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Intervista a Marco Castoro

" ... Voglia di raccontare quel che si è visto. Partendo ovviamente dal fatto, per poi arricchirlo con qualche dettaglio, senza però mai trascurare le sfumature, anche quelle apparentemente insignificanti. In sintesi è questa la scintilla che accende un giornalista ... I doppiatori italiani sono i migliori del mondo. Senza ombra di dubbio. Stimo moltissimo Sorrentino perché al telefono mi faceva immaginare delle scene cinematografiche di Mel solo con la sua voce. Senti: ora è affaticato, ora si sta alterando e così via: un vero spettacolo. Amendola lo ricordo come un grande signore, professionista esemplare che non trascurava neppure il minimo dettaglio. Un perfezionista ... Mi piacerebbe tantissimo, magari all'interno di uno show nazional-popolare ... vedere tutti in fila i doppiatori italiani dei grandi attori stranieri. E applaudirli con una standing ovation. Tra l'altro non ho mai capito perché nei premi cinematografici, dal David di Donatello all'Oscar, non ci siano riconoscimenti per chi con la propria voce partecipa al successo della pellicola. Gli unici a sfruttare la scia positiva sono gli attori che doppiano i cartoni. Pensiamo anche a chi lavora ore e ore nell'ombra contribuendo a far diventare grande e mitico anche un modesto attore ... "

DANIELA: Marco, lei è giornalista professionista dal 1990. Da febbraio 2006 è capo redattore centrale presso il quotidiano romano “Il Tempo”. In sintesi come è nata la passione per il giornalismo e qual è stata la sua formazione professionale?

MARCO: Voglia di raccontare quel che si è visto. Partendo ovviamente dal fatto, per poi arricchirlo con qualche dettaglio, senza però mai trascurare le sfumature, anche quelle apparentemente insignificanti. In sintesi è questa la scintilla che accende un giornalista. Io fin da ragazzo amavo raccontare ad amici e in famiglia quello che vedevo in giro per la città o sui campi di calcio che frequentavo con grande passione. Riempivo quadernini su quadernini di inchiostro finché mi si è presentata l’opportunità di scrivere qualche trafiletto sui giornali. Raccontando le cronache delle partite delle categorie giovanile e dilettanti sui campi di quartiere. La mia formazione professionale è stata molta gavetta. Tanta disponibilità concessa (qualsiasi giorno a qualsiasi ora). Anni dopo anni sono arrivato a strappare un contratto di praticantato che ho onorato nelle redazioni periferiche del Tempo. Tanta gavetta, ma anche tanta provincia nel mio bagaglio tecnico.

DANIELA: Leggiamo sul suo sito “marcocastoro.it” esperienze giornalistiche, radiofoniche e televisive prima di approdare a Il Tempo. In base alla sua esperienza che caratteristiche deve avere, tra analogie e discrepanze, un buon giornalista che lavori per questi tre mass media ( radio, tv, carta stampata) così vicini ma così diversi tra di loro?

MARCO: Senza dubbio tutti allo stesso modo devono avere l’entusiasmo di testimoniare un evento, di raccontare una notizia, un fatto. Devono coinvolgere l’ascoltatore o il lettore al punto che quest’ultimo deve sentirsi come se stesse bevendo una bibita gustosa. In tv e alla radio basta un microfono, si va a braccio e spesso anche qualche strafalcione viene più facilmente rimosso da chi ascolta. Sulla carta stampata no: ogni refuso resta come una macchia indelebile sul pezzo scritto. Quindi anche chi scrive di getto deve prestare la massima attenzione nella fase di rilettura. Anche se molte volte di tempo a disposizione ce n’è davvero poco.

DANIELA: Tra le sue esperienze lavorative lei racconta : “Ho girato diverse città di provincia all’interno di un camper attrezzato a Redazione Mobile che si fermava ogni settimana nella piazza centrale del luogo visitato, ricevendo i residenti e realizzando una pagina al giorno dalla piazza stessa. Un’esperienza divertentissima per chi ama questa professione.” Cosa vorrebbe aggiungere?

