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Intervista ad Antonio Bracco di Coming Soon

" ... Un vero appassionato di cinema non può non fermarsi per qualche istante, prendere un film e smembrarlo completamente. Per la semplice necessità di capire come funziona e dare una risposta a domande come: perché mi commuovo, mi eccito, mi contorco sulla poltrona, mi spavento a morte quando vedo quelle immagini? ... Dopo un amore incondizionato per il doppiaggio, mi ritrovo ora nella situazione di non concepire la visione di un film se non nella sua lingua d’origine. Con l’aiuto dei sottotitoli, quando necessario. Nessuna avversione e nessuna ostilità nei confronti del doppiaggio. Il rispetto e la stima per coloro che lavorano alle edizioni italiane non è cambiata. In Italia, però, manca la scelta. A Parigi, per ogni dieci sale che proiettano un film straniero in francese, ce ne sono altrettante che propongono lo stesso film in versione originale sottotitolata. Mi piacerebbe vedere una situazione analoga a Roma o Milano. Ma noi siamo pigri, si sa. Tanto nei confronti dell’apprendimento delle lingue straniere, quanto nel concentrarsi su di un sottotitolo ... È un dovere per un canale interamente dedicato al cinema come Coming Soon Television dedicare spazio al doppiaggio ... mi sento privilegiato per essere riuscito a dare un volto ad alcune delle voci che hanno reso indimenticabili i film, le serie TV ed i cartoni animati che seguivo negli anni '80 e '90. Ma il piacere più grande è stato quello di incontrare e conoscere delle splendide persone. Cristina Boraschi è un mito, una donna con un temperamento che non ha eguali. Luigi La Monica è una persona adorabile ed ha una voce che è musica per le orecchie di chi lo ascolta. Roberto Pedicini, anche lui emana un calore ammaliante quando parla, s’illumina quando si confida sul suo lavoro. Parecchi anni fa riuscii ad intrufolarmi in una sala di doppiaggio, grazie all’aiuto di un’altra persona deliziosa, Georgia Lepore, gentilissima ad aiutarmi nella mia missione, e finalmente incontrai la voce che apprezzavo più di ogni altra: quella di Sandro Acerbo ... " - Intervista a cura di Marco Bonardelli

MARCO: Della tua passione per il cinema, cosa forse ormai rara, è parte integrante un forte interesse nei confronti del doppiaggio. Come nasce questa passione? Cosa ne pensi del dibattito intorno a questa pratica?

ANTONIO: Un vero appassionato di cinema non può non fermarsi per qualche istante, prendere un film e smembrarlo completamente. Per la semplice necessità di capire come funziona e dare una risposta a domande come: perché mi commuovo, mi eccito, mi contorco sulla poltrona, mi spavento a morte quando vedo quelle immagini? Magari molti appassionati non se lo chiedono, ma io avevo bisogno di sapere. Così, ancora adolescente, mi rimbocco le maniche e comincio a smembrare. Sul tavolo operatorio, tra le tante frattaglie, vedo l’edizione italiana dei film stranieri. Mi informo: doppiaggio, adattamento, direzione, missaggio… Un sottobosco affascinante. Mi affeziono alle voci, le riconosco, ne apprezzo la versatilità e il talento e, in effetti, riscontro un valore acquisito dall’opera doppiata. In seguito, però, specifico meglio. Non acquisito, ma distinto. Avendo trascorso un lungo periodo all’estero, ho avuto la chance di godere appieno dell’opera cinematografica nella sua versione originale. Dove il valore è l’ultima volontà del regista, senza ulteriori alterazioni. Dopo un amore incondizionato per il doppiaggio, mi ritrovo ora nella situazione di non concepire la visione di un film se non nella sua lingua d’origine. Con l’aiuto dei sottotitoli, quando necessario. Nessuna avversione e nessuna ostilità è nel frattempo maturata nei confronti del doppiaggio. Il rispetto e la stima per coloro che lavorano alle edizioni italiane non è cambiata. In Italia, però, manca la scelta. A Parigi, per ogni dieci sale che proiettano un film straniero in francese, ce ne sono altrettante che propongono lo stesso film in versione originale sottotitolata. Mi piacerebbe vedere una situazione analoga a Roma o Milano. Ma noi siamo pigri, si sa. Tanto nei confronti dell’apprendimento delle lingue straniere, quanto nel concentrarsi su di un sottotitolo. Benedetto il DVD! Non resta che farsi la villa per allestire una saletta cinematografica casalinga…

