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Intervista esclusiva a Mario Maldesi

" ... INCONTRO PROVA APERTA di presentazione dei corsi di pratica e uso della voce nel doppiaggio cinematografico, il 10 settembre 2006, probabilmente si ripeterà anche il 24 settembre, si terrà presso Il Centro Teatro il Garage, a Lucignano - Arezzo. L’incontro, che spesso precede i miei corsi, è un momento di confronto e dialogo aperto a chiunque sia interessato o anche semplicemente curioso ... racconto la storia di questo mestiere, gli aneddoti, le curiosità, il mio rapporto con i grandi maestri e i loro insegnamenti … momenti di prova aperta, lo spirito è ovviamente quello di un gioco vissuto tutti insieme con leggerezza ma con profondità ... insegno alla SNC e all’Accademia e ho incontrato allievi bravi che potrebbero essere utilizzati ma … fanno provini e dicono: “bella voce, bravo ma lei è troppo lento, lei ci mette troppo tempo!” e … il tempo è danaro! Ma è evidente che se un attore sta facendo i primi passi in questo campo non può essere veloce come una persona che ha un’esperienza decennale ... Durante la post-sincronizzazione il Direttore del Doppiaggio diventa il primo collaboratore del regista ... quando Visconti mi chiamò per la versione italiana di “ROCCO E I SUOI FRATELLI”… il sonoro prima della post-sincronizzazione era un miscuglio di lingue, una autentica Babele… francese, greco, spesso non si capiva nulla …e…“sai,lui deve diventare lucano, lei milanese, credibile…” e io dovevo fornire il materiale, la scelta delle voci, e poi essere da guida nella recitazione… per farlo al meglio ho inventato l’uso di colonne separate ... “QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO”, “QUINTO POTERE”, “Il MARATONETA”, “UN UOMO DA MARCIAPIEDE”… e poi il cinema italiano che mi ha visto legato soprattutto a Visconti e Fellini, e di nuovo il cinema straniero, forse il più grande maestro è stato Kubrick, ma poi anche Friedkin, Lumet, Lelouche, Truffeaut, Schlesinger, Loach… insomma ne ho amati tanti!!! ... L'ESORCISTA di W. Friedkin ... qualcuno si chiudeva gli occhi, mi ricordo che avevo un’assistente che lo faceva e io le dicevo “ma scusa come fai a vedere il sinc se chiudi gli occhi”?!?!! … Beh, ma poi è chiaro che si guarda il film da un altro punto di vista, ci si abitua lo si guarda con freddezza, come un chirurgo… si esce fuori dallo stato emozionale e si entra in un’altra dimensione… può succedere che qualche attore ti dica che si impressiona ... e in quel caso si dice: “Falla con la cuffia senza guardare!” ma sono episodi molto rari … Vorrei che emergesse la passione, l’amore, la dedizione totale da me offerta a questo lavoro, l’impegno di aver lavorato sempre al servizio dell’opera filmica e al servizio della sua unicità ... "

DANIELA: Il prossimo 10 settembre 2006 alle ore 17.00 è previsto l’ INCONTRO PROVA
APERTA di presentazione dei corsi di pratica e uso della voce nel doppiaggio cinematografico curati da lei. Dove si terrà questo primo incontro e il corso e cosa può anticiparci in merito?

