Questo sito contribuisce alla audience di

Intervista esclusiva a Marco Clini

Ci siamo fatti una lunga e piacevole chiacchierata con Marco Clini , nota voce in spot radio e tv , che amichevolmente si racconta ma "lancia" anche un messaggio per tutte le ragazze che volessero "entrare nel mondo dello spettacolo" : "Avere un bel aspetto fisico, essere carine è importante , utile, ma la bravura e la capacità sono un’altra cosa. Non seguite gli esempi di veline, reality etc.. Tanti/e appaiono, ma poi scompaiono come meteore "

DANIELA: Ciao Marco ! Ci racconti dei tuoi esordi al doppiaggio , di quando hai appreso la tecnica grazie a grandi come Sandro Acerbo, Pino Locchi ….

MARCO:
La prima volta che ho messo piede in una sala doppiaggio è stato nel 1989 “Merak Film e Deneb”, quando ancora erano nell’ex sede della “Fono Roma” a Cologno Monzese. Il mio primo provino, dopo aver assistito a parecchi turni e grazie a Cip Barcellini me lo fece Adriano Micantoni, un attore romano purtroppo scomparso e che ha girato molti films compresi gli spaghetti western con questi pseudonimi (Mike Anthony / Tony Maky / Peter White) e tanto teatro. Per capire meglio chi è se guardate “Continuavano a chiamarlo trinità” quando arriva la cavalleria verso la fine del film…. Purtroppo e non so perchè l’hanno doppiato, ma è probabile che abbiano recitato in inglese e quindi per questo l’abbiano doppiato… In seguito tanti provini in altre sale di doppiaggio, ma soprattutto tanto impegno, curiosità e voglia di imparare questo mestiere e tanti turni con i cosiddetti “fegatelli” cioè non personaggi principali, ma battute sparse qua e la, ambienti, grida, etc.. insomma tutti i riempitivi. Essendo un amico di infanzia di mia madre, conoscevo poi Carlo Cataneo, altro grande attore e doppiatore, scomparso purtroppo anche lui l’anno scorso al quale ero molto legato, ed oltre ad essere un socio della Adc di Milano era anche un socio Adap e soprattutto marito della grande Lina Volonghi, non solo attrice straordinaria, ma una persona meravigliosa. Entrambi non li dimenticherò mai anche se in Italia purtroppo ci si dimentica presto, ma parlerò di questo successivamente se sarà possibile.. Oltre al bene all’amicizia, mi hanno sempre dato consigli preziosi, insegnamenti ed è grazie a Carlo Cataneo che mi presentò a Fabrizio Casadio (presidente Adap nel 1992) che entrai in Adap e divenni socio. Ma torniamo al doppiaggio. Non ho mai avuto il micro panico però le prime volte…che emozione e che paura… Poi piano piano è passata, ma l’emozione resta ed è giusto così altrimenti se tutto ciò non mi emozionasse ancora cambierei mestiere. Tornando a noi, dopo anni passati a Milano, per amore mollai tutto per trasferirmi a Roma. Ed è li che ho avuto il piacere e l’onore di lavorare, conoscere, imparare ed affinare ancora meglio le tecniche di doppiaggio con le più grandi voci del cinema italiano. Mi ricordo il mio primo incontro con Sandro Acerbo. Mi aveva dato appuntamento all’International Recording. Per la prima volta avrei messo piede in una sala doppiaggio dove si doppiava non con i televisori o video proiettori, ma con lo schermo cinematografico. Quando arrivai, sentii una voce che conoscevo bene….. Mi sono detto….ma questo è James Bond!!. Infatti in sala c’era il grande Pino Locchi e un’altra grande doppiatrice Emanuela Rossi che stavano doppiando “Medicine Man” (In Italia Mato Grosso). Dopo essermi presentato a Sandro, gli chiesi se potevo assistere al turno e lui acconsentì. Che turno!!!. E che emozione, alla fine del turno quasi quasi volevo fare una standing ovation. In seguito ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare in vari turni con Pino Locchi, e ancora oggi ripensandoci l’emozione è ancora forte. A Sandro Acerbo devo molto (Grazie ancora Sandro!). Mi ha dato la possibilità di imparare tanto e l’opportunità di crescere professionalmente, ma soprattutto dopo un provino di collaborare professionalmente con la Cdc. L’accoglienza è stata fantastica. Certo le battute e gli sfottò verso “Il milanese” non mancavano , ma naturalmente si scherzava reciprocamente e debbo dire che sono stato accolto benissimo e ho trovato una grande disponibilità.Infatti, Sandro Acerbo mi presentò a quasi tutti i direttori di doppiaggio (ne cito alcuni) : Isabella Pasanisi, Anna Rita Pasanisi, Renato Mori, Vittorio Stagni, Michele Gammino, Roberto Chevalier, Manlio De Angelis e così iniziò il mio percorso romano. Tanti tanti turni, ma anche facendo a volte quattro turni, non mi pesavano perchè a Roma si lavora con calma e non si superano mai le righe stabilite, cosa che a Milano purtroppo succede spesso. Un modo completamente diverso di gestire i turni, ma che permette di raggiungere ottimi risultati e quindi un doppiaggio molto curato e di grande qualità. A volte in sala doppiaggio si crea. Si per esempio può accadere che nella colonna internazionale, manchino dei suoni e allora si crea. Una volta, non mi ricordo se fosse un telefilm o una telenovela, c’era una scena in cui c’erano delle galline che razzolavano, ma mancavano i suoni. Era un turno con Sandro Acerbo che sicuramente divertito, ma anche per mettermi alla prova e vedere se me la cavavo, mi disse: “Potrebbero aggiungere i suoni al mixaggio, ma se te la senti prova tu”. Beh certo all’inizo ci siamo messi a ridere, ma poi i suoni delle galline che mancavano li ho fatti io!”. Un’altra volta con Anna Rita Pasanisi stavamo doppiando un telefilm e c’era un gruppo di boy scouts che cantava qualcosa, ma in fase di adattamento non si sapeva come interpretare questa canzoncina. Anna Rita non disse nulla, ma così per gioco all’istante mi misi a canticchiare al microfono “Boy scout siamo noi….” Solo che un istante dopo partì un coro di risposta… non proprio riferibile, qua, ma vi posso dire che l’adattamento finale riveduto e corretto da Anna Rita Pasanisi diventò “Boy scout siamo noi, siamo tutti degli eroi!”. Un’altra volta stavamo doppiando con Sandro Acerbo alla direzione, una telenovela. Beh per chi fa questo mestiere sa che i cosiddetti anelli, non sono proprio in successione e quindi saltando da un anello all’altro…possono succedere cose divertenti. La protagonista di questa telenovela, aveva una doppia vita (ma lo scoprimmo doppiando l’episodio). Immaginatevi la scena. Un momento prima anzi l’anello prima la protagonista era comparsa vestita da suora ed esattamente l’anello dopo era in soggiorno su un divano in guepiere, reggicalze e con una bottiglia di cognac in mano!!. I commenti e le battute non le posso dire ma posso dirvi che in sala ci fu un boato di risate!.

