
PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA A CURA DI MARCO BONARDELLI
MARCO: Come forse molti sanno, la distribuzione italiana degli ultimi due lavori di Tom Cruise ha deciso di mettere sull’attore statunitense la
voce del pur bravissimo Riccardo Rossi al posto della tua. Questo fatto
ha suscitato polemiche tra gli appassionati, i quali hanno protestato e
firmato una petizione (sostenuta anche da noi di SuperEva) resa possibile
dall’opera di sensibilizzazione di Claudio. In occasione della
presentazione di “Mission Impossible III” Sky Cine News ha informato
Cruise dell’accaduto e un portavoce di Claudio gli ha consegnato due
lettere in cui vengono spiegati i fatti. Tom ha detto che avrebbe chiesto
notizie. Ti è arrivata qualche novità in merito ?
ROBERTO : Non ho avuto notizie in merito a quanto detto da Cruise a Sky Cine News , ma non credo che possa accadere il miracolo. E’ più facile che , se Cruise cambierà distribuzione , torni a doppiarlo io per maggiore sensibilità e accortezza , nonchè rispetto del pubblico , delle altre Majors. Almeno così credo , posso anche sbagliarmi.
MARCO: Nel tuo recente intervento a Sky Cine News hai affermato che
quando la voce del doppiatore viene cambiata il primo ad essere
danneggiato è l’attore, il quale si vede “tolta” la sua personalità. Oggi
non mantenere la stessa voce su un attore, come dimostra anche quanto ti
è accaduto, sta diventando un’usanza sempre più consolidata. Secondo la
tua esperienza quali motivi sono alla base di questi cambiamenti ?
ROBERTO: Tom Cruise e Tom Hanks sono gli attori che ho doppiato più a lungo e che mi hanno dato le maggiori soddisfazioni: 20 anni il primo e 15 il secondo , prima che pretestuosamente me li togliessero. Ora ho ridoppiato Hanks ne “Il codice Da Vinci”, bella soddisfazione dopo che la UIP me lo aveva tolto anni fa , dicendo che non avevo la voce uguale. Verissimo, ma se ne sono accorti dopo 15 anni? E perchè , dopo, Hanks ha cambiato 5 volte voce? Se non ne esiste una uguale, tanto valeva che restasse a me, no? La realtà è che alcune distribuzioni , UIP in testa , non vogliono avere voci fisse e scegliere di volta in volta la voce che ritengono più opportuna , per una serie di motivi la maggior parte dei quali incomprensibili. Troppi soldi richiesti dai doppiatori? No, ad esempio R. Rossi ha preso più di me che doppiavo Cruise da 20 anni. Un motivo potrebbe essere non dare troppa forza alla classe dei doppiatori, se uno vale l’ altro. Cambio della società di doppiaggio per preventivo troppo alto ? No, perchè oggi è possibile prestarsi i doppiatori da una società ad un’altra. Quindi? MAH!!! Per fortuna del pubblico la maggior parte dei distributori non la pensa così. E’ importantissimo che un attore abbia una sola voce che lo qualifichi e identifichi. Se un doppiatore riesce a rendere al meglio l’interpretazione originale e a trasferire le sonorità e le emozioni alla platea, allora è interesse primario della distribuzione fidelizzare il pubblico alla voce di quel doppiatore , che fungerà così da richiamo. Cambiare e spersonalizzare una star è solo autolesionismo e disprezzo di chi, pagando il biglietto, è sicuro di ritrovare quella voce e quell’interpretazione. Sono molto grato a tutti coloro che hanno sottoscritto la petizione a mio favore e soprattutto a chi l’ ha ideata , questo sta a dimostrare che non tutti sono disposti a subire in silenzio. Certo il fatto che la petizione non sia più sulla homepage del sito ha notevolmente rallentato la sua crescita, ma non è il numero che conta, è l’idea. Anche la stampa , comunque , e le radio private e la tv si sono dimostrate interessate al cambio di voce criticandolo , quindi il fenomeno è molto ampio. Non ci crede nessuno che sono troppo vecchio dopo un anno da “Collateral” , soprattutto continuando a sentire la mia voce sia su “Truman Capote” (Philip Seymour Hoffman ha soli 38 anni!), sia in altri film, telefilm o pubblicità (vedi OPEL). “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi” !!!!
