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Intervista esclusiva a Roberto Pedicini

" ... Una persona per essere un buon insegnante deve essere generoso ... io mi definisco più istruttore di volo perchè per interpretare un ruolo al di fuori di se stessi bisogna imparare a volare ... L'errore tipico di chi è a digiuno di questa materia è quello di giudicarsi. Stanislavskij osservò i bambini giocare perchè in quel momento sono l'espressione massima di purezza e recitazione ... hanno tre caratteristiche fondamentali: sono rilassati, concentrati e ispirati ... In “Don Matteo” mi sono divertito molto ... Ho fatto un altro lavoro ... un film per la tv che si chiama “L'inchiesta” con Giulio Base che mi ha voluto nel ruolo di una spia ebrea ... "Stasera pago io" ... lavorare con Fiorello è entusiasmante ... Una esperienza bellissima per un uomo semplice di provincia come me. "Alcatraz" è invece una parentesi a parte, credo che nella mia carriera professionale abbia segnato il massimo di quello che io potessi fare e che abbia fatto fino ad oggi perchè è stata una fusione tra l'interpretazione di un ruolo e una sorta di psicoterapia quotidiana che vivevo con le mie emozioni, con il mio passato ... In futuro vorrei mettere in scena dei piccoli recital, piccole serate di poesia e musica che mi appassionano molto, utilizzando anche i giovani che frequentano i nostri corsi ... Per quanto riguarda gli estimatori vorrei sperare di continuare ad emozionarli in tutti quei ruoli che interpreterò in futuro, in quanto, un buon doppiatore vive nel momento in cui non vive se stesso ... "

Roberto, ci può parlare del suo ruolo di insegnante presso la scuola di doppiaggio “Accademia Flaiano” di Pescara? Quali sono i suoi metodi, che tipo di approccio ha con gli allievi, quali sono gli errori tipici che compie spesso un aspirante doppiatore e che consigli ama dare?

E’ un po’ pleonastico parlare del ruolo di insegnante nel senso che l’insegnante deve trasferire quella che è la sua esperienza, il doppiaggio è un’ arte tecnica che deve far sognare e far esprimere i desideri degli attori.
Far vivere liberamente quelle che sono le emozioni delle persone nel caso della nostra materia.
Una persona per essere un buon insegnante deve essere generoso … io mi definisco più istruttore di volo perchè per interpretare un ruolo al di fuori di se stessi bisogna imparare a volare.
La metodologia che noi utilizziamo è quella di Stanislavskij in cui c’è l’immedesimazione nel ruolo. Per fare questo ci sono degli esercizi sia tecnici che emozionali.
L’errore tipico di chi è a digiuno di questa materia è quello di giudicarsi. Stanislavskij quando creò il suo metodo osservò i bambini giocare perchè in quel momento sono l’espressione massima di purezza e recitazione. In pratica hanno tre caratteristiche fondamentali: sono rilassati, concentrati e ispirati!
Il rilassamento fisico è la cosa principale perchè se abbiamo delle tensioni corporali ed emotive esse ci condizioneranno, se il corpo è teso lo sarà anche la recitazione. La concentrazione è la cosa principale: quando i bambini giocano si immedesimano nell’essere dottore, ammalato o giocatore di calcio e quando si calano nei panni dell’altro lo fanno con convinzione. Quando vengono chiamati loro non ascoltano perchè sono concentrati, sono ispirati. La creatività è l’espressione massima di quello che andiamo a fare, ci sentiamo liberi, l’errore principale è quello di giudicarsi e non lasciarsi andare.

Lei è tra i più stimati attori doppiatori che possiamo vantare in Italia. Innumerevoli, come possiamo leggere sul sito “flaiano.it”, sono i suoi lavori al doppiaggio e in film molto celebri. Sul sito ufficiale alerossi.com, compare una sua intervista dove afferma che Kevin Spacey è l’attore doppiato a cui si sente più legato, le possiamo chiedere per quale motivo? Afferma poi che tra i suoi lavori poco riusciti c’è “A prima vista”, dove doppiava Val Kilmer. Anche qui le chiediamo per quale motivo.Cosa non ha funzionato in questo doppiaggio a suo avviso ?