MARIO MALDESI: Dunque, l’incontro del 10 settembre, che probabilmente si ripeterà anche il 24 settembre, si terrà presso il Centro Teatro Il Garage, a Lucignano, in provincia di Arezzo. Responsabile dell’organizzazione è l’Ass. Culturale Il Guazzabuglio. L’incontro, che spesso precede i miei corsi, è un momento di confronto e dialogo aperto a chiunque sia interessato o anche semplicemente curioso: la partecipazione ad esso infatti non comporta impegno di alcun genere. Durante il tempo ad esso dedicato racconto la storia di questo mestiere, gli aneddoti, le curiosità, il mio rapporto con i grandi maestri e i loro insegnamenti…sono previste anche dei momenti di prova aperta a chiunque desideri, lo spirito è ovviamente quello di un gioco vissuto tutti insieme con leggerezza ma con profondità.
In generale, io insegno le tecniche del doppiaggio per permettere agli allievi della SNC (Scuola Nazionale di Cinema) o agli attori delle scuole di teatro italiane di esserne padroni in modo da essere in grado di “autodoppiarsi” in fase di post-sincronizzazione. Ho sempre chiamato la fase della post-sincronizzazione “l’ultimo ciak”, l’ultima chance che un attore ha per perfezionare ciò che ha fatto nella presa diretta..
Durante i corsi si fanno esercitazioni pratiche attraverso le quali si affronta l’impostazione vocale, la corretta dizione, la capacità interpretativa…e poi la tecnica vera e propria del doppiaggio, come superare le difficoltà relative al “grande problema” del sinc, cioè il dover essere in sincronia appunto con i ritmi e i tempi che l’attore straniero ha stabilito e che l’attore-doppiatore italiano deve rispettare e far diventare propri, quindi credibili, accettabili, convincenti…Insegno molto volentieri, perché è un po’ un modo di sdebitarmi, ho ricevuto tanto da grandi maestri del cinema italiano e straniero e sono molto felice di restituire gran parte di ciò che ho ricevuto!
Ho avuto modo di tenere dei corsi anche presso Università, ultimamente a Parma, a Forlì, a Lucca.
Ovviamente, quando si insegna in un laboratorio al di fuori delle Accademie Professionali di Cinema e Teatro, il doppiaggio ha tutti i presupposti per diventare un’ esperienza personale divertente, emozionante e formativa, anche al di là di un’ applicazione pratica sul piano lavorativo. Molti degli iscritti ai laboratori infatti, non sono attori, ma persone appassionate che hanno voglia di sfidarsi, conoscersi, crescere e migliorare la propria impostazione vocale, la propria capacità di rapportarsi con se stessi e con gli altri tramite un viaggio interiore originale e profondissimo che ha culmine nella massima espressione comunicativa umana: il linguaggio verbale.

DANIELA: Mario lei è Socio ANAD (Associazione Nazionale Attori Doppiatori) e
socio fondatore AIDAC (Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinematografici). A suo avviso, qualora ce ne sia bisogno, quali migliorie o riforme necessiterebbe il mondo del doppiaggio in relazione ai suoi interpreti e agli adattatori ad esempio? Cosa ostacola una eventuale evoluzione di queste categorie?

MARIO MALDESI: E’ una domanda che bisognerebbe rivolgere a chi, oggi come oggi, è dentro il mondo del lavoro… io ne sono uscito da qualche anno…
Certo che più di qualche miglioria sarebbe giusta ma ciò che la impedisce, secondo me, è l’ermetismo che si è andato via via rinforzandosi all’interno delle Cooperative di Doppiaggio che sono diventate sempre più delle “corporazioni”, delle “lobby”, a volte decisamente troppo ferree.
E spesso questi gruppi, per tutelare gli interessi economici di chi ne fa parte, impediscono il rinnovamento e quindi l’ingresso di forze nuove…
Così, le nuove forze di questo lavoro restano “in potenza” senza riuscire a trasformarsi in presenze“in atto”! E ce ne sono tante. Io, come ho affermato prima, insegno alla SNC e all’Accademia e ho incontrato allievi bravi che potrebbero essere utilizzati ma…fanno provini e gli dicono: “bella voce, bravo ma lei è troppo lento, lei ci mette troppo tempo!” e…il tempo è danaro! Ma è evidente che se un attore sta facendo i primi passi in questo campo non può essere veloce come una persona che ha un’esperienza decennale…

DANIELA: Inizialmente si è dedicato alle post-sincronizzazioni dei film italiani tra cui LE AMICHE di M. Antonioni, IL TETTO di V. De Sica, I SOLITI IGNOTI di M. Monicelli, IL GATTOPARDO di L. Visconti … ci può raccontare in sintesi di cosa si occupa colui che lavora nella post sincronizzazione di un film?