DANIELA: Prendendo spunto da un tuo pensiero purtroppo ci si dimentica presto , soprattutto qui in Italia , dei grandi artisti scomparsi, cosa vorresti aggiungere a tal proposito?

MARCO: E’ una cosa che mi fa davvero arrabbiare, e allo stesso tempo mi chiedo perchè in Italia ci sia l’abitudine di dimenticare in fretta. Infatti le nuove generazioni, molti artisti, attori non li conoscono perchè non avendoli visti in tv al cinema, teatro etc.. ignorano l’esistenza di questi grandi professionisti. Ma la cosa assurda è che mentre la Rai, Mediaset e altri Networks non fanno nulla, spesso alla tv ed alla radio svizzera italiana, fanno degli specials e delle trasmissioni fantastiche!. Sono pochi i fortunati che ricevono il segnale sempre che con il satellite o il digitale terrestre la situazione non cambi. Eppure in onda trasmettono tante di quelle idiozie, e tanta spazzatura, ma mai films, commedie o trasmissioni dedicate a qualcuno che ha dato tanto al pubblico e allo spettacolo. In Francia per esempio, gli artisti sono tenuti in grande considerazione non solo quando sono in vita, ma anche dopo. Sono anni che è scomparso il grande Louis De Funes, ma puntualmente alla tv francese, fanno specials, trasmettono commedie, interviste e nel palinsesto sono sempre presenti e mandati in onda i films di De Funes. Qua da noi, nemmeno in estate quando terminano tutte le produzioni, pensano di arricchire i palinsesti con questo genere di programmazione, e films, commedie, e tanto tanto materiale rimane in magazzino inutilizzato a prendere polvere. Pur augurandomi che si perdano queste cattive abitudini, non mi resta che dire W la tv satellitare e i dvd, anche se non sono paragonabili agli immensi archivi soprattutto della Rai ma anche di Mediaset.