MARCO: Doppiatori affermati e nuove leve hanno espresso, in determinate occasioni, riconoscenza nei confronti dei loro maestri, dei
professionisti cioè che hanno insegnato loro i crismi del doppiaggio. C’è
qualche doppiatore al quale sei particolarmente riconoscente?
ROBERTO Personalmente sono molto grato a tutti coloro che fin da bambino mi hanno insegnato a fare sia l’attore che il doppiatore. Parlo di attori e registi che con pazienza o con le maniere forti, hanno saputo tirare fuori le mie qualità: in teatro il grande Strehler, in tv Anton Giulio Majano , in doppiaggio Pino Locchi , Manlio De Angelis etc.
Ma ancora oggi cerco , se posso di imparare. Nel doppiaggio soprattutto dall’attore in originale, che mi dà sempre nuove emozioni e mi pone di fronte a nuove prove (come nel caso di Truman Capote). Si può e si deve sempre migliorare, chi si crede arrivato, secondo me , è perduto. Vivrà solo ascoltando se’ stesso e autocompiacendosi della propria bravura. “Per aspera ad astra” , attraverso le difficoltà fino alle stelle. Avevano ragione i latini, e poi nel nostro ambiente arrivare al top non si dice “essere diventato una stella?”
MARCO: Non nascondendo la mia emozione, ringrazio Roberto per la gentilezza, la disponibilità e la sincerità che ha messo al servizio dell’intervista.
SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA A CURA DI D.SGAMBELLURI
DANIELA : Roberto, come tutti ricordiamo , sin dalla fanciullezza già
faceva l’attore. Il suo esordio fu nel film di Bolognini “Giovani Mariti”
e poi il grande successo a soli 13 anni con David Copperfield. Citando
una sua frase presente sul sito “alerossi.com” : “Ero diventato proprio
una star, il bambino più conosciuto da tutt’Italia, centinaia e centinaia
di lettere, addirittura leggevo la mia posta sui giornali.” Che altri
ricordi ci può raccontare legati a quel periodo della sua vita ? Ha mai
avuto il rimpianto di una infanzia “tradizionale” ? Cosa vuol dire essere
attori in tenera età ?
ROBERTO: Ricordi bellissimi dell’infanzia lavorativa , legati soprattutto ai
grandi registi ed attori che ho conosciuto e che mi hanno insegnato il
mestiere. Avventure meravigliose di personaggi cui dare vita , ma anche
grande fatica nel farlo , gioco negato , rapporti difficili con coetanei
invidiosi e insegnanti punitivi e anch’essi invidiosi. Un prezzo altissimo
da pagare in termini di crescita “normale” individuale e di infanzia
spensierata e giocosa. Avevo una situazione familiare particolare e
disagiata e il mio lavoro serviva come sussistenza. Perciò troppe
responsabilità sulle spalle di un bambino. Danni psicologici e di
formazione individuale di faticosa riparazione in età adulta. Tanti
genitori danno vita all’industria dello sfruttamento del bambino per mera
vanità personale(frustrazioni etc) e per voglia di arricchirsi, spesso la
“necessità” non c’entra nulla e anche se c’entrasse MAI servirsi di un
minore! Essere attori in tenera età può dare più possibilità di
apprendimento , ma è castrante in termini di gioco e libera crescita scevra
di fatiche e responsabilità.
DANIELA : Citandola : “Continuai a fare tutto, sempre alternando più
televisione , o più doppiaggio o più cinema (dove non sono mai stato
eccessivamente fortunato) ad eccezione del Cabaret.” Per quale motivo si è
sentito poco fortunato riguardo al cinema ? Secondo lei come mai è
ricorrente trovare attori doppiatori in fiction tv e molto meno in film
studiati per il grande schermo ?
