Questo sito contribuisce alla audience di

Intervista esclusiva a Pino Colizzi

"Volevo fare l'attore di Prosa. Non era una professione molto ambita, una volta, perché bisognava imparare a farla. Bisognava imparare a recitare, che è una cosa differente dall'essere disinvolti, come nella vita, e allora ci si scritturava, e piano piano, all'interno delle compagnie, che erano poche, cominciando dal "pranzo è servito" si imparava il mestiere e se si aveva talento, si arrivava ai protagonisti "

DANIELA: Navigando sulla rete la nostra attenzione si è soffermata su una
sua risposta all’interno di una intervista , si parlava della sua
direzione nel film ” Matrix “. ( vedere tra i links correlati )

L’intervistatore le dava un “in bocca al lupo” per la sua carriera e poi
seguiva la sua risposta ” grazie, ma non carriera; diciamo comodo
graduale allontanamento da un lavoro che non si fa più tanto bene ” .

Potrebbe
parlarci più diffusamente di questo aspetto ?

PINO: Tutto quello che avviene, - come tra i disastri continua a ripetere Pangloss
a Candido , - solo perché avviene, è la cosa più giusta che può avvenire;
così la tecnica , nel suo giusto progredire, ha aperto a tutti, porte delle
quali qualcuno non sospettava neanche l’esistenza, e ha dato ragione a
Pangloss.

Però è certo che a un direttore della fotografia non batte più il cuore,
come una volta, in attesa dei giornalieri da controllare nei cinemini di
provincia, perchè quello che gira, lo vede subito al monitor; e allora
bastano 50 grammi di passione, 30 di infarinatura professionale comprata in
una delle tante scuole “vugirà”, 200 grammi di sfacciataggine, e ecco
confezionato uno dei tanti direttori della fotografia che fanno a gomitate
per accaparrarsi la benevolenza di chi può dar loro dei volti da dipingere
di luce. E i migliori la trovano……quelli che fanno meglio a gomitate.

E’ un paradosso certo, è chiaro che non è così! Queste non sono che
nostalgie di chi rimpiange tempi passati !
E’ chiaro invece che tutto procede nel migliore dei modi. Come dice
Pangloss.
E allora, per far passare avanti il “migliore dei modi”, c’è chi decide
di fare un piccolo passo laterale, visto che il suo tempo l’ha fatto.

DANIELA: Mettendo per una volta da parte il doppiaggio anche perchè
sarebbe riduttivo da parte nostra considerare “solo” questo aspetto e non
è neanche nostra consuetudine, ci potrebbe raccontare
qualcosa della sua formazione come attore , dei suoi esordi a teatro, al
cinema , cosa sognava qualche anno fa Pino e cosa sogna ora per se stesso
?

PINO: Volevo fare l’attore di Prosa. Non era una professione molto
ambita, una volta, perché bisognava imparare a farla. Bisognava imparare a
recitare, che è una cosa differente dall’essere disinvolti, come nella vita,
e allora ci si scritturava, e piano piano, all’interno delle compagnie, che
erano poche, cominciando dal “pranzo è servito” si imparava il mestiere
e se si aveva talento, si arrivava ai protagonisti.
Altrimenti o si continuava a lavorare tra i “bene gli altri” o si tornava a
casa.
Le compagnie non ti prendevano senza qualche garanzia, e
l’Accademia di Silvio D’Amico era una buona garanzia. Quindi il novanta per
cento degli attori dopo il 1938, è partito da lì.
E anch’io, venti anni dopo.
Poi nacque la televisione, qualche teatrante cominciava a fare il cinema….
ma non era facile, sì perchè al contrario della Francia dove si dice per
garanzia di bravura “c’est de la Comedie!”, o dell’Inghilterrra dove
essere considerato “Shakespeariano” per un attore è una carta di credito,
in Italia per dire cane si diceva “è teatrale” .

DANIELA: Tra i miei ricordi di bambina vorrei citare il
Film: “Gesù di Nazareth” del 1976, di Franco Zeffirelli , ritrasmesso di
recente all’interno del palinsesto notturno della Rai . Lei nel ruolo di
uno dei due ladroni crocifissi è stato doppiato da Cesare Barbetti dal
momento che lei stesso doppiava già il protagonista del film ossia Robert
Powell. Cosa ci può raccontare di quella esperienza? Quale/i tra film e
fiction ama particolarmente ricordare o l’hanno arricchita ulteriormente?