MARIO MALDESI: Per quanto riguarda la mia esperienza con il cinema italiano, ho fatto moltissimi film dell’epoca d’oro, anni ‘50,’60,’70…
Durante la post-sincronizzazione il Direttore del Doppiaggio diventa il primo collaboratore del regista, è dunque fondamentale che il regista abbia in lui piena e assoluta fiducia. Lo scopo di questa fase di lavorazione del film è quello di tradurre in realtà definitiva i personaggi della storia creati, disegnati e ambiti dal regista che spesso è ancora confuso sulla loro ultima concretizzazione. Questo complesso ma appassionante lavoro comporta la scelta delle voci, modi di parlare, inflessioni, accenti, eventuali vezzi linguistici caratterizzanti, soluzioni di dialogo…da sottoporre al regista per trovare con lui le vie da percorrere per rendere alla sua volontà e al film stesso il miglior servizio possibile. È necessario conoscere le tecniche del doppiaggio, della recitazione in generale, possedere una conoscenza il più ampia possibile degli attori disponibili e di tutte le loro particolari caratteristiche espressive, fatto questo che aumenta enormemente le adeguate possibilità di scelta… E, certamente, occorre sensibilità umana e artistica…
Mi ricordo quando Visconti mi chiamò per la versione italiana di “ROCCO E I SUOI FRATELLI”… il sonoro prima della post-sincronizzazione era un miscuglio di lingue, una autentica Babele…francese, greco, spesso non si capiva nulla…e…“sai,lui deve diventare lucano, lei milanese, credibile…” e io dovevo fornire il materiale, la scelta delle voci, e poi essere da guida nella recitazione… per farlo al meglio ho inventato l’uso di colonne separate, ma questa è un’altra storia…

DANIELA: Lei è tra i più stimati direttori di doppiaggio che possiamo vantare in Italia ricordiamo per la C.D.C. (Compagnia Doppiatori Cinematografici) film come IL LAUREATO di M. Nichols, HOLLYWOOD PARTY di B. Edwards; nel 1970 ha fondato con Renato Turi la C.V.D. (Cine Video Doppiatori) e ha diritto film come ARANCIA MECCANICA di S. Kubrick, GLI ARISTOGATTI di W. Reiterman, AMARCORD di F. Fellini, GUERRE STELLARI di G. Lucas,
COMPLOTTO DI FAMIGLIA di A. Hitchcock, LE AVVENTURE DI BIANCA E BERNIE di J. Lounsbery e tantissimi altri.
Secondo lei che caratteristiche salienti deve necessariamente avere un buon direttore di doppiaggio? Quali direzioni l’hanno soddisfatta maggiormente e quali meno e per quali motivi?

MARIO MALDESI: Nel doppiaggio vero e proprio di un film straniero non c’è “l’ultimo ciak”! E per fare un buon lavoro bisogna comprendere bene il film, la storia, la funzione di ogni personaggio, la sua personalità, il suo mondo interiore, la sua estrazione sociale ecc…e essere in grado di sentirlo a priori parlare in italiano! Poi fare il cast, secondo me la cosa più importante è trovare attori che si avvicinino il più possibile all’ “anima” dei personaggi originali che devono “co-interpretare”. E non avendo tanto tempo a disposizione bisogna scegliere attori che si avvicinino naturalmente al personaggio e aiutarli a raggiungerlo…
Ho diretto film belli, grandi capolavori e anche film minori, di routine…naturalmente per i grandi film le attenzioni sono state maggiori, perché c’era maggiore disponibilità di tempo e di budget…I film che avete citato li ho amati molto, ma anche “QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO”, QUINTO POTERE”, “Il MARATONETA”, “UN UOMO DA MARCIAPIEDE”…e poi il cinema italiano che mi ha visto legato soprattutto a Visconti e Fellini, e di nuovo il cinema straniero, forse il più grande maestro è stato Kubrick, ma poi anche Friedkin, Lumet, Lelouche, Truffeaut, Schlesinger, Loach…insomma ne ho amati tanti!!! Quali direzioni mi hanno soddisfatto maggiormente e quali meno?! Beh, può darsi che momenti di distrazione e disattenzione ci siano stati, sicuramente, ma preferisco non ricordarli…Tutti gli altri mi hanno soddisfatto grandemente, ho dato loro molto e ho da loro ricevuto tanto…

DANIELA: Una domanda forse un po’ curiosa o banale ma che abbiamo letto spesso in tanti forum sparsi per la rete. Lei ha diretto il doppiaggio italiano de L’ESORCISTA di W. Friedkin , forse il film dell’orrore meglio riuscito nel suo genere, bene , spesso molti forumisti si domandano qual è lo stato d’animo di un attore doppiatore, del direttore, del dialoghista … in relazione a questo genere di film che possono in qualche modo deconcentrare o “impressionare” l’artista o l’addetto ai lavori.

