
DANIELA: Navigando sul tuo bellissimo sito, che vi consigliamo di visitare, leggiamo che hai iniziato sin dalla fanciullezza a lavorare prima come ballerino di danza classica e moderna, cimentandoti anche nel canto grazie al musical “Grandi firme anni ‘30″ accanto a Massimo d’Apporto e Marisa Merlini (Raitre3, 1981) per poi scoprire una autentica passione per il teatro e la recitazione che ti ha portato a diventare uno stimato attore e doppiatore. Quanto ti manca l’amore per la danza? Questo cambio di percorso artistico ha mai suscitato in te “rimpianti”?
MICHELE: No, non ho nessun rimpianto per la danza, perché la considero la tappa importante di un percorso che mi ha condotto successivamente al teatro. In realtà tutto iniziò grazie alla musica, o meglio al ritmo. Già all’età di 14 anni studiavo e suonavo la batteria. In seguito ebbi alcune esperienze musicali come batterista di giovani rock-band. Poi, il senso del ritmo s’impossessò del mio corpo e iniziai a studiare danza. Fu grazie ad essa che salii per la prima volta su un vero palcoscenico. Ho amato molto la danza perché mi ha insegnato subito alcune cose fondamentali: la disciplina, il duro lavoro fisico, il senso dello spazio scenico e del gruppo, nonché, ovviamente, l’importanza dell’espressività e del movimento fisico.
DANIELA: Abbiamo il piacere di ammirarti in molte fiction italiane note al grande pubblico ricordiamo “Incantesimo” , “Ricominciare” ma vogliamo ricordare anche il debutto, al cinema , nel film di Pasquale Squittieri “Briganti” con Claudia Cardinale ed Enrico Lo Verso. A Quale tuo lavoro sei rimasto più legato e quindi ti ha donato più soddisfazioni?
MICHELE: Senza dubbio Il ruolo di Riccardo Vallesi nella fiction tv “Ricominciare”. Le duecento puntate a cui ho partecipato, mi hanno permesso di sviscerare a fondo le forti emozioni di cui viveva il mio personaggio. Grandi soddisfazioni ho ricevuto anche interpretando il ruolo del dottor Astrov nello “Zio Vanja” di Anton Cechov per la regia di Riccardo Cavallo. Amo molto il teatro russo e trovo Cechov un autore magico. Mi ha dato quel corroborante nutrimento spirituale di cui avevo bisogno dopo aver fatto tanta televisione. Inoltre devo moltissimo ai tre spettacoli realizzati con la regia di Luca Ronconi: “Il sogno”, “Sogno di una notte di mezza estate” e “Re Lear”. Ronconi, fin dai tempi dell’Accademia “Silvio D’Amico”, è stato per me un gran maestro.
DANIELA: Una vita ricca di tante passioni. Ci puoi parlare dei prossimi progetti, delle speranze e dei sogni?
MICHELE: Sono libero da progetti immediati. E’ molto probabile che, così come avviene ormai da diversi anni, assieme alla mia intensa attività di doppiaggio, sarà la televisione a tenermi impegnato in futuro. Ma penso, un domani, di tornare al teatro. In particolare mi piacerebbe dedicarmi alla sperimentazione teatrale, e fondare un laboratorio sullo studio dell’arte dell’attore.
DANIELA: Secondo te per quale motivo, esclusa la rete, i mass media tradizionali spesso negano quel necessario risalto che meriterebbero invece i nostri doppiatori italiani?
MICHELE: Perché è un lavoro che si svolge nell’ombra, nell’oscurità. E l’oscurità rende impersonali, anonimi. I mass media tradizionali, in genere, danno risalto a personaggi che hanno visibilità, che sono sotto la luce dei riflettori. Troppo spesso i doppiatori sono costretti a vivere la propria esperienza artistica nel più assoluto anonimato.
Come possiamo pretendere che i mass media diano il meritato risalto ai doppiatori se questo è negato proprio dall’industria cinematografica! Non mi risulta che vi siano premi dedicati ai doppiatori in manifestazioni importanti come la “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia” o i “Premi David di Donatello”. Ma ciò non accade nemmeno nel “Gran premio internazionale della TV” (i Telegatti). Inoltre, nei film home video, raramente sono menzionati i doppiatori. Nella quasi totalità degli home video in circolazione, fino ad ora, i doppiatori non esistono! Non meno rispettoso è ciò che accade nelle televisioni. Avete mai provato a leggere i titoli di coda di un film appena trasmesso in tv? E’ quasi impossibile leggere i nomi dei doppiatori perché spesso i titoli di coda sono tagliati. Tutto ciò nonostante sia possibile mandare in onda un film, o venderne il dvd proprio grazie al doppiaggio!
