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Intervista esclusiva a Fabrizio Mazzotta

" ... Scrivere e disegnare fumetti è sempre stata la mia passione. Fin da piccolo ... A metà degli anni '80 Francesco Coniglio ha creduto in me e mi ha permesso di pubblicare diverse cose, spaziando in vari generi ... Ho anche scritto e disegnato sul mensile “Lupo Alberto” e su “Topolino”. Nel caso di Eros (C'era una volta Pollon) la voce originale non era poi molto caratterizzata ... All’inizio ripetevo le intonazioni originali ma poi mi sono sentito sempre più in sintonia con il personaggio e con il suo umorismo che decisi di abbandonare l’aderenza al giapponese e renderlo più personale con picchi di voce e caratterizzazioni tutte mie! Io amo sempre ricordare un doppiatore col quale ho lavorato spesso e al quale devo molto: Willy Moser. Fu il direttore di doppiaggio di “Goldrake” “Peline” Mila e Shiro” ... era l’indimenticabile voce di Kermit la rana del “Muppets Show” ... Da lui ho appreso molto, ma anche dai colleghi come Franco Latini, Gastone Pescucci, Leonardo Severini, Gino Pagnani, bravissimi nel caratterizzare i cartoni animati della mia infanzia fatta di “Braccobaldo” e “ Gli Antenati” ... Se ci fosse un’ipotetica puntata dedicata a me vorrei che emergesse, appunto, la passione e l’impegno che ci metto. Sono uno dei pochi doppiatori che legge libri sull’argomento, fa ricerche storiche, e che a casa ha una vasta collezione di fumetti , libri e dvd ... Mi piace “raccontare” e riesco a farlo tramite la scrittura, il disegno e …la voce ... Attualmente, come doppiatore, continuo a interpretare Krusty il clown de “ I Simpson” e come direttore di doppiaggio ho appena terminato un film con Kenneth Branagh e Kathy Bates come protagonisti ... Da anni navigo in rete, da un sito all’altro, tra i più disparati e mi piace avere il contatto con il pubblico di appassionati! Accetto consigli e critiche purché il tutto avvenga in modo civile e ragionato ... "

DANIELA: Fabrizio, come spesso accade intervistando altri tuoi colleghi, dietro ad un attore si nasconde un poliedrico artista. Nell’intervista pubblicata sul sito di Antonio Genna dedicato al “Mondo dei doppiatori” si parla della tua grande passione per i fumetti e dei tuoi esordi come disegnatore. Ricordiamo la serie “Horror Fix” del fumetto “Cattivik”. Attualmente, hai ripreso a dedicarti al disegno? Ci puoi raccontare che emozioni provi nel disegnare? In questa forma d’arte ti senti realmente libero di esprimere te stesso? Compatibilmente con i tuoi impegni lavorativi , trovi il tempo per dedicarti ad altre passioni artistiche?

FABRIZIO: Scrivere e disegnare fumetti è sempre stata la mia passione. Fin da piccolo! Ho imparato a scrivere e a leggere a quattro anni e inoltre già scarabocchiavo su fogli di carta personaggi di mia fantasia! Nel campo dello spettacolo ci sono finito per caso, si può dire, ma era mia intenzione dedicarmi al fumetto. E siccome sono un tipo caparbio ho cercato in tutti i modi di lavorare nel campo dell’editoria per ragazzi. In Italia ( Ma anche all’estero) ci sono moltissime manifestazioni dedicate al fumetto: io, da adolescente, le visitavo tutte! Finché , a metà degli anni ‘80, un giovane editore ( Francesco Coniglio) ha creduto in me e mi ha permesso di pubblicare diverse cose, spaziando in vari generi: umoristico, porno, realistico, satirico. Ho anche scritto e disegnato sul mensile “Lupo Alberto” e su “Topolino”. Guadagnavo bene e contemporaneamente proseguivo il mio lavoro di doppiatore. Un sogno coronato! Meglio di così!!!
Non sempre è possibile esprimere se stessi in quanto bisogna tenere conto , giustamente, del pubblico al quale ci si rivolge ( Che nel mio caso spesso era quello dei ragazzini o degli adolescenti). Non si tratta di censura ma di “linee guida” alle quali è logico attenersi a seconda della pubblicazione alla quale si lavora. Ma è chiaro che in ogni lavoro che si fa la propria personalità interviene con scelte di inquadrature, con un certo tipo di umorismo o con determinati personaggi.
Da quando sono diventato anche direttore di doppiaggio il tempo si è fatto sempre più tiranno e purtroppo ho dovuto accantonare il lavoro di fumettista. Mi capita di disegnare locandine teatrali, qualche vignetta sporadica qua e là, ma non riesco a stare appresso a due lavori. Ma il primo amore non si scorda mai, perciò sono sicuro che prima o poi tornerò a mettere il pennino in mano!