ROBERTO : Nel cinema non sono stato fortunato per vari motivi: storie inadatte,
momenti storici sbagliati (ero impegnato , rifiutavo film spinti alla
Alessandro Momo , andavano di moda attori giovani di tipo fisico diverso
dal mio , agente sbagliato) e soprattutto quell’ aria da bravo ragazzo così
poco intrigante nel cinema. Pazienza, ho avuto successo in tanti altri
settori dello spettacolo!
I doppiatori, non tutti perchè alcuni non hanno la faccia giusta e a forza
di doppiare non sono più padroni dei propri mezzi espressivi , sono molto
più rapidi nel capire la situazione e si calano subito nel personaggio , per
cui nelle fiction c’è molto uso di colleghi che peraltro hanno in larga
misura un passato di attori , requisito essenziale. Io stesso ogni tanto mi
diverto a prestarmi alle fiction.
DANIELA : In una intervista , alla domanda “Cosa consigli a chi vuole
diventare doppiatore?” lei risponde “Di fare qualche altra cosa”. Può
approfondire questo suo pensiero ? Quale forma d’arte la rende realmente felice e libero di esprimere se stesso ?
ROBERTO : Oggi il doppiaggio è un settore inflazionato, in contrazione che non offre grandi sbocchi a chi inizia.
Si lavora con tempi troppo stretti e stressanti, per cui non c’è tempo di insegnare ai nuovi che o sono già dotati ed esperti oppure avranno poche occasioni di imparare e affermarsi , andando così a sotto occuparsi o peggio a svendersi per poter fare qualche turno, creando ulteriore crisi per abbassamento prezzi e qualità. Ci sono altri settori dove un giovane può avere più speranze che non il doppiaggio. Anche tutte queste pseudo scuole sfornano illusi , neodisoccupati e in sostanza sottraggono loro tempo prezioso e denaro. Per finire la risposta alla precedente domanda , la forma di arte che mi rende felice di esprimere me stesso è il teatro , alla quale mi sono dedicato per tanto tempo con ottimi risultati.
DANIELA : Stimatissimo doppiatore (voce in alcuni film con Tom Cruise ,
Tom Hanks, John Travolta, Andy Garcia, Dennis Quaid, Jeff Goldblum, Tom
Berenger..) ma svolge anche la professione di Direttore di Doppiaggio .
Ricordiamo le sue direzioni in “Moulin Rouge” , “CSI”, “Deep Rising”…
Ci può raccontare quali caratteristiche deve necessariamente avere un
buon Direttore?
ROBERTO: Oltre a quelli da voi citati ho diretto circa 85 film , tra cui : Transamerica, Crimen Perfecto, La cena dei cretini , L’apparenza inganna etc. Innumerevoli serie e film tv e cartoni animati. Secondo me un buon direttore deve innanzi tutto essere molto sensibile , conoscere un pò le lingue e soprattutto capire il film che gli viene affidato: quindi riprodurre fedelmente l’originale, sia nell’interpretazione dei doppiatori che nel testo, se è adattatore lui stesso, altrimenti deve essere in grado di correggere l’adattamento. La fedeltà nel proporre voci simili all’originale talvolta è controindicata, come ad esempio per Marlon Brando, Kevin Costner, Richard Gere etc. che hanno voci stridule lontane dal macho che spesso impersonano. Nell’immaginario collettivo i neri hanno sempre il vocione, ma spesso nella realtà non è così. Il cliente però ti chiede una voce scura. Il direttore deve quindi scegliere e guidare i doppiatori che ritiene, spesso in accordo col cliente , artisticamente e tecnicamente adatti a svolgere al meglio il ruolo loro affidato. Deve altresì in fase di mixage , riprodurre le sonorità e gli effetti dell’originale , controllando e coadiuvando il fonico di mixage , e supervisionare la sincronizzazione effettuata apportando le modifiche che ritiene opportuno. Comunque una buona distribuzione resta la chiave del successo di un film.
DANIELA : A nome di superEva ringrazio infinitamente Roberto Chevalier per la grande disponibilità , per la sua gentilezza e la simpatia che ci ha concesso per poter realizzare questa intervista. Tra i correlati , qui sotto , il link per poter partecipare attivamente alla petizione per Roberto … al momento siamo oltre 2500 aderenti.

Daniela Sgambelluri








