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Intervista esclusiva a Ennio Coltorti

Ennio Coltorti si racconta in questa intervista. Ci parlerà della sua esperienza come Direttore artistico al Teatro Stanze Segrete di Roma ma anche del suo lavoro di attore e di insegnante di recitazione. Uscirà a breve il terzo “X men” in cui doppia, come nei primi due, Patrick Steward (Charles Xavier). Citando Ennio : " Un attore è un attore. Deve saper recitare in cinema , televisione, teatro , doppiaggio , radio, pubblicità. Naturalmente sceglierà lo specifico che preferirà, o che gli darà più successo e denaro."

DANIELA: “Stanze Segrete” è un piccolo teatro/salotto nel cuore del quartiere romano di Trastevere. Lei è il direttore artistico ( più
precisamente Presidente dell’associazione culturale “Logos”)
e ricordiamo
che dal 1992 sia la stampa sia il pubblico hanno da subito prestato
un`attenzione sorprendente alle attività del teatro, legate
fondamentalmente alla Letteratura e alla Poesia. Ricordiamo che tra gli
attori impegnati hanno partecipato , nel corso degli anni, numerosi suoi
colleghi doppiatori citiamo: Paolo Buglioni, Francesco Pannofino , Fiamma
Izzo ….

Cosa ci può raccontare di questa esperienza sia come Direttore sia come
attore ?

COLTORTI: Innanzitutto aggiungo ai nomi da lei citati quelli di Luca
Biagini, di Ambrogio Colombo e di Carlo Reali
, passando poi a rispondere
alla domanda posso dire che gestire e dirigere un teatro, anche se piccolo e
raccolto come “Stanze Segrete” è molto piacevole. Ma anche molto difficile.
Si dice che acquistare una barca dia due felicità: quando la si compra e
quando la si vende… Ecco, è un po’ lo stesso per me: io ora sono alla prima
felicità ma comincio a capire bene quale sia la seconda. Fortuna che il
pubblico e la critica ci hanno sempre gratificato della loro presenza e
attenzione. Il bello di uno spazio così piccolo e “diverso” sta comunque nel
fatto che si possono mettere in scena operazioni che altrimenti non
troverebbero accoglienza in un mercato teatrale sempre più attento e
attratto da una improbabile “audience” di tipo televisivo. Inoltre il teatro
privato attirato dai grandi incassi e poco propenso a “rischiare” è
costretto a rivolgersi a nomi televisivi e ad autori e titoli ipercollaudati
e conosciuti dal grande pubblico (spesso culturalmente povero o distratto).
Anche il teatro pubblico a sua volta ha necessità di operazioni che
coinvolgano grandi numeri (di paghe, di spese, di piazze, di repliche etc.).
Quindi è praticamente impossibile che i nuovi autori, soprattutto italiani,
vengano rappresentati. Nello stesso tempo attori di gran valore che vivono
di cinema, doppiaggio e televisione, non potendo permettersi di fare lunghe
tournée, è improbabile che lavorino in teatro. A Stanze invece sono
possibili le due cose insieme. E quindi come Direttore ho avuto il piacere
di poter seguire questa linea: rappresentare nuovi autori con
l’interpretazione di eccellenti attori di prim’ordine e privilegiare la
qualità sulla quantità (che di questi tempi può sembrare un’eresia di
mercato).
Come attore il piacere di recitare a “Stanze Segrete” sta nel fatto che si
è così vicini agli spettatori che la recitazione diventa quasi
cinematografica. Il pubblico è talmente coinvolto in modo diretto che
bisogna dare assolutamente sempre il massimo. Gli innumerevoli specchi
inoltre rifrangono moltissimo le immagini e quindi il pubblico dispone di
moltissime “inquadrature” teatrali: l’attore recita sapendo che l’occhio
dello spettatore ti circonda e ti fruga dentro come in una sorta di connubio
tra cinema e teatro.

DANIELA: Citando il sito “stanzesegrete.it” , che vi consigliamo di visitare ,
troviamo scritto: ” … Ennio Coltorti ha caratterizzato ancora più
esclusivamente l`attività di Stanze Segrete con la scelta di progetti legati
essenzialmente alla letteratura e al mito.”
Ci può parlare più diffusamente di questi suoi progetti ?