DANIELA: Siamo perfettamente d’accordo con te Marco ma tornando al tuo lavoro , ascoltiamo la tua bellissima voce in notissimi spot tv e radio ma hai anche partecipano a tantissime trasmissioni tv. Ci racconti le tue esperienze più significative?

MARCO: Il mio debutto come voce pubblicitaria, lo devo alla gentilezza e disponibilità di Giusy Moroni - Green Movie Group, che dopo aver ascoltato prima le ormai scomparse audio cassette e poi dopo avermi fatto un provino voce, mi offrì le mie prime opportunità professionali e lavorative in campo pubblicitario. Proprio perchè prima abbiamo parlato del fatto che si dimentica, beh io non dimentico (Giusy lo sa), e approfitto se posso per ringraziarla pubblicamente. Se non avessi sin dal primo momento organizzato un archivio penso che non mi ricorderei tutti gli spots per i quali ho prestato la mia voce. Tra questi posso dire di essere stato la prima voce testimonial dello Yogurt Muller e di Asciugoni e Rotoloni Regina ed in seguito anche per anni voce di Sottilette Kraft. Non vado oltre perchè l’elenco è lungo e non vorrei annoiarvi. Sono stato la voce di molte trasmissioni tv: Target, La macchina del tempo, Tg Europa, Le notti dell’angelo, Geo, Solletico, C’era una volta, Mi manda Lubrano, La fattoria. Ma ho fatto anche tanti spots pubblicitari oltre che in voce anche in volto: Ace, Ferrovie dello Stato,Valfrutta, Ifip con Gino Bramieri, Nestlè etc.. In tv mi sono divertito molto con Sergio Vastano, Enzo Braschi, Lorella Cuccarini ed Ezio Greggio con uno sketch di Paperissima e anche con Enzo Iacchetti e Lello Arena ne “Quei due sopra il varano”. Ho lavorato con Alberto Castagna e Melba Ruffo in “Musica Maestro”. Un’altra esperienza significativa è stata la fiction di Rai 3 di una puntata di Chi l’ha visto nella quale ho interpretato Walter De Cecco un tassista assassinato in circostanze misteriose. E’ stato emozionante sia interpretare la parte, ma soprattutto l’incontro con la madre di Walter De Cecco sul set non lo dimenticherò mai. Quest’emozione poi è riaffiorata perchè non molto tempo fa, mi ha contattato tramite email il figlio di Walter De Cecco, chiedendomi se avevo la puntata intera dedicata a suo padre o altro materiale. Purtroppo essendo un vecchio nastro vhs ormai inservibile non ho potuto aiutarlo, ma spero che rivolgendosi alla Rai come gli ho suggerito, glielo abbiano fornito.

DANIELA: Marco, come hai iniziato questa professione?