Kevin Spacey è l’attore che attualmente incarna i miei pensieri rispetto alla recitazione. Ha la capacità di immedesimazione e di trasformazione dei ruoli e lavora estremamente sul sottile soprattutto sulle espressioni degli occhi e del viso.
Un altro attore simile che ho doppiato, che poi si è perso nei meandri delle droghe, è Mickey Rourke, altro attore che recitava con lo sguardo.
Per quanto riguarda “A prima vista” vorrei dire che le cose cambiano, la mia era un’affermazione vecchia, lo definirei un film orrendo con una cattiva interpretazione, si fanno spesso….è stato un esempio perchè rappresentava un ruolo che ho giudicato. Quando ho fatto quel film ho giudicato Val kilmer, mi suonava falso e retorico e quindi anche la mia interpretazione è stata una forma copiativa e non interpretativa.

Vincitore di un Nastro d’Argento (1999) per aver doppiato Jim Carrey in “The Truman Show” e Kenneth Branagh in “Celebrity”.
Vincitore della III Targa “Riccardo Cucciolla” al Festival “Voci nell’ombra” 2002 che ricordi ha di queste serate?

Serate bellissime, ricche di belle emozioni come ogni premiazione, perchè ti gratificano per quello che hai fatto fino ad oggi soprattutto per “The truman show” dove Jim Carrey meritava un oscar che lo Star system Americano non gli ha mai riconosciuto. Faccio il mio mestiere con amore e il fatto di ricevere un premio mi dà sempre grande gioia.

Ama particolarmente qualche attrice o attore doppiatore , tra passato e presente e per quale motivo?

Kate Winslet sia emotivamente sia fisicamente, ho dopppiato svariati film dove c’era anche lei. Anche Uma Thurman mi affascina molto.
Di Attori doppiatori del passato ho apprezzato molto Peppino Rinaldi il doppiatore di Jack Lemmon di Paul Newmann e di tanti altri. Mi piaceva perchè aveva un’ironia e una modernità che, all’epoca, non aveva nessuno.

“The House of Chicken” (2001), nel ruolo del capo di Alex, con lei tantissimi suoi colleghi attori doppiatori. Che esperienza è stata?

È stato un favore che ho fatto alla mia collega Ilaria Stagni, una persona molto carina a cui non ho potuto dire di no.

Di recente l’abbiamo vista anche come attore in “Don Matteo 5″ (la fiction di RaiUno più seguita del 2006). Le piace recitare nelle fiction o sogna per se stesso ruoli in film studiati per il cinema o il teatro?

Frequento poco i set cinematografici, davanti ad un microfono mi esprimo meglio, mentre davanti ad una macchina da presa bisogna saper fare altro. Mi piacerebbe fare l’attore più spesso. In “Don Matteo” mi sono divertito molto. Nella vita bisogna saper fare tutto. Ho fatto un altro lavoro che uscirà quest’inverno ed è un film per la tv che si chiama “L’inchiesta” sempre con Giulio Base che mi ha voluto nel ruolo di una spia ebrea.

Le piacerebbe partecipare ad un format tv dedicato al mondo del doppiaggio e ai doppiatori? Nella puntata dedicata a Roberto Pedicini cosa vorrebbe che emergesse di lei come artista?

Mi piacerebbe che venisse fuori l’amore che ho per questa professione. Credo che qualunque lavoro, se fatto con amore, regali grandi soddisfazioni. Se invece lo si fa solo per l’aspetto economico non si riesce ad apprezzarlo pienamente.

Lei lasciò la facoltà di Lingue per potersi dedicare al suo lavoro di attore e di doppiatore , si è mai pentito di questa scelta? In un futuro c’è l’ambizione e la voglia di concludere un percorso universitario iniziato qualche anno fa?

È stato un modo per rinviare il militare (ride), però la facoltà di lingue mi piaceva molto perchè amo molto viaggiare. Forse in un futuro chissà, adesso invece dedico tutte le mie energie al lavoro.

Cosa sogna invece artisticamente parlando al momento?

Come ogni attore il sogno è qualcosa da realizzare. Mi auguro di continuare a doppiare film belli e importanti come “Mare dentro”, in cui doppiavo un attore spagnolo, Javier Bardem, che ha vinto molti premi. L’ho doppiato con una interpretazione emotiva molto bella e molto forte che mi ha segnato molto.