COLTORTI: In passato era normale che letteratura, storia e mito fornissero il materiale primario per la drammaturgia. L’irrompere del “quotidiano”, del
“televisivo”, ha interrotto questo legame. Io ho ritenuto che fosse
necessario riannodarlo. Soprattutto ora che tutto sembra asservito al
“televisivo” e alle “Soap” di facile consumo. La memoria nella vita di un
popolo credo sia vitale. Ad esempio nel nostro ultimo lavoro:
“Pirandello-Abba: frammenti” di Maricla Boggio veniva messo in scena il
rapporto enigmatico tra Pirandello e la grande attrice Marta Abba attraverso
il loro carteggio. E’ stato sorprendente il successo enorme soprattutto tra
i giovani che durante lo spettacolo assistevano rapiti alle “avventure” di
due grandi personaggi della nostra storia e cultura di cui in fondo non
sapevano molto (soprattutto la Abba che invece è stata una delle più grandi
attrici famosa in tutto il mondo). Gli spettatori sembravano bere ciò che
veniva evocato. Cioè le nostre radici; viste attraverso le difficoltà
economiche e politiche dei due protagonisti, i loro successi, il loro
fortissimo e complesso legame caratterizzato da una profonda differenza di
età e da una grandissima affinità d’arte. Alla fine dello spettacolo gli
spettatori rimanevano a lungo a parlare di quegli anni e della attualità di
tutte le tematiche e le problematiche vissute dai due.

DANIELA: Lei insegna anche recitazione. Qual è l’errore tipico che
solitamente
compie un allievo e quali consigli ritiene di dare?

COLTORTI: Insegno solo presso L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio
D’amico e la Libera Accademia dello spettacolo.
Non insegno privatamente. A
parte un seminario per attori professionisti che tengo ogni tanto presso
Stanze Segrete.
Gli errori sono tanti e diversi. Quasi impossibile scegliere
il più rappresentativo. Il più diffuso è quello di non capire che noi attori
siamo come i musicisti. Disponiamo di uno strumento meraviglioso, perfetto;
pieno di infinite possibilità: noi stessi. Ma lo usiamo solo quando ce lo
chiedono. Chi fa musica continua a studiare anche dopo essere diventato
ormai professionista. Quando non lavora si esercita. Ma anche in questo caso
purtroppo la televisione ha fatto grossi danni. E ne ha fatti anche la
pratica delle raccomandazioni, che da noi ha ormai superato il livello di
guardia. Il consiglio? Se cercate il successo naturalmente cercate la
visibilità. Ma se il successo è basato solo sulla visibilità allora non avrà
basi solide. Se avrete “mestiere” invece avrete più facilmente continuità.
Nel lavoro ma anche nel successo.

DANIELA: E’ considerato uno stimatissimo doppiatore, ricordiamo che lei è la
voce italiana di Marlon Brando in ” Apocalypse now redux ” , di Gerard
Depardieu
ne ” I miserabili ” in “Balzac” , di John Goodman in “Al di là della vita
“… e
di tanti altri. Quale sua interpretazione ama ricordare particolarmente e
perché?
Secondo lei, esclusa la rete, i mass media tradizionali danno un giusto
merito al mondo del doppiaggio?

COLTORTI: Doppiare Marlon Brando è stato talmente bello che sarà difficile
trovare in futuro qualcosa che possa eguagliare un tale piacere.
Ma certo
Ben Kinsley, Michael Caine, Harvey Keitel, Depardieu etc vengono subito
dopo. Tuttavia c’è stato anche il piacere di doppiare bravissimi
protagonisti meno noti ma in grandi film come Hugo Weaving (Agente Smith)
nei tre Matrix o Billy Bob Torthon
etc. . Riguardo all’altra domanda: no, i
mass media tradizionali sembrano ignorare il fatto che il doppiaggio
italiano (almeno fino a poco tempo fa) è il migliore del mondo. Basti
pensare che quasi sempre in televisione, alla fine di un film, vengono
tagliati i titoli di coda (nonostante esista un contratto che prevede il
contrario) dove vengono indicati i nomi dei doppiatori. Solo raramente
d’altronde nelle critiche cinematografiche viene considerato il lavoro degli
attori doppiatori.

