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Intervista a Gianluca Pelleschi

" ... Il doppiaggio italiano, si dice da sempre, è il migliore del mondo. Ora , io non ho mai avuto la perversione di vedermi un film coreano doppiato in francese o un film spagnolo doppiato in polacco ... questo per dire che non ho termini di paragone. Diciamo che mi fido. Appurato che siamo i migliori del mondo , il punto rimane un altro e riguarda ovviamente la pratica del doppiaggio "in sé" , barbara per sua stessa natura. Gli argomenti contro il doppiaggio sono autoevidenti: un attore privato della sua voce non è più "lui". Allo stesso modo, la necessità di sincronia labiale spinge spesso a traduzioni libere che intaccano irrimediabilmente l'integrità dell'opera ... il DVD e i canali satellitari hanno reso da anni possibile la visione dei film in lingua originale ... per i cinema si richiede solo un minimo di "coraggio" in più da parte dei gestori. I multisala, ad esempio, potrebbero dedicare più spazi alle proiezioni in lingua. Piccoli passi di un lungo cammino verso un futuro migliore ... "

DANIELA: Citando la sua
scheda sul sito “spietati.it” lei afferma: ” Bah, il cinema. Mi dicevo cinefilo, mi sbagliavo. Emanciparsi da Kubrick, capire GODard, ripensare Ferrara. E Murnau, Ejzenštejn, Pudovkin, Griffith, chi li ha (ri)visti più? Chi se ne frega. Certezze poche (De Palma: un grande). Nel dubbio, ci scrivo su “. Cosa vorrebbe aggiungere a questo pensiero ?

GIANLUCA : Più che un pensiero, un’abiura. Quella scheda ne rettifica una precedente nella quale mi definivo “incurabile cinefilo”. Non è vero. O perlomeno, non mi riconosco più nella vulgata che vuole il cinefilo onnivoro e affamato di cinema. Non aggiungerei niente, comunque , a rileggerla mi pare davvero bruttarella ma c’è un’ambiguità di fondo che forse la salva in corner. Forse.

DANIELA: Ci può
raccontare qualcosa di lei? Come è nata la collaborazione al sito
spietati.it”
?

GIANLUCA : Posso vantare lo status di veterano spietato. Il secolo breve volgeva al termine e io zompettavo da un forum all’altro, sparando sentenze su cinema, cultura e società. Fu allora che Daniele (Bellucci) mi contattò per propormi la collaborazione a questo suo (ancora embrionale) progetto. Il resto è Storia.

DANIELA: Quali sue recensioni di film ama ricordare
particolarmente e perchè ?

GIANLUCA : Rileggersi è , spesso , un crudele esercizio masochistico: emergono un sacco di ingenuità e di cadute che lì per lì l’avevano fatta franca. Se proprio devo scegliere una mia recensione , comunque , scelgo quella di Starship Troopers, il mio “film del cuore”.

DANIELA: Ci può raccontare quali emozioni le trasmette questo
movie? La versione doppiata in italiano l’ha soddisfatta oppure vorrebbe fare alcune osservazioni o confronti con la versione originale ?

GIANLUCA : Non è tanto una questione di “emozioni” epidermiche … da quel punto di vista Starship Troopers emoziona come un normale fanta-action girato da dio. Una cosa giusta, insomma. Il punto è che a una (re)visione attenta, mi sono accorto negli anni che in questo film c’è tutto quello che chiedo al cinema. Su questo “tutto” farò un po’ il misterioso tranne che per un aspetto: la stratificazione (nella fattispecie schizofrenica) dei livelli di lettura. Questo di Verhoeven è un film che puoi leggere in tanti modi, a diverse profondità, con esiti spesso sorprendenti e genuinamente destabilizzanti: dalle soluzioni registiche, al décor, alla scelta degli attori, all’architettura “ideologica” che sorregge il film stesso, tutto non è (o alla fine del percorso “è”!) quello che sembra inizialmente.
Riguardo al doppiaggio , invece , in questo caso non ha fatto danni specifici oltre a quelli fisiologici: non c’è un particolare lavoro attoriale da salvaguardare e anche la traduzione dall’inglese non è di quelle che gridano vendetta. Certo si perdono alcuni riferimenti “letterali” al romanzo di Heinlein (uno di questi dà il La alla mia recensione, tra l’altro) ma insomma si è visto di peggio.