PINO: Visto che non potevo doppiarmi, avrebbe dovuto farlo qualcuno con una voce
diversa dalla mia. Tanto valeva che mi doppiassi da solo, no?

Ricordo “Imputazione d’omicidio per uno studente” di Mauro Bolognini. Facevo
un poliziotto, un personaggio allora abbastanza nuovo nello spettacolo, oggi
che se ne vedono tanti sarebbe banalissimo.Il film parlava di un
“sessantotto” che non era ancora avvenuto e non ebbe successo,
nonostante il cast fosse composto da Martin Balsam, Turi Ferro,
Valentina Cortese, Massimo Ranieri ecc.

DANIELA: Molto spesso sulla rete , molti suoi colleghi , amano citarla
come esempio di ciò che deve essere un attore , per noi un bravo doppiatore
è un attore . Le fanno piacere queste manifestazioni di affetto nei suoi
confronti oppure non ci si riconosce ?

PINO: Mi fa piacere per chi è ancora in grado di sentire la differenza
tra un professionista e un orecchiante. E non parlo di talento.
Un concertista può avere meno talento di chi suona a orecchio,
ma ha una quadratura che l’altro non avrà mai.
Se poi ha tutte e due le cose è Horowitz.
Non è il mio caso.

DANIELA: Lei ha collaborato e collabora con tante università citiamo La
Sapienza di Roma , l’Università di Shanghay , di Ginevra …
cosa ci può
raccontare di queste collaborazioni ? Inoltre ricordiamo alcune sue
importanti registrazioni come ad esempio ” Via Crucis del Papa per il
Giubileo - Ed.Radio Vaticana ” del 2000. Quali emozioni l’hanno
attraversata affrontando questo tipo di esperienza ?

PINO: A Shanghay ho tenuto un corso ai professori di italianistica, venuti
dalle varie università della Cina, sulla “Responsabilità del linguaggio
dello
spettacolo nell’evoluzione di una lingua” . A quei professori piaceva molto
sentir leggere Dante da un italiano, e così, alla fine di ogni incontro,
leggevo loro un canto della Divina Commedia.
Alla fine degli incontri con gli studenti italiani, tutti mi chiedono
puntualmente quali possibilità avranno dopo la laurea, di fare i dialoghi
italiani dei film americani. E’ difficile far capire loro che non basta
la laurea e un’ottima conoscenza delle lingue straniere per tradurre
lo stile e il significato di un film.
Quello del dialoghista è un mestiere che bisognerebbe imparare,
prima di creare guasti nel lavoro degli altri.
Diciamo che tengo corsi di “dissuasione”.

La Via Crucis non era registrata, e ricordo di aver sofferto molto quella
sera, assistendo in diretta all’immane fatica del Papa. Una vera Via
Crucis.

DANIELA: Ritornando al teatro citiamo “Figli d’arte” , “Uno sguardo dal
ponte” per la regia di Luchino Visconti (1960), “Romeo e Giulietta” , ”
Così è se vi pare ” regia di Franco Zeffirelli (1964), “La dodicesima
notte ” regia di Ennio Coltorti (1998) …
Che ricordi ha di queste
esperienze teatrali. Quale ruolo ha amato maggiormente ?

PINO: “Ponza, in così è se vi pare” .

Salvini, Costa, Visconti, Streheler……e tanti altri, grandi Maestri!
Ma quello dal quale ho imparato di più, in dieci anni di collaborazione,
finchè ha deciso di smettere di lavorare, è stato Ettore Giannini.
Da lui non ho ereditato la genialità, che non si trasmette purtroppo,
ma la quadratura professionale e il pessimo carattere. Ed è già tanto.

DANIELA: La congediamo e la ringraziamo per la sua disponibilità
considerando i suoi molteplici impegni e interessi infine le chiediamo se
può anticiparci qualche suo progetto o lavoro imminente .

PINO: Sto studiando le sette età dell’uomo attraverso le tragedie di
Shakespeare.