Stasera pago io, Alcatraz, Chiambretti c’é … programmi di successo dove lei ha prestato la voce. Che tipo di esperienze sono state, che ricordi ha ?

I ricordi sono tantissimi … a “Stasera pago io” ho imparato tante cose. Ero teso, inesperto e molto emozionato. Lavorare con Fiorello poi è entusiasmante. Nella prima puntata, in diretta, davanti a milioni di telespettatori, c’era una tensione che si tagliava a fette. Anche Lui era incredibilmente emozionato ed io avevo il compito di aprire la trasmissione con un dialogo a due con Lui. Ripensandoci, avrei potuto fare meglio però, l’esperienza è stata comunque fantastica: stringere la mano a Liza Minnelli, conoscere Lenny Kravitz, lavorare con Fiorello, Marco Baldini, Giancarlo Giannini, conoscere tutto, gli attori ospiti è stato incredibile. Una esperienza bellissima per un uomo semplice di provincia come me.
“Alcatraz” è invece una parentesi a parte, credo che nella mia carriera professionale abbia segnato il massimo di quello che io potessi fare e che abbia fatto fino ad oggi perchè è stata una fusione tra l’interpretazione di un ruolo e una sorta di psicoterapia quotidiana che vivevo con le mie emozioni, con il mio passato. E poi il mio rapporto con l’autore Diego Cugia, nel quale rivedevo molto anche l’immagine di mio padre e quindi la conflittualità che si ha con un genitore che però ti permette di crescere, di reagire…insomma Alcatraz è stata una esperianza importante perchè jack Folla era uno che aveva da dire cose importanti a tal punto che ci sono stati dei processi imitativi, nelle forme più bieche. Un esempio per tutti questa ca..ta che va su italia 1 che si chiama Lucignolo, dove, con una voce impostata e pubblicitaria si tende ad imitare un rapporto con i giovani ma, basato sulla mediocrità, rubando un’idea generale che è quella di Jack Folla, voce di un’anima che viveva di libertà e di alti concetti.
“Chiambretti c’è” non la considero una esperienza gratificante sotto l’aspetto emotivo anche perchè ho fatto solo alcune puntate su richiesta di Gianni Boncompagni.

Per sua stessa ammissione lei ha avuto la fortuna di lavorare con la più grande direttrice di doppiaggio di tutti i tempi, Fede Arnaud. Cosa ci può raccontare di lei?

È stata per me colei che è riuscita a tirar fuori quelle che erano le mie emozioni, a farmi capire che ce le avevo. Quando ho doppiato con lei il primo film “Rusty il Selvaggio” davo la voce a Mickey Rourke ed è lì che ho capito che avrei sicuramente fatto questo mestiere. È stata un’esperienza unica. Da quel momento in poi non mi sono più fermato: “Amadeus”, “Star 80″ fino ai tempi di oggi.

Quali migliorie, nel caso ce ne fosse bisogno, apporterebbe al mondo del doppiaggio?

Lo sovvertirei in modo totale perchè ci sono molte cose che non vanno. Se potessi tornerei indietro di 15-20 anni quando i ritmi di lavoro erano più tranquilli.

La ringraziamo per la sua disponibilità e infine le chiediamo, se vorrà, di svelarci qualche altro progetto artistico che la riguarda e di lasciare un messaggio a tutti i suoi estimatori sparsi per la rete.

In futuro vorrei mettere in scena dei piccoli recital, piccole serate di poesia e musica che mi appassionano molto, utilizzando anche i giovani che frequentano i nostri corsi. Ho già fatto esperienze simili e le trovo davvero molto gratificanti.
Per quanto riguarda gli estimatori vorrei sperare di continuare ad emozionarli in tutti quei ruoli che interpreterò in futuro, in quanto, un buon doppiatore vive nel momento in cui non vive se stesso.

Ringraziamo di cuore Walter Bucciarelli, direttore dell’Accademia Flaiano, che ha raggiunto per noi telefonicamente Roberto Pedicini per porgli le nostre domande. Autrice delle domande: Daniela Sgambelluri. Nella foto in alto Roberto Pedicini, che ringraziamo per averci rilasciato questa intervista, immagine tratta dal sito “Alerossi”, tra i link correlati.