DANIELA: Riguardo al doppiaggio su Eros nel cartone animato “C’era una volta Pollon”, hai affermato che l’hai doppiato non seguendo lo stile del doppiatore giapponese. Ti ricordi in cosa differivano i due stili? Ci puoi raccontare qualcosa riguardo alle differenze di doppiaggio tra le diverse culture da te analizzate? In nostre interviste a laureati con tesi sul doppiaggio emergeva ad esempio la diversità tra l’ umorismo italiano e l’umorismo di una cultura differente. Che altre differenze hai notato?

FABRIZIO: Nel caso di Eros la voce originale non era poi molto caratterizzata. Era un po’ vivace ma niente di più. All’inizio ripetevo le intonazioni originali ma poi mi sono sentito sempre più in sintonia con il personaggio e con il suo umorismo che decisi di abbandonare l’aderenza al Giapponese e renderlo più personale con picchi di voce e caratterizzazioni tutte mie! Mi divertivo da matti! Renzo Stacchi il direttore di doppiaggio della serie, ebbe un buon fiuto a scegliere me per quel ruolo, nonostante _ mi racconta _ qualcuno nicchiava pensando a un Dio dell’Amore con la erre marcata. Che ormai è un mio segno di distinzione.
Anni dopo, adattando e dirigendo vari disegni animati Giapponesi ho potuto notare con più cognizione i differenti stili di doppiaggio. In genere i doppiatori Giapponesi interpretano anche più di un personaggio: da noi, in Italia, questo avveniva ( a volte) negli anni ‘80 in un periodo dove c’erano tante serie Giapponesi da doppiare e dove non si faceva caso alla qualità e si pensava che siccome era un prodotto destinato ai bambini si poteva propinare qualsiasi raffazzonatura! Ora sarebbe impensabile una cosa del genere. Al giorno d’oggi, in un doppiaggio di buona qualità, si tende a far doppiare un bambino da un doppiatore in età scolare: in Giappone molto spesso sono delle donne a farlo.
Le caratterizzazioni,poi, variano. Se a un enorme camionista verrà data una voce truce e profonda può capitare, invece, che in Giappone abbia una voce “normale” o squillante. Non sono regole rigide ma può capitare.
Tomino, il regista della serie robotica “Gundam” mi ha raccontato che nello scegliere i doppiatori ha anche utilizzato persone prese dalla strada che facevano un lavoro completamente diverso da quello dell’attore. Una cosa improponibile e poco pratica ,da noi in Italia! La recitazione non sarebbe efficace e i tempi di lavorazione sarebbero lunghissimi.

DANIELA: Ti ricordiamo come voce di tanti personaggi di cartoni animati come “Mignolo” in “Animaniacs”, “Pinky and the Brain” e “Pinky, Elmyra and the Brain” , Krusty il Clown in “I Simpson” , Mizar in “Goldrake” e tanti altri. C’è un collega o una collega che ami ricordare in quanto ti sei sentito completamente in sintonia al doppiaggio? A cosa stai lavorando attualmente? Tra i film doppiati per il cinema e i telefilm ne ami ricordare qualcuno in particolare o preferisci il doppiaggio dei cartoni animati?