DANIELA: Ci può
dare una sua personale opinione sul doppiaggio italiano ?

GIANLUCA : Il doppiaggio italiano, si dice da sempre, è il migliore del mondo. Ora, io non ho mai avuto la perversione di vedermi un film coreano doppiato in francese o un film spagnolo doppiato in polacco … questo per dire che non ho termini di paragone. Diciamo che mi fido. Appurato che siamo i migliori del mondo, il punto rimane un altro e riguarda ovviamente la pratica del doppiaggio “in sé” , barbara per sua stessa natura. Gli argomenti contro il doppiaggio sono autoevidenti: un attore privato della sua voce non è più “lui”. Allo stesso modo, la necessità di sincronia labiale spinge spesso a traduzioni libere che intaccano irrimediabilmente l’integrità dell’opera. Non solo, spesso i motivi e gli esiti di tali libertà di traduzione sono in odor di odiosità; ad esempio, ho recentemente rivisto Manhattan in lingua originale: a un certo punto la Keaton chiede a Mariel Hemingway, nel film la giovanissima compagna di Allen, di cosa si occupi e questa risponde che frequenta ancora una High School. Nella versione italiana la Keaton risponde più o meno - “il liceo, sembrano così lontani i tempi del liceo” ma in originale diceva “somewhere Nabokov is smiling, if you know what I mean”. Evidentemente “i doppiatori” hanno ritenuto che il pubblico italiano fosse troppo ignorante per capire “cosa intendeva” la Keaton. Per non parlare dei film che, una volta passati sotto lo schiacciasassi del doppiaggio, non hanno più alcun senso (si pensi al caso limite ma emblematico de Le Mépris di GODard). Resta solo da stabilire se, e in che misura, il doppiaggio sia da ritenersi un “male necessario”. A questa domanda, sinceramente, non sono sicuro di saper rispondere con convinzione e completa chiarezza di idee … forse è “necessario” per gli esercenti e per l’industria in genere, giacché in Italia siamo così abituati a questo “male” da renderne, realisticamente, impossibile l’estirpazione. Si potrebbe/dovrebbe però fare qualche passo nella direzione giusta, che secondo me è in sostanza quella di lasciare almeno la libertà di scelta. Per quanto riguarda la fruizione casalinga siamo già a buon punto: il DVD e i canali satellitari hanno reso da anni possibile la visione dei film in lingua originale. E’ cosa buona e giusta. Per i cinema si richiede solo un minimo di “coraggio” in più da parte dei gestori. I multisala, ad esempio, potrebbero cominciare a mettere a frutto la loro “ipertrofia salesca” per dedicare più spazi alle proiezioni in lingua. Piccoli passi di un lungo cammino verso un futuro migliore … o per dirla con gli AC/DC: “it’s a long way to the top if you wanna rock’n'roll”!

DANIELA: La ringraziamo per la sua disponibilità e
infine le chiediamo di anticiparci qualche suo progetto e di lasciare
un simpatico messaggio per tutti gli appassionati di cinema e utenti
che quotidianamente visitano il vostro sito “spietati.it”

GIANLUCA : Di progetti ho i cassetti pieni, sono gli impegni di lavoro, i casi della vita e la mia atavica accidia a tenerli chiusi. Ma non si sa mai. Qualcosa di “musicale”, ad esempio, prima o poi potrebbe saltar fuori. Riguardo al messaggio per i lettori , che dire , lei con quell’aggettivo davanti a “messaggio” mi ha messo in seria difficoltà. Mi si chiede, dunque, di fare un appello e di farlo pure “simpatico”. Mica facile. Poi così , a comando. Questa è crudeltà bella e buona. Ebbene lo ammetto, non mi viene in mente nulla. E così l’intervista è rovinata, compromessa proprio nel finale. Mestamente, mi congedo. Dissolvenza.

( Nella foto in alto Gianluca motociclista )