Ma non si doppiano, com’è noto, solo lavori stranieri. Molta produzione cinematografica e televisiva del nostro paese, in special modo quella realizzata con soldi italiani ma girata all’estero (per risparmiare, e quindi con la maggior parte del cast straniero - togliendo lavoro ad attori italiani!) non potrebbe mai essere presentata in pubblico ed essere venduta, se non vi fosse dietro il lavoro di tanti attori-doppiatori. Non dimentichiamo infine che in Italia, spesso, ci sono persone che si ritrovano ad essere protagonisti di film o fiction, perché scelti esclusivamente per il loro aspetto fisico o perché resi famosi da un qualsiasi reality show. Non sarebbero mai credibili come attori, e nessun produttore gli affiderebbe una parte importante, se non vi fosse dietro il lavoro dei doppiatori (che restano ovviamente anonimi). Diceva Fellini: “Non sanno recitare? Non importa, fategli dire dei numeri a caso”
tanto poi
ci sono i doppiatori. I mass media sono superficiali, non si rendono conto dell’importanza artistica e culturale del lavoro dei doppiatori, e forse anche i doppiatori stessi non si rendono conto dell’importanza del loro lavoro
In internet è diverso. La rete è fatta di persone vere, di pubblico appassionato, gente che ama i film, che cerca, che s’informa, e che vuole sapere di chi è quella voce specifica, chi c’è dietro quelle parole e quelle intonazioni così particolari ed emozionanti.
DANIELA: Nell’anima di un artista poliedrico come te, quali differenze hai colto recitando davanti ad un leggio, oppure davanti ad un pubblico a teatro e infine davanti ad una macchina da presa? Quale ambiente ti soddisfa pienamente come attore?
MICHELE: Ciò che è importante e interessante per me, lavorando davanti ad un pubblico, ad una macchina da presa o ad un microfono è proprio la differenza sostanziale che esiste fra questi mezzi espressivi. Ciascuno di essi offre all’interpretazione dell’attore, mezzi e spazi differenti di comunicazione, e questo obbliga l’attore a fare scelte appropriate. Vi sono notevoli variazioni di gamme espressive e d’intensità applicabili a seconda del mezzo. L’uso del corpo e della voce è molto diverso se si è inquadrati in primo piano da una macchina da presa, con un microfono sensibilissimo a pochi centimetri dalla bocca o se si recita per una vastissima platea come quella del teatro Greco di Siracusa. Si va dal “fare di meno”, al “fare di più”; da qualcosa che coglie nei dettagli ogni minimo sospiro e moto dell’anima, ad un’altra cosa che deve accogliere una grande energia ed intensità fisica e vocale. E’ interessante poter sperimentare e vivere queste diversità perché mi obbligano a lavorare su soluzioni espressive differenti. Inoltre le esperienze sviluppate nei vari campi ampliano molto le capacità tecniche di un attore. È come acquisire una tavolozza di colori in più, gamme espressive più ampie e complete e una capacità totale di gestione del proprio lavoro.
Teatro, cinema, televisione e doppiaggio, sono aspetti diversi del lavoro di un attore, ma hanno un’unica radice. Per me, interiormente, il lavoro non cambia. Il lavoro sulla sincerità, sull’autenticità della sensazione interiore, o il tentativo di svelare il cuore e di sollevare gli intimi significati di un personaggio, resta il medesimo.
E’ indubbiamente il teatro, che come attore mi ha formato in maniera totale, ma ciò che prediligo e che sento più affine alla mia sensibilità è il lavoro davanti alla macchina da presa o alla telecamera. Mi permette di concentrarmi sulle sottili e quasi invisibili sfumature di una particolare esperienza umana.
DANIELA: Tra i film doppiati citiamo: “Essere John Malkovich (potrete trovare un frammento audio sul sito ufficiale di Michele), “La tempesta perfetta”,
“Gangs of New York”. Per quale tuo contributo al doppiaggio vorresti essere ricordato? Tra i doppiatori e le doppiatrici , tra passato e presente, quali sono stati o quali sono gli artisti che ti hanno emozionato maggiormente?
MICHELE: Ho dato il mio contributo al doppiaggio di tantissimi film. Ma penso che sia ancora prematuro
desiderare d’essere ricordato per qualcuno di questi lavori. Posso dire che, fino ad ora,
le mie esperienze più interessanti nel doppiaggio sono avvenute con direttori come: Elisabetta Bucciarelli, Francesco Vairano, Carlo Cosolo e Oreste Rizzini, in film come: “Incontri d’amore”, “Come diventare ebreo in sette giorni”, “De lovely”, “The bourne supremacy”, solo per citarne alcuni. Per quanto riguarda i doppiatori, due nomi del passato lontano e recente: Emilio Cigoli e Ferruccio Amendola. Fra i doppiatori del presente ve ne sono molti che mi emozionano: Cesare Barbetti, Maria Pia Di Meo, Giancarlo Giannini, Massimo Lodolo e Roberto Chevalier solo per citarne alcuni.
DANIELA: Ti ringraziamo infinitamente per la tua disponibilità e infine ti chiediamo di lasciare un simpatico messaggio per i tuoi numerosi ammiratori sparsi per la rete.
MICHELE: Per chiudere il cerchio, e l’intervista, torniamo alla danza da cui eravamo partiti. Si legge in un antico trattato indiano sulla danza: “Dove vanno le mani l’occhio le segue; là dove va l’occhio va la mente; là dove va la mente si trova il cuore; là dove si trova il cuore è la realtà dell’essere”. Questa realtà interiore è risvegliata non soltanto nell’artista, ma attraverso la sua performance, anche nello spettatore. Vi auguro mille risvegli! A presto.

Daniela Sgambelluri









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