MARCO: Un’esperienza davvero formativa ed entusiasmante. Da provare. Ogni mattina andare a caccia di personaggi e di storie da raccontare per riempire una pagina vuota rappresenta un’impresa ardua ma molto affascinante.

DANIELA: E’ stato giornalista accreditato ai Campionati Mondiali di calcio di Italia ‘90: il suo compito era seguire gli allenamenti e le interviste degli azzurri nel dopo-partita. Quali aneddoti , nel rispetto della privacy, può raccontarci in merito?

MARCO: Che anche in quella Nazionale c’era un bel clima e un bel gruppo. L’unico con la luna storta era Mancini, l’attuale allenatore dell’Inter, che non veniva considerato dal ct Vicini secondo le sue aspettative. Il suo silenzio stampa era più eloquente di una ricca intervista. Poi ricordo quei maledetti rigori di Napoli in semifinale con l’Argentina. Ma ci siamo rifatti in Germania!

DANIELA: Tra i lavori da inviato anche l’esperienza a Rio Freddo per l’agguato all’ispettore dei Nocs durante il sequestro Soffiantini. Che tipo di esperienza è stata?

MARCO: C’era parecchia tensione perché il covo dei rapitori era molto vicino. E quindi da un momento all’altro la situazione poteva evolversi. Da inviato ricordo con più soddisfazione i miei articoli da Nocera Umbra, in occasione del terremoto della Valnerina.

DANIELA: Ci può dare una sua personale opinione sul doppiaggio italiano? Quali attori doppiatori, tra passato e presente, stima particolarmente? Al telefono ci ha accennato a tanti incontri con grandi del doppiaggio come Ferruccio Amendola, Claudio Sorrentino …

MARCO: I doppiatori italiani sono i migliori del mondo. Senza ombra di dubbio. Stimo moltissimo Sorrentino perché al telefono mi faceva immaginare delle scene cinematografiche di Mel solo con la sua voce. Senti: ora è affaticato, ora si sta alterando e così via: un vero spettacolo. Amendola lo ricordo come un grande signore, professionista esemplare che non trascurava neppure il minimo dettaglio. Un perfezionista.

DANIELA: A suo avviso, trasmissioni tv dedicate interamente ai doppiatori e a tutti i mestieri del doppiaggio ancora più in ombra come il lavoro del fonico, del dialoghista, del direttore di doppiaggio, dell’assistente, del fonico mix … sarebbero gradite al pubblico televisivo così come succede sulla rete ? Un format tv che sarà un tentativo , non solo per dare merito a persone che se lo meritano e che attendono un merito da anni ma anche per cercare di spostare l’attenzione da una facile fama, regalata dalla tv del momento, a molti giovani che pensano che la tv stessa possa farla chiunque, anche senza studiare adeguatamente.

MARCO: Sono perfettamente d’accordo. Mi piacerebbe tantissimo, magari all’interno di uno show nazional-popolare alla Baudo, vedere tutti in fila i doppiatori italiani dei grandi attori stranieri. E applaudirli con una standing ovation. Tra l’altro non ho mai capito perché nei premi cinematografici, dal David di Donatello all’Oscar, non ci siano riconoscimenti per chi con la propria voce partecipa al successo della pellicola. Gli unici a sfruttare la scia positiva sono gli attori che doppiano i cartoni. Pensiamo anche a chi lavora ore e ore nell’ombra contribuendo a far diventare grande e mitico anche un modesto attore.

( Nella foto in alto Marco Castoro che ringraziamo per la sua disponibilità e gentilezza )

Commenti dei lettori

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  • alberto

    26 Jan 2009 - 15:44 - #1
    0 punti
    Up Down

    intervista ok. mi trova d’accordo al 100%