MARCO: La tua passione per il doppiaggio si è concretizzata in due speciali dedicati al Festival Voci nell’Ombra e uno all’edizione italiana di “Ocean’s Twelve”, all’interno dei quali hai potuto intervistare alcune delle voci più importanti del nostro doppiaggio. Tra queste voci ricordiamo i nomi di Cesare Barbetti, Massimo De Ambrosis, Vittorio Guerrieri, Roberto Pedicini, Chiara Colizzi, Francesco Pannofino, Cristina Boraschi, Luigi La Monica e Sandro Acerbo. Com’è nata l’idea di questi speciali ? Puoi raccontarci qualche aneddoto di backstage, nel rispetto della privacy dei doppiatori stessi ?

ANTONIO: È un dovere per un canale interamente dedicato al cinema come Coming Soon Television dedicare spazio al doppiaggio. Per gli spettatori curiosi e appassionati, per quelli sfegatati che potrebbero citare nomi, cognomi e segni zodiacali delle voci nell’ombra, e per gli artisti stessi che non sempre hanno la possibilità di vedere riconosciuto il proprio insostituibile contributo al cinema.
Aneddoti? Posso raccontare questo: mi sento privilegiato per essere riuscito a dare un volto ad alcune delle voci che hanno reso indimenticabili i film, le serie TV ed i cartoni animati che seguivo negli anni ‘80 e ‘90. Ma il piacere più grande è stato quello di incontrare e conoscere delle splendide persone. Cristina Boraschi è un mito, una donna con un temperamento che non ha eguali. Luigi La Monica è una persona adorabile ed ha una voce che è musica per le orecchie di chi lo ascolta. Roberto Pedicini, anche lui emana un calore ammaliante quando parla, s’illumina quando si confida sul suo lavoro. Parecchi anni fa riuscii ad intrufolarmi in una sala di doppiaggio, grazie all’aiuto di un’altra persona deliziosa, Georgia Lepore, gentilissima ad aiutarmi nella mia missione, e finalmente incontrai la voce che apprezzavo più di ogni altra: quella di Sandro Acerbo. In quel momento chiusi, in un certo senso, la pratica del doppiaggio. Avevo placato il mio appetito e tornai al quel discorso di smembramento, di cui sopra, passando al vaglio un altro aspetto del cinema.

MARCO: Mentre in televisione nomi importanti del doppiaggio fanno delle comparse nelle fiction o, come nel caso di Luca Ward e Giorgio Borghetti, interpretano ruoli da protagonista, il cinema tende a isolarli. È capitato talvolta che nomi importanti del doppiaggio venissero scartati alle audizioni. Secondo il tuo punto di vista perché accade tutto ciò?

ANTONIO: Un attore bravo in sala di doppiaggio non necessariamente si trova a proprio agio di fronte alla macchina da presa. E viceversa. Alcuni doppiatori, cresciuti artisticamente, nell’ombra hanno l’esigenza di soddisfare le proprie ambizioni e tentano la strada del cinema o della fiction TV. A volte funziona, altre volte no.

MARCO: Ringraziandoti, a nome mio e di Daniela, per la gentilezza e la disponibilità infine ti chiedo: si lamenta spesso la crisi del cinema italiano: attori poco preparati e storie scritte male, talvolta inverosimili. Qual è la tua opinione in merito a questa situazione?

ANTONIO: È una situazione che riflette quel certo provincialismo del nostro paese. La meritocrazia non è applicata e spesso le porte spalancate se le trovano davanti coloro che non sarebbero nemmeno legittimati ad attraversarle. È una costante, purtroppo, che investe ogni settore sociale. Fondamentalmente non siamo in grado di capitalizzare i nostri talenti. Se un attore è poco preparato, probabilmente non è stato fatto un buon casting. Stesso discorso per le sceneggiature. Ci sono scrittori non eccelsi, probabilmente anche condizionati da tempi stretti di produzione o da imposizioni assurde che frenano la creatività. Gli artisti dotati ci sono. Bisogna scovarli e dare loro la possibilità di lavorare. Talvolta questo accade e, quando accade, beviamo un goccio e festeggiamo.

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