha raggiunto livelli altissimi tanto che è diventato la voce ufficiale di Colin Farrell. Pino Pirovano è attore e doppiatore, adattatore dei dialoghi ed è stato mio insegnante di recitazione al CTA ... " - Intervista a cura di Marco Bonardelli

  • Intervista a Luca Pacilio

    " ... Leggevo su queste pagine che Chevalier , il doppiatore di Cruise in tanti film , si lamentava per il fatto che negli ultimi tempi l'attore americano ha voci italiane sempre diverse: lungi dal sembrarmi negativo questo mi pare invece un fatto (sicuramente casuale) che ha il merito di porre in chiara luce la relatività della pratica , il doppiaggio come oggetto a parte rispetto al film , un additivo semplificativo e ingombrante. Trovo pericoloso e subdolo il caso opposto della voce italiana che identifica l'attore straniero, perchè crea la conseguenza tragica di far dimenticare completamente allo spettatore la natura artificiosa di quella finzione. Mi fanno ridere coloro che dicono: Laurence Olivier era un grandissimo attore, perchè nove volte su dieci non sanno neanche che voce avesse. Pensate a un Gassman , a un Tognazzi , a un Totò doppiati: qualunque spettatore italiano rifiuterebbe questa cosa, considererebbe la voce che si attribuirebbe loro per quello che è: un elemento estraneo, una violenza all'interprete ... "

  • Intervista a Manuel Billi

    " ... Il doppiaggio italiano versa in uno stato allarmante, gli exploits recenti non fanno che confermarlo e la professionalità di un tempo è andata perduta (non cito esempi per carità di patria...). La tradizione, infatti, ci ha regalato voci memorabili (una su tutte, quella di Emilio Cigoli, attore del desichiano I bambini ci guardano), si è sempre distinta per attenzione e cura dei dettagli (ovviamente nei limiti del possibile). Insomma, era del buon artigianato. Oggi al doppiatore non è richiesto di saper "recitare", ci si accontenta di inflessioni e sospiri prolungati, i referenti e modelli privilegiati non sono più le voci del passato, ma i falsi attori che imperversano negli sceneggiati televisivi ... "

  • Intervista a Luigi Garella

    " ... Sono sempre stato dell'avviso che se si iniziassero a sottotitolare sistematicamente film esteri di medio impatto (difficile farlo con i blockbuster) si libererebbero delle energie (attoriali, produttive, distributive), e dei fondi , che magari potrebbero essere incanalate nel cinema italiano ... "

  • Intervista a Stefano Trinchero

    "Mi creda se le dico, da semplice spettatore, che la presa diretta garantisce una visione del film completamente diversa, perché ci permette di fruire della spazialità del suono, di comprendere da dove provenga. Invece una volta passato sotto il rullo compressore del doppiaggio il suono proviene tutto dalla stessa fonte. Quindi a mio parere non si deve sacrificare ogni cosa in nome della comprensione del testo. Il cinema non è un'esperienza testuale ma sensoriale ed è ai sensi che prima di ogni altra cosa dobbiamo rispondere."

  • Intervista esclusiva ad Enrico Lancia

    "Differentemente dagli anni passati in cui ogni voce aveva un timbro del tutto personale, oggi ho l'impressione di sentire voci anonime e senza spessore e che tutto venga fatto in fretta e furia. Non voglio comunque generalizzare perché anche oggi ci sono delle voci assai personali, riconoscibilissime, bellissime. Penso a Cristina Boraschi, Luca Ward, Roberto Pedicini, Francesco Pannofino etc.." Intervista a cura di Marco Bonardelli

  • Intervista a Luca Baroncini

    " Walter Matthau mi e' sempre piaciuto per l'aria sorniona , il passo dinoccolato , la faccia elastica, la battuta tagliente dei molti personaggi interpretati. Un uomo dall'aspetto comune ma con una personalita’ ben definita in grado di distinguersi in un mondo di super-belli alla fine sovrapponibili ... Quanto al doppiaggio, identifico Walter Matthau soprattutto con la voce di Renato Turi che lo ha doppiato in una quindicina di film "

  • Intervista a Mauro F. Giorgio

    "In sostanza credo che il patrimonio semiotico alimentato dal doppiaggio italiano sia irrinunciabile, così come , ça va sans dire , la bravura dei doppiatori (i quali sono attori a loro volta, e con la "a" maiuscola) nell'eseguirlo."

  • Intervista ad Alberto Zambenedetti

    "Il doppiaggio Italiano e' il migliore del mondo. Su questo non ci piove. Le qualita' tecniche dei doppiatori italiani sono di gran lunga superiori a quelle della maggior parte degli attori. Il fatto che molte di queste voci restino acusmatiche e' un problema dell'industria cinematografica italiana, che non capisce e non valorizza le sue risorse, ma che investe sulle starlette di passaggio che non hanno lo spessore per resistere all'occhio impietoso della macchina da presa."