MARIO MALDESI: Non sapevo di questa domanda che gira tra i forum… sì, qualcuno si chiudeva gli occhi, mi ricordo che avevo un’assistente che lo faceva e io le dicevo “ma scusa come fai a vedere il sinc se chiudi gli occhi”?!?!!…Beh, ma poi è chiaro che si guarda il film da un altro punto di vista, ci si abitua lo si guarda con freddezza, come un chirurgo… si esce fuori dallo stato emozionale e si entra in un’altra dimensione… Sì, può succedere che qualche attore ti dica che si impressiona ecc. e in quel caso si dice: “Falla con la cuffia senza guardare!” ma sono episodi molto rari…

DANIELA: Ha ricevuto molti premi prestigiosi vogliamo citare il premio “Anna Magnani” per il cinema (insieme a G. Bertolucci, M. Melato,L. Proietti, M. Monicelli, G. Rotunno, U. Tognazzi, B. Zapponi) con la seguente motivazione: “Attore e regista, ha fatto tesoro di queste esperienze nel suo attuale impegno di direttore di doppiaggio, lavoro questo, spesso
determinante per il successo di un film, specialmente se di produzione straniera. I film QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO, L’INNOCENTE, QUEL
POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI, BARRY LINDON, IL MARATONETA, per il
doppiaggio eseguito attestano della sua non comune qualificazione professionale”
; ha ricevuto il premio speciale della Giuria (premio alla carriera) nella 4° edizione del premio nazionale di doppiaggio “Voci nell’ombra” diretto da Claudio G. Fava.; ha ricevuto il premio per il miglior doppiaggio nella 5° edizione del premio nazionale di doppiaggio “Voci nell’ombra” per il film EYES WIDE SHUT di S. Kubrick; Nel 2004 riceve il Premio “La Sirenetta 2004″ alla IV edizione di Acqua Festival per la versione italiana (dialoghi e doppiaggio) del film “La Tigre e il dragone” di Ang Lee.
Insomma per noi è veramente un onore poterla intervistare ma riguardo a queste premiazioni a queste immaginiamo magnifiche serate cosa ci può raccontare, che ricordi ha?

MARIO MALDESI: Ricordi bellissimi naturalmente… ma io credo che tutte le cose fatte con grande amore ti restituiscono in qualche misura emozione e ricchezza interiore oltre che professionale…
Mi viene in mente il successo di certi film, come FRANKENSTEIN JUNIOR… vedere che quasi tutti in Italia conoscono le battute del film a memoria, le quali in gran parte sono state letteralmente inventate da me in sala di doppiaggio, è il complimento più bello…

DANIELA: Ci stiamo adoperando al fine di poter realizzare trasmissioni televisive dedicate agli attori doppiatori, ai fonici, ai direttori di doppiaggio, ai dialoghisti, agli assistenti … in una ipotetica puntata dedicata alla direzione del doppiaggio, a Mario Maldesi, cosa vorrebbe che emergesse di
lei come uomo e come artista?

MARIO MALDESI: Vorrei che emergesse la passione, l’amore, la dedizione totale da me offerta a questo lavoro, l’impegno di aver lavorato sempre al servizio dell’opera filmica e al servizio della sua unicità. Unicità che va rispettata altrimenti scivola nella serialità… e questo è il punto dolente del nostro lavoro oggi, è chiaro che non sempre si può fare in maniera ottimale, ma bisogna ricordarsi che si è chiamati a servire al meglio l’opera filmica che ci è stata affidata, recuperando quindi con più precisione possibile i caratteri del film che raccontano la storia. E questo è valido per l’opera filmica italiana ma, tanto più per quella straniera che, per nessuna ragione e in nessuna misura deve essere tradita dalla versione italiana.

Ringraziamo di cuore Mario Maldesi per la sua grande disponibilità nei nostri confronti e un ringraziamento anche a Caterina che ha reso possibile la realizzazione di questa intervista.