
DANIELA: Mario , ci racconta come è nato artisticamente e come si è avvicinato alla cinematografia e all’affascinante mondo delle colonne sonore?
MARIO: La mia attività da musicista inizia con la nascita del gruppo Agricantus che avviene in Sicilia alla fine degli anni settanta. Le vicissitudini del gruppo mi hanno portato poi ad attraversare i vari stili musicali che sono sempre stati affrontati all’interno prima dei nostri arrangiamenti del repertorio di altri e poi, appena preso dimestichezza, nelle nostre composizioni che si andavano sedimentando e creavano sempre più le basi di ciò che saremmo divenuti col tempo. L’avvicinamento al mondo del cinema avviene invece nella storia recente di Agricantus, sebbene avessi già svolto vari lavori multimediali di accoppiamento di immagini, suoni e parole per finalità didattiche e di comunicazione.
DANIELA: Citando il suo sito “mariocrispi.it” di lei si dice ” … Sin dal principio il suo interesse agli strumenti etnici a fiato provenienti da tutto il mondo …” Come nasce l’amore per questi affascinanti strumenti ?
MARIO: Già dai miei primi passi nel mondo musicale mi sono ritrovato attratto da tutto ciò che suonava con il fiato, con il vento ed era fatto di canna, legno o terracotta. Ben presto infatti l’influenza della musica andina e della Neuva Cancion Chilena che avevano portato gli Inti Illimani in Italia mi interessò soprattutto per le sonorità e mi avvicinai così alla musica etnica del Sud America. L’impostazione avuta conoscendo questo movimento musicale cileno mi portò ben presto a conoscere, studiare e ricercare gli strumenti e le tradizioni musicali prima italiane e poi, lavorando con il Folk Studio di Palermo e con l’Archivio Etnofonico Siciliano, ho iniziato a conoscere anche le musiche dei popoli di altri stati e di altri continenti, ascoltando e ricercando attentamente tutte le informazioni che riguardavano il parco sonoro degli strumenti a fiato. Una vera e propria passione.
DANIELA: Quanto è importante la musica in un film? Può esiste un film totalmente senza musica , in termini di emozioni? Cos’è per lei il suono ?
MARIO: Credo che la scelta di accoppiare la musica in un film sia una scelta stilistica ben precisa, perché diventa, se pienamente consapevole, una collaborazione interdisciplinare finalizzata alle emozioni da suscitare. All’epoca dei film muti, prima dell’invenzione della banda magnetica, la musica veniva eseguita dal vivo ed il musicista spesso e volentieri improvvisava la partitura per seguirne ed enfatizzarne le emozioni. Esiste attualmente una corrente di pensiero che vuole il “suono ” di un film fatto di ciò che l’ambiente ripreso ha prodotto: il suono della strada, la musica che esce dalla radio etc. e l’intervento musicale del compositore non è richiesto perchè fa parte del linguaggio usato dal regista. Quando vedo questi film, se sono ben fatti, la musica non è necessaria perché comunque a fare la colonna sonora è la tavolozza sonora degli ambienti e della fotografia che sarà silenziosa solo se raffigura un deserto, ma in tutti gli altri casi avrà un contenuto timbrico la cui qualità e pregnanza è affidata interamente al gusto del regista. Il suono è quindi uno strumento per comunicare un’idea, un’ emozione, una sensazione.
DANIELA: Ad un aspirante compositore con la voglia di scrivere musica per il cinema o per il teatro quale strada consiglia di intraprendere?
MARIO: Esistono varie scuole di pensiero. C’è il Centro Sperimentale di Cinematografia, ci sono alcuni corsi di conservatorio, ci sono scuole musicali di specializzazione. Tutto però é sempre lasciato al gusto, all’esperienza e alla conoscenza della tecnica musicale finalizzata all’emozione. E credo che quest’ultima cosa sia quello che si debba praticare con l’autodidattica, nel senso che ciascuno deve trovare il metodo e la strada secondo le risorse che ha a disposizione. Detto ciò é fondamentale l’analisi dei film da tutti i punti di vista perchè é attraverso la consapevolezza del linguaggio audiovisivo che si raggiungono i migliori risultati.
DANIELA: Sul suo sito notiamo una sezione molto interessante denominata “Installazioni” … cosa ci può raccontare?