FABRIZIO: Io amo sempre ricordare un doppiatore col quale ho lavorato spesso e al quale devo molto: Willy Moser. Fu il direttore di doppiaggio di “Goldrake” “Peline” Mila e Shiro” e tantissimi altri disegni animati, in più era l’indimenticabile voce di Kermit la rana del “Muppets Show”! Purtroppo è scomparso prematuramente ma io lo ricordo con stima e affetto. E’ stato una sorta di “imprinting” ( come gli anatroccoli!) per la mia carriera di doppiatore. Da lui ho appreso molto, ma anche dai colleghi come Franco Latini, Gastone Pescucci, Leonardo Severini, Gino Pagnani, bravissimi nel caratterizzare i cartoni animati della mia infanzia fatta di “Braccobaldo” e “ Gli Antenati”.
Nel caso degli “Animaniacs” io mi assoggetto completamente al bravissimo doppiatore originale , ovvero Rob Paulsen. Cerco di imitarlo ma lo trovo inarrivabile!
Doppiare cartoni animati mi piace tantissimo. Lo trovo liberatorio e mi permette di esprimermi al meglio della recitazione ( Si fa quel che si può, beninteso!) grazie a tante caratterizzazioni, cambi di tono , urla e simili. Tra i personaggi di carta ricordo con piacere Eros in “Pollon” ma anche i Puffi ( Li leggevo da piccolo!) e Krusty il clown.
Tra i telefilm ricordo “ La famiglia Bradford/ Otto bastano” dove doppiavo il piccolo Nicholas quando,nella prima serie del telefilm, la mamma dei Bradford era ancora viva.
Ma anche Danny Partridge ne “La famiglia Partridge” dove doppiavo il mio primo protagonista.
Mi piace doppiare sia personaggi in carne ossa sia disegni animati: l’importante è che sia un ruolo divertente o interessante.
Attualmente, come doppiatore, continuo a interpretare Krusty il clown de “ I Simpson” e come direttore di doppiaggio ho appena terminato un film con Kenneth Branagh e Kathy Bates come protagonisti.

DANIELA: Spesso emerge il fatto che doppiare cartoni animati sia per certi versi anche più difficile che doppiare l’attore “in carne e ossa”. Ti trovi d’accordo con questa affermazione?

FABRIZIO: Si e no. In linea di massima doppiare cartoni animati è più difficile e serve una certa “sensibilità” perché serve utilizzare determinate intonazioni e la recitazione è molto sopra le righe, bisogna calibrare i toni umoristici senza renderli troppo esagerati. Inoltre bisogna distinguere tra cartone e cartone. Nel doppiare una serie per bambini bisogna usare certi toni, in una serie Giapponese bisogna usarne altri, in un film Disney altri ancora, e così via… Non tutti sono capaci.
E’ certamente faticoso, anche a livello fisico.
Con ciò non voglio dire che, invece doppiare un attore in un film per il cinema sia come bere un bicchiere d’acqua. Serve concentrazione e talento. E anche qui non è da tutti.
E poi dipende anche dal personaggio che si sta doppiando!

DANIELA: Ipotizzando un progetto tv dedicato ai doppiatori: 20 minuti di piccole trasmissioni o cortometraggi quotidiani dedicati a ciascuno di voi, parteciperesti ? Nella puntata dedicata a Fabrizio Mazzotta cosa vorresti che emergesse di te come artista?

FABRIZIO: Il lavoro di doppiatore mi piace. Spesso ragazzi mi contattano per scrivere tesi, saggi o avere consigli e questo è già gratificante di per sé.
Ovviamente , come ogni altro ambiente di lavoro , ci sono anche dei lati negativi ma fare doppiaggio e parlare di doppiaggio è sempre interessante. Non mi rifiuto mai quando mi invitano a trasmissioni tv o radiofoniche!
Se ci fosse un’ipotetica puntata dedicata a me vorrei che emergesse, appunto, la passione e l’impegno che ci metto. Sono uno dei pochi doppiatori che legge libri sull’argomento, fa ricerche storiche, e che a casa ha una vasta collezione di fumetti , libri e dvd. E’ come se mi portassi il lavoro a casa, insomma! Mi piace “raccontare” e riesco a farlo tramite la scrittura, il disegno e …la voce.
Quello che però manca sempre nelle interviste ai doppiatori è il lato “umano”: quello che uno pensa, i suoi gusti culinari, la sua visione della vita. Cose così! E non solo il lato artistico che molti già conoscono.