DANIELA: La ritroviamo spesso nelle fiction italiane. Di recente l’abbiamo
vista nel ruolo di un gioielliere
in “Don Matteo 5″ , la fiction tv italiana di Raiuno più vista quest’anno. Cosa vuol dire per un attore di teatro lavorare nelle fiction ? Le piacciono ? Secondo lei come mai è più consueto poter trovare attori doppiatori in ficton piuttosto che in film pensati per il grande schermo?

COLTORTI: Ultimamente ho fatto anche l’antagonista, il “cattivo”, in San
Pietro.
E comunque quando mi piace la parte e il copione e il regista e il
compenso è adeguato, faccio volentieri le fiction.
Ne ho fatte diverse. Un
attore di teatro quando fa fiction deve semplicemente dimenticare il teatro
e utilizzare la tecnica di recitazione cinematografica. Non parlerei di
recitazione “televisiva” perché la trovo orribile. Perché è finta. E brutta.
E anche perché non è una tecnica. Fortunatamente negli ultimi tempi la
fiction televisiva utilizza sempre più i tanti bravissimi attori italiani e
sempre meno quel pessimo finto neorealismo, quella “naivité”, quella
“spontaneità”, che in realtà tendeva a liberarsi della noiosa (e costosa)
professionalità e a permettere più facilmente la bieca abitudine alla
raccomandazione.
Di cinema in Italia se ne fa poco. E poco di quel cinema arriva all’estero.
E spesso i registi italiani che sono apprezzati all’estero non sono
abbastanza apprezzati in Italia (vedi Pirandello). E quindi decidono di
andare a lavorare soprattutto all’estero. Con attori stranieri. Anche perché
all’estero gli attori nazionali vengono protetti. Da noi no. In Italia poi è
difficile superare il provincialismo delle caste. Uscito dall’Accademia mi
ricordo che si diceva che chi lavorava in teatro non doveva fare doppiaggio
o pubblicità. Ora questo si è superato. Ma basti pensare che da noi solo da
poco si sono cominciati ad usare attori teatrali in cinema mentre fuori
dall’Italia tutti gli attori, anche i più famosi, ogni tanto fanno teatro
per tenersi in allenamento. Un attore è un attore. Deve saper recitare in
cinema, televisione, teatro (grande o piccolo), doppiaggio, radio,
pubblicità etc. Naturalmente sceglierà lo specifico che preferirà, o che gli
darà più successo e denaro. Ma se è un attore è un attore e non un
doppiatore o un attore di teatro o di cinema o radiofonico o pubblicitario
etc.

DANIELA: La ringraziamo per la sua disponibilità e gentilezza e infine le
chiediamo qualche anticipazione riguardo i suoi futuri progetti artistici e
inoltre di lasciare un simpatico messaggio per tutti i suoi ammiratori
sparsi
per la rete.

COLTORTI:
Tanti progetti. Ma come sa bene chi fa questo mestiere, su dieci progetti
uno ne va in porto. Quindi inutile elencarli. Soprattutto teatro però. Che
rimane il mio primo amore. Citerò quelli più sicuri: come attore in Luglio
“L’Istruttoria” di Peter Weiss, in agosto “Napoleone a Sant’Elena” una
novità di Jean Claude Brisville. Come attore e regista continuo ogni tanto a
rappresentare in alcune piazze italiane “Pirandello-Abba”. Come regista “La
partitella” di Giuseppe Manfridi e a Settembre la ventesima edizione di
“Attori in cerca d’autore” (www.attoriincercadautore.it - link attivo tra i correlati all’argomento ). Insegnamento, e
un po’ (cerco di farne sempre meno) di doppiaggio: uscirà a breve il terzo
“X men” in cui doppio, come nei primi due, Patrick Steward (Charles
Xavier).

Ed ecco il messaggio. Giocate. Seriamente. Come fanno i bambini. Che
giocando, seriamente, si divertono; e divertono. E soprattutto crescono.
Ciao