MARIO: Le installazioni a cui mi riferisco sono esperienze che faccio periodicamente nel campo del multimediale e che trattano il mondo sonoro e visivo come strumenti per descrivere concetti e contenuti di vario tipo come nel caso dei “Paesaggi etnomusicali tra la Sicilia ed il Magherb” dove l’accostamento simultaneo di documenti sonori simili provenienti dalle due aree geografiche ne fanno percepire la similitudine a tal punto da non capire cosa è siciliano e cosa è maghrebino. oppure nel caso della mostra “Forma: la Città Moderna ed il suo Passato” di Massimiliano Fuksas, dove il mio intervento ha mirato a fornire una ulteriore sospensione del tempo che l’installazione voleva infondere. Tutte queste esperienze hanno sempre da parte mia lo stesso approccio: stimolare il fruitore a seguirmi in un viaggio, in un percorso, in un sogno, in una storia.
DANIELA: Tra i tanti lavori ( cinema , teatro , danza … ) quali ama ricordare e per quale motivo ? Per la Filmografia citiamo : “Hamam - Il bagno turco”, “Hoter Rwanda” , ” I Giardini dell’Eden ” …
MARIO: Ogni film ovviamente ha una storia a parte, anche perché in gran parte sono stato coinvolto come interprete (Hotel Rwanda, Il Consiglio d’Egitto) e in qualche caso, come i lavori fatti con Trancendental (Aldo De Scalzi e Pivio) anche come coautore. I Films che mi hanno coinvolto in prima persona sono stati “Placido Rizzotto” che mi ha visto impegnato come Agricantus insieme agli altri del gruppo e la storia, essendo della mia terra, mi ha coinvolto particolarmente anche per un mio retaggio culturale e sociale. Nel caso invece di “Jung: nella terra dei Mujaeddin” ho curato personalmente la colonna sonora. Devo dire che in quest’occasione, trattando il tema della costruzione dell’ospedale di Emergency in Afghanistan, prima che avvenisse l’11 settembre è stata un’esperienza dura e molto intensa: mi ricordo che la mia prima sessione di lavoro sulla colonna sonora si è conclusa con un pianto a dirotto per le immagini che stavo vedendo e che purtroppo non erano fiction in nessun momento del film.
DANIELA: A suo giudizio che fase sta attraversando il cinema italiano e il doppiaggio? Che emozioni le trasmettono le voci italiane del cinema , qualcuna la emoziona più di altre ?
MARIO: Credo che in un mondo che diventa sempre più globalizzato, dover essere costretti a vedere in giro prevalentemente i film che vengono doppiati, pena il transito sul territorio italiano solo per qualche giorno se non addirittura la gogna, non aiuta il pubblico a maturare con la conoscenza di produzioni che avvengono in paesi che non usano il doppiaggio e che invece meriterebbero essere viste anche in lingua originale e questo avviene anche per la cattiva abitudine degli italiani a non studiare le lingue. Detto ciò ritengo che sia innegabile che il nostro cinema sia quello che possiede i migliori doppiatori del mondo e tuttora la scuola di doppiaggio italiana sforna voci estremamente interessanti ed emozionali. Alcuni film sono retti per una buon parte dalle voci e penso ad esempio che Bobby De Niro deve parte del suo successo in Italia a Ferruccio Amendola. Sono molto colpito dalla voce di Roberto Pedicini o di Giancarlo Giannini così come ho stima di Carlo Valli come direttore del doppiaggio.
DANIELA: La ringraziamo per la sua grande disponibilità e infine chiediamo , se vorrà , di svelarci qualche nuovo imminente progetto.
MARIO: Proprio in questo periodo stiamo preparando come Agricantus una colonna sonora per RaiFiction di un film di Gianfranco Albano “Il figlio della luna” che si vedrà in Tv alla fine di quest’anno. Nel frattempo curo l’attività artistica sia con i concerti con il gruppo sia con performance da solista sia come direttore artistico del Festival Paesaggi di Suoni di Tuscania. Invito pertanto a visitare questi siti internet per avere informazioni in tempo reale sulla mia attività in corso:
www.mariocrispi.it
www.mariocrispi.splinder.com
www.agricantus.net
www.paesaggidisuoni.it
( Link attivi qui sotto tra i correlati all’intervista )

Daniela Sgambelluri