DANIELA: Lavori molto anche come dialoghista e come direttore di doppiaggio. Ti occupi anche della fase iniziale di traduzione? Quali lavori ami ricordare? Secondo te quali prerogative deve necessariamente avere il buon dialoghista e il buon direttore di doppiaggio? Quale lavoro ti ha dato più “filo da torcere? A volte si dice che per un dialoghista, il fatto di essere anche attore doppiatore, faciliti il lavoro, concordi?

FABRIZIO: Mi piace scrivere, appunto. E creare. Il lavoro del dialoghista appaga entrambe le cose! Se si tratta dell’Inglese e del Giapponese _ ahimè _ non sono molto ferrato in queste due lingue ma se mi capitano copioni dal Francese riesco a tradurli senza nessun aiuto.
Credo di essere stato, all’epoca, uno dei dialoghisti più giovani del doppiaggio. Iniziai a 22 anni con “Bonanza” e poi ne seguirono tantissimi altri. Ricordo con orgoglio la serie “Bayside School” ( “Saved by the bell” in originale) dove riuscivo ad adattare un episodio al giorno, tanta era la passione e la voglia di fare! Mi mettevo davanti allo schermo la mattina presto e non mi alzavo dalla sedia fino a sera tardi. Ininterrottamente! Mangiavo velocemente e mi rimettevo all’opera. Sono entusiasmi di gioventù, perché ora la velocità è dovuta all’esperienza e di certo non riesco più ad adattare un episodio al giorno!

DANIELA: Secondo te per quale motivo, esclusa la rete, i mass media tradizionali spesso negano quel necessario risalto che meritereste invece voi doppiatori italiani? Non si capisce per quale motivo il pubblico televisivo deve “ricordarsi” i nomi di qualche abitante delle mille case dei reality , solo perché ha avuto la sfortuna di accendere il televisore in un sbagliato momento e non ricordarsi perfettamente i nomi , i volti , la carriera di straordinari attori italiani soprattutto di professionisti come gli attori doppiatori.

FABRIZIO: Questo, purtroppo, è un periodo poco felice della nostra epoca. E’ importante solo quello che appare e se appare in tv è ancora meglio! Anche se non è capace a fare nulla l’importante è che si veda in televisione! Il doppiatore lavora invece dietro le quinte , al buio perdipiù! Quando nei mass media si parla di un doppiatore lo si deve, prima di tutto, alla notorietà tramite qualche fiction e la sua carriera al leggìo viene comunque messa in secondo piano. La rete è un sistema di informazione più giovane, più sciolto e più libero ( anche se molti cercano di “imbrigliarlo” o manipolarlo!) e , evidentemente, non ha preclusioni di sorta. Fra qualche anno, forse, i mass media canonici si accorgeranno di cose già passate più volte in Internet.

DANIELA: Ti ringraziamo per la tua simpatia, gentilezza e disponibilità , sappiamo che sei molto attivo anche su internet, che messaggio vorresti lasciare ai tanti tuoi ammiratori sparsi sulla rete?

FABRIZIO: Da anni navigo in rete, da un sito all’altro, tra i più disparati. E mi piace avere il contatto con il pubblico di appassionati! Accetto consigli e critiche purché il tutto avvenga in modo civile e ragionato. A volte non sempre succede e ora non sempre rispondo a tutti: non ne ho voglia e neanche vale la pena. Ciò non toglie che il dialogo è sempre bene accetto, e anche consigli e critiche che servono per migliorare!

( Nella foto in alto il simpatico e bravissimo Fabrizio Mazzotta, l’immagine è stata tratta dal sito “Il Mondo dei doppiatori” , link attivo tra i correlati all’argomento )