MARCO: Da bambino ero timidissimo… Nonostante fossi timido però sia alle elementari che alle medie si accorsero che sapevo cantare bene e che avevo una bella voce. Detto fatto, in tutti gli spettacoli della scuola, messe di Natale etc.. ero sempre la voce solista e nelle recite scolastiche c’era sempre una parte per me. Che paura però. Ogni volta che dovevo salire sul palco stavo malissimo e mi contorcevo dal mal di pancia (capita anche ora ),ma poi tutto andava tranquillamente. La tensione si scioglieva appena iniziavo a cantare, e mi sentivo meglio. Quando arrivavano gli applausi era una bella soddisfazione. Crescendo, la passione per la musica il canto e lo spettacolo in genere, aumentò. Non volendo i miei genitori che facessi il conservatorio (volevo studiare batteria e percussioni) ho imparato a suonare la batteria da autodidatta, anche se poi in seguito un po’ ho studiato. Musica, concorsi vinti, spettacoli concerti e quindi anche radio. Ho incominciato a trasmettere in radio a 14 anni. Un emittente di Milano “American Radio”. Forse qualcuno di voi se la ricorderà. Poi pubblicità, fotografica, e televisiva. Prime apparizioni . Ancora radio, ma soprattutto tanta animazione in discoteca, sia a Milano che in Liguria. Una bella faticaccia tutte le sere o quasi, da mezzanotte alle 4 del mattino , cantare , saltare, parlare, animare. Pur bevendo e mangiando se mi pesavo alla fine della serata circa 3 chili se ne erano andati, ma è stata una grande palestra. Nel frattempo studiavo dizione, mimo, canto, danza , recitazione. Il primo insegnante è stato Piero Mazzarella. A Canale 5, c’era negli anni ottanta una scuola interna di dizione e recitazione. Compagni di corso sono stati: Giorgio Mastrota, Federica Panicucci e Simona Ventura. In seguito ho studiato recitazione con Nicoletta Ramorino, Narcisa Bonati, Gianni Mantesi, canto con Emiliana Perina e naturalmente conoscendo Carlo Cataneo e Lina Volonghi, i loro preziosi consigli e la loro grande esperienza hanno contribuito alla mia formazione professionale. Primi provini. Quante e quante porte in faccia e quante umiliazioni. All’inizio mi sentivo a pezzi, ma i rifiuti e i vari strafottenti presuntosi e cretini per non dire di peggio … che ho incontrato hanno contribuito a rafforzare la mia volontà, il mio carattere, il mio entusiasmo e a liberarmi della timidezza. E da li piano piano le porte si sono incominciate ad aprire. Tv, doppiaggio a Milano e a Roma, teatro, spot pubblicitari tv e radiofonici, fiction, sit com.. etc..

DANIELA: Beh , tanti sacrifici ma anche tante soddisfazioni immaginiamo… Ci puoi anticipare qualche imminente lavoro?

MARCO:

L’esperienza mi ha insegnato che questo mestiere è talmente imprevedibile che non si sa mai ciò che può succedere…un po’ come Forrest Gump “La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita” , ed è esattamente ciò che accade facendo questo lavoro. Poi non dimentichiamoci che essendo scaramantico… il silenzio è d’oro.

DANIELA: Quali suggerimenti ti sentiresti di dare per tutti coloro che volessero intraprendere il tuo stesso lavoro ?

MARCO:
Non avete idea in quanti/e mi scrivano o mi abbiano scritto per chiedermi notizie, consigli, sulla professione di attore doppiatore speaker.. Tra un po’ mi occorrerà davvero una segretaria… Scherzi a parte, non basta essere talentato, studiare è fondamentale. Non ci si improvvisa attori o doppiatori, e non basta avere o credere di avere una bella voce, per esserlo o sentirsi tale. La voce è uno strumento meraviglioso, ma occorre saperla usare. La dizione è il primo passo, impararla, studiarla, poi studiare recitazione ed in seguito tanta tanta gavetta, e soprattutto ricordarsi che non si smette mai di imparare e di migliorare. Riuscire a fare dei provini magari dopo aver assistito a turni di doppiaggio, può sempre essere possibile, ma andarci sicuri e preparati è meglio piuttosto che rischiare di bruciarsi delle preziose chances e fare delle pessime figure. E’ un mestiere difficile anzi in questo caso userei il superlativo assoluto difficilissimo e per farlo occorre essere pronti a tante delusioni, porte in faccia, ma soprattutto avere un carattere molto forte, una grande tenacia. Certo, esempi come “Il grande fratello”, non sono da prendere in considerazione. In quel caso è vero che si diventa ricchi e famosi, ma finito il periodo d’oro di facili e alti guadagni frutto di ospitate, interviste, trasmissioni, servizi fotografici etc, se non c’è il talento e le capacità, come tutte le meteore passano e scompaiono nel nulla.

DANIELA: Grazie Marco , per i tuoi utili consigli , la simpatia e la disponibilità.

MARCO: Io ringrazio te innanzitutto per l’intervista , per questa guida , per la serieta’ e la completezza con la quale state gestendo questo spazio.